| Quando chiama Marcello |
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di Marco Travaglio
Il commento La vera novità del comizio di Silvio Berlusconi, ieri (11 novembre 2007 ndr.), a Montecatini, non è l’ennesimo no al dialogo sulle riforme che l’Unione continua a offrirgli e lui continua a rifiutare. Dietro le quinte La ragione vera del comizio dell’ex premier a difesa del sodale. Che ora parla della sua discesa in politica e delle vicende di Mangano Rischia la condanna a Palermo. Marcello chiama, Silvio risponde L’analisi È invece il tuffo nel suo passato più buio che Marcello Dell’Utri l’ha indotto (o costretto?) a compiere in sua presenza. Un tuffo nei vecchi, comuni rapporti con il mafioso Vittorio Mangano, nelle vecchie liaisons con la mafia che di tanto in tanto riemergono, ma che il Cavaliere evitava accuratamente di affrontare da mesi, anzi da anni. Al punto di avvalersi della facoltà di non rispondere quando il Tribunale di Palermo che stava processando Dell’Utri andò a interrogarlo come testimone nel novembre del 2002. Ieri, all’improvviso, il leader dell’opposizione ha smesso di avvalersi di quella facoltà. Ai giudici si può non rispondere, a Dell’Utri no. Perché Berlusconi ha deciso - se lo ha deciso lui - di tornare sul suo passato più inconfessabile, proprio quando si era lasciato alle spalle le vicende giudiziarie, quasi tutte risolte grazie alle leggi ad personam e ad alcune strane sentenze come quella, recentissima, della Cassazione nel processo Sme-Ariosto? La migliore risposta è nello sguardo dell’amico Marcello, che gli era accanto sul palco durante la lunga dissertazione sul «fattore» Mangano e sui giudici-criminali «da recuperare». Ma è anche nel calendario delle scadenze processuali che attendono il senatore nonché fondatore di Forza Italia. Entro fine anno dovrebbe concludersi alla Corte d’appello di Palermo il processo di secondo grado per concorso esterno in associazione mafiosa: quello che, in Tribunale, si è concluso con la condanna a 9 anni. E presto la Cassazione deciderà se confermare o annullare la condanna a 2 anni subita a Milano da Dell’Utri e dal boss di Trapani Vincenzo Virga per tentata estorsione mafiosa. Quest’ultimo processo, in caso di conferma della condanna, lo porterebbe in carcere e nemmeno l’immunità parlamentare potrebbe salvarlo: per le sentenze definitive non è previsto alcuno scudo per onorevoli e senatori. La condanna a 2 anni, se fosse definitiva, andrebbe a sommarsi con quelle irrevocabili rimediate a Torino e Milano per le false fatture e i falsi in bilancio di Publitalia, per un totale di altri 2 anni e 3 mesi. Superando abbondantemente la soglia dei 3 anni, sotto la quale in Italia non si va in carcere ma in affidamento al servizio sociale (come Previti), per il senatore Dell’Utri si aprirebbero inevitabilmente le porte della cella. Anche perché i reati con aggravante mafiosa (come nel caso dell’estorsione Garraffa) non beneficiano dello sconto di 3 anni previsto dall’indulto. La partita che attende il più stretto collaboratore di Berlusconi, dunque, è decisiva. Dell’Utri, nei prossimi mesi, si gioca la libertà. Per questo il Cavaliere, che deve molto alle sue opere, ma soprattutto ai suoi silenzi, ha fatto ieri per lui ciò che non aveva fatto nemmeno per Previti: salvato dall’arresto grazie all’ex Cirielli (niente detenzione per gli ultrasettantenni) e all’indulto, ed espulso tardivamente dal Parlamento nel silenzio di Berlusconi. Ma con Dell’Utri è diverso. Dell’Utri rischia la galera. Così ieri Berlusconi è tornato ad addentrarsi nelle vicende che avevano arroventato la campagna elettorale del 2001: Mangano, la mafia, la nascita di Forza Italia. Non l’aveva fatto nemmeno nel dicembre 2004, quando l’amico Marcello attendeva la prima sentenza di Palermo. In quegli stessi giorni, l’allora premier attendeva a sua volta il verdetto del Tribunale di Milano su Sme-Ariosto e preferì non indispettire i magistrati: fu fortunato, i giudici gli concessero le ennesime attenuanti e l’ennesima prescrizione per i soldi Fininvest passati da Previti al giudice Squillante. Provvide Pierferdinando Casini, presidente della Camera, a far sapere di aver telefonato a Marcello la sua «profonda amicizia e stima», mentre i giudici antimafia erano in camera di consiglio. Ora che il Cavaliere l’ha sfangata, però, ha deciso di (o dovuto) schierarsi. Facendo sapere ai giudici che Silvio e Marcello sono inscindibili: Forza Italia «l’ha fondata Dell’Utri», «maestro di vita», di «moralità», di «libertà» e «membro dell’Opus Dei» (se ne ricordino le gerarchie vaticane, così solidali con Andreotti). Se poi il comizio porterà vantaggi o svantaggi all’imputato Marcello, è presto per dirlo. Dell’Utri, al Tribunale di Palermo, aveva fatto di tutto per minimizzare il proprio ruolo nella nascita di Forza Italia: opera esclusiva, a suo dire, di Berlusconi. Il Tribunale non gli credette e sentenziò che Forza Italia l’aveva creata lui, previo accordo con Bernardo Provenzano. Ieri Berlusconi ha ricordato che Dell’Utri frequentava mafiosi (ma, a suo dire, non c’è nulla di male) e confermato che nel ‘93-94 l’unico a spingerlo a «scendere in campo» fu proprio Marcello, che fino a quel momento non si era mai occupato di politica. E, mentre difendeva Marcello, pareva di sentir parlare un pubblico ministero. box 1 Il fatto Lo scorso 11 novembre Silvio Berlusconi ha difeso pubblicamente Marcello Dell’Utri nel corso del suo intervento al convegno nazionale dei Circoli del Buon Governo, a Montecatini Terme. Dopo aver ringraziato il senatore azzurro, l’ex premier ha dato il via ad una lunga arringa difensiva in cui ha ripercorso la vicenda di Vittorio Mangano (già reggente della famiglia mafiosa di Porta Nuova). Definendolo una brava persona i cui legami con la mafia non sarebbero mai stati provati. Il Cavaliere è passato poi ad attaccare i magistrati che rappresentano l’accusa al processo in corso a Palermo contro l’amico Marcello (in primo grado Dell’Utri ha ottenuto una condanna a 9 anni per concorso eterno in associazione mafiosa): <<Non so – ha dichiarato – da quanti anni si fa un processo a Dell’Utri. Se non erro, il principio della pena in Italia è quello di recuperare alla società civile qualcuno che ha sbagliato>>, ma in questo caso <<devono essere recuperati alla società questi giudici che lo accusano>> . M.C. box 2 Berlusconi riparte dalla Sicilia Silvio Berlusconi lo ha annunciato lo scorso 1° dicembre: <<La Sicilia potrebbe arrivare per prima>> al traguardo del Partito della libertà. Perché dall’isola partirà il suo tour fra i gazebo del Sud per presentare un partito unico dei moderati e dei liberali. E così la <<grande avventura di libertà>>, come la ha definita il Cavaliere, decollerà da Palermo. E sarà una <<straordinaria scommessa di un partito che punta a coinvolgere milioni di persone nel segno dell’unità>>. Proprio qui, nella patria del fedelissimo braccio destro Marcello Dell’Utri <<la gente è motivata>>, spiega l’ex premier e, lo ha aggiunto il coordinatore regionale Angelino Alfano il modello di coalizione <<ha garantito finora compattezza e risultati>>. Ma nella Regione in cui Forza Italia ha ottenuto alle politiche il 31,6% dei consensi e dove Berlusconi battezza i suoi uomini <<missionari>>, la spaccatura nel centrodestra è profonda. Perché Udc e An non sono intenzionati a seguire l’ex premier e il segretario regionale dell’Udc Saverio Romano si è affrettato a specificarlo: <<Non ci interessa il partito della libertà, non ci piace questa deriva plebiscitaria e di destra>>. Grande gioia, invece, per il presidente dell’Ars Gianfranco Micciché (<<Ritengo che Berlusconi abbia voluto esprimere un concetto semplice: qui Forza Italia è solida e radicata, e ha una grande capacità di attrattiva. Si può andare avanti più velocemente, insomma. Anche da soli>>), per il presidente della Provincia Francesco Musotto (<<C’è l’entusiasmo di un nuovo inizio, stavolta fondato non solo su una grande intuizione ma sulle basi solide che Forza Italia ha saputo costruire>>) e per il sindaco Diego Cammarata che ha sottolineato <<l’affetto reciproco tra Palermo e Berlusconi>>. M.C. box 3 Processo Dell’Utri Lo scorso 26 novembre l’avvocato Nino Mormino, uno dei legali del senatore Marcello Dell’Utri sotto processo a Palermo con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa e condannato a 9 anni in primo grado, ha dichiarato che il suo assistito non si sarebbe mai incontrato con lo “stalliere di Arcore” Vittorio Mangano nel 1993. Adducendo come prova gli appunti trovati nel bloc-notes della segretaria del parlamentare. I presunti incontri del senatore erano stati evidenziati nella memoria depositata alla Corte d’Appello dal Pg Nino Gatto, il quale aveva specificato due date: quelle del 2 e del 3 novembre, periodo in cui al politico di Forza Italia sarebbero giunte pressioni per “ammorbidire” la legislazione antimafia. Nella stessa memoria si legge ancora che Dell’Utri, poco prima del Natale del ‘94, si sarebbe recato a Como ad incontrare Mangano - al quale avrebbe annunciato imminenti misure legislative a favore di Cosa Nostra – con l’elicottero privato dell’amico Berlusconi, all’epoca Presidente del Consiglio. Che in quel periodo, secondo alcune indagini della Dia, con quello stesso velivolo si recò svariate volte proprio in quella città. Dell’elicottero ha parlato il pentito Salvatore Cucuzza, che da Mangano avrebbe appreso degli incontri con il senatore avvenuti a Como nel dicembre del ‘94, specificando che in una occasione Dell’Utri arrivò appunto <<in elicottero>>. Cucuzza avrebbe inoltre raccontato che nel corso di quei summit, il senatore Dell’Utri avrebbe suggerito a Mangano di astenersi da azioni delittuose, che sarebbero risultate controproducenti visto che a gennaio del ‘95 sarebbero arrivate leggi favorevoli a Cosa Nostra. La bontà del racconto, conclude Gatto, è dimostrata dal fatto che i tempi legislativi coincidono perfettamente con i tempi rivelati da Mangano a Cucuzza sulle leggi tanto agognate dalla mafia. Nel frattempo, in attesa dell’imminente giudizio di secondo grado, il senatore Marcello Dell’Utri ha dichiarato che non si opporrà all’eventuale richiesta del Gip al Senato di utilizzo di intercettazioni telefoniche tra l’imputato e Maria Rosaria Palazzolo, sorella del latitante mafioso Vito Roberto Palazzolo. Nel corso della conversazione in oggetto i due avrebbero parlato della posizione giudiziaria del latitante e il senatore avrebbe promesso alla donna che si sarebbe occupato delle vicende oggetto del processo. M.C. ANTIMAFIADuemila N°56 |
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In edicola dal 18 luglio 2008In questo numero: Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale. La Procura di Salerno ribalta il "caso De Magistris". Chiesta l'archiviazione ed annunciate indagini contro chi lo ha accusato. Presto al via il processo Toghe Lucane. La più importante inchiesta degli ultimi cinquant'anni. Agenda Rossa: La procura si appella alla Cassazione. Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi. Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo. Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità. Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro. Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti. Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica. Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina. Ed altro ancora... |
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La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.
Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la
terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in
diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai
primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello
Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri
umani.
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In questo numero: Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt. Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico. Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali. Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto. Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi. Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo. Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico. Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione. LEGGI TUTTO... |
Di seguito pubblichiamo, in formato pdf, l'intervento del Clar (Centro Libero Analisi e Ricerche) alla conferenza “Crisi dei mutui e finanza mondiale: cosa ci riserva l'economia?”
L'incontro si è tenuto ad Ancona lo scorso 14 dicembre 2007 e tra i relatori Anna Petrozzi il caporedattore del giornale ANTIMAFIADuemila.
La relazione è la sintesi di uno studio sulla finanza internazionale condotto dallo stesso Centro (vedi www.clarissa.it) ed esposto in modo semplice e facilmente comprensibile anche ai non addetti ai lavori. Un documento prezioso corredato di schemi e tabelle che illustra in modo chiaro i meccanismi di potere sui quali è basato l'attuale modello finanziario mondiale.
Studio sulla finanza internazionale del Centro libero analisi e ricerche
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