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D. La holding di Salvatore lo Piccolo movimentava circa 2 milioni di euro al mese. Con la sua cattura cosa cambia a livello economico per Cosa Nostra?
R. Intanto si metterà alla prova l’efficienza del nuovo sistema operativo e organizzativo che la Procura si è data attraverso una maggiore specializzazione interna e a una migliore distribuzione delle competenze. Da un punto di vista economico le indagini iniziano proprio adesso: con la ricerca dei fiancheggiatori del boss e con l’individuazione del patrimonio mafioso del capomafia e di tutti i canali di riciclaggio.
L’arresto è avvenuto mentre si teneva un summit di mafia, ma la cosa importante di questa operazione è che è stato fermato un boss che aveva iniziato la sua ascesa attraverso una strategia espansionistica interna grazie alla quale cercava di incrementare il suo potere e conquistare definitivamente il timone dell’organizzazione mafiosa. Non dimentichiamoci che Salvatore Lo Piccolo è stato il fautore di quel rientro in Italia dei cosiddetti “scappati”, gli Inzerillo con i quali voleva intessere una rete di relazioni economiche per recuperare potere e far sì che Cosa Nostra tornasse ai fasti del passato quando era leader nei traffici illeciti a cominciare dal traffico di droga. Quindi con il suo arresto è stato fermato bruscamente questo progetto strategico militare ed economico che Cosa Nostra cercherà di rimettere in piedi e continuare lungo la strada tracciata da Lo Piccolo.
D. La cattura di Salvatore Lo Piccolo può rappresentare una occasione di cambiamento per la città di Palermo?
R. La sua cattura è un risultato straordinario anche per l’economia siciliana visto che Lo Piccolo era il principale artefice di quella strategia della “rimmersione” di Cosa Nostra che il boss stava attuando attraverso l’aumento del pizzo agli imprenditori e con questo ritorno agli atti intimidatori eclatanti.
Sicuramente la presa di posizione degli imprenditori, della Confindustria siciliana e nazionale è una risposta importante ma non basta, occorrono anche strumenti legislativi che siano all’altezza per fare una vera lotta alla mafia e soprattutto che ognuno faccia la propria parte.
D. In questo momento Cosa Nostra non ha più un capo. Sicuramente l’organizzazione è più debole. Lei cosa ne pensa?
R. L’ultimo capo di capi, Totò Riina, venne arrestato il 15 gennaio 1993. Dopo la sua cattura si creò una divisione interna: da una parte c’era il gruppo Bagarella-Brusca privo di un capo riconosciuto, con Bagarella che cercava di essere il capo di quella fazione; dall’altra parte invece si andò coagulando un altro gruppo intorno a Bernardo Provenzano: quello dei “moderati”. Alla fine Provenzano diventò il capo semplicemente perché Bagarella, Brusca, i Graviano, Raffaele Ganci, Pietro Aglieri e i Santapaola furono arrestati. Provenzano non è stato un vero capo, ma colui che ha cercato di dare una strategia unitaria all’organizzazione. Dopo il suo arresto, è successa la stessa cosa. Lo Piccolo non era mai diventato veramente il capo dei capi, ma ha incominciato ad emergere mettendo in atto una politica di alleanze. Anche lui è stato agevolato perché chi lo fronteggiava, cioè Nino Rotolo e Antonino Cinà sono stati arrestati mentre altri personaggi di spicco, della caratura di Matteo Messina Denaro a Trapani e di Domenico Raccuglia ad Altofonte, erano fuori Palermo.
Questo ovviamente è un momento di grande opportunità per lo Stato perché abbiamo un’organizzazione in cui manca una strategia unitaria. Infatti stiamo assistendo ad un fenomeno di polverizzazione del potere all’interno dell’organizzazione in cui ciascuno cercherà di emergere approfittando di questa disorganizzazione momentanea di Cosa Nostra. Pertanto oggi potremmo sapere meno cose di quello che accade a Trapani e ad Agrigento dalla città di Palermo di quanto non si sapessero prima. Questo significa che bisogna operare molto più direttamente sul territorio. Per cui se Lo Piccolo era riuscito ad espandersi fino a Partinico, area di influenza di Matteo Messina Denaro, questi ora non avrà più questo problema, semmai sarà lui ad espandere il suo potere d’influenza verso la città di Palermo.
D. E’ possibile che Giovanni Riina possa assumere un ruolo di rilievo?
R. Non possiamo prevederlo, ma è chiaro che in un momento come questo di vuoto di potere una persona carismatica ha la sua valenza e un nome come quello di Riina è fonte di interesse per l’organizzazione mafiosa e per noi magistrati.
D. E’ possibile che intorno al nome di Riina si riuniscano uomini del calibro di Domenico Raccuglia, di Pietro Tagliavia e di Gianni Nicchi creando una sorta di nuovo direttorio?
R. Per tradizione Cosa Nostra non affida le redini dell’organizzazione a giovanissimi. Ha bisogno di qualcuno che per età e autorevolezza eserciti maggiore carisma. Lo stesso Lo Piccolo era giovane rispetto ai suoi predecessori. In questo senso è possibile che Riina o Matteo Messina Denaro acquisiscano un ruolo sempre più importante. Raccuglia, Tagliavia, Nicchi a mio parere sono troppo giovani, però l’organizzazione si evolve, quindi queste vecchie abitudini potrebbero cambiare.
D. In teoria un trapanese come Matteo Messina Denaro non potrebbe mai governare a Palermo …
R. E’ fortemente improbabile anche se negli anni l’organizzazione ha subito vari mutamenti, ma non escludo che possa succedere.
box 1
Piero Grasso
“Bernardo Provenzano – ha dichiarato il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso nel commentare la cattura dei Lo Piccolo – in un pizzino diceva che nella commissione di Cosa nostra erano rimasti lui, Rotolo e Lo Piccolo. Li abbiamo arrestati tutti’’. Secondo Grasso il fatto che al momento Cosa Nostra non abbia un vertice “non significa che non emergeranno nuove figure di spicco”. “Alcuni capi-zona – ha evidenziato – hanno aumentato la propria influenza anche fuori i mandamenti. Oggi la mafia è un’organizzazione destrutturata che difficilmente si può muovere, e questo è il momento migliore per colpirla, ma anche per chi, dall’interno, vuole rialzare la testa”.
box 2
Sergio Barbiera
Il Pm di Palermo Sergio Barbiera (attualmente in servizio a Roma come componente della Commissione concorso per uditori giudiziari), esperto dei legami tra Cosa Nostra e la Cosa Nostra Americana, si è dichiarato molto soddisfatto del recente arresto dei super-latitanti. “La cattura di Salvatore e Sandro Lo Piccolo – ha affermato – <<garanti>> del ritorno degli <<scappati>>, costituisce un fortissimo momento di dissuasione del rimpatrio mafioso siculo-americano. Lo storico legame tra Cosa Nostra e la Cosa Nostra Americana subisce in tal modo un durissimo colpo e potrà essere definitivamente reciso attraverso il simbiotico coordinamento delle strategie investigative degli Inquirenti italiani e statunitensi”.
ANTIMAFIADuemila N°56
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