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Antimafia Duemila

Friday
Jan 09th
Home arrow Dossier arrow Marco Travaglio arrow Stiamo lavorando per Lui
Stiamo lavorando per Lui PDF Stampa E-mail

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di Marco Travaglio
A La Spezia un giudice taglia le gomme dell’auto di una collega. A Gravina di Puglia il gip dà i domiciliari al padre di Ciccio e Tore per abbandono di minori, un reato diverso da quello di omici- dio volontario per cui l’aveva arrestato, senza che la Procura gliel’avesse chiesto.

 

L’inchiesta di S. Maria Capua Vetere rivela che diversi giudici telefonavano a Mastella & C. per farsi raccoman- dare in trasferimenti e promozio- ni. A Milano un giudice dopo 8 mesi non ha ancora scritto la sentenza di condanna a carico di fior di mafiosi, nel frattempo usciti. A Catanzaro un pm appro- fitta dell’assenza del collega De Magistris per andare in udienza al posto suo, ribaltare la sua richiesta di rinvio a giudizio e chiedere il proscioglimento del governatore Loiero. Intanto la Procura genera- le, dopo aver avocato l’inchiesta Why Not a De Magistris alla vigilia di decisive perquisizioni a Il Campanile (giornale dell’Udeur usato alla famiglia Mastella per la benzina del figlio e i torroncini della signora), fa le perquisizioni quando tutti se l’aspettano, poi chiede l’archiviazione per l’ex ministro. Ma purtroppo Csm e Pg della Cassazione hanno di meglio da fare: occuparsi del peggior giudice d’Italia, l’orrenda Clemen- tina Forleo, che con un mese di intercettazioni consentì alla Procura di Milano di bloccare le scalate illegali a Bnl, Antonveneta ed Rcs e di recuperare quasi 1 miliardo. Dunque va punita. Dopo la pratica aperta per trasfe- rirla d’ufficio e di funzione - come già avvenuto per De Magistris - il Pg Mario Delli Priscoli ha avviato anche l’azione disciplinare per farle pagare la famosa ordinanza del 20 luglio 2007: in cui il gip, su richiesta della Procura, trasmette- va al Parlamento le telefonate tra i furbetti del quartierino e alcuni politici di FI e dei Ds perché le Camere autorizzassero i pm a usarle contro i furbetti e alcuni politici. Dovendo spiegare al Parlamento le conseguenze di un eventuale ok, la Forleo precisò lealmente che emergevano notizie di reato anche per D’Ale- ma e Latorre, i quali «ad avviso di questa autorità giudiziaria» appaiono «complici del disegno criminoso», l’aggiotaggio di Con- sorte. Apriti cielo. Gli interessati e i loro difensori chiesero al Csm di punirla. Cosa che puntualmente il Pg ha fatto: con quelle poche parole, la Forleo avrebbe violato addirittura l’«obbligo di imparzialità, correttezza ed equilibrio», firmando un «atto abnorme e non richiesto, connotato da accenti suggestivi e stigmatizzatori». Il procuratore Francesco Greco ha già fatto sapere che l’atto era «richiesto» eccome. Franco Cordero, principe dei processualisti italiani, ha già scritto e detto che queste censure, copiate pari pari dalle memorie difensive dei politici, «non valgono nulla». Ci mancherebbe che un gip, per essere imparziale, dovesse parlar bene dei suoi clienti. «Al giudice non è richiesto l’amor rei…». Altrimenti ne punirebbero cento o mille al giorno. Conosciamo l’obiezione: i politici ipotizzati come «complici» di aggiotaggio non erano stati iscritti nel registro degli indagati. Ma, in base alla legge Boato, la Procura non poteva iscriverli per un reato emerso dalle telefonate prima che il Parlamento la autorizzasse a usarle. E, perché il Parlamento la autorizzasse a usarle, occorreva che il gip glielo chiedesse, spiegando contro chi e perché chiedeva di usarle. Inoltre, vedi art. 331 Cpp, «i pubblici ufficiali che hanno notizia di un reato devono farne denuncia per iscritto». Proprio ciò che ha fatto la Forleo, a cui comunque la Procura aveva già comunicato l’intenzione di usare le telefonate anche contro «persone ancora da identificare». Il gip, leggendo le telefonate, ne identificò due e ne avvertì il Parlamento. Tutto ciò è «abnorme»? Siamo certi che, se non ci fossero di mezzo dei parlamentari, il gip verrebbe trascinato due volte dinanzi al Csm come nemmeno il più corrotto dei suoi colleghi? Sempre più spesso, appena qualche potente strilla, il Csm si mette a sindacare non solo i comportamenti, ma addirittura i provvedimenti del suo giudice, di norma affidati all’ordinaria dialettica processuale. L’ha fatto con De Magistris, sta per rifarlo con la Forleo. Così, quando il prossimo Guardasigilli di Berlusconi riprenderà a perseguitare i giudici che si occupano del suo padrone, il Csm dovrà accontentarlo. E nessuno avrà più titolo per protestare. Complimenti.

Uliwood party
L'UNITà 14 MARZO 2008

 
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  • La Rivista
    cop60-small_web.gif In edicola dal 23 ottobre 2008

    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
    Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”.
    Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri…
    i magistrati indagano.
    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
    Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli.
    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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