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Antimafia Duemila

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Jul 04th
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Battista fu Clemente PDF Stampa E-mail

marco-travaglio-web2.jpg di Marco Travaglio

Il fu Mastella, quello che 40 giorni fa ha fatto cadere il governo Prodi perché gli avevano arrestato la moglie, il consuocero e mezzo partito, quello che ci ha trascinati alle elezioni anticipate a cui ­ per la legge del contrappasso ­ non parteciperà, quello che temerariamente...

 si era fidato delle promesse di Berlusconi per 20 deputati e 10 senatori in cambio della testa di Prodi, confessa che «oggi come oggi ci penserei 10 volte prima di far cadere il governo». Ma poi precisa: «I miei voti in Parlamento non erano determinanti per far cadere Prodi» (e allora di che sta parlando?). Per carità, è comprensibile lo stato confusionale di un uomo che meno di due mesi fa era l’ago della bilancia della politica italiana mentre oggi i giornali gli dedicano brevi a pie’ di pagina, accanto a notizie tipo: «Cercasi barboncino smarrito, lauta ricompensa». Un po’ meno comprensibile è lo stato confusionale in cui versa Pierluigi Battista, che ha dedicato sul Corriere un commosso addio allo Statista di Ceppaloni, prematuramente scomparso all’affetto dei suoi elettori. Secondo Battista, l’inchiesta Why Not di Catanzaro avrebbe «interferito nella politica italiana, condizionandone i risultati, le mosse, le scelte, i tempi, le modalità» e Mastella sarebbe stato «brutalmente sottoposto a trattamento preventivo in “trasmissioni televisive» (indovinate un po’ quale), trasformato in «mostro» con «condanne in effige» (si scriverebbe effigie, ma fa lo stesso), infangato con sospetto di «manovrare con arrogante disinvoltura per colpire chi voleva far luce sulle sue (presunte) malefatte, sradicare le sue (presunte) malversazioni, ripulire eroicamente i suoi (presunti) angoli bui». Segue una dotta lezione sulla «presunzione di innocenza», che purtroppo non esiste (la Costituzione parla di «presunzione di non colpevolezza») e che fa un po’ ridere, se si pensa che intanto il governatore di New York s’è dimesso per una storia di squillo rivelata da intercettazioni (pubblicate dal New York Times…). Ciò che affascina, di Battista, è l’assoluta impermeabilità ai fatti. L’indagine Why Not non ha avuto alcuna «conseguenza» sulla politica: quando Mastella, il 14 ottobre, fu indagato (con una dozzina di politici, tra cui Prodi), ebbe subito la solidarietà di tutta la casta e rimase al suo posto. L’unica persona che ha subìto conseguenze da Why Not è il pm che la conduceva, cioè De Magistris; Mastella ne chiese la rimozione da Catanzaro; a gentile richiesta, la Procura generale gli avocò l’indagine; e, sempre per far cosa gradita, il Csm l’ha censurato e trasferito, vietandogli di fare mai più il pm. La «ghigliottina mediatica» di cui vaneggia Battista ha colpito De Magistris, non Mastella. E, se poi la Procura generale ha chiesto di archiviare le accuse a Mastella, non si può certo dire che non reggessero, visto che l’indagine fu avocata al titolare quando entrava nel vivo. Mastella s’è poi dimesso a gennaio, prendendo a pretesto un’altra indagine che non c’entra nulla con Why Not: quella di S. Maria Capua Vetere, che non solo non sta per essere archiviata, ma ha ricevuto decisive conferme anche dai pm e dai giudici di Napoli, che han definito «granitiche» le accuse a Mastella e signora (ma della «presunzione di innocenza» dei pm di S. Maria, linciati a reti unificate da Mastella & C., Battista non si occupa). Resta da capire di quale «rozzo tribunale dei media che si abbevera alle fonti dell’accusa come un devoto si accosta tremebondo alle sacre scritture», di quale «gogna giudiziaria che ha distrutto buona parte della classe politica (non tutta)» vada cianciando Battista. L’immagine di Mastella è stata distrutta da quel che ha fatto Mastella e l’Espresso ha scoperto: 6 appartamenti acquistati nel centro di Roma a prezzi di box auto, voli di Stato per andare al Gran Premio col figlio, uso familiare dei fondi de Il Campanile finanziato dallo Stato. Quanto a Why Not, nessun programma tv (nemmeno quello che ha in mente lui) ha mai conosciuto le «fonti dell’accusa» di De Magistris contro Mastella prima dello scippo dell’indagine. Si è detto che c’era l’indagine, come peraltro hanno scritto tutti i giornali, Corriere compreso. Ma questa non è «gogna giudiziaria». Si chiama, parlando con pardon, «cronaca giudiziaria». Un genere letterario praticato da un paio di secoli in tutto il mondo. È un peccato che Battista non ne abbia fatto esperienza: è piuttosto interessante.

UNITA 15 marzo 2008 Uliwood party

 
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  • La Rivista

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    In edicola dal 28 maggio 2008

    In questo numero:

    Stragi ’93. Parla l’avvocato di Riina, Luca Cianferoni in un’intervista esclusiva al nostro direttore Giorgio Bongiovanni.
    I risultati delle elezioni politiche 2008. Approfondimento sulla figura di Marcello Dell’Utri: Attenti a quell’uomo.
    Pericolosi risvolti nella procura calabrese al centro di importanti inchieste. Dalle cimici, ai corvi è come un assedio.
    Calcestruzzi spa sotto inchiesta. Contatto con Cosa Nostra. Nuove collaborazioni e successivi arresti. E’ la fine del sistema Lo Piccolo. Proseguono i grandi processi a Palermo. Da Mercadante a Borzacchelli. Nuova inchiesta su Cuffaro.
    La relazione della Commissione Antimafia sulle grandi capacità d’infiltrazione della ‘Ndrangheta.
    Csm e Anm sotto accusa. Responsabilità e i silenzi nel caso De Magistris. Speciale droga. Le sostanze che invadono l’Europa.
    Le ultime novità del processo “De Mauro”.
    Ed altro ancora…

     

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  • Editoriale

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    Baciamo le mani

    Eccoci qui con il nostro governo nuovo di zecca. Ha stravinto il Partito delle libertà di Berlusconi con l’apporto fondamentale della Lega Nord, il Partito Democratico di Veltroni ha subito una pesante sconfitta e i partiti di estremità sia a destra che a sinistra sono scomparsi dal parlamento. E’ il volto della nuova Italia bipolare nella quale, come già ci hanno dimostrato, si va d’accordissimo, c’è pace e dialogo perché il paese ha bisogno di stabilità e non c’è tempo da perdere.

    E guai a chi vuol fare da guastafeste e minare il dialogo, viene linciato con la verga bipartisan.

    A inaugurare il nuovo metodo all’educato olio di ricino è stato Marco Travaglio. Che si è permesso ancora una volta di utilizzare la televisione come organo di informazione, cioè si è preso la briga, ad autentico sprezzo del pericolo, di dare ai cittadini una notizia. Per altro non esclusiva.

    Invitato da Fabio Fazio nella trasmissione Che tempo che fa ha osato informare i cittadini italiani che il neo-presidente del  Senato Renato Schifani ha avuto, nel procedere della sua carriera, amicizie e frequentazioni poco raccomandabili. Con boss mafiosi per l’esattezza.


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  • Terzo Millennio

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    Inserto Terzo Millennio N. 58

    In questo numero:


    Nell'ambito del simposio internazionale indetto a Torino lo scorso 28 e 29 marzo dal titolo “From Global Warning to global policy” Giulietto Chiesa ha parlato di recessione mondiale e crisi ambientale, energetica e finanziaria. Questioni cruciali che stanno scuotendo il mondo intero.
    Fame nel mondo e povertà estrema. Una realtà sempre più vicina a noi, ma di chi è la colpa?
    Il Kosovo come le ciliegie: un'indipendenza tira l'altra. Quali saranno le conseguenze?
    Dal sequestro di Ingrid Betancourt in Colombia all'elezione di Fernando Lugo in Paraguay: guerra, corruzione e speranza in America Latina.
    Libera l'Acqua: proseguono le iniziative delle associazioni del Cipsi per promuovere la campagna sull'oro blu.
    Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione.
     
 

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