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Antimafia Duemila

Thursday
Aug 21st
Per una cultura della legalita PDF Stampa E-mail
Indice articolo
Per una cultura della legalita
Cronache di mafia
Pino Masciari Day
Donne contro, donne per di Claudia Campese e Carmen Valisano
La leonessa e la piovra, storie di mafia a Brescia

di Fernando Scarlata

Nell’agosto del 2006 viene assassinata un’intera famiglia di Brescia: Angelo Cottarelli, la moglie e il figlio minorenne. Da subito l’opinione pubblica e i partiti di destra indicano negli “extracomunitari” gli autori del delitto ma l’efferato massacro presenta tutte le caratteristiche dell’esecuzione. La donna e il figlio sono stati sgozzati e Cottarelli seviziato e giustiziato con un colpo di pistola alla testa. Un’esecuzione mafiosa. Gli inquirenti non tardano molto ad individuare gli assassini. Si tratta di un triestino trapiantato a Milano, Grusovin, reo confesso, e due cugini trapanasi, Vito e Salvatore Marino, appartenenti alla mafia siciliana. Cottarelli lavorava per loro, procurava fatture false alla ditta agroalimentare dei Marino, una truffa ai danni della Regione Sicilia e della Unione Europea.
Da questo evento di sangue parte l’inchiesta giornalistica di Fabio Abati e Igor Greganti - due giornalisti rispettivamente di Lodi e Milano - sulla presenza mafiosa a Brescia e che è culminata con la realizzazione di un video della durata di 50 minuti dal titolo: “La Leonessa e la Piovra. Le mafie a Brescia”. Il lavoro è stato terminato nella scorsa primavera e da luglio sta girando per tutta la provincia grazie al Comitato Antimafia di Brescia “Peppino Impastato” che continua ad organizzare varie proiezioni pubbliche.
Un’inchiesta che dimostra come le varie mafie italiane sono presenti nel territorio della più grande provincia lombarda in vari settori economici e come conducono i vari traffici: dalla droga all’usura, dal riciclaggio di denaro sporco al racket, dalle infiltrazioni nell’edilizia al traffico di esseri umani destinati al lavoro nero o alla prostituzione. Un lavoro, quello dei giornalisti, che si avvale di numerose interviste sia a esponenti della magistratura locale e della polizia sia a vittime della mafia: imprenditori taglieggiati, commercianti e artigiani finiti vittime dell’usura.
Ma prima di giungere alla presenza mafiosa oggi, i due giornalisti presentano un breve excursus storico sul radicamento mafioso nel bresciano. La presenza della criminalità organizzata di stampo mafioso si deve far risalire già agli anni Settanta. Nel 1977 Raffaele Cutolo evade dal carcere e si rifugia a Soiano del Garda dove vive Oreste Pagano, boss camorrista del narcotraffico. La Nuova Camorra Organizzata di Cutolo mette così le prime radici nella zona del Lago di Garda e si sviluppa sempre più, nasce una vera e propria camorra “bresciana”. Tra i leader oltre a Pagano c’è Luigi Buono; il clan, oltre al traffico di droga, si occupa anche di usura e gode dell’appoggio della borghesia bresciana.
Nel 1998 Pagano viene arrestato in Messico con esponenti del noto clan Caruana-Cuntrera; nel 2001 inizia a collaborare con la giustizia e grazie alle sue dichiarazioni scatta l’operazione “Vesuvio” e la camorra “bresciana” viene smantellata dopo 20 anni di attività.
Dagli anni Novanta la presenza mafiosa nel bresciano ha dato segni ben tangibili e ben più numerosi rispetto ai decenni precedenti, emersi grazie ad operazioni delle forze di polizia e della magistratura.
Nel 1998 vengono uccisi in un parcheggio il manager Magistro e l’avvocato Punzi, emissario di una cosca camorrista col compito di acquistare alberghi sul Garda. Le indagini portano all’arresto di Belforte appartenente ad un clan casertano e in soggiorno obbligato nel bresciano.
Nel 1999 viene ucciso il geometra Ghilardi, l’anno dopo tocca all’imprenditore Rossi che cade nel centro dirigenziale di Brescia 2; i due omicidi restano irrisolti. Lo stesso anno in un albergo del Garda vengono assassinati il mafioso Messina e un gioielliere.
Il 30 agosto 2000 nel comune di Erbusco, in Franciacorta, viene commesso un duplice omicidio, le vittime sono il siciliano Giuseppe Leonardi e la sua ragazza ceca 19enne. Partono indagini che si concludono nel 2004,  emerge che l’omicidio è compiuto per questioni di droga, si scopre un traffico internazionale che parte dalla Colombia e, via Spagna, giunge in Italia.
Brescia è il centro del consumo e dello smistamento.
Nel 2003 a Gardone Val Trompia la ‘ndrangheta uccide un commerciante calabrese con precedenti per reati di mafia. Nel 2006 avviene una vera e propria strage, quella citata sopra che ha dato il via all’inchiesta di Abati e Greganti: nel quartiere di Urago Mella è sterminata l’intera famiglia di Angelo Cottarelli; egli procura false fatture ad una azienda agricola dei cugini Marino, appartenenti a Cosa Nostra, ma il suo tentativo di sottrarre denaro ai cugini Marino costa la vita a lui e alla sua famiglia. Questa vicenda è emblematica: ancora una volta esponenti mafiosi si servono di “colletti bianchi” bresciani per i propri affari illeciti.
Ma la mafia nel bresciano non si limita ad uccidere e non si manifesta solo con gli omicidi. Partiamo da un settore in cui la mafia è fortemente presente: l’edilizia. La penetrazione della criminalità organizzata in questo settore avviene in vari modi: in primo luogo, attraverso l’estorsione dell’imprenditore, talvolta costringendolo a farsi assegnare subappalti. Oppure, impongono la manovalanza all’imprenditore; si tratta di lavoratori stranieri privi di permesso di soggiorno, quindi di lavoratori in nero e in quanto tali maggiormente ricattabili. La diretta gestione del caporalato è in mano alla mafia che ne trae ingenti profitti. Spesso l’imprenditore è complice dell’assunzione di lavoratori clandestini per l’ovvio motivo che si trova a risparmiare denaro sulla manodopera. In questo traffico di esseri umani la mafia italiana lavora in stretto contatto con le mafie straniere, per lo più dell’est Europa. Infine, l’imprenditore è costretto a fare da prestanome per società edilizie che di fatto sono controllate dalla mafia.
Nell’aprile del 2007 quattro appartenenti a Cosa Nostra del messinese capeggiati da Maurizio Carcione sono stati arrestati perché taglieggiavano un imprenditore edile, uno dei protagonisti del video in oggetto. Il fenomeno è molto più diffuso di quanto si pensi, sebbene sia emerso in occasioni più uniche che rare.
Ampio spazio è dato al racket e all’usura. Commercianti e artigiani, non riuscendo ad ottenere prestiti dagli istituti bancari, sono indirizzati dagli stessi direttori di banca e dai loro commercialisti da “amici” che si rivelano strozzini appartenenti alla mafia. Le alte cariche di categoria dei bancari e dei commercialisti interpellati sul fenomeno tendono a minimizzare e a circoscrivere questi fatti a casi sporadici, non sembrano seriamente intenzionati ad arginare il problema. Il presidente dell’associazione costruttori non ha voluto nemmeno rilasciare un’ intervista a riguardo. Un elemento inquietante che dimostra ancora una volta come la mafia ha bisogno dei colletti bianchi locali per riuscire a condurre i propri sporchi affari in territori non direttamente controllati da loro.
Negli ultimi anni ci sono stati molti arresti nella provincia bresciana per traffico di droga, spesso si è trattato di clan calabresi; “La Leonessa e la Piovra” non dà ampio spazio a queste operazioni di polizia ma cita il problema del traffico di sostanze stupefacenti e soprattutto parla dei night club, crocevia di spaccio, di prostituzione e di riciclaggio, direttamente gestiti da clan mafiosi, siciliani, calabresi e campani; l’apertura di nuovi locali è in aumento. Un gestore di un night club, rigorosamente oscurato in volto, afferma che è ben consapevole che i locali come il suo sono sotto il controllo delle varie mafie, per questo motivo ha aperto il suo esercizio lontano da zone controllate da loro, “per non pestare i piedi a nessuno”. In altri locali “ha visto” di tutto ma “è meglio non vedere”. Sarebbe il caso, invece, di vedere e denunciare.
La proiezione del video inchiesta sta riscuotendo notevole successo perché lo spettatore viene a conoscenza di una realtà che non conosce. Il bresciano, come un po’ tutti gli italiani del nord, sono portati a ritenere che il problema mafia sia relegabile a realtà lontane da loro, alle solite regioni del sud. Altri sanno, soprattutto chi ha a che fare col mondo dell’edilizia, ma preferisce tacere. Altri ancora non vogliono accettare la realtà e non vogliono nemmeno vedere il video. Anche in questa provincia vi è omertà e paura della realtà. La mafia fa paura e quindi si preferisce rimuovere il problema; ma c’è un altro motivo che porta a non avere coscienza della gravità del fenomeno: i mass media se ne occupano solo saltuariamente, solo quando avviene un omicidio o quando le forze dell’ordine compiono un blitz. Ma è troppo tardi occuparsi di criminalità organizzata quando l’omicidio è stato già compiuto.



 
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    Il 19 luglio 1992, a cinquantasette giorni di distanza dalla strage di Capaci, veniva assassinato a Palermo, in via D’Amelio, il giudice Paolo Borsellino e con lui gli agenti della sua scorta.

    Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.

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    Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi.
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