Password dimenticata? Nessun account? Registrati
  • Narrow screen resolution
  • Wide screen resolution
  • Auto width resolution
  • Increase font size
  • Decrease font size
  • Default font size
  • default color
  • red color
  • green color
Member Area

Antimafia Duemila

Saturday
Jul 19th
L’Auchan di Villabate è Cosa Nostra PDF Stampa E-mail
Firenze Campanella parla al processo sul centro Commerciale della Asset

di Silvia Cordella


Aveva iniziato a lavorare a 18 anni come promotore finanziario e si era occupato di formazione professionale nell’ambito dei fondi europei, accumulando una certa esperienza a livello nazionale nelle società “Sviluppo Italia” ed “Esosfera”.
Con questo curriculum il collaboratore di giustizia Francesco Campanella, aveva attirato su di sé l’attenzione dell’allora capomafia di Forza Italia Nino Mandalà. Per sfruttare le grandi potenzialità del ragazzo, al suo esordio in politica nella “lista Insieme”, il boss lo aveva convinto nel’94 a transitare nella sua formazione politica, pretendendo che gli fosse liberata la poltrona della  presidenza del consiglio comunale di Villabate.
Così inizia il racconto del pentito Campanella interrogato dai pm Nino Di Matteo e Lia Sava al processo sulle tangenti del Centro Commerciale di Villabate, celebrato a Firenze l’ottobre scorso. Mandalà, ha spiegato Campanella, all’epoca presidente del club azzurro, muoveva le sue prime pedine per acquistare attraverso la gestione del comune il definitivo controllo mafioso della città, riuscendo nel suo programma grazie alla compiacenza del sindaco di Forza Italia Giuseppe Navetta, disponibile ad esaudire ogni sua richiesta.
Dinanzi alla corte, presieduta dalla dott.ssa Patrizia Spina, l’ex dipendente del Credito Siciliano di Villabate ha descritto il contesto politico-mafioso che ha caratterizzato per un decennio la vita amministrativa della sua città, tratteggiando gli intrecci di collusione che a più livelli hanno determinato per ben due volte lo scioglimento del comune per infiltrazione mafiosa.  
Raccontando quegli anni, Campanella ha messo a fuoco le dinamiche preelettorali dei candidati politici, i quali sistematicamente venivano indicati e controllati dal gruppo di Mandalà. 
A quelle elezioni aveva partecipato a suo modo anche il boss Simone Castello che chiese ed ottenne come contropartita per il suo contributo a Navetta, l’acquisto da parte del comune di un capannone che verrà adibito a deposito di mezzi per la Nettezza Urbana. Un’operazione di qualche miliardo che permise di salvare la Salp srl dal passivo bancario, sbloccandola dalle relative fideiussioni. 
Da questo momento in poi l’influenza di Mandalà nell’amministrazione Navetta sarà pressoché totale. Sfruttando i suoi agganci con geometri e architetti dell’ufficio tecnico di Villabate, spesso parenti, riuscirà a pilotare gare d’appalto ed incassare cospicue tangenti.
 
Le quattro varianti di Schifani 
Tra i progetti che più aveva sponsorizzato il capomafia di Villabate vi era la messa in opera di un Centro Commerciale e di un Parco Suburbano realizzabili grazie alla sua influente conoscenza con l’assessore al Territorio e Ambiente, Ugo Grimaldi, il deputato di Forza Italia che aveva conosciuto attraverso il loro comune amico l’on. Gaspare Giudice.
L’edificazione di un ipermercato aveva un significato notevole sia in termini economici che di prestigio mafioso. «Mi chiamò e mi disse che era in contatto con la Rinascente e che voleva venire ad effettuare un investimento a Villabate per l’apertura di un Centro Commerciale. - Ha ricordato il pentito - Aveva un contatto a Milano con l’ing. Pilara, che lui aveva curato direttamente».
Per realizzare il progetto però occorreva ristrutturare il piano regolatore di Villabate con quattro varianti che furono approvate in sede comunale ma bocciate alla Regione. La circostanza oltre a suscitare le ire del capomafia contro Grimaldi, rendeva necessaria la definizione di un piano regolatore ex novo. Le varianti, secondo Campanella, erano state predisposte «dall’avvocato Renato Schifani che nel frattempo venne nominato dal sindaco Navetta: esperto del comune di Villabate per le tematiche e le problematiche urbanistiche». Incarico che gli era stato affidato per la personale amicizia tra Nino Mandalà e il senatore Enrico La Loggia a quel tempo collega d’ufficio dell’avvocato. Dopo la bocciatura in Regione, i primi due concorderanno nello studio di Schifani la vicenda del nuovo piano regolatore, individuando l’ing. Guzzardo come progettista di loro fiducia con cui avrebbero condiviso le relative parcelle. «Con Schifani mi sono trovato in varie riunioni a parlare di questo iter» ha spiegato Campanella, specificando che i due senatori avrebbero inserito le richieste di Mandalà così come avevano concordato e «che in qualche maniera le avrebbero poi sponsorizzate anche al Territorio e Ambiente perché la Regione era governata allora da Forza Italia». Dichiarazioni queste che hanno scatenato l’indignazione dei due politici nazionali, i quali hanno annunciato querela.

Infiltrazioni nella commissione prefettizia
Le grandi idee di Nino Mandalà in quella prima fase non faranno molta strada per via del commissariamento del comune per infiltrazione mafiosa e del suo arresto, avvenuti entrambi nel ‘98. Negli anni della gestione prefettizia anche il collaboratore di giustizia si allontanerà dal paese. Diventato nel frattempo consulente del Credito Siciliano della sua città, cercherà di farsi strada nella politica nazionale. Un’esperienza che nel ‘99 lo porta nel partito dell’on. Mastella, il quale lo promuove assistente al fianco di Cuffaro nella sua esperienza di vicesegretario nazionale dell’Udeur. Ciononostante Campanella continuerà a stringere rapporti con la famiglia di Villabate, in particolare con il figlio di Nino Mandalà, Nicola. Quest’ultimo candidato ad assumere la reggenza del mandamento e a divenire un importante anello di quella catena di fiancheggiatori che curerà la latitanza di Bernardo Provenzano.
In questa seconda fase sarà Nicola a farsi strada anche durante la stagione di controllo straordinario, «perché la famiglia mafiosa non aveva mai smesso di infiltrarsi nei gangli della vita amministrativa del comune». Anzi ha ricordato il pentito, alcune volte scherzando «Nicola mi diceva che era meglio gestire il rapporto con una commissione prefettizia che non con un consiglio comunale, perché la parte gestionale era in mano ai dipendenti che spesso erano collusi». In quel periodo infatti «furono fatte tutta una serie di operazioni che determinarono la sistematica assegnazione delle gare d’appalto attraverso l’ufficio tecnico. Furono rilasciate concessioni edilizie a personaggi già condannati per mafia, come Salvatore Pittarresi. E così venne fatta la prima stesura di quel tanto atteso progetto per la realizzazione dell’ipermercato a Villabate.  

Affari romani a Palermo

Secondo una legge di riordino del mercato, che prevedeva la creazione di nuove aree di sviluppo e di crescita commerciale, la Regione in effetti «aveva obbligato i comuni a dotarsi di uno strumento di pianificazione delle varie iniziative sul territorio». La problematica relativa alla formulazione di tale progetto era stata affidata dalla commissione prefettizia all’architetto Carano, richiamato da un ufficio amministrativo di Palermo per guidare l’ufficio urbanistica del comune di Villabate. Carano per soddisfare l’obbligo della redazione di un piano commerciale si era avvalso della consulenza di un altro architetto di Roma, la dott.ssa Anna Maria Teodoro che a sua volta aveva intrattenuto contatti, tramite Esosfera, con Pierfrancesco Paolo Marussig, amministratore delegato della Asset development srl, una società romana specializzata nella prestazione di servizi di gestione immobiliare. Tramite questo rapporto “Carano – Teodoro – Marussig”, la Asset aveva presentato un’idea progettuale di massima che tendeva a «determinare le condizioni favorevoli a che l’area che Marussig aveva individuato fosse destinata a grande struttura di vendita». Come risultato, il lavoro della commissione fu una fotocopia del progetto sponsorizzato dalla Asset. La cosa suscitò le contestazioni delle organizzazioni sindacali e della Confcommercio che denunciarono la vicenda. Tant’è vero che «i carabinieri interverranno per sequestrare l’intero carteggio». Circostanza che spinse, oltre alle dimissioni del responsabile dell’ufficio tecnico l’arch. Carano, la stesura di una delibera di revoca di quel progetto originario. Provvedimento  che chiedeva all’amministrazione Carandino, che da lì a poco si sarebbe insediata, di rimodularne le linee fondamentali.
Ed è in questa direzione che Francesco Campanella in qualità di esperto del nuovo Sindaco e referente dei Mandalà si spenderà maggiormente per riuscire a sciogliere tutti i nodi che avrebbero potuto impedire la realizzazione del Centro Commerciale a Villabate.
Oltre alle varianti del PRG che avrebbero modificato la destinazione di quei terreni da verde agricolo ad area produttiva, si doveva convincere 150 proprietari dei lotti, alcuni di loro come la famiglia degli avv. Cottone appartenenti a Cosa Nostra, a vendere le loro proprietà. La mediazione della famiglia mafiosa si rendeva a quel punto necessaria.
«Così si fece la prima riunione ufficiale con Asset che avvenne in uno studio di consulenza a Palermo» per la stipula di un accordo formale con il gruppo di Nicola Mandalà il quale scelse come sua testa di legno l’attuale collaboratore di giustizia Mario Cusimano.
A quell’incontro oltre agli architetti Borsellino e Aluzzo, intermediari tra la società e gli “uomini d’onore”, presenziarono: Campanella, Cusimano e Nicola Notaro. Quest’ultimo, esponente mafioso dell’Udc, legato in particolar modo all’on. Saverio Romano.
«In questa prima fase contrattuale – ha spiegato il collaboratore - ci saremmo occupati della mediazione  per l’acquisizione di questi terreni a fronte della quale era stato stabilito un compenso di circa un miliardo da dividere tra noi da una parte e l’arch. Aluzzo e Borsellino dall’altra». Un accordo che venne modificato con lo svilupparsi del tempo, resosi necessario per via del cambiamento societario della compagnia romana, che modificava il suo presidente dal dott. Riva al dott. Marussig.

L’intesa con la mafia di Villabate
Le condizioni pattuite dalla società acquirente erano state trascritte dall’architetto Aluzzo in un documento, ritrovato poi nel suo Hard disk dagli inquirenti. Tra le richieste della mafia oltre all’assunzione nei negozi dell’ipermercato di dipendenti da loro accuratamente indicati, si prevedeva l’apertura di esercizi di loro riferimento e l’effettuazione dei lavori di  costruzione.  «Si parlava di un investimento di 200 milioni di euro» e della possibilità avanzata da Marussig di utilizzare come finanziamento un fondo pensione tedesco, affidando i lavori a un General Contractor che non avrebbe avuto problemi a subappaltare ad imprese locali.
Anche l’accordo del pagamento di una tangente di un miliardo di lire venne modificato. «Si passò ad un intesa strutturata in maniera diversa, quantificando il prezzo in base alla nostra capacità di mediazione. 150 mila lire al metro quadro sarebbe stato l’importo che la Asset destinava all’intera operazione e se noi avessimo avuto la possibilità di chiudere il prezzo a 80 mila lire con i proprietari, la restante parte sarebbe stata suddivisa nella mediazione tra Aluzzo e noi».

Il sostegno di Cuffaro

La validità del progetto commerciale della Asset con Auchan aveva buone possibilità di riuscita.
Per verificare di persona gli impegni presi, Nicola Mandalà volle andare a Vimercate in occasione di un incontro tra Marussig e Campanella. La sua presenza, sottolinea il pentito, era determinata dal fatto che il boss doveva rendicontare tutto a Bernardo Provenzano, del quale, in quella fase storica, era diventato suo protettore.
L’ex dipendente del Credito Siciliano aveva lavorato sodo per riuscire a “sistemare” il piano regolatore falsificando anche il documento Anas che ne avrebbe attestato la validità anche dal punto di vista stradale. L’impresa era riuscita grazie alla conoscenza di Aluzzo con un funzionario dell’ufficio che gli aveva “aperto le porte”.
Insomma tutto procedeva speditamente, mancava soltanto l’approvazione del comune e quello della Regione. Un’aspirazione per la quale Campanella si sentiva sicuro dopo l’appoggio che il presidente, Salvatore Cuffaro gli aveva prospettato in diverse occasioni. Attese che diventeranno certezze quando il consulente finanziario del Governatore Marcello Massinelli lo chiamerà al telefono dicendogli: «Francesco, volevo notificarti che nell’affare del centro commerciale di Villabate ci sono anch’io. Vieni in Regione che ne parliamo con Totò». Campanella non se lo fece ripetere due volte. «Fui introdotto nella stanza di Cuffaro (…) il Presidente rimase stupito di vedermi e mi chiese “cosa ci fai qui?”. Massinelli disse: “l’ho invitato io per la questione del centro commerciale di Villabate”». L’esperto spiegò a Campanella che lui curava per conto della Asset la questione del finanziamento di tutta l’operazione attraverso i fondi pensioni esteri. Poi specificherà al Governatore: « “Ho convocato Francesco per capire i tempi dell’approvazione di questo piano, del consiglio comunale e poi i nostri in Regione”. Cuffaro, palesamente stizzito, come volendo liquidare in fretta Campanella rispose “okay, non c’è nessun problema, loro si occupano del comune noi ci occupiamo della Regione”».
L’atteggiamento ambiguo di Cuffaro non trovò subito una logica spiegazione. Massinelli infatti era partner di Marussig nel progetto di Villabate e si era adoperato per conto di Cuffaro presso il Credito Siciliano (dove ricopriva la carica di membro del consiglio di amministrazione), nel dare un’assunzione sicura a Campanella. Gli ottimi rapporti tra Campanella e il Governatore e il ruolo consolidato di Massinelli all’interno del progetto, non lasciava spazio a incertezze in merito all’approvazione del progetto in Regione. In realtà però, due mesi dopo, Marussig e Campanella si renderanno conto che il timore di un cambio di rotta del Presidente si stava manifestando nella sua interezza.

La bocciatura del Cru

I segnali di un dietro front erano arrivati a luglio 2002 durante la riunione del consiglio comunale in occasione del voto che avrebbe sancito la convalida o la bocciatura del Piano. Gli alleati politici dell’Udc, guidati da Vincenzo Cottone e Nicola Notaro, dopo una telefonata dell’on. Saverio Romano, uscirono dall’aula determinando così uno stallo dell’approvazione. «La telefonata dell’on. Romano era apparsa al quanto strana – ha ricordato Campanella – c’era il sospetto che tutto l’entourage dell’on. Cuffaro stesse lavorando a vantaggio del centro commerciale di Brancaccio che era diretto concorrente di quello di Villabate». Dietro quell’iniziativa il gruppo di Mandalà seppe che gravitavano gli interessi del capomandamento di Brancaccio, Giuseppe Guttadauro. Una notizia confermata anche da Giovanni La Mantia, uomo di fiducia di Mandalà, intestatario di un appezzamento di terra proprio in quell’area.  
Secondo le informazioni di Marussig, si seppe anche che l’on.Romano si era prodigato ad accompagnare alla Carrefour gli animatori che si erano occupati dell’investimento di Brancaccio per siglare l’accordo.
Mandalà, che non nutriva grandi simpatie per Guttadauro, chiese a Provenzano in persona quale fosse la sua “corsia preferenziale”: il progetto di Viallabate o quello di Brancaccio. La risposta di “Zu Binu” sarà come sempre di mediazione: “andate avanti con entrambi i progetti”.
Dunque, dietro una serie di accordi e chiarimenti tra la famiglia mafiosa di Villabate e i consiglieri comunali, l’empasse burocratico in comune finalmente si sbloccherà a luglio del 2002 e si otterrà l’approvazione del progetto sponsorizzato dalla Asset. A quel punto tutto l’incartamento passava all’ufficio regionale del CRU che doveva apporre il suo benestare. La risposta arriverà solo l’ultimo giorno utile richiedendo dei chiarimenti che «fuori da ogni logica», «faranno riferimento al progetto di Brancaccio». «Questo ci fece capire che il problema che noi immaginavamo era serissimo e che c’era una cordata di interesse, politico mafioso, imprenditoriale che garantiva Brancaccio». Dopo un tentativo di risposta al quale si allegava un protocollo d’intesa dei sindaci di “Metropoli est” che sposavano l’iniziativa, il dottore generale dell’assessorato territorio e ambiente, il prof. Scimemi, con una seduta fuori dall’ordine del giorno, bocciava definitivamente il provvedimento.
L’amarezza di quell’evidente voltafaccia di Cuffaro era stata grande e non sarebbero servite le sue scuse e i suoi consigli sul modo migliore di affrontare il ricorso. «E’ stato un equivoco» aveva detto al suo consulente Massinelli «suggerendogli di fare appello formale al Presidente della Regione». Una strada che gli avvocati della Asset avevano ritenuto lunghissima e per nulla conveniente, privilegiando invece quella del Tar che dopo mille peripezie approvava il Piano.
Delle concrete manovre orchestrate da Guttadauro per bloccare il Centro di Villabate, Marussig e Campanella, ne acquisiranno piena conoscenza solo dopo il suo arresto, quando la stampa pubblicherà le conversazioni ambientali registrate nella sua abitazione. Il boss attraverso tecnici e amministratori regionali tentava, riuscendoci, di far bocciare il progetto dei Mandalà, il quale per le sue ottime caratteristiche, avrebbe danneggiato sicuramente il suo. Lo stesso Scimemi, artefice del diniego, aveva esortato Marussig ad abbandonare Auchan per passare a Carrefour, proponendogli un accordo del “tipo food - no food” con il quale potessero coesistere entrambe le iniziative. Glielo aveva chiesto in occasione di un incontro organizzato dal prof. universitario Sandro Musco, «figura ambigua legata alla massoneria» che Campanella conosceva perché gli era stato presentato da un altro “fratello massone”: Giovanni Quattrone.
Nel frattempo i problemi giudiziari del Presidente siciliano si avvicinano. Per precauzione Cuffaro deciderà di non incontrare più Francesco Campanella che risultava già segnalato dalle autorità per i sui rapporti con gli “uomini d’onore di Villabate”.
Dopo l’avviso di garanzia del Presidente, Campanella rivedrà una sua vecchia conoscenza, l’avvocato Giovanbattista Bruno, suo amico d’infanzia. Bruno gli rivelerà che Cuffaro si era lamentato di lui, in occasione di una cena di Pasqua dove erano stati presenti anche i suoi genitori e la moglie del Presidente. Chiamato in disparte, il Governatore alla domanda dell’avvocato sul perché non avesse voluto realizzare il centro commerciale di Villabate, Cuffaro sarebbe andato su tutte le furie. Campanella  è «un pazzo, uno sconsiderato» aveva esordito, «si è montato la testa» perché si è interessato ad un’operazione «più grande di lui». Asserendo inoltre che per la realizzazione del Centro Commerciale “quegli altri” «mi hanno anche offerto una somma di cinque miliardi mentre da questa parte non si sono nemmeno presentati. Se uno vuole una cosa si deve presentare».
 
< Prec.   Pros. >
Advertisement
  • La Rivista
    cop59.gif In edicola dal 18 luglio 2008

    In questo numero:
    Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale.
    La Procura di Salerno ribalta il "caso De Magistris". Chiesta l'archiviazione ed annunciate indagini contro chi lo ha accusato.
    Presto al via il processo Toghe Lucane. La più importante inchiesta degli ultimi cinquant'anni.
    Agenda Rossa: La procura si appella alla Cassazione.
    Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi.
    Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo.
    Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità.
    Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro.
    Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti.
    Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica.
    Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina.
    Ed altro ancora...
    Leggi tutto...
     
  • Editoriale

    editoriale1-web.jpg

    La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino

    Il 19 luglio 1992, a cinquantasette giorni di distanza dalla strage di Capaci, veniva assassinato a Palermo, in via D’Amelio, il giudice Paolo Borsellino e con lui gli agenti della sua scorta.

    Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.

    Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri umani.


    LEGGI TUTTO...

     
  • Terzo Millennio

    terzomillennio_250_pixel.jpg


    In questo numero:

    Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt.
    Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico.
    Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali.
    Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto.
    Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi.
    Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo.
    Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico.
    Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione.


    LEGGI TUTTO...
     
 

Video

Iscriviti

Password dimenticata? Nessun account? Registrati

Google Adv

Statistiche

Utenti: 281
Notizie: 4965
Collegamenti web: 62
Visitatori: 1385202

Libri

storia-criminale-home.jpg

Libri

il-ritorno-del-principe-hom.jpg

Latitanti

logominestero-interno.gif

Immagini

giovanni-falcone-web1.jpg

E' successo oggi

strage_viadamelio.jpg