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Antimafia Duemila

Saturday
Jul 05th
Il tempo di guardarsi negli occhi …e via! PDF Stampa E-mail

Il suo vero nome è Cono, Cono Incognito, ha 38 anni e tutti lo chiamano con il diminutivo di “Nuccio”. Uscito dall’accademia di polizia nel 1994, Incognito viene assegnato al commissariato palermitano Libertà.  Ed è all’inizio del 1996 che proprio in quel distretto mette a segno il primo successo della sua carriera arrestando Salvatore Sbeglia, l’imprenditore ricercato con l’accusa di aver procurato il telecomando che nel ‘92 sarebbe stato utilizzato per la strage di Capaci. Accusa da cui Sbeglia verrà successivamente assolto. Nel 1997 Nuccio Incognito viene trasferito al commissariato Oreto, per poi arrivare a Termini Imerese. L’allora questore Antonio Manganelli lo indica anche come commissario straordinario a Caccamo. Sei anni fa giunge alla Squadra Mobile dove diventa vice questore e si ritrova a dirigere la sezione della Catturandi. Lo scorso 5 novembre, insieme alla sua squadra, mette fine alla latitanza di Salvatore e Sandro Lo Piccolo.

D. L’arresto di Lo Piccolo è stato un grandissimo risultato. Ci può dire quali sono stati i momenti più difficili e cruciali di questa cattura?
R. Certamente il momento più bello l’abbiamo vissuto noi e l’abbiamo fatto vivere anche a voi. Dietro questo risultato però ci sono tanti momenti di sofferenza, di amarezza, di delusione che sono durati settimane, mesi, anni, come per esempio quando dopo notti intere in cui si cercava di mettere una microspia questa è stata ritrovata dopo 3 giorni. In quell’istante sembra che ti crolli tutto addosso, ma qui si vede la forza straordinaria di questo gruppo di ragazzi, una realtà storica dell’antimafia, di non mollare e di andare avanti comunque.
D. Quali sono le doti più importanti di una squadra che si occupa esclusivamente della cattura dei latitanti?

R. Il livello di professionalità di questi ragazzi si è andato perfezionando negli anni, infatti è altissimo. Ritengo che la dote che non può mancare deve essere un elevato profilo umano che è poi quello che  consente di crederci e di essere molto motivati, sempre presenti perché è inevitabile che chi fa questo lavoro comunque deve rinunciare a qualcosa come per esempio agli affetti, alla famiglia.
D. Quand’è che vi siete resi conto che eravate arrivati all’obiettivo?
R. Ce ne siamo resi conto la mattina del 5 novembre quando intorno alle 7,20 abbiamo visto arrivare nel casolare che già attenzionavamo da tempo una macchina con a bordo 3 soggetti che sono scesi. Lì abbiamo avuto la consapevolezza che erano i nostri uomini perché c’era tutta una serie di elementi che conoscevamo e aspettavamo che si verificassero da tempo. In questi casi non c’è nient’altro da dire, quindi il tempo di guardarsi negli occhi e via.
Inizialmente abbiamo circondato la casa armati e non abbiamo sfondato nessuna porta per evitare un conflitto a fuoco che avrebbe messo a rischio sia la vita nostra che la loro. Abbiamo urlato: “polizia” ma loro hanno esitato un po’ prima di uscire. Allora abbiamo iniziato far esplodere un colpo di arma da fuoco in aria per far capire che eravamo tutti armati. Solo allora Salvatore Lo Piccolo ha detto aprendoci la porta: <<Sono io, state buoni>>.
D. L’espressione del figlio: <<Papà sei la vita mia>> secondo lei cosa può significare?
R. L’espressione che Sandro Lo Piccolo rivolge al padre in siciliano è un’attestazione di affetto estremo. Dopo tanti anni di latitanza trascorsa assieme chissà se mai si sarebbero potuti rivedere?
D. Nella villetta dove avvenivano gli incontri è stata trovata una grossa quantità di armi, probabilmente perché su di loro pendeva una minaccia di morte.
R. Sì, dall’operazione Gotha era emerso questo tentativo di Nino Rotolo e Antonino Cinà di uccidere i Lo Piccolo i quali una volta che ne sono venuti a conoscenza si sono premuniti.
D. Per quale motivo un capo come Salvatore Lo Piccolo si è fatto trovare con centinaia di pizzini?
R. Sicuramente perché era un capo operativo, quindi aveva necessità di dettare in maniera concreta le strategie di gestione di Cosa Nostra. Oltre ai pizzini è stata trovata una serie di documenti che rivelerebbero una contabilità abbastanza considerevole.
D. Cosa Nostra è senza un capo. Che scenari ipotizza per l’organizzazione?
R. Indubbiamente manca qualcuno che possa essere il leader, il loro capo. Però è ancora presto per fare analisi di questo tipo, sicuramente il colpo che hanno subito è rilevante. Ritengo che questo sia il momento per mantenere alta l’attenzione, anche perché è nota a tutti la capacità dell’organizzazione di rivitalizzarsi in tempi rapidi e veloci.


ANTIMAFIADuemila N°56



 
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    La relazione della Commissione Antimafia sulle grandi capacità d’infiltrazione della ‘Ndrangheta.
    Csm e Anm sotto accusa. Responsabilità e i silenzi nel caso De Magistris. Speciale droga. Le sostanze che invadono l’Europa.
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    Eccoci qui con il nostro governo nuovo di zecca. Ha stravinto il Partito delle libertà di Berlusconi con l’apporto fondamentale della Lega Nord, il Partito Democratico di Veltroni ha subito una pesante sconfitta e i partiti di estremità sia a destra che a sinistra sono scomparsi dal parlamento. E’ il volto della nuova Italia bipolare nella quale, come già ci hanno dimostrato, si va d’accordissimo, c’è pace e dialogo perché il paese ha bisogno di stabilità e non c’è tempo da perdere.

    E guai a chi vuol fare da guastafeste e minare il dialogo, viene linciato con la verga bipartisan.

    A inaugurare il nuovo metodo all’educato olio di ricino è stato Marco Travaglio. Che si è permesso ancora una volta di utilizzare la televisione come organo di informazione, cioè si è preso la briga, ad autentico sprezzo del pericolo, di dare ai cittadini una notizia. Per altro non esclusiva.

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    Fame nel mondo e povertà estrema. Una realtà sempre più vicina a noi, ma di chi è la colpa?
    Il Kosovo come le ciliegie: un'indipendenza tira l'altra. Quali saranno le conseguenze?
    Dal sequestro di Ingrid Betancourt in Colombia all'elezione di Fernando Lugo in Paraguay: guerra, corruzione e speranza in America Latina.
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