| Guerra in Iraq: tremila miliardi di dollari |
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10 marzo 2008 In occasione del quinto anniversario dell'inizio dell'invasione dell'Iraq i due illustri professori fanno il punto della situazione. Bush aveva affermato che la guerra contro l'Iraq sarebbe costata 50 miliardi di dollari. Così non è stato, perché tale cifra è attualmente spesa dagli Usa in Iraq ogni tre mesi. Complessivamente la guerra è costata tre mila miliardi di dollari agli Usa ed altrettanti dollari al resto del mondo. <<Se volessimo contestualizzare tale cifra – avverte Stiglitz in un articolo per Repubblica pubblicato quest'oggi – potremmo dire che per un sesto di quanto si sta spendendo in questa guerra gli Usa avrebbero potuto raddrizzare definitivamente il sistema della Social Security per il prossimo mezzo secolo, senza tagli di benefici, senza aumenti di contributi>>. L'amministrazione Bush per finanziare la guerra ha fatto ricorso alla spesa in disavanzo, in gran parte finanziata dall'estero, senza aumentare le tasse ai suoi cittadini ed addirittura tagliando le tasse ai ricchi. La conseguenza è che saranno le generazioni future a sobbarcarsi l'onere delle spese. <<Se le cose non cambieranno – spiega sempre Stiglitz – il debito nazionale degli Stati Uniti, che era di 5,7 trilioni di dollari quando Bush è diventato presidente, sarà di due trilioni più alto a causa della guerra in Iraq (oltre agli 800 miliardi di dollari aggiuntisi nel periodo della presidenza Bush prima della guerra)>>. Bush ed il suo staff si sono concentrati sulle spese presenti e non su quelle future, che accludono l'assistenza medica e la cura delle invalidità permanenti dei veterani di guerra di ritorno dal fronte. Finora i veterani ai quali è stato riscontrata la sindrome da stress post-traumatico sono oltre 52.000. Gli Usa devono versare assegni di invalidità a circa il 40% dei 6,5 milioni di soldati inviati in Iraq. Naturalmente le cifre sono in crescita fino a quando questa guerra avrà fine. Attualmente il conto complessivo dell'assistenza medica e dei risarcimenti per invalidità è pari a 600 miliardi di dollari. Inoltre occorre considerare un altro particolare: gli Usa si sono affidati a contractor privati il cui costo non è certamente basso. <<Quando in Iraq il tasso di disoccupazione – continua il professore della Columbia – si è impennato fino a toccare il 60 per cento del totale, avrebbe avuto quanto mai senso assumere personale iracheno, ma i contractor hanno invece preferito importare manodopera conveniente perché poco retribuita dal Nepal, dalle Filippine e da altri paesi>>. I veri vincitori della guerra sono le compagnie petrolifere e i contractor della Difesa. Infatti basta guardare le azioni salite alle stelle della Halliburton, compagnia del vicepresidente Dick Cheney, per capirlo. I costi maggiori della guerra sono stati sostenuti dall'Iraq: il tasso di disoccupazione è fermo al 25%, la metà dei medici iracheni ha abbandonato il Paese o è rimasta uccisa, Bagdad può godere solo di meno di otto ore di elettricità ogni giorno, quattro dei 28 milioni di abitanti dell'Iraq sono sfollati all'interno dello Stato, due milioni sono profughi altrove, le vittime di cui non si è tenuto conto sono comprese tra un minimo di 450.000 e un massimo di 600.000, 150.000 delle quali morti violente. <<Agli americani – conclude Stiglitz – piace spesso ricordare che è impossibile consumare un pasto gratis. Né può esistere una guerra gratis. Gli Stati Uniti e il mondo intero continueranno a pagarne il prezzo per i decenni a venire>>. Dora Quaranta |
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In edicola dal 23 ottobre 2008In questo numero: Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli. Massimo Ciancimio, figlio di Don Vito, alla vigilia di un'udienza cruciale del processo d’appello confida ad ANTIMAFIADuemila: “Sulla mia testa pende una spada di Damocle”. Nelle scandalose carte di Reggio spunta ancora il nome di Marcello Dell’Utri… i magistrati indagano. Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!” Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli. Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani. Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice. |
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Gioco criminale |
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Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |
di Alberto B. Mariantoni © - 31 gennaio 2009
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