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Antimafia Duemila

Sunday
Jul 20th
“Sono gli intoccabili a gestire i soldi del racket” PDF Stampa E-mail
di Aaron Pettinari



Si respira un’aria nuova a Palermo. Sarà per l’arresto dei suoi “Signori”, Salvatore e Sandro Lo Piccolo, sarà per la nascita della nuova associazione antiracket “Libero Futuro”, sarà per i recenti successi apportati dall’autorità giudiziaria. Tra questi c’è la felice conclusione del processo per le estorsioni dell’ “Antica Focacceria San Francesco”. Condannati dai giudici della terza sezione penale di Palermo, presieduta da Raimondo Lo Forti, gli imputati Francolino Spadaro, 16 anni di carcere, Giovanni Di Salvo, 14 anni, e Lorenzo D’Aleo, 10 anni e 6 mesi. Pene maggiori di quelle chieste dal pm Lia Sava in requisitoria.
Gli imputati sono stati anche condannati al pagamento di pene pecuniarie e delle spese processuali oltre il risarcimento delle parti civile costituitesi in giudizio: 50 mila euro a Vincenzo Conticello, titolare della Focacceria, 50 mila alla Focacceria, 20 mila ciascuno per Confesercenti, Sos Impresa e Federazione nazionale delle associazioni antiracket (Fai). Una vittoria importante per lo Stato e per tutta la Società Civile, in una vicenda giudiziaria che si è conclusa in breve tempo. La storia di Vincenzo Conticello ha avuto inizio nel novembre 2005 quando si è presentato per la prima volta alla Focacceria Giovanni Di Salvo chiedendo il pagamento di cinquecento euro al mese o l’assunzione di un sorvegliante. Nei mesi la vicenda si è complicata così Conticello ha effettuato la prima denuncia ai carabinieri. Tuttavia le minacce si sono ripetute sia prima degli arresti dei quattro indagati Francesco Spadaro, Vito Seidita (condannato in abbreviato a 8 anni ndr), Lorenzo D’Aleo e Giovanni Di Salvo, che dopo con le minacce ricevute da Stefano Giordano, avvocato dei Conticello. Minacce che non hanno prodotto alcun ripensamento e che tantomeno hanno interrotto l’iter giudiziario conclusosi in maniera positiva.

Dottor Conticello, come ha vissuto questi anni di vicenda giudiziaria? Si è mai sentito lasciato solo da parte delle istituzioni o dalla società civile?
Da quando la vicenda è stata resa nota, cioè dal 13 marzo 2006, si è subito creata attorno a me una nuova geografia. In generale ho trovato tanta solidarietà da parte della società civile che continua tutt’oggi. Da parte di singoli cittadini, dalle associazioni come Addiopizzo, associazioni Antiracket e Sos Impresa, tutte mi sono state vicine. Lo stesso vale per le forze dell’ordine, i Carabinieri, la Polizia, la Magistratura. Tra le istituzioni l’unico che non ha mai fatto mancare il proprio sostegno ed appoggio è il presidente Cuffaro e la Regione. Sia da un punto di vista di stima nei miei confronti con belle parole ma anche perché in cocreto non ha mai fatto venir meno gli impegni professionali della mia azienda nei confronti della Presidenza della Regione. Cosa che non è accaduta con altri uffici pubblici od assessorati con cui si è creata una certa distanza e con cui non lavoriamo più. Lo stesso vale anche per altri commercianti tranne piccole perle bianche. Diciamo che è cambiato un po’ “il palcoscenico” della nostra impresa.

Eppure di recente Confindustria ha dato segnali importanti determinando una presa di posizione abbastanza netta proprio con i suoi vertici a partire dal presidente Montezemolo. Che ne pensa?
Anche se molti di questi grandi enti hanno fatto sentire la propria solidarietà solo dopo il 18 settembre 2007 (ovvero la data in cui Conticello ha indicato in aula il proprio estorsore ndr) devo dire che la loro vicinanza è importante per me e per gli altri imprenditori che sono stati nella mia situazione anche in altre zone della Sicilia. Per quanto riguarda le recenti esternazioni ritengo che siano utili perché esprimono una presa di posizione chiara che prima non era così evidente di fronte a certe problematiche. Bisogna dire che certe regole di espulsione per chi fosse colluso con la mafia, o con il racket, erano già presenti nel codice etico, comunque resta un fatto importante oltre che un grande segnale di cambiamento. 

Il processo sull’Antica Focacceria è andato alla ribalta delle cronache soprattutto per due episodi in particolare. Il primo quando, senza timore, ha riconosciuto il suo estorsore ed il secondo quando Francesco Spadaro ha dichiarato la Mafia fa schifo. Cosa ha provato in quei momenti? 
Il primo episodio è stato una manifestazione di grande giustizia e liberazione. Venivo da momenti vissuti veramente brutti. Le continue minacce ricevute, la sensazione di sentirsi invasi nella propria libertà nella proprietà privata da parte del racket. Sebbene fossi consapevole del rischio che correvo è stato un atto che ho compiuto in maniera chiara, precisa e determinata. Ritenevo che fosse il mio dovere di cittadino e di uomo libero indicare il mio estorsore, ovvero colui che stava mettendo in pericolo questa libertà. Per quanto riguarda le dichiarazioni di Spadaro non le ho prese assolutamente in considerazione. Sono onesto se dico che non ho provato alcun tipo di emozione o sensazione. L’ho presa come una delle tante corbellerie dette in un qualsiasi processo di mafia. Del resto la storia ne è piena, da Michele Greco a Riina. Dichiarazioni che lasciano il tempo che trovano. Se nasconde un messaggio? Sinceramente non sono riuscito a dargli alcuna connotazione.

In un clima particolare, con l’arresto di Lo Piccolo a Palermo è nata la prima associazione Antircaket. Che significato assume?
E’ uno dei tanti movimenti associativi sani che la nostra città in questi ultimi venti anni ha prodotto. Non dimentichiamo che già negli anni Ottanta era nata Sos Impresa che venne accolta da noi commercianti con grande gioia. Ricordiamo che in Sicilia quello era il tempo in cui si viveva con le notizie di un morto al giorno. Oggi la nascita di “Libero Futuro” è vista con grande entusiasmo e speranza, anche perché si presenta rispetto ad altre con una grande peculiarità. Per la prima volta gli associati non sono comuni cittadini ma sono anche imprenditori e questa può essere la nuova svolta. Fino ad oggi non era mai accaduto. Inoltre ritengo che all’interno dell’associazione ci siano persone in gamba e valide che possono dare un grande sostegno agli eventuali imprenditori che si trovano in difficoltà e che hanno paura di reagire al pizzo. Il compito di “Libero Futuro” sarà proprio quello di far vivere a tutti un futuro più libero.

Come è stato vissuto tra i commercianti un evento come l’arresto di Lo Piccolo?
Inizialmente con grande entusiasmo. E’ chiaramente un fatto importante, un altro tassello che si aggiunge agli altri tasselli che le forze dell’ordine hanno compiuto dall’arresto di Provenzano in poi. Un colpo ai vertici di Cosa Nostra che dà grande fiducia. E’ importante perché, così come gli imprenditori denunciano, anche lo Stato dà una risposta contro questo male che ci opprime da veramente troppo tempo.

Sarà possibile un futuro senza Mafia e senza Pizzo?
Io credo che la strada sia ancora lunga. Cantare vittoria è prematuro anche perché la Mafia ha già dimostrato nel corso della propria storia una grande capacità di rinnovamento. I nuovi capi ci sono già prima ancora che i vecchi siano arrestati. Inoltre dietro a questi capi c’è gente inarrivabile. Gli intoccabili, che gestiscono il traffico di denaro proveniente dagli affari illeciti, spesso sconosciuti alla manovalanza stessa. Non possiamo immaginare che tutto questo denaro sia gestito dai Provenzano o dai Lo Piccolo. Loro piuttosto erano i delegati a far sì che i soldi fluissero in determinati conti correnti gestiti, appunto, da altri. Ora credo che si debba approfittare di questa breccia che si è aperta con gli ultimi avvenimenti per  dare ancora dei colpi, anche piccoli, affinché possa essere rotto definitivamente questo muro chiamato Mafia.

La sua vicenda si è conclusa abbastanza rapidamente. Che cosa sente di dire a chi oggi subisce le estorsioni e teme di denunciare il Pizzo?
A chiunque si trovi in un momento di difficoltà come è capitato a me dico che sicuramente la parte più importante la dobbiamo fare noi cittadini dando fiducia allo Stato, denunciando in modo chiaro e preciso.
Altrimenti non si arriva alla sentenza di un processo nel giro di un anno, un anno e mezzo. Detto questo però dobbiamo pretendere che lo Stato sia più vicino a noi cittadini, non sol nei momenti bui e duri come quelli che abbiamo passato io ed altri imprenditori, ma che lo sia agendo in maniera preventiva.

In che modo può intervenire?
Innanzitutto agendo nella formazione del cittadino a partire dalle scuole, già a partire dall’asilo. E’ lì che deve trovare il suo fondamento l’educazione alla legalità con lezioni che si basino sul rispetto chiaro delle regole. Dal  semplice gesto di non buttare una cartaccia per terra, al rispetto dei segnali stradali. Inoltre garantendo una presenza nel territorio che sia totale. Molti parlano di esercito, ma io lo considero utile solo in caso eccezionale. Invece mi riferisco alle forze di polizia, ai vigili urbani, ai Carabinieri, alla Guardia di Finanza, tutti quegli enti preposti a dare quel senso di presenza statale nel territorio. Vale per la Sicilia, per la Campania, la Calabria, la Puglia. Ci sono zone, specie in periferia, poco coperte in cui la presenza dello Stato è impercettibile: non ci sono proprio gli uomini e danno un’idea di stato non controllato. Ecco quindi che è importante dare tanta fiducia ma questa poi deve essere ricompensata con fatti concreti. Gli arresti e la conclusione del mio processo si muovono in questo senso e non posso che augurarmi che ce ne siano altri nel prossimo futuro perché la lotta non è certo finita qui.


ANTIMAFIADuemila
N°56

 
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    Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti.
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    Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina.
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  • Editoriale

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    La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino

    Il 19 luglio 1992, a cinquantasette giorni di distanza dalla strage di Capaci, veniva assassinato a Palermo, in via D’Amelio, il giudice Paolo Borsellino e con lui gli agenti della sua scorta.

    Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.

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    Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto.
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