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Le bombe a grappolo in Libano PDF Stampa E-mail

grappolo-bomba-web.jpg


© The Independent

Traduzione di Carlo Antonio Biscotto


 

Fondamento della loro vita resta la guerra combattuta prima che nascessero. La prima volta che ne ho vista una, la mia reazione istintiva è stata di raccoglierla. Luccicava alla luce del sole, era di un verde intenso, qualcosa di nuovo e di insolito tra l'erba secca delle colline del Libano meridionale. La piccola bomba a grappolo sembrava fatta per essere tenuta in mano. Non mi meraviglia che i bambini piccoli le raccolgano e perdano la vita.
Nel 2006 Israele ha fatto cadere sugli orti e sui campi del Libano meridionale oltre un milione di bombe a grappolo - dopo che era stato annunciato il cessate il fuoco del conflitto con Hezbollah durato 34 giorni. Finora hanno ucciso 40 uomini, donne e bambini. Gli sminatori giunti in Libano hanno scoperto che le bombe a grappolo erano state sganciate sui campi minati lasciati dagli israeliani nel 2000. E in alcuni casi questi campi minati erano stati creati sopra precedenti campi minati palestinesi. E taluni di questi campi minati - e in questa circostanza torna a minacciarci la piu' drammatica guerra del ventesimo secolo - erano stati inavvertitamente collocati sopra tappeti di mine piazzate nella terra rossa del Libano dalle forze francesi di Vichy nel 1941 mentre attendevano l'invasione dalla Palestina delle divisioni britanniche e dei soldati della Francia libera. Come al solito la seconda guerra mondiale si rivela il fondamento di buona parte degli attuali orrori del Medio Oriente. A Tripoli pubblicano un "Libro Bianco" sulle conseguenze per la Libia della guerra 1939-45 con decine di migliaia di mine sepolte nella sabbia del deserto intorno a Tobruk e a Bengasi dagli italiani e dai tedeschi, dai britannici, dagli australiani, dai neozelandesi e dai sudafricani.
"Gli italiani piazzano le mine", dice la didascalia sotto una fotografia che ritrae alcuni genieri che sistemano le mine nel deserto. "Gli inglesi piazzano altre mine. I tedeschi ne piazzano ancora di più. Poi se ne vanno ma le mine sono ancora lì!". Venti anni dopo la guerra - quando almeno 800 contadini libici e loro familiari erano saltati in aria a causa delle mine - un giornalista italiano descrisse la carneficina senza fine durante le operazioni di sminamento.
"Le mine sono talmente sensibili che basta sfiorarle con un piede perché esplodano e saltino in aria come cavallette - dei due uomini sono rimasti solo alcuni brandelli di carne e di vestiario".
L'Egitto definisce i suoi campi minati della seconda guerra mondiale "I giardini del demonio" che si estendono da El Alamein a Mersa Matruh, a est del confine libico. A questi si aggiungano i vastissimi campi minati creati dalle forze egiziane e israeliane nei deserti orientali nel 1948, 1956, 1967 e 1973 - gli israeliani hanno le mappe di cinque milioni e mezzo di mine piazzate nel Sinai e nella zone circostanti nel 1967 - e in questo modo potete farvi un'idea di quanto quelle sabbie siano ancora pericolose e tossiche.
Come ha sottolineato il mese scorso l'Egyptian Mail, noi occidentali ricordiamo ogni anno i morti di El Alamein. Ma chi ricorda i morti dell'Egitto? E sebbene inglesi, italiani e tedeschi abbiamo inviato agli egiziani le mappe dei vecchi campi minati e sebbene l'esercito egiziano abbia disinnescato 2.976 mine tra il 1983 e il 1999, ne rimangono ancora circa 17.600.000 sotto la fascia costiera egiziana, secondo quanto riferiscono le autorita' egiziane responsabili delle operazioni di sminamento.
Dal 1982, 700 egiziani sono morti a causa delle mine e altri 7.600 sono rimasti feriti. E mentre loro muoiono i nostri sopravvissuti invecchiano. Quando, alcune settimane fa, ho scritto un articolo sul film "Espiazione" - con quei cinque minuti dedicati all'evacuazione dalle spiagge di Dunquerque nel 1940 e la distruzione a causa dello scoppio di una mina della stazione della metropolitana di Balham - non mi rendevo conto di quanti ricordi avrei risvegliato.
Una signora scozzese mi ha scritto per raccontarmi che da bambina durante i bombardamenti "dormivo sempre nella metropolitana - per poco la mina della stazione di Balham non mi ha colpito e l'inondazione che ne e' seguita ha causato la morte di molta gente per annegamento (compresa Cecilia nel film "Espiazione"). Ricordo che chiusero la stazione della metropolitana per molto tempo per recuperare i cadaveri. Ricordo anche che dopo rimase a lungo sulla parete il segno del punto in cui era arrivata l'acqua".
Piu' drammatica e' stata la lettera di Hal Crookall, un ex tenente adesso novantenne che si trovava a Dunquerque con il Reggimento dello Yorkshire orientale. Nell'articolo dicevo che vedendo il film, alla vista delle spiagge di Dunquerque non avevo potuto fare a meno di esclamare: "Dannazione!" - e che questa stessa esclamazione era uscita poco dopo dalla bocca di un giovane caporale che nel film era al comando di una pattuglia di sbandati. Immaginate quindi la mia sorpresa - e il sorriso che mi e' spuntato - quando ho letto le seguenti parole scritte da Hal Crookall: "la maggior parte degli uomini del mio plotone erano portuali di Hull. Ci avevano lasciato indietro per effettuare azioni di retroguardia e dovevamo raggiungere la spiaggia cosa che facemmo in larga misura seguendo il rumore dei cannoni delle navi, quello delle granate che fischiavano sulla nostra testa e quello dei bombardieri Stuka che attaccavano le spiagge. Quando finalmente raggiungemmo la spiaggia, ci affacciamo sulla duna e vedemmo la scena, la maggior parte dei miei commilitoni esclamo' con accento dello Yorkshire: "dannazione!!". Nel 1943 il tenente Crookall fu ferito - pensate un po'! - nel deserto della Libia. Non da una mina - lui e i suoi soldati avevano piazzato sacchetti di sabbia sul fondo del mezzo corazzato per non rimanere feriti dallo scoppio delle mine - ma da una scheggia di granata tedesca che aveva perforato la carrozzeria da 3 ottavi di pollice del blindato e si era conficcata nel braccio del tenente Crookall. La sua divisione di fanteria dal momento che era ferito lo invio' in Medio Oriente e fini' per ritrovarsi a Damasco. "La ferita mise praticamente fine alle mie ambizioni da violinista", mi ha detto questa settimana. "Ma quando ero a Damasco venne Josephine Baker per cantare per i soldati di Francia Libera e mi chiese di accompagnarla. E in quella circostanza suonai di nuovo". Dopo la guerra Crookall torno' molte volte in Medio Oriente, ospite di Ali Ayoubi, figlio di un presidente siriano - cosi' almeno sosteneva ma probabilmente si trattava di un primo ministro siriano. "Mio padre aveva due guardie del corpo", ricorda che gli diceva Ali. "Il Presidente Assad ne aveva circa 10.000!". In Libia e in Egitto ovviamente la gente del deserto non ha guardie del corpo. Fondamento della loro vita resta la guerra combattuta prima che nascessero e che continua ad ucciderli e a mutilarli esattamente come 65 anni fa feri' il tenente Crookall. Suppongo che la morale di questa vicenda sia semplice e, per certi versi, scontata: in Medio Oriente la seconda guerra mondiale non è ancora finita.

UNITA 12 MARZO 2008
 
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