| La trama delle morti eccellenti |
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L’intervista Antonio Ingroia a cura di Lorenzo Baldo Dottor Teresi, a 15 anni dalle stragi del ’92, come dobbiamo interpretare la frase di Paolo Borsellino “sto vedendo la mafia in diretta”? Ricordando il contesto in cui Borsellino pronunciò quella frase credo si riferisse in maniera allarmata a ciò che aveva probabilmente scoperto in quei giorni: l’esistenza comprovata di una trattativa in corso tra Cosa Nostra e lo Stato. Circostanza alla quale si sarebbe opposto. Tutto quello che stava vedendo e constatando era proprio la negazione di quei principi a cui lui si era rigorosamente attenuto, come uomo e come magistrato. In qualche modo è questa una delle ragioni predominanti che hanno portato ad accelerare la sua eliminazione. Si era decretata l’anticipazione della morte del Giudice nonostante all’interno della stessa Cosa Nostra avessero timori per la reazione dello Stato all’indomani della strage di Capaci. Riina però aveva rassicurato: “Mi hanno garantito che è un bene per tutta cosa nostra”… Nella valutazione mafiosa tra costi e benefici era per loro probabilmente più conveniente eliminare l’ultimo ostacolo per la realizzazione della trattativa che non correre il rischio che questa s’interrompesse. Non dimentichiamo che in quel periodo Borsellino era stato indicato come possibile procuratore nazionale antimafia, carica che gli avrebbe permesso di bloccare quella negoziazione. Nelle sentenze si dice plausibile l’esistenza di mandanti esterni alla strage. Che idea si è fatto al riguardo? Che i mandanti esterni ci sono. Se una delle principali ragioni della morte di Borsellino era l’interesse a concretizzare la trattativa… è chiaro che una trattativa si fa in due. Da un lato Cosa Nostra dall’altro rappresentanti istituzionali che per logica potrebbero aver ricoperto il ruolo di mandanti esterni. L’agenda scomparsa potrebbe essere un oggetto di ricatto nelle mani di qualcuno? Non lo so più adesso, penso che ormai avrebbe un valore storico. Certo sarebbe una bella conferma per ciò che le sentenze teorizzano in merito ai mandanti esterni ma non credo possa esservi annotato nulla di nuovo. Purtroppo con la strage tutto ciò che si doveva consumare si è consumato, secondo me, anche la trattativa. Dopo la strage di via D’Amelio arriveranno le bombe del 93. Perché Cosa Nostra alza di più il tiro? Perché, è una mia ipotesi, la sua controparte, quella che voleva intavolare la contrattazione, è rimasta spiazzata dalla reazione popolare e della politica dopo la morte di Borsellino. Verosimilmente le bombe del ‘93 servivano a provocare una ripresa forte di quello stesso negoziato che dopo la strage di via D’Amelio aveva rallentato il suo corso. La strategia stragista avviene anche dopo la cattura di Riina. Si trattava di un programma già stabilito da tempo? Assolutamente sì. E credo che l’arresto di Riina non sia stato un fatto accidentale o casuale. Non escluderei che fosse uno dei punti dell’accordo. E direi che questa vicenda è strettamente connessa alla scomparsa dei documenti all’interno della sua abitazione. Uno scenario che si ripete, come nel caso del generale dalla Chiesa e di altri morti eccellenti. Borsellino disse a sua moglie: “Se un giorno mi ammazzeranno non sarà stata Cosa Nostra ma saranno stati altri”. Perché aveva questa consapevolezza? Proprio perché aveva capito che c’era stato un accordo con l’organizzazione mafiosa, realizzando che il suo intervento era diventato estremamente pericoloso. Non dimentichiamo che lui parla con sua moglie negli ultimi periodi della sua vita quando probabilmente aveva scoperto tutto il piano. Che speranze ha dott. Teresi che si arrivi alla verità? Sinceramente non ne conservo moltissime. Finché non si apriranno anche gli archivi più segreti, non riusciremo mai a comprendere i veri misteri d’Italia dallo sbarco degli americani in poi. I famosi ibridi connubi che diceva sempre Falcone... Proprio partendo da questi, si ha l’idea di un filo rosso che lega, con comportamenti sempre più o meno rapportabili a un unico canovaccio, determinati settori istituzionali. Alcuni ambienti hanno più interesse a nascondere che a far conoscere e se è così, vuol dire che le persone oneste hanno ancora molto da scoprire. Dubito però che lo Stato arrivi a un grado di autocensura tale da concedere l’apertura di tutti gli archivi. Personaggi come Riina, Bagarella, Graviano, Biondino non parlano perché si troverebbero di fronte quei pezzi delle istituzioni che a suo tempo hanno chiesto loro di compiere le stragi? Questo non lo so, sicuramente non parlano perché non hanno interesse a farlo. Per ora aspettano dei segnali che possano facilitare la loro vita, come il disegno di legge sulla revisione dei processi, la dissociazione o l’abolizione dell’ergastolo. Non so se c’è dell’altro, ma in questi casi, esiste sempre un equilibrio tra interessi in gioco ed è anche ciò che determina una persona a collaborare. Dottore, con l’arresto di Salvatore Lo Piccolo e ora che Cosa Nostra non ha più un capo, potrebbe lo Stato sferrare all’organizzazione i suoi colpi mortali? Secondo me oggi siamo in una posizione di grande forza soprattutto perché abbiamo vicina l’opinione pubblica. Resta però un problema serio: quello dei rapporti “istituzionali” di Cosa Nostra con la politica. Se la gente prendesse consapevolezza della possibilità di abbattere l’organizzazione lo dovrebbe fare a tutto tondo, negando anche le proprie preferenze elettorali a coloro che hanno avuto rapporti con Cosa Nostra. Se ciò avvenisse potremmo segnare definitivamente la fine della organizzazione. ANTIMAFIADuemila N°56 |
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In edicola dal 28 maggio 2008
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Baciamo le mani E guai a chi vuol fare da guastafeste e minare il dialogo, viene linciato con la verga bipartisan. A inaugurare il nuovo metodo all’educato olio di ricino è stato Marco Travaglio. Che si è permesso ancora una volta di utilizzare la televisione come organo di informazione, cioè si è preso la briga, ad autentico sprezzo del pericolo, di dare ai cittadini una notizia. Per altro non esclusiva.
Invitato da Fabio Fazio nella trasmissione Che
tempo che fa ha osato informare i cittadini italiani che il neo-presidente del
Senato Renato Schifani ha avuto, nel procedere della sua carriera, amicizie e
frequentazioni poco raccomandabili. Con boss mafiosi per l’esattezza. |
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Inserto Terzo Millennio N. 58 In questo numero: Nell'ambito del simposio internazionale indetto a Torino lo scorso 28 e 29 marzo dal titolo “From Global Warning to global policy” Giulietto Chiesa ha parlato di recessione mondiale e crisi ambientale, energetica e finanziaria. Questioni cruciali che stanno scuotendo il mondo intero. Fame nel mondo e povertà estrema. Una realtà sempre più vicina a noi, ma di chi è la colpa? Il Kosovo come le ciliegie: un'indipendenza tira l'altra. Quali saranno le conseguenze? Dal sequestro di Ingrid Betancourt in Colombia all'elezione di Fernando Lugo in Paraguay: guerra, corruzione e speranza in America Latina. Libera l'Acqua: proseguono le iniziative delle associazioni del Cipsi per promuovere la campagna sull'oro blu. Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione. |
Di seguito pubblichiamo, in formato pdf, l'intervento del Clar (Centro Libero Analisi e Ricerche) alla conferenza “Crisi dei mutui e finanza mondiale: cosa ci riserva l'economia?”
L'incontro si è tenuto ad Ancona lo scorso 14 dicembre 2007 e tra i relatori Anna Petrozzi il caporedattore del giornale ANTIMAFIADuemila.
La relazione è la sintesi di uno studio sulla finanza internazionale condotto dallo stesso Centro (vedi www.clarissa.it) ed esposto in modo semplice e facilmente comprensibile anche ai non addetti ai lavori. Un documento prezioso corredato di schemi e tabelle che illustra in modo chiaro i meccanismi di potere sui quali è basato l'attuale modello finanziario mondiale.
Studio sulla finanza internazionale del Centro libero analisi e ricerche
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