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Rassegna Stampa
Fava: ''Ha detto strozzare usa il linguaggio dei mafiosi'' | Fava: ''Ha detto strozzare usa il linguaggio dei mafiosi'' |
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29 novembre 2009 Roma. «Ormai parla come un mafioso». Claudio Fava, anche lei però, leader di Sinistra e libertà e sceneggiatore: è tra coloro che ha gettato discredito. Prima il film "I cento passi", poi la fiction "Il capo dei capi". «Tutte escrescenze, per Berlusconi. Parlare della vergogna dei film, dei libri e non della mafia, è un´offesa per chi di mafia è morto o ha perso una persona cara. Perché è anche di quei morti che i film, i libri raccontano. Se poi tutto questo arriva dal capo del governo...» Ma il premier è sereno, su Cosa nostra può permettersi di scherzare. «Strozzare. È il linguaggio che usa Giovanni Brusca quando spiega come va finito il figlio di un pentito: strozzarlo, prima di scioglierlo nell´acido». Esagerazione, quella di Berlusconi era una metafora, una battuta. «Quando a un paese già umiliato dalle mafie dice che la vergogna non sono i mafiosi ma gli scrittori di mafia, siamo alla parodia del potere. Gli italiani si vergognano dei mafiosi e Berlusconi, è un amico dei mafiosi». Tutto da dimostrare sul piano giudiziario. «Lo stalliere Vittorio Mangano è stato qualificato come capomafia da tre sentenze. L´eroe, per dirla con Dell´Utri. Il senatore braccio destro dell´allora imprenditore, poi consigliere del premier, oggi è condannato in primo grado per concorso esterno. Se venisse confermata in appello, nulla sarebbe più come prima». Ma il concorso esterno potrebbe essere riformato. «Uno dei progetti che svelano un disperato bisogno di impunità». Berlusconi è convinto che il suo governo passerà alla storia per aver sconfitto Cosa nostra. «Intanto sta per passarci per aver aiutato la mafia a riprendersi i beni confiscati: la vendita all´asta di quegli immobili è un regalo alle organizzazioni criminali, come racconta la storia di questo paese». (c.l.) Tratto da: La Repubblica |
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Di mafia e di deviazioni. Che Stato è il nostro? (seconda puntata. Che schifo!) di Giorgio Bongiovanni La notizia è come un pugno nello stomaco. L’ex capo della Squadra Mobile e poi questore di Palermo, Arnaldo La Barbera, era al soldo dei servizi segreti. Proprio lui, l’ex superpoliziotto che nel ‘92 veniva nominato con un decreto ad hoc al vertice della squadra investigativa “Falcone-Borsellino” per seguire unicamente le indagini sulle stragi di Capaci e via D’Amelio, morto di tumore nel 2002.
Nel libro “L’Agenda nera” scritto dai colleghi Giuseppe Lo Bianco e
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