Password dimenticata? Nessun account? Registrati
  • Narrow screen resolution
  • Wide screen resolution
  • Auto width resolution
  • Increase font size
  • Decrease font size
  • Default font size
  • default color
  • red color
  • green color
Member Area

Antimafia Duemila

Friday
Jan 09th
Home arrow Dossier arrow Marco Travaglio arrow Battista fu Clemente
Battista fu Clemente PDF Stampa E-mail

marco-travaglio-web2.jpg di Marco Travaglio

Il fu Mastella, quello che 40 giorni fa ha fatto cadere il governo Prodi perché gli avevano arrestato la moglie, il consuocero e mezzo partito, quello che ci ha trascinati alle elezioni anticipate a cui ­ per la legge del contrappasso ­ non parteciperà, quello che temerariamente...

 si era fidato delle promesse di Berlusconi per 20 deputati e 10 senatori in cambio della testa di Prodi, confessa che «oggi come oggi ci penserei 10 volte prima di far cadere il governo». Ma poi precisa: «I miei voti in Parlamento non erano determinanti per far cadere Prodi» (e allora di che sta parlando?). Per carità, è comprensibile lo stato confusionale di un uomo che meno di due mesi fa era l’ago della bilancia della politica italiana mentre oggi i giornali gli dedicano brevi a pie’ di pagina, accanto a notizie tipo: «Cercasi barboncino smarrito, lauta ricompensa». Un po’ meno comprensibile è lo stato confusionale in cui versa Pierluigi Battista, che ha dedicato sul Corriere un commosso addio allo Statista di Ceppaloni, prematuramente scomparso all’affetto dei suoi elettori. Secondo Battista, l’inchiesta Why Not di Catanzaro avrebbe «interferito nella politica italiana, condizionandone i risultati, le mosse, le scelte, i tempi, le modalità» e Mastella sarebbe stato «brutalmente sottoposto a trattamento preventivo in “trasmissioni televisive» (indovinate un po’ quale), trasformato in «mostro» con «condanne in effige» (si scriverebbe effigie, ma fa lo stesso), infangato con sospetto di «manovrare con arrogante disinvoltura per colpire chi voleva far luce sulle sue (presunte) malefatte, sradicare le sue (presunte) malversazioni, ripulire eroicamente i suoi (presunti) angoli bui». Segue una dotta lezione sulla «presunzione di innocenza», che purtroppo non esiste (la Costituzione parla di «presunzione di non colpevolezza») e che fa un po’ ridere, se si pensa che intanto il governatore di New York s’è dimesso per una storia di squillo rivelata da intercettazioni (pubblicate dal New York Times…). Ciò che affascina, di Battista, è l’assoluta impermeabilità ai fatti. L’indagine Why Not non ha avuto alcuna «conseguenza» sulla politica: quando Mastella, il 14 ottobre, fu indagato (con una dozzina di politici, tra cui Prodi), ebbe subito la solidarietà di tutta la casta e rimase al suo posto. L’unica persona che ha subìto conseguenze da Why Not è il pm che la conduceva, cioè De Magistris; Mastella ne chiese la rimozione da Catanzaro; a gentile richiesta, la Procura generale gli avocò l’indagine; e, sempre per far cosa gradita, il Csm l’ha censurato e trasferito, vietandogli di fare mai più il pm. La «ghigliottina mediatica» di cui vaneggia Battista ha colpito De Magistris, non Mastella. E, se poi la Procura generale ha chiesto di archiviare le accuse a Mastella, non si può certo dire che non reggessero, visto che l’indagine fu avocata al titolare quando entrava nel vivo. Mastella s’è poi dimesso a gennaio, prendendo a pretesto un’altra indagine che non c’entra nulla con Why Not: quella di S. Maria Capua Vetere, che non solo non sta per essere archiviata, ma ha ricevuto decisive conferme anche dai pm e dai giudici di Napoli, che han definito «granitiche» le accuse a Mastella e signora (ma della «presunzione di innocenza» dei pm di S. Maria, linciati a reti unificate da Mastella & C., Battista non si occupa). Resta da capire di quale «rozzo tribunale dei media che si abbevera alle fonti dell’accusa come un devoto si accosta tremebondo alle sacre scritture», di quale «gogna giudiziaria che ha distrutto buona parte della classe politica (non tutta)» vada cianciando Battista. L’immagine di Mastella è stata distrutta da quel che ha fatto Mastella e l’Espresso ha scoperto: 6 appartamenti acquistati nel centro di Roma a prezzi di box auto, voli di Stato per andare al Gran Premio col figlio, uso familiare dei fondi de Il Campanile finanziato dallo Stato. Quanto a Why Not, nessun programma tv (nemmeno quello che ha in mente lui) ha mai conosciuto le «fonti dell’accusa» di De Magistris contro Mastella prima dello scippo dell’indagine. Si è detto che c’era l’indagine, come peraltro hanno scritto tutti i giornali, Corriere compreso. Ma questa non è «gogna giudiziaria». Si chiama, parlando con pardon, «cronaca giudiziaria». Un genere letterario praticato da un paio di secoli in tutto il mondo. È un peccato che Battista non ne abbia fatto esperienza: è piuttosto interessante.

UNITA 15 marzo 2008 Uliwood party

 
< Prec.   Pros. >
Advertisement
  • La Rivista
    cop60-small_web.gif In edicola dal 23 ottobre 2008

    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
    Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”.
    Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri…
    i magistrati indagano.
    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
    Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli.
    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


    Leggi tutto...
     
  • Editoriale

    editoriale1-web.jpg

    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan.

    LEGGI TUTTO...

     
  • Terzo Millennio

    terzomillennio_250_pixel.jpg

    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

    LEGGI TUTTO...
     
 

Video

L'approfondimento di antimafiaduemila

newsletter-home.jpg


Pandora tv

pandora-web-2.gif




Processi by radioradicale

banner-processi-ok.gif

Iscriviti

Password dimenticata? Nessun account? Registrati

Google Adv


Libri

colletti-sporchi-home.jpg

Libri

il-ritorno-del-principe-hom.jpg

Latitanti

logominestero-interno.gif

Immagini

giovanni-falcone-big--web1.jpg

E' successo oggi

alfano-beppe-web.jpg