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'Ndrangheta scoperto bunker latitante Carmelo Bruzzese | 'Ndrangheta scoperto bunker latitante Carmelo Bruzzese |
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13 marzo 2008
Grotteria. Ancora un ritrovamento di rifugi usati da ricercati, da parte delle forze dell'ordine, nella Locride. Per gli investigatori del Gruppo Carabinieri di Locri diretto dal colonnello Francesco Iacono, sarebbe stato utilizzato fino a poco tempo fa, per continuare a sfuggire alla cattura, dal latitante Carmelo Bruzzese, 59 anni, di Grotteria, commerciante e titolare a Marina di Gioiosa di un noto negozio di elettrodomestici e materiale elettrico, il bunker scoperto nella mattinata di ieri all'interno della sua lussuosa villa situata nella contrada Ligonia di Grotteria. La brillante scoperta del bunker-rifugio è stata fatta dai carabinieri del Gruppo di Locri e dai militari del Gruppo Operativo Calabria (Goc) di Vibo Valentia in collaborazione con la Dia di Reggio Calabria. Carmelo Bruzzese, parente acquisito – secondo le informazioni in possesso alle forze dell'ordine – ad alcuni membri della più nota "famiglia" Coluccio, è ricercato dalla fine di ottobre scorso a seguito di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa nei suoi confronti, per il reato associazione mafiosa, dal gip del Tribunale di Roma su richiesta del sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia della Capitale, Italo Ormanni. Oltre a Bruzzese l'ordinanza di custodia cautelare in carcere del gip distrettuale romano colpì, tra l'Italia e il Canada, altre 18 persone, responsabili, a vario titolo, di associazione mafiosa, traffico di stupefacenti e altro. All'operazione è stato dato il nome in codice di "Orso Bruno". All'inchiesta collaborano anche gli investigatori americani dell'Fbi. Secondo gli investigatori della Dia di Reggio Calabria, Carmelo Bruzzese sarebbe direttamente collegato al noto boss Vito Rizzuto, in carcere negli Stati Uniti per triplice omicidio. Rizzuto è ritenuto un personaggio molto importante visto che le famiglie mafiose americane, di New York, avrebbero voluto utilizzarlo per costituire in Canada una vera e propria "testa di ponte" a favore della criminalità organizzata americana. Il bunker sotterraneo, di circa quattro metri quadrati, trovato nell'abitazione di Bruzzese era stato ricavato all'interno di un locale seminterrato adibito a soggiorno-tavernetta. L'abitazione del commerciante è, in realtà, una villa molto grande e ben rifinita, arricchita da palme, piante grasse e piscina con vista panoramica. Essa è costruita in cima ad una collinetta che domina dall'alto la fiumara del "Torbido" ed è protetta da muri alti, inferriate, telecamere e fari iodolux ad alto potenziale. All'interno del bunker si poteva accedere, come hanno rilevato gli inquirenti, attraverso l'azionamento di un meccanismo manuale, abilmente occultato dietro una scaffalatura a muro, che rendeva possibile lo scorrimento orizzontale di una porzione di parete lungo alcuni binari in acciaio. Col bunker trovato ieri a Grotteria salgono a ben otto i rifugi scoperti negli ultimi quattro mesi dai carabinieri del Gruppo di Locri. Uno dei primi rifugi utilizzati dai latitanti, alcuni dei quali in seguito catturati, era stato scoperto nell'ottobre scorso, a Bovalino, all'interno della villa di Francesco Vottari, "Cicciu u frunzu", di San Luca, ritenuto a capo dell'omonima cosca. Successivamente, sempre ad ottobre, un altro covo era stato scoperto ad Africo all'interno dell'abitazione del ricercato Francesco Pelle, "Ciccio Pakistan", di origini sanluchesi. A gennaio, invece, nuova scoperta a Platì e contestuale cattura del superlatitante Domenico Trimboli. A distanza di un mese circa altro bunker, a San Luca, stavolta all'interno dell'abitazione di Paolo Nirta, cognato del superlatitante ricercato in tutt'Europa, Giovanni Strangio, ritenuto uno dei presunti autori, a Ferragosto scorso, della strage di Duisburg, in Germania. Alla fine di febbraio, infine, tre i rifugi scoperti dai carabinieri nella contrada Ricciolio di Benestare all'interno della proprietà della famiglia Pelle di San Luca tra le cui fila spicca il nome del ricercato Antonio Pelle, "Ntoni Gambazza". L'intensificazione dei servizi nella Locride è stata registrata proprio dopo la strage di Duisburg. Il territorio è tenuto costantemente sotto controllo e non solo per cercare di catturare i latitanti. Di qui le scoperte dei covi, molti dei quali caldi.
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di Alberto B. Mariantoni © - 31 gennaio 2009
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