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Antimafia Duemila

Saturday
Jul 05th
“Si annunciano giorni complicati e difficili per i boss” PDF Stampa E-mail



D. Come dobbiamo interpretare la cattura di Salvatore Lo Piccolo?
R. E’ sicuramente un grande successo dello Stato, delle forze di Polizia e, mi sia consentito di dire con una punta di presunzione, della Procura della Repubblica di Palermo. Cosa Nostra è una organizzazione che ricostituisce i suoi quadri continuamente, non si può dire che questo segni la fine o l’avvio della fine. Questo non è avvenuto né con la cattura di Riina né con quella di Provenzano però il cambiamento c’è, ci sarà ed è molto importante. Salvatore Lo Piccolo, uomo di lunghissima esperienza criminale, dai gradi bassi ed intermedi per lunghi anni aveva maturato una conoscenza profonda dell’organizzazione, dei suoi rapporti con l’esterno e aveva intrapreso dei progetti con Cosa Nostra americana per un nuovo corso dell’organizzazione del terzo millennio. Si annunciano giorni complicati e difficili per gli uomini d’onore perché prima della cattura di Lo Piccolo si erano realizzati degli equilibri trasversali non omogenei, ma in linea di massima accettati e tollerati. E’ chiaro che adesso si rimettono in gioco le vicende interne innanzitutto del mandamento di San Lorenzo ma anche di quelli che avevano stretto dei rapporti di collaborazione e degli altri che erano in una posizione più distante. Chiaramente per la ricostruzione di un equilibrio ci vorrà del tempo. In questo momento storico in cui le fila degli appartenenti all’organizzazione sono continuamente decimate e vengono progressivamente meno le menti strategiche (anche se qualcuno continua ad esserci, ad esempio Matteo Messina Denaro) può essere risolutivo rompere quel controllo del territorio basato sullo sfruttamento delle attività economiche legate all’imposizione delle tangenti.

D. Matteo Messina Denaro potrebbe rientrare all’interno di una sorta di nuovo direttorio con nomi che al momento stanno dietro le quinte?
R. Matteo Messina Denaro è tutt’ora il capo riconosciuto, incontrastato della provincia di Trapani, un territorio mafioso della massima importanza. Naturalmente il capomafia avrebbe dei motivi per avere voce in capitolo nella ricerca di questi nuovi equilibri, ma occorrerà l’accordo con i principali mandamenti palermitani che già prima non erano sulla medesima linea e non lo sono neanche adesso. L’ideale sarebbe trovare un’altra guida strategica dello stesso livello, cosa che non è assolutamente facile.

D. Questa fase può essere colta da chi ha subito per anni il pizzo e il racket per ribellarsi?
R. Credo sia un momento favorevole perché è una fase storica in cui non soltanto i livelli bassi dell’organizzazione vengono periodicamente individuati e tratti in arresto ma c’è una crisi profonda. Quanto si sta verificando si coniuga con la crescente consapevolezza della classe imprenditoriale (specialmente a livello di grandi imprese) di sottrarsi a questo condizionamento. Questa tendenza si era già manifestata, quindi credo che ci siano buoni motivi perché si possa rafforzare ed andare avanti.

D. In questo contesto invece i carcerati come Riina, Bagarella come possono interferire nella nuova riorganizzazione?
R. Per la nostra esperienza i vecchi capimafia stando in carcere non rimangono totalmente distaccati o disinteressati a quello che succede fuori. All’interno dell’organizzazione i processi evolutivi futuri dipendono da un dato quantitativo: cioè la quantità degli uomini d’onore disponibili e di killer addestrati; e da uno qualitativo cioè dall’intelligenza criminale. Sotto il profilo delle intelligenze vi è maggiore spazio per un ruolo dei carcerati  come contributo che la loro esperienza criminale può fornire all’esterno ma non è detto che queste indicazioni si realizzino automaticamente. Ripeto, è facile rimpiazzare i picciotti, però le intelligenze ed esperienze criminali non sono facilmente sostituibili, quelle sono necessarie per assicurare un futuro all’organizzazione. Penso che questa sia una fase di debolezza che durerà per qualche periodo.

D. Lo Piccolo rappresentava l’anello di congiunzione con gli Stati Uniti, venendo a mancare che situazione si può prospettare?
R. L’interesse di tutti i mafiosi è quello di fare soldi, di fare affari e l’instaurazione di rapporti con gli Stati Uniti è certamente funzionale a questo obiettivo. Ora quello che conta all’interno di Cosa Nostra è chi si assumerà il controllo di questo coordinamento Italia –Usa e chi ne ricaverà i maggiori profitti. In fondo credo che i precedenti dissensi fossero determinati proprio da questo motivo perché i contatti con soggetti degli Stati Uniti li avevano avuti sia componenti della mafia siciliana più vicini a Lo Piccolo, al mandamento di Bocca di Falco e agli Inzerillo sia appartenenti ad altri mandamenti. Anche per gli Stati Uniti questa fase è magmatica, incerta, per cui staranno a vedere che cosa succederà nei prossimi mesi prima di muoversi. Ovviamente questo crea una ulteriore fase di stallo anche nella evoluzione di questo progetto di coordinamento di tipo economico ed affaristico.

D. E’ possibile che dopo la cattura dei Lo Piccolo le varie “famiglie”  si siano riorganizzate?
R. Certamente ci sarà un processo di riflessione non puramente filosofica nè ideologica, ma con possibili risvolti di manifestazioni criminali dirette, perché essendo venuto meno un equilibrio non definitivo è chiaro che si rimette in gioco un po’ tutto all’interno dei mandamenti.


ANTIMAFIADuemila N°56

 
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    Csm e Anm sotto accusa. Responsabilità e i silenzi nel caso De Magistris. Speciale droga. Le sostanze che invadono l’Europa.
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    A inaugurare il nuovo metodo all’educato olio di ricino è stato Marco Travaglio. Che si è permesso ancora una volta di utilizzare la televisione come organo di informazione, cioè si è preso la briga, ad autentico sprezzo del pericolo, di dare ai cittadini una notizia. Per altro non esclusiva.

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    Fame nel mondo e povertà estrema. Una realtà sempre più vicina a noi, ma di chi è la colpa?
    Il Kosovo come le ciliegie: un'indipendenza tira l'altra. Quali saranno le conseguenze?
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