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di Aaron Pettinari
Si respira un’aria nuova a Palermo. Sarà per l’arresto dei suoi
“Signori”, Salvatore e Sandro Lo Piccolo, sarà per la nascita della
nuova associazione antiracket “Libero Futuro”, sarà per i recenti
successi apportati dall’autorità giudiziaria. Tra questi c’è la felice
conclusione del processo per le estorsioni dell’ “Antica Focacceria San
Francesco”. Condannati dai giudici della terza sezione penale di
Palermo, presieduta da Raimondo Lo Forti, gli imputati Francolino
Spadaro, 16 anni di carcere, Giovanni Di Salvo, 14 anni, e Lorenzo
D’Aleo, 10 anni e 6 mesi. Pene maggiori di quelle chieste dal pm Lia
Sava in requisitoria.
Gli imputati sono stati anche condannati al pagamento di pene
pecuniarie e delle spese processuali oltre il risarcimento delle parti
civile costituitesi in giudizio: 50 mila euro a Vincenzo Conticello,
titolare della Focacceria, 50 mila alla Focacceria, 20 mila ciascuno
per Confesercenti, Sos Impresa e Federazione nazionale delle
associazioni antiracket (Fai). Una vittoria importante per lo Stato e
per tutta la Società Civile, in una vicenda giudiziaria che si è
conclusa in breve tempo. La storia di Vincenzo Conticello ha avuto
inizio nel novembre 2005 quando si è presentato per la prima volta alla
Focacceria Giovanni Di Salvo chiedendo il pagamento di cinquecento euro
al mese o l’assunzione di un sorvegliante. Nei mesi la vicenda si è
complicata così Conticello ha effettuato la prima denuncia ai
carabinieri. Tuttavia le minacce si sono ripetute sia prima degli
arresti dei quattro indagati Francesco Spadaro, Vito Seidita
(condannato in abbreviato a 8 anni ndr), Lorenzo D’Aleo e Giovanni Di
Salvo, che dopo con le minacce ricevute da Stefano Giordano, avvocato
dei Conticello. Minacce che non hanno prodotto alcun ripensamento e che
tantomeno hanno interrotto l’iter giudiziario conclusosi in maniera
positiva.
Dottor Conticello, come ha vissuto questi anni di vicenda
giudiziaria? Si è mai sentito lasciato solo da parte delle istituzioni
o dalla società civile?
Da quando la vicenda è stata resa nota, cioè dal 13 marzo 2006,
si è subito creata attorno a me una nuova geografia. In generale ho
trovato tanta solidarietà da parte della società civile che continua
tutt’oggi. Da parte di singoli cittadini, dalle associazioni come
Addiopizzo, associazioni Antiracket e Sos Impresa, tutte mi sono state
vicine. Lo stesso vale per le forze dell’ordine, i Carabinieri, la
Polizia, la Magistratura. Tra le istituzioni l’unico che non ha mai
fatto mancare il proprio sostegno ed appoggio è il presidente Cuffaro e
la Regione. Sia da un punto di vista di stima nei miei confronti con
belle parole ma anche perché in cocreto non ha mai fatto venir meno gli
impegni professionali della mia azienda nei confronti della Presidenza
della Regione. Cosa che non è accaduta con altri uffici pubblici od
assessorati con cui si è creata una certa distanza e con cui non
lavoriamo più. Lo stesso vale anche per altri commercianti tranne
piccole perle bianche. Diciamo che è cambiato un po’ “il palcoscenico”
della nostra impresa.
Eppure di recente Confindustria ha dato segnali importanti
determinando una presa di posizione abbastanza netta proprio con i suoi
vertici a partire dal presidente Montezemolo. Che ne pensa?
Anche se molti di questi grandi enti hanno fatto sentire la
propria solidarietà solo dopo il 18 settembre 2007 (ovvero la data in
cui Conticello ha indicato in aula il proprio estorsore ndr) devo dire
che la loro vicinanza è importante per me e per gli altri imprenditori
che sono stati nella mia situazione anche in altre zone della Sicilia.
Per quanto riguarda le recenti esternazioni ritengo che siano utili
perché esprimono una presa di posizione chiara che prima non era così
evidente di fronte a certe problematiche. Bisogna dire che certe regole
di espulsione per chi fosse colluso con la mafia, o con il racket,
erano già presenti nel codice etico, comunque resta un fatto importante
oltre che un grande segnale di cambiamento.
Il processo sull’Antica Focacceria è andato alla ribalta delle
cronache soprattutto per due episodi in particolare. Il primo quando,
senza timore, ha riconosciuto il suo estorsore ed il secondo quando
Francesco Spadaro ha dichiarato la Mafia fa schifo. Cosa ha provato in
quei momenti?
Il primo episodio è stato una manifestazione di grande giustizia e
liberazione. Venivo da momenti vissuti veramente brutti. Le continue
minacce ricevute, la sensazione di sentirsi invasi nella propria
libertà nella proprietà privata da parte del racket. Sebbene fossi
consapevole del rischio che correvo è stato un atto che ho compiuto in
maniera chiara, precisa e determinata. Ritenevo che fosse il mio dovere
di cittadino e di uomo libero indicare il mio estorsore, ovvero colui
che stava mettendo in pericolo questa libertà. Per quanto riguarda le
dichiarazioni di Spadaro non le ho prese assolutamente in
considerazione. Sono onesto se dico che non ho provato alcun tipo di
emozione o sensazione. L’ho presa come una delle tante corbellerie
dette in un qualsiasi processo di mafia. Del resto la storia ne è
piena, da Michele Greco a Riina. Dichiarazioni che lasciano il tempo
che trovano. Se nasconde un messaggio? Sinceramente non sono riuscito a
dargli alcuna connotazione.
In un clima particolare, con l’arresto di Lo Piccolo a Palermo è nata la prima associazione Antircaket. Che significato assume?
E’ uno dei tanti movimenti associativi sani che la nostra città in
questi ultimi venti anni ha prodotto. Non dimentichiamo che già negli
anni Ottanta era nata Sos Impresa che venne accolta da noi commercianti
con grande gioia. Ricordiamo che in Sicilia quello era il tempo in cui
si viveva con le notizie di un morto al giorno. Oggi la nascita di
“Libero Futuro” è vista con grande entusiasmo e speranza, anche perché
si presenta rispetto ad altre con una grande peculiarità. Per la prima
volta gli associati non sono comuni cittadini ma sono anche
imprenditori e questa può essere la nuova svolta. Fino ad oggi non era
mai accaduto. Inoltre ritengo che all’interno dell’associazione ci
siano persone in gamba e valide che possono dare un grande sostegno
agli eventuali imprenditori che si trovano in difficoltà e che hanno
paura di reagire al pizzo. Il compito di “Libero Futuro” sarà proprio
quello di far vivere a tutti un futuro più libero.
Come è stato vissuto tra i commercianti un evento come l’arresto di Lo Piccolo?
Inizialmente con grande entusiasmo. E’ chiaramente un fatto importante,
un altro tassello che si aggiunge agli altri tasselli che le forze
dell’ordine hanno compiuto dall’arresto di Provenzano in poi. Un colpo
ai vertici di Cosa Nostra che dà grande fiducia. E’ importante perché,
così come gli imprenditori denunciano, anche lo Stato dà una risposta
contro questo male che ci opprime da veramente troppo tempo.
Sarà possibile un futuro senza Mafia e senza Pizzo?
Io credo che la strada sia ancora lunga. Cantare vittoria è prematuro
anche perché la Mafia ha già dimostrato nel corso della propria storia
una grande capacità di rinnovamento. I nuovi capi ci sono già prima
ancora che i vecchi siano arrestati. Inoltre dietro a questi capi c’è
gente inarrivabile. Gli intoccabili, che gestiscono il traffico di
denaro proveniente dagli affari illeciti, spesso sconosciuti alla
manovalanza stessa. Non possiamo immaginare che tutto questo denaro sia
gestito dai Provenzano o dai Lo Piccolo. Loro piuttosto erano i
delegati a far sì che i soldi fluissero in determinati conti correnti
gestiti, appunto, da altri. Ora credo che si debba approfittare di
questa breccia che si è aperta con gli ultimi avvenimenti per dare
ancora dei colpi, anche piccoli, affinché possa essere rotto
definitivamente questo muro chiamato Mafia.
La sua vicenda si è conclusa abbastanza rapidamente. Che cosa
sente di dire a chi oggi subisce le estorsioni e teme di denunciare il
Pizzo?
A chiunque si trovi in un momento di difficoltà come è capitato a me
dico che sicuramente la parte più importante la dobbiamo fare noi
cittadini dando fiducia allo Stato, denunciando in modo chiaro e
preciso.
Altrimenti non si arriva alla sentenza di un processo nel giro di un
anno, un anno e mezzo. Detto questo però dobbiamo pretendere che lo
Stato sia più vicino a noi cittadini, non sol nei momenti bui e duri
come quelli che abbiamo passato io ed altri imprenditori, ma che lo sia
agendo in maniera preventiva.
In che modo può intervenire?
Innanzitutto agendo nella formazione del cittadino a partire dalle
scuole, già a partire dall’asilo. E’ lì che deve trovare il suo
fondamento l’educazione alla legalità con lezioni che si basino sul
rispetto chiaro delle regole. Dal semplice gesto di non buttare una
cartaccia per terra, al rispetto dei segnali stradali. Inoltre
garantendo una presenza nel territorio che sia totale. Molti parlano di
esercito, ma io lo considero utile solo in caso eccezionale. Invece mi
riferisco alle forze di polizia, ai vigili urbani, ai Carabinieri, alla
Guardia di Finanza, tutti quegli enti preposti a dare quel senso di
presenza statale nel territorio. Vale per la Sicilia, per la Campania,
la Calabria, la Puglia. Ci sono zone, specie in periferia, poco coperte
in cui la presenza dello Stato è impercettibile: non ci sono proprio
gli uomini e danno un’idea di stato non controllato. Ecco quindi che è
importante dare tanta fiducia ma questa poi deve essere ricompensata
con fatti concreti. Gli arresti e la conclusione del mio processo si
muovono in questo senso e non posso che augurarmi che ce ne siano altri
nel prossimo futuro perché la lotta non è certo finita qui.
ANTIMAFIADuemila N°56
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