| Il Ciarra del vincitore |
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di Marco Travaglio Mentre i soliti buontem- poni seguitano a sostenere che possedere tv non influenza le campagne elettorali, lui che se ne intende sa bene che le tv servono eccome, e persino i giornali. E non solo quelli grandi, notoriamente «tutti dall’altra parte». Ma anche Ciociaria Oggi, Latina Oggi, Nuovo Molise Oggi, Nuova Viterbo Oggi, Nuova Rieti Oggi, Fiumicino-Guido- nia-Ostia-Castelli Oggi: cioè i giornali del Ciarra, venduti «a panino» col Giornale di Berlusconi; pagati dai contribuenti a botte di 5 milioni l’anno; perlopiù intestati a prestanomi (dopo le condanne per bancarotta, è interdetto per 10 anni dalle cariche societarie). Pur di averli dalla sua, il Cainano passa sopra la camicia nera e la fedina ancor più nera dell’editore fascio- ciociaro. Perché i giornali, e a maggior ragione le tv, fanno la differenza. Su un solo particolare il Cavaliere mente: i giornali del Ciarra, prima della candidatura, erano ostilissimi al centrodestra. Un po’ di storia. Fino al 2005 l’ex andreottiano è vicino a An, viste le barcate di soldi che la giunta Storace dà alle sue cliniche, come racconta Lady Asl. Poi Storace cade in disgrazia (Laziogate). E qualcosa si rompe tra il Ciarra e la Cdl. All’inizio del 2007 Molise Oggi scatena una campagna di fuoco contro il governatore forzista Michele Iorio: tra le denunce c’è molto di vero (ora Iorio è indagato), ma il governatore si appella a Berlusconi perché revochi la vendita di Nuovo Molise in abbinata col Giornale. Forza Italia, tramite il sen. Claudio Fazzone, presenta un’interpellan- za al governo Prodi contro «i finanziamenti pubblici ricevuti dalle società Nuova Editoriale Oggi Srl e Ciociaria Oggi Srl, beneficiarie di euro 2.582.284,50 e 2.582.284,49 indirettamente gestite da tale Ciarrapico Giuseppe, personaggio ben noto tanto per le attività imprenditoriali dai futuri incerti, quanto per le innumerabili cronache giudiziarie alcune delle quali di particolare allarme sociale, acclarate dal giudice penale in via definitiva». La Procura di Roma apre un’inchiesta, ipotizzando che le due società siano in realtà la stessa cosa. Intanto, in rotta con la destra, il Ciarra s’affaccia a sinistra: nel marzo 2007 si presenta a sorpresa a un convegno al teatro Eliseo sul nascente Pd, elogiando le «menti illuminate» degli ex comunisti, soprattutto dell’amico Goffredo Bettini («straordinario cervello, un politico fine, colto, arguto») e del neogovernatore Marrazzo («sta lavorando bene»). Peste e corna, invece, del centrodestra: «Fini? Un ometto impettito e deprecabile, un islamico-sionista, un furbetto. Sempre detestato, An non esiste più, finita. La destra non esiste più e il resto della truppa non è diversa da Fini: Gasparri tiene famiglia, La Russa poi… Gli altri sono impresentabili… ’sta destra imbalsamata, ma chi la vole? È ’na monnezza». L’indomani spiega ai giornali le nobili ragioni ideali della sua presenza lì: «Sono un imprenditore del Lazio, l’editore di 11 quotidiani locali. All’Eliseo c’erano i rappresentanti di Regione, Comune e Provincia, un’ottima ragione per giustificare la mia presenza, no? E poi c’ho 5 cliniche a Roma e 2 a Fiuggi, mille posti letto…». In ottobre, mentre An prepara l’adunata del Colosseo, lui - proprietario di una storica tipografia a Cassino - tappezza Roma di manifesti con la foto del giovane Fini che saluta romanamente. Poi chiama Storace per rivendicare la bravata: «Hai visto che gli ho fatto?». Ora che la «monnezza» degli «impresentabili» lo fa senatore, è tutto dimenticato. Lui ha già riunito direttori e giornalisti delle 11 testate per dare la nuova linea. In un paese decente, se non estorsione, questo si chiamerebbe conflitto d’interessi e il Ciarra (insieme al Cainano) verrebbe respinto sulla soglia del Parlamento da una legge che lo costringerebbe a scegliere: o editore, o candidato. Da noi non solo non c’è la legge: manca proprio la parola. Infatti nessuno, nelle arrapanti polemiche su fascismo e antifascismo, ha evocato il conflitto d’interessi. Se non per ripetere, anche nel Pd, che «non è una priorità». Questo l’avevamo intuito, grazie. UNITA 13 MARZO 2008 |
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In edicola dal 23 ottobre 2008In questo numero: Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli. Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”. Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri… i magistrati indagano. Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!” Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli. Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani. Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice. |
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Gioco criminale |
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Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |
di Alberto B. Mariantoni © - 31 gennaio 2009
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