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Antimafia Duemila

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Oct 16th
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Mafie & Cicoria PDF Stampa E-mail

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12 marzo 2008

1. Così è nata la quinta mafia. In viaggio nel Lazio occupato
Radicata, potente, silenziosa. Uno speciale per puntare i riflettori sulla criminalità organizzata del Tevere


 
Sono tra noi, comprano e corrompono, costruiscono e amministrano. Come un cancro, il crimine organizzato è cresciuto nell’ombra, cellule maligne che hanno invaso un corpo sano, arrivando ovunque. Fino al centro dell’impero. Perché  Roma e il Lazio, insieme a Milano e alla Lombardia, sono ormai terra di mafia. Una regione a “occupazione mafiosa” quasi come le cinque del profondo Sud: alta densità criminale, un tasso elevatissimo di investimenti di denaro sporco e un controllo del territorio blando, ma capillare. Quello che Libera Informazione si appresta a compiere è un viaggio in una dimensione oscura e nebulosa. Un dossier sulle mafie nel Lazio, al di là dell’allarmismo, dello scoop a tutti i costi, della logica emergenziale.
 
Una presenza radicata, strutturale, quella della criminalità organizzata nella regione. Del resto “come è possibile pensare che le mafie non siano interessate a Roma e al Lazio” spiega Antonio Turri, coordinatore di Libera Latina. Da investigatore di razza,  profondo conoscitore del territorio, non ha dubbi sulle strategie mafiose. Per Turri è quasi un’equazione:  “Se è vero che le mafie sono delle holding finanziarie, infiltrate nelle amministrazioni e nella politica ai più alti livelli, se ciò è vero allora va da sé che puntino con forza su Roma e dintorni”. Senza dimenticare che per la criminalità organizzata - in questo caso per la camorra in particolare - i confini geografici non sono affatto un ostacolo. Il cuore della politica, i palazzi che distribuiscono le risorse e decidono sui mega-appalti, gli uffici delle grandi imprese, il crocevia degli affari, una fetta importante dell’economia nazionale, forti attrattive per gli appetiti criminali. Senza dimenticare che, almeno per quanto riguarda la camorra, per la criminalità organizzata i confini geografici non sono affatto un ostacolo.
 
E le mafie siedono al banchetto ormai da qualche decennio.  Spesso indisturbate. “E’ passata ormai la logica del non allarmismo” dice con rammarico Turri. Da dirigente dell’antimafia sociale, sa che i titoloni sui giornali fanno spesso il gioco delle cosche. Ma il “negazionismo” è altra cosa. Il poliziotto-militante spiega che senza la giusta tensione le indagini non vanno lontano. È questo il primo obiettivo che Libera Informazione si pone: dare un contributo per diradare la nebbia del riduzionismo. E lo fa con il dossier mafie&cicoria, per sottolineare il livello di penetrazione delle mafie nella regione, la potenza economica e di pressione politica delle cosche, per disegnare una mappa delle organizzazioni criminali, territorio per territorio. Un viaggio nelle zone calde, dal litorale all’Agro Pontino e al Basso Lazio, da Civitavecchia all’Urbe fino alla provincia di Rieti, nuova frontiera per le mafie del Tevere.
 
Lo speciale di Libera Informazione vuole fare il punto con i magistrati della Dda e della Dna, con gli enti locali e il mondo della politica, vuole raccogliere le denunce della società civile e sottolineare ritardi ed eccellenze della lotta alle mafie,  stimolare i cittadini. Vuole soprattutto essere da pungolo per le istituzioni e i media: la criminalità organizzata, nel Lazio ma non solo, deve diventare priorità nell’agenda politica e criterio guida della notiziabilità. Al di la della logica emergenziale, del meccanismo della paura e delle risposte sicurtarie. (PRIMA PUNTATA)
 

2. La pax nei mandamenti latini. Ecco le cosche de noantri
Legami col territorio e basso profilo: è la cosa nuova laziale. E c’è chi sottovaluta
 
È nata nelle borgate e nelle città di provincia, si è integrata, ha mutato pelle. La quinta mafia, quella del Lazio,  non crea allarme perché non è un corpo estraneo.  Cosa nostra, camorra e ‘ndrangheta sono da anni delle mafie stanziali, cresciute fino a diventare altro. Il legame con il territorio, la fusione con la mala del luogo – la banda della Magliana è un esempio rappresentativo – gli affari con imprenditori e professionisti locali fanno delle cosche laziali un qualcosa di diverso dai clan della casa madre. Sono una “cosa nuova”, “cosche de noantri”, che sanno convivere e federarsi al di là delle differenti origini. Una pax interregionale condivisa e duratura. Sanno anche mimetizzarsi, usando uomini del territorio come paravento. Questo è il nuovo modello di controllo del territorio, per evitare le guerre e il rigetto della società civile.
 
Come alieni della fantascienza classica, hanno agito sotto traccia, si sono mescolati agli altri con indosso una maschera di rispettabilità. Lo schema è simile in tutta la regione: dai primi insediamenti, seguiti alle latitanze o ai soggiorni obbligati di mafiosi del Sud,  è nata una mafia endogena. Uno sviluppo per gradi, ma continuo. Ai soldi sporchi, si sono affiancate le competenze di Cosa nostra, la manovalanza locale e quella dei camorristi e degli ‘ndranghetisti, quindi un terzo livello imprenditoriale tutto laziale. Il tutto con coperture politiche trasversali. Cemento, alberghi, centri commerciali, appalti, ristorazione, rifiuti, ortofrutta e trasporti, usura e partecipazioni mafiose nelle imprese. Come in Campania, in Basilicata, in Puglia, in Calabria e in Sicilia. Si ricicla molto di più, ci si fa notare molto di meno. La mafia si è fatta imprenditrice.  Una mutazione genetica avvenuta, secondo i magistrati in prima linea, negli anni 80. Il tutto sotto silenzio. Nel Lazio la parola mafia troppo spesso non si può usare, come ai tempi dell’onorata società.
 
È stato così negli ultimi trent’anni, agli albori della mafia laziale, quando Pippo Calò si trasferì a Roma nella sua latitanza e strinse contatti con la banda della Magliana, la mala che si fa mafia. O ancora con il famigerato “Frank tre dita” nella zona di Pomezia. È stato così: bassa tensione, negazionismo, e contrasto a intensità ridotta e a singhiozzo. Mentre i piani regolatori prevedevano la cementificazione selvaggia (a Latina si sono immaginati vani per 300mila abitanti). Mentre alle porte dell’impero svettavano mega alberghi, i prati lasciavano il posto ai centri commerciali. Gente con un passato da “indesiderato” che diventa costruttore di successo, imprenditori e professionisti organici alle mafie candidati alle elezioni, ci sono anche militari, 007 e investigatori con qualche scheletro nell’armadio. La politica ha protetto le mafie, tra corruzione e infiltrazioni mafiose non c’è più un confine netto.
 
E così alle indagini sulla banda della Magliana, ai commissariamenti, agli arresti e agli scandali non è seguita una presa di coscienza totale e piena. Non mancano segnali importanti a livello istituzionale, come l’istituzione della Commissione speciale sulla Sicurezza della Regione Lazio e il relativo osservatorio. Ma ci sono anche pericolosi cedimenti. Come l’assurda polemica scatenata contro la segretaria dei Radicali italiani Rita Bernardini, sbeffeggiata sul Corsera e sulla Rai per l’allarme mafia nella Capitale. Dall’ex prefetto Achille Serra una sponda: Roma è sicura, la criminalità organizzata non è radicata. Le inchieste e le relazioni degli addetti ai lavori vanno in tutt’altra direzione. Una polemica inquietante, soprattutto perché non è vecchia di anni, ma di mesi.
(SECONDA PUNTATA)
TRATTO DA LIBERAINFORMAZIONE 
 
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  • La Rivista
    cop59.gif In edicola dal 18 luglio 2008

    In questo numero:
    Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale.
    La Procura di Salerno ribalta il "caso De Magistris". Chiesta l'archiviazione ed annunciate indagini contro chi lo ha accusato.
    Presto al via il processo Toghe Lucane. La più importante inchiesta degli ultimi cinquant'anni.
    Agenda Rossa: La procura si appella alla Cassazione.
    Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi.
    Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo.
    Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità.
    Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro.
    Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti.
    Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica.
    Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina.
    Ed altro ancora...


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  • Editoriale

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    La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino

    Il 19 luglio 1992, a cinquantasette giorni di distanza dalla strage di Capaci, veniva assassinato a Palermo, in via D’Amelio, il giudice Paolo Borsellino e con lui gli agenti della sua scorta.

    Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.

    Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri umani.


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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt.
    Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico.
    Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali.
    Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto.
    Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi.
    Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo.
    Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico.
    Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione.


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