| Alzati Palermo! |
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Nasce la prima associazione palermitana antiracket “Libero Futuro” Una vittoria nel nome di Libero Grassi e di tutte le vittime del pizzo. di Lorenzo Baldo Cinque giorni dopo la cattura di Salvatore e Sandro Lo Piccolo la città di Palermo è testimone di un altro avvenimento straordinario. In un teatro al completo, con gli uomini dello Stato schierati in prima fila, nasce la prima associazione antiracket palermitana. Sparsi fra il pubblico esponenti del mondo politico e dell’associazionismo, commercianti, imprenditori, quelli che si sono ribellati e quelli intenzionati a farlo; centinaia di persone. Alla fine ne conteranno più di mille. Buio in sala. Sul maxi schermo scorrono le immagini dei due filmati preparati per l’occasione, uno sulla storia dell’associazione Addiopizzo e l’altro sui risultati ottenuti in questi primi tre anni di vita. Si vedono gli “attacchini” di Addiopizzo che girano di notte per le strade di Palermo con gli adesivi: “Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità”. Amunì, e comu finisci si cunta! Quella rivoluzione culturale che tanti aspettavano è appena iniziata. La musica della canzone One cantata da Bono degli U2 e da Mary J. Blige aumenta via via l’emozione che esplode in un grido e in un applauso infinito nel momento in cui sullo schermo appaiono i titoli dei giornali sull’arresto di Salvatore Lo Piccolo e di suo figlio Sandro. La gente applaude, molti sono commossi. Si riaccendono le luci. Tano Grasso, presidente onorario della Federazione Antiracket Italiana, introduce i relatori sul palco. E’ Vittorio Greco, 31 anni, esponente del comitato Addiopizzo ad aprire il convegno. “Oggi per noi è una giornata d’orgoglio e soddisfazione – esordisce Vittorio – abbiamo raggiunto uno degli obiettivi che c’eravamo dati nel 2005: la creazione della prima associazione antiracket fatta da imprenditori palermitani. I fattori principali che hanno permesso questo storico risultato sono tre: la campagna di consumo critico antipizzo, il prezioso sostegno ricevuto dalla Federazione nazionale antiracket e i successi che da anni conseguono tutte le forze dell’ordine e la magistratura”. Parte così un applauso fragoroso. “La cupola non esiste più. Per il momento – scandisce lentamente il rappresentante di Addiopizzo – Perché non si ricrei è assolutamente necessario che, proprio in questo momento, imprenditori e commercianti comincino a denunciare in massa i loro estorsori. Senza il controllo del territorio garantito dalle estorsioni tutto l’edificio mafioso comincerà fatalmente a vacillare. Ora, proprio in questo frangente, gli dobbiamo togliere il terreno da sotto i piedi. Nessuno si può permettere battute d’arresto e per questo motivo non ci possiamo accontentare più di battaglie vinte. Bisogna essere realisti, senza una rivolta di massa non ci sarà mai la vittoria finale”. Vittorio racconta di essersi chiesto cosa si potesse fare per la Sicilia. “Badate – ci tiene a precisare – non cosa deve fare lo Stato, ma cosa possiamo fare noi per Palermo, per la Sicilia, per la Repubblica...”. “Non si paga solo per paura – prosegue l’esponente di Addiopizzo – esistono anche connivenze e collusioni, che vanno tenute distinte e distintamente trattate. Ci sono imprese che si impongono sulla concorrenza onesta pagando la forza intimidatrice della mafia da una lato, e dall’altro i funzionari e i politici che inquinano le pubbliche amministrazioni”. “In questi casi – sottolinea Vittorio – serve l’apparato repressivo ma soprattutto una Politica onesta e credibile che non si faccia alcuno scrupolo a marginalizzare personaggi border line o con condanne per mafia alle spalle”. L’appello a unire le forze echeggia più volte all’interno del teatro. “Oggi questo consesso potrebbe essere considerato anche un’adunata di tutte le forze disponibili. Ma l’unità del fronte si costruisce sulla base di una scelta chiara, coerente, netta e irreversibile. È la scelta delle denunce, delle denunce collettive e dell’associazionismo antiracket.Ci rivolgiamo ai dirigenti di tutte le associazioni di categoria di Palermo. Andate per strada, dentro i cantieri, dentro i negozi, nelle imprese, parlate con il maggior numero dei vostri associati. Voi li conoscete bene, incoraggiateli, metteteli a conoscenza degli strumenti di lotta già a disposizione, informateli della nuova associazione antiracket. Potete moltiplicare esponenzialmente le denunce. Potete, quindi dovete. Non c’è altra via!”. Arriva poi un accenno al rapporto del Censis (confermato di recente dal governatore della Banca d’Italia) che attesta come dal 2003 Palermo, la Sicilia e tutto il sud Italia, senza lo zavorramento dell’economia mafiosa, avrebbe un prodotto interno lordo pari a quello del nord Italia. Per poi concludere con l’appello finale. “Se in questo frangente la partecipazione democratica e la ribellione in massa degli imprenditori diventano il cuore della lotta a Cosa nostra saremo prestissimo a una svolta epocale. Finora, quando è andata bene, abbiamo resistito. Ora dobbiamo credere e spenderci per la Liberazione. Possiamo diventare un vero popolo. Dipende dalla volontà di tutti noi. Dobbiamo riuscire a dare corpo e vita a parole come giustizia, libertà, democrazia. Possiamo, quindi dobbiamo farlo. Ora o forse mai più”. Si avvicina al microfono il neo presidente dell’associazione antiracket Libero Futuro Enrico Colajanni, 56 anni, figlio dello storico partigiano Pompeo. Con grande emozione Colajanni ricorda il convegno sul racket organizzato da Confindustria e Anm nel 2005 in questo stesso teatro che era rimasto desolatamente semivuoto. “A 16 anni dalla morte di Libero Grassi – ricorda il presidente di Libero Futuro - stiamo compiendo quel passo che lui non ebbe il tempo e la possibilità di fare. Libero Grassi dignitosamente resistette e superò la paura ma fu lasciato solo e per la mafia fu facile uccidere lui e rimuovere l’ostacolo che rappresentava”. Di seguito Colajanni presenta la nuova associazione che conta già 40 soci. “Adesso è il momento giusto per smettere di pagare il pizzo e denunciare. Abbiamo lavorato un anno intero per creare un gruppo coeso e rapporti improntati sulla fiducia”. Il pubblico applaude mentre vengono presentate la nuove sedi di Addiopizzo e di Libero Futuro che sorgeranno all’interno due beni confiscati alla mafia. “Libero Futuro – prosegue Colajanni - fa riferimento al modello delle associazioni antiracket della FAI, ideate da Tano Grasso (che ci ha seguito ininterrottamente), ed è una struttura di servizio per gli imprenditori che vogliono denunciare. Forniremo un supporto giuridico ma anche sostegno morale, cureremo i rapporti con le istituzioni e attiveremo ogni forma di sostegno all’impresa comprese le azioni di consumo critico. La prima nostra vocazione sarà quella di proteggere chi denuncia limitando i rischi che inevitabilmente correrà. Il nostro obiettivo sarà di restituire la serenità a chi denuncia rimettendolo in condizione di continuare il suo lavoro come prima o, se possibile, meglio di prima”. Immediato arriva l’esempio della ditta Guajana, vittima di quello che lo stesso Colajanni definisce “terrorismo mafioso” e che a distanza di tre mesi è in condizioni di ripartire grazie a “una prova di compattezza e di forza delle istituzioni siciliane che non ha precedenti”. Uno speciale ringraziamento viene indirizzato poi ad alcuni commercianti e imprenditori presenti in sala che si sono ribellati: Damiano Greco, Vincenzo e Fabio Conticello, Rodolfo Guajana e Giorgio Scimaca. “Sappiamo bene che se le denunce aumenteranno anche grazie al nostro lavoro, allora e soltanto allora avremo avuto successo – conclude Colajanni – Ci attende un grande compito. Aiutateci a restituire un po’ di normalità alla nostra Palermo”. Applausi scroscianti che si ripetono poi per gli interventi di Piero Grasso, Francesco Forgione, Pippo Scandura e Silvana Fucito. A un certo punto il presidente di Confindustra Sicilia, Ivan Lo Bello, prende la parola e chiede scusa pubblicamente a Pina Maisano Grassi per l’isolamento del 1991 di Libero Grassi che ha portato al suo omicidio, scuse autentiche, ripetute tre volte, lontane da qualsiasi retorica, che rendono giustizia a distanza di anni. La rabbia e la disperazione riemergono nel biglietto lasciato in forma anonima da una ragazza presente tra il pubblico: “Sono la figlia di un imprenditore palermitano, sono venuta qui da sola speranzosa di trovare degli amici. Paghiamo tutti il pizzo e mio padre lo considera un costo fisso. È onesto, ha sempre camminato a testa alta pagando le tasse, ma ha paura di rimanere solo. Urlate, urlate per me che qualcosa può cambiare”. Tano Grasso lo legge pubblicamente e promette che Libero Futuro opererà anche per lei e per la sua famiglia. Dopo quasi tre ore è lo stesso presidente onorario della FAI a concludere l’incontro. In mezzo al pubblico ci sono Davide e Alice Grassi, i due figli di Libero. Nel ricordo di quel segno di vittoria compiuto da Davide con il braccio alzato e le dita a “V” (mentre sulla spalla portava la bara di suo padre), Tano Grasso chiede a ognuno dei presenti di alzare la mano in segno di vittoria. Oltre 1000 persone, molte delle quali con gli occhi lucidi, si alzano in piedi con il braccio alzato. Le note della canzone di Edoardo Bennato “L’isola che non c’è” vibrano dagli altoparlanti. Pina Grassi si abbraccia forte con i ragazzi di Addiopizzo, in quel suo pianto liberatorio, illuminato da un sorriso di speranza, si racchiude tutta la forza e il coraggio della maggior parte del popolo siciliano, degnamente rappresentato in una frase di Goethe apparsa poco prima sullo schermo: “La paura bussò alla porta, il coraggio aprì, non c’era nessuno. Era il coraggio di un intero popolo”. Info Libero Futuro n. di tel. per chi vuole denunciare: 333/9787396 ANTIMAFIADuemila N°56 |
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In edicola dal 28 maggio 2008
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Baciamo le mani E guai a chi vuol fare da guastafeste e minare il dialogo, viene linciato con la verga bipartisan. A inaugurare il nuovo metodo all’educato olio di ricino è stato Marco Travaglio. Che si è permesso ancora una volta di utilizzare la televisione come organo di informazione, cioè si è preso la briga, ad autentico sprezzo del pericolo, di dare ai cittadini una notizia. Per altro non esclusiva.
Invitato da Fabio Fazio nella trasmissione Che
tempo che fa ha osato informare i cittadini italiani che il neo-presidente del
Senato Renato Schifani ha avuto, nel procedere della sua carriera, amicizie e
frequentazioni poco raccomandabili. Con boss mafiosi per l’esattezza. |
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Inserto Terzo Millennio N. 58 In questo numero: Nell'ambito del simposio internazionale indetto a Torino lo scorso 28 e 29 marzo dal titolo “From Global Warning to global policy” Giulietto Chiesa ha parlato di recessione mondiale e crisi ambientale, energetica e finanziaria. Questioni cruciali che stanno scuotendo il mondo intero. Fame nel mondo e povertà estrema. Una realtà sempre più vicina a noi, ma di chi è la colpa? Il Kosovo come le ciliegie: un'indipendenza tira l'altra. Quali saranno le conseguenze? Dal sequestro di Ingrid Betancourt in Colombia all'elezione di Fernando Lugo in Paraguay: guerra, corruzione e speranza in America Latina. Libera l'Acqua: proseguono le iniziative delle associazioni del Cipsi per promuovere la campagna sull'oro blu. Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione. |
Di seguito pubblichiamo, in formato pdf, l'intervento del Clar (Centro Libero Analisi e Ricerche) alla conferenza “Crisi dei mutui e finanza mondiale: cosa ci riserva l'economia?”
L'incontro si è tenuto ad Ancona lo scorso 14 dicembre 2007 e tra i relatori Anna Petrozzi il caporedattore del giornale ANTIMAFIADuemila.
La relazione è la sintesi di uno studio sulla finanza internazionale condotto dallo stesso Centro (vedi www.clarissa.it) ed esposto in modo semplice e facilmente comprensibile anche ai non addetti ai lavori. Un documento prezioso corredato di schemi e tabelle che illustra in modo chiaro i meccanismi di potere sui quali è basato l'attuale modello finanziario mondiale.
Studio sulla finanza internazionale del Centro libero analisi e ricerche
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