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Antimafia Duemila

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Jul 05th
Rassegna stampa N°56 PDF Stampa E-mail
Indice articolo
Rassegna stampa N°56
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news


VILLABATE: IL GUP INFLIGGE LE PRIME CONDANNE. NINO BRUNO, TROPPI I “NON RICORDO”
6 dicembre 2007

Palermo. In un altro troncone del processo per l’affare del Centro Commerciale di Villabate il Gup Marco Mazzeo ha inflitto oltre cinquant’anni di carcere agli imputati processati con il rito abbreviato che hanno fatto parte della famiglia mafiosa capeggiata da Nino e Nicola Mandalà. Tra i condannati: il collaboratore di giustizia Francesco Campanella, che, usufruendo dello sconto di pena previsto per i pentiti, è stato condannato a un anno e sei mesi per associazione mafiosa. A seguire: Francesco Caponnetto, 9 anni per associazione mafiosa ed estorsione; Gioacchino Badagliacca e Giampiero Pittarresi sette anni e mezzo per associazione mafiosa; Francesco Terranova sette anni e mezzo per tentata estorsione aggravata; Vincenzo Paparopoli accusato di associazione mafiosa e corruzione a sei anni e otto mesi di carcere; Vincenzo Alfano per associazione mafiosa a sei anni e otto mesi di carcere, allo stesso modo, Giuseppe Costa condannato invece per tentata estorsione aggravata. Tre anni e tre mesi sono stati inflitti a Giuseppe di Noto per corruzione aggravata e due anni e due mesi a Matteo D’Assaro condannato per corruzione.
Nino Mandalà è stato condannato a quattro anni di reclusione per intestazione fittizia di beni, il boss era già stato condannato a otto anni per associazione mafiosa al processo Giudice.
Nel frattempo l’altra branca del processo prosegue con il rito ordinario nei confronti degli imputati: Pierfrancesco Paolo Marussig, manager dell’agenzia romana Asset, il suo collaboratore Giuseppe Daghino, l’ex sindaco di Bagheria Francesco Fricano, l’ex sindaco di Villabate Lorenzo Carandino ed in ultimo gli architetti Rocco Aluzzo e Antonio Borsellino. Inoltre Giovanni La Mantia, uomo d’onore della famiglia di Roccella legato alla famiglia mafiosa di Villabate. Per tutti loro le imputazioni a vario titolo sono di associazione mafiosa, corruzione e riciclaggio.
Intanto il pm Nino Di Matteo ha chiesto la trasmissione delle dichiarazioni rese in udienza  per valutare se vi siano gli estremi per incriminare Antonino Bruno, direttore generale di Villa Sofia, per calunnia e falsa testimonianza. Bruno, citato nel processo per le tangenti del centro commerciale si è dimostrato reticente, rispondendo con tanti “non so” e “non ricordo” tanto che alla fine il presidente Patrizia Spina gli ha domandato: <<Lei ha qualche malattia? Come fa a non ricordare nulla>>. Bruno è accusato dal pentito Campanella di un coinvolgimento negli affari dei boss di Villabate. Al Manager di Villa Sofia, secondo il collaboratore, era stato chiesto da Nino Mandalà, attraverso i suoi cugini Nicola e Damiano Rizzo, di candidarsi alle comunali di Villabate nel 2001. Dopo il rifiuto di Bruno la “famiglia” si rivolse all’ex sindaco Lorenzo Carandino, imputato in questo processo per mafia. Bruno era già indagato per calunnia e false dichiarazioni al pubblico ministero per aver falsamente incolpato suo cugino, il boss Nicola Rizzo, del reato di estorsione. In un primo momento i pm avevano ottenuto l’arresto del boss, già condannato per 416 bis, ma le indagini successive avevano ribaltato la situazione. Secondo i magistrati Rizzo non avrebbe estorto Bruno, al contrario, quest’ultimo risulterebbe debitore di decine di migliaia di euro nei confronti del cugino in seguito ad alcuni lavori edili eseguiti nella sua campagna.
Silvia Cordella


INTIMIDAZIONE AL PM DELLA DDA NICO GOZZO
6 dicembre 2007

Palermo. Nuovi episodi intimidatori sono stati denunciati dal pm della Dda di Palermo Nico Gozzo, titolare di delicate inchieste antimafia. Circa un mese fa da alcune intercettazioni emerse il primo episodio nel quale un individuo della zona di Carini, rivolgendosi ad altri affermava: “Gozzo la deve finire”- ed ancora - “I movimenti di Gozzo, quando si trova in campagna, sono monitorati”. Sempre negli stessi giorni simili minacce erano state scoperte attraverso attività di polizia. Stavolta a compierle sarebbe Gaspare Di Maggio, il reggente della famiglia mafiosa di Cinisi, arrestato nel blitz di venerdì scorso che ha portato in cella alcuni favoreggiatori dei boss Lo Piccolo. Nei giorni successivi all’operazione, l’ultimo episodio. Ignoti sono entrati nel fondo agricolo di Terrasini dove il magistrato è solito trascorrere le vacanze, provocando alcuni danneggiamenti. Ad indagare su questi episodi è ora la procura di Caltanissetta. Delle minacce a Gozzo si preoccupa il deputato Giuseppe Lumia: “Al di là dei lusinghieri successi conseguiti, soprattutto in questi ultimi giorni, con la cattura di pericolosi latitanti, Cosa nostra è ancora forte”. Il vicepresidente della commissione parlamentare antimafia lancia quindi un allarme: “Le gravi minacce al pm Gozzo dimostrano che l’organizzazione mafiosa resta pericolosa e pronta a colpire le istituzioni. È necessario continuare a tenere assai alta la guardia”.
Al dott. Nico Gozzo tutta la nostra solidarietà nell’auspicio che possa proseguire l’importante lavoro svolto sinora.
la Redazione di ANTIMAFIADuemila
Aaron Pettinari

NUOVA INCHIESTA SU MAURO DE MAURO
6 dicembre 2007

Palermo. A 37 anni dalla scomparsa del giornalista de “L’Ora” il gup Silvana Saguto, accogliendo la richiesta della Procura di Palermo, ha disposto l’apertura di una nuova indagine contro ignoti. Il pm Antonio Ingroia aveva motivato la sua richiesta facendo riferimento ai nuovi documenti trasmessi nei mesi scorsi a Palermo dalla Dda di Catanzaro, secondo cui i resti del giornalista potrebbero essere sepolti nel cimitero di Conflenti (CZ). Proprio lo scorso settembre la procura calabrese ordinò la riesumazione e il prelievo di alcuni frammenti per l’esame del Dna di un cadavere, ufficialmente il corpo del malavitoso Salvatore Belvedere. Secondo le prime indiscrezioni non dovrebbero appartenere al De Mauro ma a giorni dovrebbero terminarsi anche gli ultimi accertamenti. La riapertura dell’inchiesta si è resa comunque necessaria proprio per dare una collocazione alle nuove carte mandate da Catanzaro in attesa dei prossimi accertamenti. “Fino ad ora – spiega l’Avvocato della famiglia De Mauro, Francesco Crescimanno – nessuno ha chiamato la famiglia De Mauro per un eventuale confronto del Dna. Restiamo in attesa di notizie”. La pista rilanciata dalla magistratura calabrese propone una traccia che contrasta con le indicazioni fornite da alcuni collaboratori di giustizia siciliani. Questi  riportano a Palermo, nella borgata di Santa Maria di Gesù, il punto in cui De Mauro sarebbe sepolto. Della vicenda De Mauro hanno parlato Gaspare Mutolo, Tommaso Buscetta, Gaetano Grado, Francesco Di Carlo e Francesco Marino Mannoia. A Palermo comunque procede il processo in Corte d’Assise contro Totò Riina. Nelle recenti udienze sono stati ascoltati il giornalista Orazio Barrese, ex de “L’Ora”, che ha raccontato quanto gli disse il giudice Cesare Terranova: ovvero che De Mauro sarebbe morto per via di un colloquio che ebbe con il procuratore di Palermo, Pietro Scaglione, assassinato pochi mesi dopo la scomparsa del giornalista, il 5 maggio del 1971. Per quanto riguarda la deposizione di Bruno Contrada non sarà più necessaria in quanto saranno acquisite le precedenti dichiarazioni messe a verbale. Il diciassette novembre in qualità di teste è stato ascoltato anche l’ex terrorista nero Pierluigi Concutelli, citato dalla difesa di Riina, che ha ricostruito una visita a Palermo del principe Junio Valerio Borghese. Oltre ad aver negato di aver conosciuto De Mauro non ha confermato le versioni di altri testi secondo cui nella primavera-estate del 1969 presso il cinema “Smeraldo” il giornalista si sarebbe incontrato con Borghese. Sempre citato dalla difesa, il giorno 5 dicembre doveva essere sentito il boss Pietro Aglieri ma il teste si è avvalso della facoltà di non rispondere in quanto imputato di reati connessi.
Aaron Pettinari

AL MAXITER  L’AIUTO DI MERCADANTE FU POSITIVO
5 dicembre 2007

Palermo. <<Il Maxiter contro la cupola di Cosa Nostra in appello doveva essere “aggiustato” dal boss Tommaso Cannella>>. Lo ha dichiarato in aula il pentito Salvatore Cancemi, chiamato a deporre al processo contro l’ex deputato regionale di Forza Italia Giovanni Mercadante. L’ex capomandamento di Porta Nuova, interrogato dai pm Nino Di Matteo e Domenico Gozzo davanti alla Corte di Palermo presieduta da Antonio Prestipino, ha riferito: <<Riina voleva contrastare la sentenza che condannava la Commissione. C’era stato l’interessamento anche di Raffaele Ganci e di Pippo Gambino>>. Il tentativo di “aggiustamento” doveva essere fatto in primo grado attraverso il presidente della Corte d’Assise Giuseppe Prinzivalli, per questo, sotto processo a Catania. <<Gli diedero una borsa con un miliardo>> ha aggiunto Cancemi, ma <<Prinzivalli fece sapere che aveva problemi con il giudice a latere “che gli sfuggiva dalle mani”>>. Il riferimento è al presidente di sezione del tribunale di Termini Imerese Fabio Marino. <<Riina chiese se si potesse arrivare anche a questo giudice>>, <<ma a questo non ci si è potuti arrivare “nemmeno con una virgola”>>. In appello il giudice a latere  sarebbe stato Giuseppe Librizzi. Per poterlo contattare, Riina si era avvalso di Tommaso Cannella (anche lui imputato nel maxiter) che tramite suo cugino Mercadante, collega del fratello medico del giudice, Luigi Librizzi, era riuscito a far recapitare le istanze. <<Il risultato fu positivo>>.
L’on. Mercadante che nel frattempo ha inviato le sue dimissioni all’Ars annunciando di voler andare in pensione, in aula ha però replicato: <<Per una questione di chiarezza, che Giovanni Mercadante abbia manifestato al dott. Librizzi a che il fratello potesse leggere con attenzione le carte relative al processo di Cannella Tommaso, va bene, ma che domani debba leggere su La Sicilia e su Repubblica che sono stato il promotore per l’aggiustamento del processo della commissione, questo sarebbe un affronto troppo grave che reco alla mia famiglia e a me stesso>>. Ed ancora: <<Non ho mai saputo niente della commissione, io mi mossi solo per mio cugino Cannella. Ho commesso una leggerezza ma solo per affetto nei confronti di mio cugino. I parenti sono quelli che sono>>. Mercadante, ex deputato e primario del Civico, accusato di associazione mafiosa, era stato arrestato nel 2006 dopo gli sviluppi dell’inchiesta Gotha. Il medico, secondo l’accusa, era al servizio della famiglia Provenzano e il suo nome codificato era emerso in una lettera che il figlio di Provenzano, Angelo, aveva scritto a suo padre latitante. La missiva era stata trovata nel 2001 nel covo di Benedetto Spera dove il boss fu catturato in un blitz dagli uomini della mobile, guidata da Guido Marino, ora questore a Caltanissetta. Nella lettera Angelo, tra le altre cose, riportava i problemi di salute della madre chiedendo al padre il permesso di rivolgersi a Mercadante. Il Questore, chiamato a testimoniare in aula, ha riferito anche dei rapporti del professor Di Miceli di Corleone con le famiglie Riina, Provenzano e Mercadante. Quest’ultimo però risponde: <<i contatti con Di Miceli erano solo professionali in quanto l’uomo era il marito di una mia paziente>>.
Anche l’ex “ministro dei lavori pubblici” di Cosa Nostra, Angelo Siino, interrogato al processo Gotha che si sta celebrando a porte chiuse davanti al Gup Piergiorgio Morosini, ha dichiarato:<<Giovanni Mercadante era a disposizione di Cosa Nostra, in quanto medico di fiducia di Provenzano, lo ha visitato diverse volte e credo fossero anche soci di un laboratorio medico>>. Tali dichiarazioni però non potranno essere utilizzate, visto che sono state raccolte in un altro procedimento senza la presenza del difensore di Mercadante.
Nel frattempo la battaglia dell’ex deputato forzista per ottenere  gli arresti domiciliari o ospedalieri continua. Il Tribunale del riesame presieduto da Cettina Sole sta esaminando il ricorso del suo avvocato Grazia Volo (nominato dopo la rinuncia spontanea degli avv. Roberto Tricoli e Nino Mormino, ndr), sulla incompatibilità della detenzione per il suo assistito affetto da “sindrome ansioso-depressiva”. La Sole ha ordinato una nuova perizia psichiatrica che sarà eseguita dagli psicoanalisti Gino Pozzi e Antonio Oliva. Entrambi avevano già dichiarato in passato “l’incompatibilità con la permanenza in carcere” del medico radiologo.  
Silvia Cordella

MAGIOR TUTELA A LI GOTTI. LA CAMORRA LO MINACCIA PER ORDINE DI RIINA
4 dicembre 2007

Roma. E’ stata rafforzata la tutela nei confronti del sottosegretario alla Giustizia Luigi Li Gotti (Idv). L’ex avvocato di storici pentiti come Tommaso Buscetta e Giovanni Brusca sarebbe stato segnalato nuovamente come “obiettivo” di un gruppo camorristico su indicazione di Totò Riina. Già nel 1994 il boss corleonese fece, durante un udienza del processo Scoppelliti, il nome di Li Gotti assieme a quelli di Violante, Caselli ed Arlacchi. Li Gotti oggi non è più difensore di collaboratori di giustizia, tuttavia qualche giorno addietro è giunta questa segnalazione dalla prefettura di Roma e il ministero della Giustizia  ha provveduto di conseguenza.
Al sottosegretario Luigi Li Gotti tutta la solidarietà della Redazione di ANTIMAFIADuemila.
Aaron Pettinari

LETTERA DI AMATO: <<LE CLASSICHE INDAGINI BANCARIE NON SONO PIU’ ADEGUATE>>
1 dicembre 2007

Palermo. Il 29 e 30 novembre si è svolto a Palermo presso Palazzo Steri il convegno Le mafie oggi in Europa: politiche penali ed extrapenali a confronto. Il ministro dell’Interno Giuliano Amato in una lettera inviata al convegno scrive che <<dovremmo realizzare l’estensione e l’individuazione del reato di associazione mafiosa in tutti i paesi interessati al fenomeno>>. Inoltre secondo il ministro occorre aggredire i patrimoni illeciti nella fase iniziale del trasferimento del denaro. <<Ad oggi – aggiunge Amato – non può che rilevarsi che le classiche indagini patrimoniali finanziarie e bancarie non possano essere ritenute adeguate: i tempi biblici per ottenere risposte collidono con la velocità con la quale il denaro viene spostato da una parte all’altra degli Stati>>. Francesco Forgione, presidente della Commissione Antimafia, intervenuto al convegno, ha sottolineato l’importanza di giungere ad un testo unico della legislazione antimafia e ad una tipizzazione più precisa del reato di concorso esterno <<per colpire con più incisività la zona grigia della collusione>>.                                                                                       Dora Quaranta


L’EX SINDACO DI CAMPOBELLO CONDANNATO
1 dicembre 2007

Palermo. Calogero Gueli, ex sindaco di Campobello di Licata, è stato condannato dal gup di Palermo Giangaspare Camerini a tre anni e quattro mesi di reclusione per concorso esterno  in associazione mafiosa, assolto invece dal reato di estorsione. I pm della Dda di Palermo, Fernando Asaro, Costantino Derobio e Corrado Fasanelli, avevano chiesto per lui 14 anni di carcere perché ritenuto affiliato a Cosa Nostra. Il gup invece ha derubricato il reato in quello meno grave del concorso esterno. Gueli era stato arrestato il 22 giugno del 2006 nell’ambito dell’inchiesta “Ghost2 e Saraceno”. Per accertate infiltrazioni mafiose il comune di Campobello di Licata è stato sciolto nel mese di luglio dello scorso anno. Nell’ambito dello stesso processo il gup Camerini ha inflitto la pena di 7 anni e 6 mesi al figlio di Gueli, Vladimiro, per concorso esterno ed estorsione; 8 anni di carcere a Giancarlo Buggea, genero dell’ex sindaco, per associazione mafiosa ed estorsione; 18 anni a Luigi Boncori, considerato il capo della famiglia mafiosa di Ravanusa, per associazione mafiosa e due casi di estorsione; 6 anni e 7 mesi al figlio di Boncori, Mario, per associazione mafiosa e danneggiamento; 10 anni a Ignazio Accascio, considerato dagli inquirenti il capo mafia di Campobello; 5 anni a Michele Montaperto, Giuseppe Rotolo e Giovanni Lauria per associazione mafiosa. Tutti gli imputati sono stati condannati con il rito abbreviato.
Dora Quaranta


SCIOPERO CONTRO L’ERGASTOLO. IN RIVOLTA 755 DETENUTI.
1 dicembre 2007

Roma. Scioperano i detenuti di cinquanta istituti penitenziari italiani. In 755 hanno annunciato l’astensione dal cibo per protesta contro il “fine pena mai” ovvero il carcere a vita. L’organizzazione della protesta è affidata al sito Internet dell’associazione di volontariato “Pantagruel”. E’ proprio su questo network del detenuto italiano che è potuta passare la notizia permettendo ai carcerati di mettersi in rete e pubblicare racconti, poesie, lettere e altro ancora. L’idea è stata lanciata da un ergastolano di Spoleto, Carmelo Musumeci e subito ha trovato l’adesione di altri detenuti con la pubblicazione su internet del seguente testo:“Per il rispetto dell’articolo 27 della Costituzione secondo cui le pene devono tendere alla rieducazione del condannato, dichiaro che dal primo di dicembre 2007 inizierò uno sciopero della fame ad oltranza a sostegno dell’abolizione dell’ergastolo”. A sottoscrivere l’iniziativa anche altre 10 mila persone tra familiari, detenuti comuni e politici. Fra questi anche il deputato di Rc Francesco Caruso e la senatrice Maria Luisa Boccia. Nell’elenco di chi ha aderito alla protesta spiccano i nomi di boss del calibro di Carlo Greco, uno dei 16 mandanti, secondo la Corte d’Assise d’Appello di Catania, delle stragi del ’92 in cui furono uccisi Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Compaiono anche Domenico Belfiore, condannato per l’omicidio del procuratore torinese Bruno Caccia, e Bernardo Riina l’uomo che poteva raggiungere direttamente il covo di Bernardo Provenzano. C’è anche Angelo Nuvoletta, accusato dell’omicidio del giornalista Giancarlo Siani.
Aaron Pettinari

ARRESTATO IL BOSS MICHELE CATALANO
1 dicembre 2007

Palermo. La sera del 30 novembre è stato arrestato Michele Catalano, 48 anni, indicato come uno dei più influenti “Colonnelli” di Lo Piccolo Salvatore arrestato lo scorso 5 novembre. L’uomo è stato sorpreso dai carabinieri in una casa dello Zen, ospite di un’amica, in via Trapani Pescia mentre guardava l’ultima puntata “il capo dei capi”. Il boss aveva in tasca qualche centinaia di euro ed aveva con sé pochi indumenti raccolti in una busta. Un uomo in fuga Michele Catalano sfuggito alla cattura il 12 novembre scorso. Quel giorno i Pm della Dda di Palermo  Domenico Gozzo, Gaetano Paci, Francesco Del Bene coordinati dal procuratore aggiunto Alfredo Morvillo avevano richiesto ed ottenuto i provvedimenti di fermo per Nunzio e Domenico Serio, ritenuti ai vertici del clan con compiti di gestione delle entrate della “famiglia”, Domenico Ciaramitaro detto Pittbull per i suoi modi violenti, Antonino Nuccio accusato di aver curato la latitanza di Franzese Francesco e indicato come “il corriere ufficiale dei pizzini”, Vincenzo Mangione indicato come uomo emergente dello Zen e Andrea Gioè, imprenditore edile residente a Partanna, detto “Orecchio”che avrebbe avuto il ruolo di “esecutore degli ordini provenienti da Sandro Lo Piccolo e Franco Franzese in relazione agli affari illeciti di interesse delle famiglie mafiose di Tommaso Natale e Partanna Mondello”.  Il 12 novembre il boss riuscì a sfuggire alla cattura ma il 30 novembre è finita la sua latitanza. L’uomo ha un “curriculum di tutto rispetto”.  Nel 1983  a soli 24 anni ha già una segnalazione per associazione mafiosa. Nel 95 viene condannato per produzione e detenzione di sostanze stupefacenti e nel 2001 viene denunciato perché gestiva un banco di scommesse clandestine allo Zen. Catalano è accusato di aver partecipato per conto della famiglia di San Lorenzo alla gestione delle estorsione e al traffico di stupefacenti: per imporre i diktat della mafia incendiava autovetture e autocarri, metteva la colla nei lucchetti dei negozi, minacciava personalmente le vittime.
Marco Cappella


 
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  • La Rivista

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    In edicola dal 28 maggio 2008

    In questo numero:

    Stragi ’93. Parla l’avvocato di Riina, Luca Cianferoni in un’intervista esclusiva al nostro direttore Giorgio Bongiovanni.
    I risultati delle elezioni politiche 2008. Approfondimento sulla figura di Marcello Dell’Utri: Attenti a quell’uomo.
    Pericolosi risvolti nella procura calabrese al centro di importanti inchieste. Dalle cimici, ai corvi è come un assedio.
    Calcestruzzi spa sotto inchiesta. Contatto con Cosa Nostra. Nuove collaborazioni e successivi arresti. E’ la fine del sistema Lo Piccolo. Proseguono i grandi processi a Palermo. Da Mercadante a Borzacchelli. Nuova inchiesta su Cuffaro.
    La relazione della Commissione Antimafia sulle grandi capacità d’infiltrazione della ‘Ndrangheta.
    Csm e Anm sotto accusa. Responsabilità e i silenzi nel caso De Magistris. Speciale droga. Le sostanze che invadono l’Europa.
    Le ultime novità del processo “De Mauro”.
    Ed altro ancora…

     

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  • Editoriale

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    Baciamo le mani

    Eccoci qui con il nostro governo nuovo di zecca. Ha stravinto il Partito delle libertà di Berlusconi con l’apporto fondamentale della Lega Nord, il Partito Democratico di Veltroni ha subito una pesante sconfitta e i partiti di estremità sia a destra che a sinistra sono scomparsi dal parlamento. E’ il volto della nuova Italia bipolare nella quale, come già ci hanno dimostrato, si va d’accordissimo, c’è pace e dialogo perché il paese ha bisogno di stabilità e non c’è tempo da perdere.

    E guai a chi vuol fare da guastafeste e minare il dialogo, viene linciato con la verga bipartisan.

    A inaugurare il nuovo metodo all’educato olio di ricino è stato Marco Travaglio. Che si è permesso ancora una volta di utilizzare la televisione come organo di informazione, cioè si è preso la briga, ad autentico sprezzo del pericolo, di dare ai cittadini una notizia. Per altro non esclusiva.

    Invitato da Fabio Fazio nella trasmissione Che tempo che fa ha osato informare i cittadini italiani che il neo-presidente del  Senato Renato Schifani ha avuto, nel procedere della sua carriera, amicizie e frequentazioni poco raccomandabili. Con boss mafiosi per l’esattezza.


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  • Terzo Millennio

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    Inserto Terzo Millennio N. 58

    In questo numero:


    Nell'ambito del simposio internazionale indetto a Torino lo scorso 28 e 29 marzo dal titolo “From Global Warning to global policy” Giulietto Chiesa ha parlato di recessione mondiale e crisi ambientale, energetica e finanziaria. Questioni cruciali che stanno scuotendo il mondo intero.
    Fame nel mondo e povertà estrema. Una realtà sempre più vicina a noi, ma di chi è la colpa?
    Il Kosovo come le ciliegie: un'indipendenza tira l'altra. Quali saranno le conseguenze?
    Dal sequestro di Ingrid Betancourt in Colombia all'elezione di Fernando Lugo in Paraguay: guerra, corruzione e speranza in America Latina.
    Libera l'Acqua: proseguono le iniziative delle associazioni del Cipsi per promuovere la campagna sull'oro blu.
    Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione.
     
 

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