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Antimafia Duemila

Friday
Jul 04th
Salvatore Lo Piccolo, “l’ultimo Samurai” PDF Stampa E-mail

 

D. Come si prospetta la nuova geometria mafiosa di Cosa Nostra con l’arresto di Salvatore Lo Piccolo?
R. Salvatore lo Piccolo è stato “l’ultimo dei Samurai”, cioè dei componenti di quella commissione provinciale di Palermo che a furia di essere decimata era stata appellata come il direttorio di “Cosa Nostra”. La sua cattura è un colpo durissimo essendo venuto meno quel vertice che dava le indicazioni strategiche. Nell’immediato credo che la riorganizzazione di Cosa Nostra avverrà a livello dei mandamenti e delle famiglie secondo l’organizzazione di tipo orizzontale. La mafia, per quanto cambi pelle molto spesso, ha delle modalità consolidate di gestione del potere che consistono in un ferreo controllo del territorio attraverso l’imposizione del pizzo e il traffico di stupefacenti. E’ ipotizzabile che a breve i vertici dei mandamenti dovranno riunirsi per poter nominare o un reggente che prende il posto di Lo Piccolo o  affidare tutto il potere a una sola persona come avviene nelle province di Trapani e Agrigento.


D. E’ possibile che Giovanni Riina racchiuda in una sorta di “direttorio” Gianni Nicchi, Pietro Tagliavia o addirittura Messina Denaro?
R. Messina Denaro è il capo della provincia di Trapani perciò non può avere un ruolo direttivo a Palermo. In questo momento ritengo che neanche il figlio di Riina avrà un ruolo di comando all’interno di Cosa Nostra; sarebbe come attribuirgli un ruolo che non ha.


D. In tutto questo contesto si inserisce l’economia di Cosa Nostra che Salvatore Lo Piccolo gestiva sapientemente…
R. Con l’arresto di Franzese abbiamo avuto alcuni dati sulla contabilità di Lo Piccolo che potrebbero essere confermati dagli ultimi sequestri documentali che ci fanno prendere atto quanto sia capillare il controllo che Cosa Nostra esercita sul territorio. E’ probabile che ora siano i capifamiglia, i capimandamento a far pagare regolarmente il pizzo sul territorio.

D. Oggi la società civile avrebbe l’occasione di ribellarsi alle estorsioni?
R. Questo è il momento di dare un segnale di collaborazione e per non rendere inutile quello fatto fin’ora ci auguriamo una rivolta delle coscienze.

D. Lo Piccolo rappresentava l’anello di congiunzione con le famiglie americane. Che scenari si delineano ora?
R. I rapporti con gli americani erano finalizzati a un ingresso di Cosa Nostra nella gestione del traffico di sostanze stupefacenti a livello internazionale. Dopo la guerra di mafia che ha visto perdente il gruppo che faceva parte di Badalamenti, Bontate e Inzerillo, la Cosa Nostra dei Corleonesi ha perso quegli agganci e quelle professionalità specifiche nel controllo del traffico degli stupefacenti e si è progressivamente indebolita nel panorama criminale internazionale mentre la Camorra e la ‘Ndrangheta hanno assunto nel tempo un ruolo di maggiore importanza e spessore.
Nel riavvicinarsi alla schiera dei perdenti Lo Piccolo probabilmente voleva riattivare dei canali di importazione di grosse partite di stupefacenti da destinare sia al mercato statunitense sia al mercato europeo.
Bisogna vedere se sul territorio ci sono altri soggetti che erano stati comunque coinvolti in questa nuova strategia che sono in grado di portare avanti gli investimenti di Lo Piccolo e di chi era vicino a lui.

D. La strategia di Lo Piccolo era quella di non contrapporsi allo Stato. E’ possibile che questo si rimetta in discussione?
R. Mi sembra difficile che un singolo capomandamento faccia una cosa del genere, però se si dovesse verificare vuol dire che abbiamo un nuovo vertice.

D. Secondo lei quali sono i mezzi da potenziare a livello giudiziario, politico, legislativo per fronteggiare una situazione del genere?
R. Dobbiamo poter ottenere dei risultati processuali in tempi brevi e bisognerebbe eliminare il cosiddetto patteggiamento allargato in appello. Quindi, ci vuole la certezza della pena ma anche uno sforzo sul versante legislativo. Penso a quelle misure di prevenzione patrimoniale, alle riforme che ci sono in cantiere e che fanno parte del pacchetto giustizia.
Sul versante delle risorse sicuramente ne dovrebbero essere messe sul campo molte di più per le forze di polizia e per fare indagini sul territorio. Inoltre sono molto preoccupato per la magistratura. A breve l’intera procura verrà smantellata e molti procuratori aggiunti, i sostituti di esperienza, saranno destinati ad altre sedi sulla base di questa temporaneità. Questa generazione di magistrati dovrà cedere il passo ad altri sperando che siano in grado di affrontare una situazione emergenziale come quella che si va delineando ai nostri occhi. Questo la dice lunga sulle nuova stagione antimafia che si sta aprendo.

D. In questo momento lo Stato potrebbe sferrare un duro colpo all’organizzazione?
R. Può sferrare un colpo durissimo; non userei il termine finale a meno che non decida di mettere in campo risorse eccezionali. Sicuramente questo è il momento opportuno per investire in termini e in risorse.

D.Parliamo dei carcerati: Riina, Bagarella come influiranno nella riorganizzazione?
R.Ai carcerati le cose andranno sempre peggio perché se l’organizzazione si indebolisce a livello strategico è facile pensare che verranno sempre meno anche le speranze che si possa scendere a patti con chi può migliorare la loro situazione carceraria. Alla fine i vari Riina e Provenzano si rassegneranno a concludere i loro giorni in carcere. Di fatto si elevano sul territorio nuove sinergie, nuovi capi al posto dei vecchi che non hanno tutto questo interesse a sdoganare i vecchi. Lo stesso Lo Piccolo ha avuto un ruolo molto differente da Provenzano e suo figlio Sandro, si stava proiettando verso traffici internazionali per investire i soldi nell’economia, in modo molto più disinvolto e moderno.
Quando si arresta un latitante di questa portata si finiscono con il tranciare i legami che ha nei settori istituzionali e politici ma non è detto che chiunque può prendere il suo posto come se niente fosse.

BOX 1
 

Alfredo Morvillo

“Il blitz di oggi è un risultato che va ascritto a tutti i sostituti della Dda che ogni giorno lavorano per contrastare il fenomeno mafioso”, parole pronunciate dal procuratore aggiunto Alfredo Morvillo alla conferenza stampa che ha illustrato i particolari dell’operazione che ha portato alla cattura dei boss latitanti Salvatore e Sandro Lo Piccolo. “Tutti noi oggi - ha aggiunto - dobbiamo essere orgogliosi di questa Procura, senza dimenticare che il lavoro fondamentale è stato quello della polizia giudiziaria che ancora una volta ha mostrato una grande abilità e un’enorme dedizione al lavoro”.


ANTIMAFIADuemila N°56
 
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    In edicola dal 28 maggio 2008

    In questo numero:

    Stragi ’93. Parla l’avvocato di Riina, Luca Cianferoni in un’intervista esclusiva al nostro direttore Giorgio Bongiovanni.
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    Calcestruzzi spa sotto inchiesta. Contatto con Cosa Nostra. Nuove collaborazioni e successivi arresti. E’ la fine del sistema Lo Piccolo. Proseguono i grandi processi a Palermo. Da Mercadante a Borzacchelli. Nuova inchiesta su Cuffaro.
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    Csm e Anm sotto accusa. Responsabilità e i silenzi nel caso De Magistris. Speciale droga. Le sostanze che invadono l’Europa.
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    Ed altro ancora…

     

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    E guai a chi vuol fare da guastafeste e minare il dialogo, viene linciato con la verga bipartisan.

    A inaugurare il nuovo metodo all’educato olio di ricino è stato Marco Travaglio. Che si è permesso ancora una volta di utilizzare la televisione come organo di informazione, cioè si è preso la briga, ad autentico sprezzo del pericolo, di dare ai cittadini una notizia. Per altro non esclusiva.

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    Fame nel mondo e povertà estrema. Una realtà sempre più vicina a noi, ma di chi è la colpa?
    Il Kosovo come le ciliegie: un'indipendenza tira l'altra. Quali saranno le conseguenze?
    Dal sequestro di Ingrid Betancourt in Colombia all'elezione di Fernando Lugo in Paraguay: guerra, corruzione e speranza in America Latina.
    Libera l'Acqua: proseguono le iniziative delle associazioni del Cipsi per promuovere la campagna sull'oro blu.
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