| Fine di un’epoca |
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Pagina 1 di 3 Con la cattura di Salvatore e Sandro Lo Piccolo Cosa Nostra viene decapitata al verticedi Lorenzo Baldo La pioggia su Palermo ha sempre un effetto destabilizzante, con il traffico in tilt da un capo all’altro della città. Ed è proprio la pioggia che lunedì 5 novembre 2007 verso le 10 del mattino accompagna la notizia della cattura avvenuta a Giardinello (PA), paesino tra Partinico e Montelepre, dei due super-latitanti Salvatore e Sandro Lo Piccolo, in cima alla lista dei 30 più pericolosi criminali. Insieme a loro vengono arrestati due importantissimi uomini d’onore: Andrea Adamo, 45 anni (capomandamento di Brancaccio, genero del vecchio boss Pino Savoca), Gaspare Pulizzi, 36 anni (capomandamento di Carini) e tre favoreggiatori, Filippo Piffero, 58 anni, (il proprietario del casolare dove sono avvenuti gli arresti, allevatore in pensione), Vito Palazzolo, 45 anni, (titolare di un Bed e Breakfast nel vicino paese di Terrasini) e Giuseppe Di Bella, 50 anni, agente stagionale della Forestale (che verrà catturato 12 ore dopo il blitz), tutti e tre incensurati. Mi avvisano della cattura mentre mi trovo sull’autobus in via Libertà. Provo un senso di gioia, di profonda soddisfazione e soprattutto un senso di liberazione per questa città. Passano alcuni minuti, sopra di me sento il rombo di un elicottero, il traffico aumenta anche se ha smesso di piovere. Comincia il valzer del dopo-cattura. Davanti all’entrata della Squadra Mobile si comincia a formare una folla composta da semplici cittadini, esponenti dell’associazionismo, i ragazzi di Addiopizzo e di Ammazzatecitutti sono in primissima fila, Sonia e Chicco Alfano, Giuseppe Geraci e tanti altri e poi ancora cronisti, fotografi, cameraman, tutti in attesa dell’arrivo dei latitanti. Alle 14 il Tg3 manda in onda le immagini esclusive dei boss arrestati nel blitz a Giardinello, paesino situato fra Partinico e Montelepre (a una trentina di chilometri da Palermo). Sono le riprese di Pino Maniaci, combattivo direttore dell’emittente televisiva di Partinico Telejato che per primo è giunto sul posto. Solo verso le 14,15 (dopo una sosta all’aeroporto militare di Boccadifalco), preceduti dal suono delle sirene e dei clacson, giungono i Lo Piccolo, padre e figlio, insieme agli altri arrestati. La ressa è totale. Scene di felicità, di assoluta esultanza da parte dei cittadini presenti, su un cartello un palermitano ha scritto “grazie”. Ma c’è anche tanta rabbia. Le grida di “bastardo” rivolte ai due uomini arrivano da più parti, uomini, ragazzi, perfino una donna anziana. Altri ancora gridano: “Pentitevi!”. Salvatore Lo Piccolo, 65 anni compiuti il 20 luglio scorso, 23 anni di latitanza (ricercato per omicidio e per associazione mafiosa), detto “il barone”, è molto diverso dai recenti identikit, fisico asciutto, capelli bianchi, barba incolta, una giacca di pelle sopra una camicia a quadretti sbottonata, Rolex al polso e soprattutto lo sguardo sconfitto di chi è arrivato al capolinea. Sandro invece, 32 anni, 10 anni di latitanza, è molto somigliante all’identikit, magro, capelli neri corti con taglio all’ultima moda, giacca di pelle scura sopra un pullover bianco a V dal quale spunta una camicia nera, al collo una collanina con il Tao di S. Francesco e al polso anche lui un costosissimo Rolex. In un attimo vengono sottratti alle ingiurie del popolo e finiscono nei locali della Squadra Mobile per sottostare alla parte “burocratica” dell’arresto. Vi rimangono per quasi 6 ore. Escono solamente verso le 20,30. Fra i cronisti, i fotografi e una parte dei palermitani rimasti, c’è anche un piccolo gruppo di parenti e amici dei Lo Piccolo. Fra questi il figlio minore Claudio, ufficialmente gommista in una officina di via Fabio Besta, tra lo Zen e Tommaso Natale (a un passo dal quartier generale del clan in via R53), l´unico che non sia mai incappato in inchieste giudiziarie. L’altro figlio Calogero ha appena finito di scontare una condanna per mafia, secondo le ultime notizie pare che gestisse la cassa della famiglia e la distribuzione degli “stipendi”. Il grido “bastardo” echeggia nuovamente nell’aria, la donna anziana non si da pace e continua ad inveire contro i Lo Piccolo chiedendo giustizia. Sandro Lo Piccolo, con piglio da gran “viveur”, si prodiga a mandare baci in direzione dei suoi parenti. Suo fratello Claudio, dall’altra parte della barricata, risponde mandando baci a lui e a suo padre Salvatore che mantiene invece un profilo più discreto e rassegnato nella sua nuova condizione di arrestato. In un attimo le sirene riprendono ad ululare mentre le auto sgommano lontano da Piazza Vittoria. Fine di un giorno memorabile per la città di Palermo, per la Sicilia e per l’Italia intera. Un lunedì piovoso di inizi novembre che, imprevedibilmente, era cominciato con la commemorazione della “Giornata della memoria” in ricordo di tutte le vittime della mafia. La Cattura Alle 7,20 del mattino, in una stradina anonima di Giardinello, nelle campagne di quello che fu a suo tempo il regno di Salvatore Giuliano, arriva una Toyota Yaris guidata da Gaspare Pulizzi. A bordo ci sono anche il boss Salvatore Lo Piccolo e il figlio Sandro. Parcheggiano ed entrano in una villetta a un piano circondata dagli ulivi. La telecamera della Polizia piazzata su un palo della luce registra i loro movimenti. E’ da alcune settimane che il casolare viene tenuto d’occhio attraverso un telescopio capace di controllare, a distanza di un chilometro, l’ingresso della villetta. Alle 9,40 arriva una Citroen C3 guidata da Andrea Adamo, una volta parcheggiato entra in casa. I quattro si devono riunire, un summit di mafia con tutti i crismi. I minuti che seguono sono di grande fibrillazione. Quaranta poliziotti circondano la villa. I latitanti si barricano in casa, cercano perfino di fuggire attraverso il garage dopo aver tentato inutilmente di disfarsi di alcuni pizzini gettandoli nel water. La polizia spara alcuni colpi in aria. Si intavola una sorta di trattativa. Ed è Salvatore Lo Piccolo a concluderla quasi subito. “Sono io.. sono io.. non sparate!... Ci arrendiamo.. usciamo ad uno ad uno...”. I quattro escono dal garage. E’ la fine degli “eredi” di Provenzano. “Papà sei la vita mia!” grida Sandro mentre li separano e li caricano su due diverse auto. Salvatore Lo Piccolo non risponde, Totò, detto anche “u´vascu” (il vecchio, il saggio ndr), con la testa è già lontano. Il capo della sezione Catturandi (della Squadra Mobile di Palermo diretta da Piero Angeloni), Nuccio Incognito che, insieme al collega Paolo Lo Manto ha diretto l’operazione, è dietro di lui e non lo molla un secondo. Anche in questo caso ci sono voluti decisamente troppi anni per catturare un latitante presumibilmente sempre rintanato inseme al figlio nel suo feudo o in zone limitrofe. E questo non certo per l’inefficienza degli inquirenti o degli investigatori che anzi, con mezzi limitati, ma potendo contare sull’energia e sulla determinazione di uomini specializzati, sono riusciti e fare sempre di più terra bruciata attorno ai due super-latitanti. Il 2 agosto scorso, in una villetta del quartiere palermitano di Cruillas, veniva catturato Francesco Franzese, 43 anni (detto “Franco di Partanna”), uomo di punta di Salvatore Lo Piccolo, ritenuto dagli investigatori il capomafia di Partanna Mondello. Quel giorno tutto faceva presupporre che sarebbe stato “il barone” a finire ammanettato. Ma non era ancora il suo momento. Si succedono così settimane di pura adrenalina. Da quel 2 di agosto il cerchio si stringe definitivamente attorno ai Lo Piccolo. Giorni e giorni di appostamenti, perlustrazioni, servizi di osservazione del territorio. La zona di Giardinello comincia ad essere attenzionata particolarmente dagli uomini della Catturandi fino ad arrivare al blitz del 5 novembre. Durante la conferenza stampa tenuta nel primo pomeriggio di questo frenetico lunedì i giornalisti chiedono se corrisponde al vero la notizia (battuta dalle agenzie e da Televideo) di una possibile “collaborazione” di Francesco Franzese nella cattura dei Lo Piccolo. I procuratori presenti smentiscono che “Franco di Partanna” possa aver collaborato, così come viene smentito un suo eventuale ruolo di “confidente” della Polizia. Nei giorni a seguire però si fanno sempre più insistenti le voci che danno Francesco Franzese come colui che ha dato un input determinante al blitz di Giardinello. Il 30 novembre infine le agenzie di stampa battono la notizia dell’ufficializzazione della collaborazione di Franzese. La data del primo verbale è del 14 novembre. Nove giorni dopo il blitz. Uomini e armi La cattura dei Lo Piccolo è l’epilogo di una brillante operazione di Polizia coordinata dalla Dda del capoluogo siciliano rappresentata dal procuratore aggiunto Alfredo Morvillo e dai sostituti procuratori Gaetano Paci, Domenico Gozzo e Francesco Del Bene. I 23 anni di latitanza di Salvatore Lo Piccolo sono rappresentativi della sua caratura criminale e della sua rete di protezione estesa a tutti i livelli (come è d’obbligo a un capo che si rispetti): dal vivandiere fino all’uomo politico. Salvatore Lo Piccolo è ritenuto di fatto l’erede di Bernardo Provenzano, il figlio Sandro, già condannato all’ergastolo per due omicidi, aveva la stoffa criminale per seguirne degnamente le impronte. I latitanti arrestati erano armati fino ai denti: per Sandro Lo Piccolo una pistola automatica, con matricola cancellata, mentre Adamo portava una Smith and Wesson alla cintola. In totale vengono recuperate otto pistole: una pistola calibro 7,65 con silenziatore, due pistole calibro 357 magnum, due pistole a tamburo calibro 38 e le altre sono pistole semiautomatiche, una 9-92 S è simile a quelle in dotazione alle forze di polizia. Le armi finiscono poi agli esperti della scientifica per gli esami balistici. Sia Totò Riina che Bernardo Provenzano al momento delle rispettive catture non avevano neanche una scacciacani. Ma per i Lo Piccolo la questione è diversa. I nemici ormai potevano essere ovunque, pronti ad obbedire ai progetti omicidiari premeditati dal “triumvirato” composto dai boss Nino Rotolo, Francesco Bonura e Antonino Cinà (prima che questi venissero arrestati nel 2006), nettamente contrari al rientro degli “scappati” dall’America. Un rientro che invece i Lo Piccolo avrebbero volentieri favorito. Gianni Nicchi, uomo fidato di Nino Rotolo, fra i possibili candidati nell’ascesa alla nuova dirigenza di Cosa Nostra, poteva essere uno degli esecutori materiali di questi progetti. E i Lo Piccolo lo sapevano bene. I covi Nella casa di Giardinello, sia appese che nei cassetti, vengono rinvenute immagini della Madonna e di vari santi. Sopra al frigorifero fa la sua bella figura un quadretto che ritrae San Francesco con il bambin Gesù in braccio, poco più in là un calendario di Padre Pio. E poi ancora bottiglie di whiskey, sigari, citrosodina, 5 orologi, fra Rolex e Frank Muller, una ricca rassegna stampa incentrata maggiormente sulle questioni giudiziarie che riguardavano i Lo Piccolo e infine un giornale dal titolo emblematico: “Saranno Mafiosi”. Dentro una valigetta di cuoio, tra pizzini e appunti, si trovano banconote per circa 70.000 €, un paio di lettere d’amore tra il figlio Sandro e la sua amante (che successivamente verrà individuata in una insospettabile signora, sposata, con 3 figli), qualche foto ricordo di tutta la famiglia al completo, con Salvatore Lo Piccolo in tenuta estiva, moglie, figli e nipoti. Poco distante compare perfino un rilevatore di microspie e alcuni documenti falsi. Salvatore Lo Piccolo aveva la carta d’identità rilasciata dal Comune di Palermo, con tanto di timbro a secco sulla foto, del sig. Giobattista Pulizzi che in realtà è il padre, defunto, di Gaspare, il boss di Carini. E comunque Lo Piccolo poteva contare sull’identità di altri tre o quattro cittadini palermitani incensurati. A circa 300 metri in linea d’aria dalla villetta del blitz di Giardinello viene scoperta successivamente una seconda costruzione, un villino completamente immerso nella vegetazione. Una casa “protetta” da occhi indiscreti dove presumibilmente Salvatore Lo Piccolo e suo figlio avrebbero dormito negli ultimi tempi. Ma il vero e proprio covo dei due latitanti resta ancora sconosciuto. |
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In edicola dal 28 maggio 2008
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Baciamo le mani E guai a chi vuol fare da guastafeste e minare il dialogo, viene linciato con la verga bipartisan. A inaugurare il nuovo metodo all’educato olio di ricino è stato Marco Travaglio. Che si è permesso ancora una volta di utilizzare la televisione come organo di informazione, cioè si è preso la briga, ad autentico sprezzo del pericolo, di dare ai cittadini una notizia. Per altro non esclusiva.
Invitato da Fabio Fazio nella trasmissione Che
tempo che fa ha osato informare i cittadini italiani che il neo-presidente del
Senato Renato Schifani ha avuto, nel procedere della sua carriera, amicizie e
frequentazioni poco raccomandabili. Con boss mafiosi per l’esattezza. |
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Inserto Terzo Millennio N. 58 In questo numero: Nell'ambito del simposio internazionale indetto a Torino lo scorso 28 e 29 marzo dal titolo “From Global Warning to global policy” Giulietto Chiesa ha parlato di recessione mondiale e crisi ambientale, energetica e finanziaria. Questioni cruciali che stanno scuotendo il mondo intero. Fame nel mondo e povertà estrema. Una realtà sempre più vicina a noi, ma di chi è la colpa? Il Kosovo come le ciliegie: un'indipendenza tira l'altra. Quali saranno le conseguenze? Dal sequestro di Ingrid Betancourt in Colombia all'elezione di Fernando Lugo in Paraguay: guerra, corruzione e speranza in America Latina. Libera l'Acqua: proseguono le iniziative delle associazioni del Cipsi per promuovere la campagna sull'oro blu. Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione. |
Di seguito pubblichiamo, in formato pdf, l'intervento del Clar (Centro Libero Analisi e Ricerche) alla conferenza “Crisi dei mutui e finanza mondiale: cosa ci riserva l'economia?”
L'incontro si è tenuto ad Ancona lo scorso 14 dicembre 2007 e tra i relatori Anna Petrozzi il caporedattore del giornale ANTIMAFIADuemila.
La relazione è la sintesi di uno studio sulla finanza internazionale condotto dallo stesso Centro (vedi www.clarissa.it) ed esposto in modo semplice e facilmente comprensibile anche ai non addetti ai lavori. Un documento prezioso corredato di schemi e tabelle che illustra in modo chiaro i meccanismi di potere sui quali è basato l'attuale modello finanziario mondiale.
Studio sulla finanza internazionale del Centro libero analisi e ricerche
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