Password dimenticata? Nessun account? Registrati
  • Narrow screen resolution
  • Wide screen resolution
  • Auto width resolution
  • Increase font size
  • Decrease font size
  • Default font size
  • default color
  • red color
  • green color
Member Area

Antimafia Duemila

Friday
Mar 19th
Home arrow La Rivista arrow Primo piano arrow Spatuzza a Torino: troppe aspettative, ma il pentito conferma le accuse
Spatuzza a Torino: troppe aspettative, ma il pentito conferma le accuse PDF Stampa E-mail

dellutri-marcello-web26.jpg

di Monica Centofante e Lorenzo Baldo - 4 dicembre 2009
Tanta pressione e un'aspettativa eccessiva. Di sicuro controproducente. Anche il procuratore generale Antonino Gatto, poco prima dell'udienza lo aveva dichiarato: “Si sta enfatizzando una cosa certamente importante ma che non ha il rilievo eccezionale che le è stato dato e tutto questo toglie serenità”.



Nella maxi-aula1 del Palazzo di Giustizia Bruno Caccia erano stipati oggi circa duecento giornalisti, provenienti da tutta Europa, e molti curiosi. Gente comune che ha rinunciato a un giorno di lavoro per ascoltare il super-pentito, come per giorni è stato presentato da tutta la stampa e nel dibattito politico e mediatico. E che in molti avrà fatto maturare l'idea che Spatuzza, se non addirittura l'unico, fosse comunque il più importante tra i collaboratori di giustizia ascoltati al processo Dell'Utri. Quello in cui il senatore del Pdl, in primo grado, è stato condannato a nove anni di reclusione e con una mole di prove talmente imponente che l'accusa, “per crisi di abbondanza”, nel corso della requisitoria non ha potuto presentarle tutte.
Quello in cui le deposizioni di numerosi pentiti e i relativi riscontri hanno dimostrato il ruolo di mediatore di Marcello Dell'Utri tra l'imprenditore prima e politico poi Silvio Berlusconi e diversi soggetti appartenenti al vertice della mafia siciliana. E la continuità dei rapporti tra il senatore e Cosa Nostra, in contatto per oltre 35 anni.
Le dichiarazioni di Spatuzza, è chiaro, rappresentano una prova in più (e non solo in questo processo). E non sorprende che la difesa, in apertura dell'udienza, questa mattina, abbia tentato invano la carta della revoca dell'interrogatorio con la motivazione che “l'inondazione di carte provenienti da Firenze rischiano di trasformare la natura del processo: non più un appello, ma un nuovo primo grado”. E che poi, quando il tentativo è caduto nel vuoto, non abbia perso occasione per accentuare la tensione già presente in aula, soprattutto all'arrivo del collaboratore di giustizia, scortato e incappucciato mentre dalle forze dell'ordine veniva accompagnato dietro al paravento allestito davanti al tavolo dei giudici.
Nel corso dell'esame e del controesame il collaboratore di giustizia ha però confermato, passo dopo passo, quanto dichiarato in precedenza ai magistrati e riportato nei verbali depositati a processo. Il suo rapporto di “fratellanza” con la famiglia “di sangue” dei fratelli Graviano, la sua partecipazione alle stragi e il suo percorso di vera e propria “conversione”, che è poi sfociato nella collaborazione con la giustizia. Nonché l'iniziale timore di fare i nomi di Berlusconi e Dell'Utri.
“Dagli anni Ottanta fino al 2000 – ha esordito Spatuzza – ho fatto parte di un'associazione terrostico-mafiosa denominata Cosa Nostra”. “Terroristica perché, per quello che mi consta personalmente, dopo gli attentati di Capaci e via D'Amelio ci siamo spinti un po' oltre. Abbiamo commesso stragi che non ci appartengono”. Quelle di Milano, Roma e Firenze (presente in aula anche Giovanna Maggiani Chell, madre di Francesca, ferita gravemente nella strage dei Georgofili e fidanzata di Dario Capolicchio, morto nella stessa strage). Il senso di quegli attentati, l'ex boss di Brancaccio lo avrebbe capito più tardi, quando tra il '93 e il '94 si incontrò in due particolari occasioni con il boss Giuseppe Graviano. Prima a Campofelice di Roccella e poi al bar Doney di via Veneto, a Roma.
Nella prima occasione, in compagnia di Cosimo Lo Nigro, chiese al boss il perché di quei morti che non erano strettamente legati agli interessi di Cosa Nostra, sentendosi rispondere: “E' bene che ci portiamo un po' di morti dietro così chi si deve muovere si dà una mossa”. Poi, continua il pentito, “Giuseppe Graviano ci chiede a me e a Lo Nigro se capivamo qualcosa di politica. Noi diciamo di no e lui ci spiega che è abbastanza preparato e che se andrà a buon fine ne avremo tutti benefici compresi i carcerati”.
Subito dopo sarebbe iniziata la fase di preparazione dell'attentato all'Olimpico (fallito per un guasto al telecomando della bomba). “Un attentato contro i Carabinieri che doveva essere di portata devastante”, continua Spatuzza, prima di raccontare il secondo degli incontri con Giuseppe Graviano avvenuto appunto al bar Doney di Roma. In quell'occasione, ricorda, “Graviano aveva un atteggiamento gioioso, potrei dire come uno che ha vinto l'Enalotto”. Il boss lo invita ad entrare nel bar. “Ci siamo seduti ai tavolini e abbiamo consumato qualche cosa e lui, sempre con quell'espressione gioiosa, mi disse: Abbiamo chiuso tutto e ottenuto quello che cercavamo, grazie alla serietà di quelle persone che avevano portato avanti questa cosa”. E “che non erano come quattro crasti (cornuti ndr.) dei socialisti. Poi mi fece i nomi di Berlusconi e del nostro compaesano Dell'Utri e dice che ci eravamo messi il paese nelle mani”.
Un incontro che già di per sé, prosegue Spatuzza, “rappresentava un'anomalia”. Poiché era la prima volta che “Graviano entrava direttamente nella preparazione di un attentato, tanto che da lui dovevamo aspettare le disposizioni finali”. “Non so cosa stesse aspettando, quali risposte, ma è chiaro che era un'anomalia”.
A una trattativa in corso Spatuzza aveva pensato anche nel luglio del '93, quando lo stesso Graviano gli chiese di imbucare cinque lettere, la sera prima dell'attentato a San Giovanni in Laterano. Lettere dirette a testate giornalistiche: tra le altre “Il Messaggero e il Corriere della Sera”, ricorda il pentito e anche questa, sottolinea era “per me era un po' un'anomalia dalla quale capisco che c'era qualcosa che si stava muovendo a livello politico”. “Le lettere provenivano da Giuseppe Graviano, ma mi sono state consegnate da Fifetto Cannella”.Che in quel periodo del Graviano curava la latitanza.
Nel 2004 poi, prosegue Spatuzza incalzato al pg Gatto, quando “mi ero un po' dissociato da Cosa Nostra”, durante un periodo di detenzione comune insieme al boss Filippo Graviano, “parlo con lui della dissociazione e Filippo mi spiega che non è un discorso che ci interessa, non ci interessa la dissociazione dai magistrati perché noi dobbiamo arrivare alla politica”. In quello stesso anno, dopo un colloquio investigativo con il dottor Pier Luigi Vigna, Graviano “mi disse ancora: è bene far sapere a mio fratello Giuseppe che se non arriva niente da dove deve arrivare dobbiamo iniziare a parlare con i magistrati”. “La cosa io la collego al discorso del bar Doney”.
Al termine dell'udienza, alla quale era presente anche l'imputato Dell'Utri, la Corte ha deliberato che il prossimo 11 dicembre saranno sentiti in videoconferenza i fratelli Graviano e Cosimo Lo Nigro.
E mentre in aula la difesa si dice sicura che le dichiarazioni del pentito non saranno riscontrabili, gli attacchi politici proseguono senza sosta. Allargandosi anche ad altri processi e altri contesti che forse fanno più paura.

LE FOTO DEL PROCESSO DELL'UTRI: 1 - 2 - 3 - 4



Condividi questo articolo su FACEBOOK o altro network
Figo: lo DIGO!Segnala su Segnalo.com!Segnala su OK Notizie!Google!Live!Facebook!Yahoo!
 
< Prec.   Pros. >
Advertisement
  • La Rivista
    cop-ok.jpg
    E' uscito il nuovo numero di ANTIMAFIADuemila!
      Disponibile in libreria e nelle edicole della Sicilia dal 5 marzo. Per info su acquisti e abbonamenti clicca qui!
      
    Leggi tutto...
     
  • Editoriale
    cop-ok.jpgImprenditoria Mafiosa

    di Giorgio Bongiovanni

    E così Cosa Nostra sarebbe in ginocchio. Tra arresti più o meno eccellenti e confische dei beni questo governo annuncia che passerà alla storia come quello che ha definitivamente debellato la mafia siciliana. E potrebbe anche riuscirci, complici la disinformazione e la conseguente scarsa consapevolezza culturale delle italiche genti rispetto alla questione mafiosa.
    Per quanto riguarda l’ottimo risultato raggiunto sul piano militare è forse riuscito a passare in qualche trasmissione televisiva o su pochi quotidiani il dato incontrovertibile, e persino banale, che le operazioni sul territorio vengono condotte da magistrati e forze dell’ordine con immensi sacrifici e che quindi il merito sia loro e non del governo.
      
    Leggi tutto...
     
  • Abbonamenti

                abbonamenti-64-web.jpg
      
        ENTRA NELLA SEZIONE ABBONAMENTI:
    CLICCA QUI!

 

SOSTIENI ANTIMAFIADUEMILA


                     
  

ANTIMAFIADUEMILA IN LIBRERIA

librerie-home.gif

ANTIMAFIA MULTIMEDIALE

facebook_128.png youtube_128.png rss_web0.gif ustream-home.jpg

''RAI PER UNA NOTTE''

raiperunanotte_web.gif
                          INFO: www.raiperunanotte.it
  

IL DIZIONARIO DELLA MAFIA

dizionariomafia-ok.gif

Gli Italiani

gli-italiani-banner.jpg

antimafiaduemila in america latina

antimafiadosmil-web1.jpg

STUDIO3TV

studio3tvok.jpg

Processi by radioradicale

radioradicale-home.jpg
libera-210310.jpg

REGISTRAZIONE O ACCESSO

pulsante-registrati.jpg



pulsante-login.jpg



Antimafia Duemila on Facebook

Chi e' online

Abbiamo 92 visitatori online

Libri

ad-personam-home.jpg

Libri

populismo-autoritario-home.jpg

Latitanti

logominestero-interno.gif

Immagini

falcone_e_borsellino-disegno-web.jpg

E' successo oggi

diana-peppe-oggi.jpg