| Si sopravvive solo se si cambia |
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di Giulietto Chiesa – Megachip da La stampa - 15-3-08 La Commissione Europea , per esempio, non ha perso tempo e ha già varato, il 23 gennaio, un pacchetto di proposte per il contenimento del cambiamento climatico del pianeta, in linea con le decisioni del marzo 2007, cosiddette del “20-20- 20” . Cioè 20% di riduzione del gas “serra”, 20% di incrementi dell'efficienza, 20% di energie rinnovabili, il tutto entro il 2020. Il Parlamento Europeo, tramite la Commissione Temporanea sul clima, sta esaminando il pacchetto mentre ascolta scienziati e parti sociali. Sembra di poter dire che il legislatore europeo è consapevole dell'urgenza e dei pericoli che ci attendono se non agiremo in tempo. Eppure ci sono molti “ma”. Uno dei quali è che il tempo è davvero ristretto: solo 15 anni, all'incirca, dopodiché le buone intenzioni saranno da gettare alle ortiche e il riscaldamento climatico andrà oltre i 2 gradi che appaiono la soglia massima sopportabile dall'economia mondiale e dalla normale prosecuzione della vita umana sul pianeta. Ipoteca gigantesca, accompagnata da altri “ma”. Uno è che, invece di “progredire nel ridurre”, l'umanità del XXI secolo “regredisce nell'aumentare” (l'emissione di gas serra). Cioè si va allegramente verso il disastro. I virtuosi che hanno ridotto sul serio (dati Ocse 2005) sono solo quattro: Germania, meno 15,9% nel periodo 1990-2005; Regno Unito, meno 5%. L'Europa, grazie ai due suoi membri virtuosi, scende dell'1,3%, con una produzione globale annua di 3854 milioni di tonnellate di Co2. Il quarto è un virtuoso involontario, la Russia , che è scesa verticalmente più di tutti, addirittura del 29,5%. Ma è stato per il collasso della produzione industriale e agricola subito dopo la fine dell'Urss. Gli altri giganti mondiali hanno tutti ignorato gli avvertimenti di Kyoto. Gli Usa (che sono i primi produttori di Co2 con 5817 milioni di tonnellate) sono saliti del 19,9% e la Cina , che in valori assoluti è ancora indietro, è balzata a un incremento del 128,9%. Gli altri sono tutti molto poco virtuosi, inclusa l'Italia. Come si potrà negoziare un nuovo accordo mondiale in queste condizioni, anche se Cina, india e Brasile accettassero di partecipare, nessuno è in grado di spiegare. La crisi petrolifera farà il resto. Notizia tra il curioso e l'agghiacciante. Pechino ha un mare di carbone per fare fronte al suo fabbisogno energetico. E apre una nuova centrale elettrica a carbone ogni settimana in media. Purtroppo, per loro e per noi, bruciare carbone è una delle fonti più altamente produttrici di Co2. Gli Stati Uniti, dal canto loro, non parteciperanno allo sforzo comune. E gli altri “ma”, quali sono? Sono i nostri e di tutti. Perché la situazione è altamente asimmetrica. Il legislatore dovrebbe agire in base all'interesse comune e alla necessità imposta dai numeri. Ma gli interlocutori sociali rispondono in termini corporativi, difendendo ciascuno i propri interessi. Che sono reali, sia ben chiaro, ma non quadrano con le necessità oggettive. Gli industriali dicono che non ce la fanno a riorganizzare i processi produttivi e che, anche se ci fosse il tempo, i costi sarebbero troppo alti e perderebbero in competitività rispetto a chi non farà nulla. Quindi, se si preme troppo, loro minacciano di andarsene, delocalizzando. Anzi lo fanno già. E là dove vanno fanno peggio di qua. I sindacati, quando parlano di questi temi, e lo fanno con molta reticenza, si preoccupano dei posti di lavoro. E, del resto, i lavoratori non si delocalizzano. Cioè stiamo andando verso una situazione insostenibile. In cui nemmeno il migliore, il più onesto e competente dei governanti (e la materia scarseggia su questi fronti, come ben si sa) potrà prendere le decisioni drammatiche che c'impongono quando si troverà a dover fronteggiare una opinione pubblica che, non sapendo il perché (visto che nessuno glielo spiega), sarà ostile e riottosa su tutti i fronti. Così i cambiamenti s'imporranno drammaticamente, al di sopra e al di fuori della volontà di tutti. Perché in tutta questa storia c'è un protagonista assoluto, che non ascolterà nessuno perché è del tutto sordo, senza pietà e senza morale. La Natura non tratta con noi e non aspetterà le nostre decisioni in ritardo. MEGACHIP 15 MARZO 2008 |
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In edicola dal 23 ottobre 2008In questo numero: Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli. Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”. Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri… i magistrati indagano. Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!” Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli. Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani. Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice. |
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Gioco criminale |
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Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |

di
Pietro Saitta - 9 novembre 2008
Anni cinquanta: il petrolio affiora in Sicilia e le popolazioni accolgono tripudianti l’arrivo degli stabilimenti petrolchimici.
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