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Sequestrata la Sala Bingo al centro degli interessi americani
di Anna Petrozzi Era un avamposto degli “scappati” la Sala Bingo di Villa Tasca, sequestrata dalle forze dell’ordine su richiesta del dipartimento mafia ed economia della Procura di Palermo, coordinato dall’aggiunto Roberto Scarpinato. Le indagini hanno infatti rilevato che almeno il 20% delle quote sociali apparteneva a Marcianò Vincenzo, all’epoca dei fatti reggente del mandamento di Bocca di Falco, a Inzerillo Rosario, capo della famiglia di Altarello ma soprattutto fratello di Totuccio Inzerillo, il boss assassinato nel 1981 perché con Bontade capeggiava la cordata avversaria ai corleonesi e Sandro Mannino, nipote del boss ucciso e a quanto pare garante degli affari di famiglia. Oltre ad essere tutti uomini d’onore questi personaggi hanno in comune una strategia ben precisa che, probabilmente, se non fosse stato per tutti i recenti arresti, sarebbe sfociata in una pericolosa faida. Al centro della querelle il rientro in città dei discendenti delle vittime e dei sopravvissuti riparati negli Stati Uniti dopo la mattanza che ha portato Riina e soci al potere. Unico a volere che fosse rispettato l’antico patto che sanciva l’esilio ab eternum dei “perdenti” era Nino Rotolo, potente boss di Pagliarelli, che aveva dalla sua parte anche Antonino Cinà e Francesco Bonura, rispettivamente ai vertici delle famiglie dell’Uditore e di San Lorenzo. La questione era di una delicatezza estrema poiché di fatto vedeva contrapposti da una parte Salvatore Lo Piccolo, favorevole al reinserimento degli americani e dall’altra Rotolo, due capi dell’antica cupola il cui scontro poteva risolversi solo in un modo. Entrambi infatti al momento della cattura erano provvisti di veri e propri arsenali, a nulla erano servite le raccomandazioni di Provenzano. La Sala Bingo Las Vegas era di proprietà, tramite prestanome, di Nino Rotolo ed era a lungo rimasta inutilizzata. Una struttura piuttosto vasta costituita da un primo piano di 150 mq e da uno scantinato di 3500 intestata formalmente alla “Edilizia Pecora di Maurizio Pecora &C. s.n.c.” situata in via Regione Siciliana. In molti avevano chiesto al boss di Pagliarelli di utilizzare quei locali, ma avevano ricevuto un secco rifiuto, solo Vincenzo Marcianò, in virtù della carica prestigiosa che ricopriva all’interno dell’organizzazione, aveva goduto del suo particolare favore. L’attività della sala da gioco invece era stata intestata a Casarubea Domenico e alle sue sorelle. L’indagine e le intercettazioni hanno dimostrato come Mimmo Casarubea, mobiliere molto noto in città, fosse cosciente dello spessore di Sandrino Mannino, suo referente nell’affare cui riportava fedelmente tutte le informazioni riguardo la gestione sociale dell’investimento. Per questa ragione i magistrati hanno ottenuto la sospensione semestrale dell’amministrazione della sala da gioco ritenendo che gli affari della famiglia Casarubea abbiano agevolato gli interessi di Cosa Nostra. Al piano superiore era stato impiantato invece un bar. Ed è qui che comincia ad incrinarsi la fiducia che Rotolo aveva riposto in Marcianò. Al momento della concessione dell’immobile il vecchio padrino aveva espressamente richiesto che la gestione dell’area di ristoro fosse riservata a persone di suo gradimento. Tuttavia il Marcianò non si era affatto curato di ricambiare la cortesia e di soddisfare le esigenze del boss e aveva dato “fraudolentemente” la gestione del bar a Greco Salvatore, imparentato con Mannino e con Tommaso Gambino, astro emergente della mafia di Los Angeles “rampollo di una famiglia di narcotrafficanti italo-americani”. In seguito ad alcuni dissapori il Greco aveva minacciato di far intervenire Salvatore Lo Piccolo per intercedere a suo favore facendo così insospettire il Rotolo che senza attendere ulteriormente aveva chiesto spiegazioni sulla reale composizione della società. E’ Sandro Mannino a rivelare al boss che dietro la sala bingo si celavano gli interessi degli americani. Proprio di quei soggetti di cui Rotolo temeva le possibili ritorsioni. “il sangue è sangue” aveva detto alludendo ai tanti morti nella mattanza. Marcianò è il primo a pagare per questo affronto. Facendo ricorso alla sua autorità, Rotolo lo destituisce dalla sua carica di capomandamento. In realtà poca cosa. Infatti è solo l’inizio, la vendetta che il boss ha in mente è indirizzata molto più in alto, ai veri registi dell’operazione: i Lo Piccolo. Dagli accertamenti effettuati anche dalla Dia, infatti, i magistrati sono riusciti a tracciare la strettissima relazione che si andava intessendo tra gli americani e i Lo Piccolo. Tutta la famiglia del boss di Tommaso Natale era coinvolta nella delicata operazione di rinsaldare le antiche alleanze, compreso il più piccolo dei figli del padrino, Claudio, l’unico a non avere precedenti penali. Il giovane ventinovenne aveva compiuto un viaggio a New York a cavallo tra il 2005- 2006 accompagnato dalla madre Rosalia Di Trapani e dalla moglie Maria Grazia Di Maggio. Qui si era incontrato con Tommaso Gambino il quale, a sua volta, si era recato più volte a Palermo dove vive la sorella Anna sposata con Salvatore Spatola figlio del famoso Rosario Spatola. Ogni volta che veniva in Italia Gambino veniva pedinato. Tra i suoi numerosi contatti è emerso anche quello con Salvatore Greco che gravitava anche nella cerchia di Giovanni Inzerillo, figlio di Totuccio. Praticamente Lo Piccolo stava radunando attorno a sé tutti gli eredi delle famiglie più potenti del palermitano negli anni Ottanta: Spatola, Inzerillo, Gambino e Di Maggio tutte con importanti ramificazioni negli Usa. Un esercito munito soprattutto di economia e con gli agganci giusti per rinvigorire il traffico di stupefacenti, aumentato a tal punto in questo ultimo periodo da preoccupare gli inquirenti americani che stanno lavorando a stretto contatto con quelli italiani. Un ritorno ai tempi della “pizza connection”, tutto cambia affinché nulla cambi. Con il codice del perfetto mafioso Totò “‘u vascu” stava cercando di ristrutturare Cosa Nostra e di assicurarsi alleanze di “sangue” dato che con l’arresto di Rotolo i corleonesi potevano dirsi finalmente usciti di scena. Una scalata al vertice programmata nei dettagli con due grandi obiettivi: avere le spalle coperte e moltiplicare i propri già ingentissimi guadagni attraverso le centinaia di favoreggiatori, prestanome e collusi dai “colletti bianco candido”. La strada era già spianata in questo senso e portava in più direzioni, dietro le Alpi, per esempio: in Svizzera. Secondo la procura palermitana Paolo Sgroi, facoltoso membro del consiglio di amministrazione della Sisa, sarebbe stato uomo disponibile alle necessità dell’organizzazione. Ad indicarlo in questi termini sarebbero nientepopodimeno che Salvatore Lo Piccolo e Bernardo Provenzano che attraverso i pizzini si riferiscono a “l’amico Sgroi”. Dalle cimici piazzate nella Mercedes dell’imprenditore, i magistrati lo sentono reagire alla notizia del ritrovamento dei pizzini inviati da Lo Piccolo a Provenzano in cui si parla della grande distribuzione. Va nel panico e confida al fratello di essere nell’occhio del ciclone e di non vedere l’ora che giunga il giorno successivo perché deve disfarsi di “certe cose”. La mattina seguente infatti parte con la moglie per Milano dove incontra un corriere polacco, dipendente della società svizzera, Numisart di Lugano, specializzata nel trasporto della valuta in nero oltre confine. Gli consegna una borsa contenente 450 mila euro da far sparire oltre le Alpi, ma il 29 aprile 2006 la Guardia di Finanza lo ferma sequestrando la somma. Se quel denaro avesse passato il confine sarebbe sparito nella miriade di conti cifrati da cui partono i trasferimenti nei conti off-shore di mezzo mondo per approdare chissà dove, magari in Sudafrica dove risiede Roberto Palazzolo, re dei diamanti e delle acque minerali, indicato nelle intercettazioni come “l’africano” che insieme al “più grosso di tutti”, Provenzano, era il vero artefice delle fortune di Sgroi. ANTIMAFIADuemila N°56 |
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In edicola dal 28 maggio 2008
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Baciamo le mani E guai a chi vuol fare da guastafeste e minare il dialogo, viene linciato con la verga bipartisan. A inaugurare il nuovo metodo all’educato olio di ricino è stato Marco Travaglio. Che si è permesso ancora una volta di utilizzare la televisione come organo di informazione, cioè si è preso la briga, ad autentico sprezzo del pericolo, di dare ai cittadini una notizia. Per altro non esclusiva.
Invitato da Fabio Fazio nella trasmissione Che
tempo che fa ha osato informare i cittadini italiani che il neo-presidente del
Senato Renato Schifani ha avuto, nel procedere della sua carriera, amicizie e
frequentazioni poco raccomandabili. Con boss mafiosi per l’esattezza. |
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Inserto Terzo Millennio N. 58 In questo numero: Nell'ambito del simposio internazionale indetto a Torino lo scorso 28 e 29 marzo dal titolo “From Global Warning to global policy” Giulietto Chiesa ha parlato di recessione mondiale e crisi ambientale, energetica e finanziaria. Questioni cruciali che stanno scuotendo il mondo intero. Fame nel mondo e povertà estrema. Una realtà sempre più vicina a noi, ma di chi è la colpa? Il Kosovo come le ciliegie: un'indipendenza tira l'altra. Quali saranno le conseguenze? Dal sequestro di Ingrid Betancourt in Colombia all'elezione di Fernando Lugo in Paraguay: guerra, corruzione e speranza in America Latina. Libera l'Acqua: proseguono le iniziative delle associazioni del Cipsi per promuovere la campagna sull'oro blu. Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione. |
Di seguito pubblichiamo, in formato pdf, l'intervento del Clar (Centro Libero Analisi e Ricerche) alla conferenza “Crisi dei mutui e finanza mondiale: cosa ci riserva l'economia?”
L'incontro si è tenuto ad Ancona lo scorso 14 dicembre 2007 e tra i relatori Anna Petrozzi il caporedattore del giornale ANTIMAFIADuemila.
La relazione è la sintesi di uno studio sulla finanza internazionale condotto dallo stesso Centro (vedi www.clarissa.it) ed esposto in modo semplice e facilmente comprensibile anche ai non addetti ai lavori. Un documento prezioso corredato di schemi e tabelle che illustra in modo chiaro i meccanismi di potere sui quali è basato l'attuale modello finanziario mondiale.
Studio sulla finanza internazionale del Centro libero analisi e ricerche
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