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Il caso Lumia 5-6 marzo 2008 | Il caso Lumia 5-6 marzo 2008 |
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Polemico il leader dell’antimafia non ricandidato: il problema che pongo prescinde dal mio nome. Non si batte in questo modo un sistema di malaffare «Così il rinnovamento del Pd si ferma in Sicilia»
di Enrico Fierro/ Roma
Peppe Lumia, una vita a occuparsi di mafia. Ora è fuori dalle liste. “Un errore non candidarlo”, dice Anna Finocchiaro. “Ha fatto più di due legislature”, replicano dal loft veltroniano. “La lotta alla mafia è una pratica e non una persona. Penso che Lumia verrà a lavorare con noi, è un amico”, promette Veltroni. Intanto lui, Giuseppe Lumia, non risponde al telefono. I capi del Pd ieri lo hanno cercato inutilmente.
Onorevole, nel prossimo Parlamento ci sarà Totò Cuffaro, l'uomo che festeggia a cannoli e rosolio una condanna a cinque anni, e lei no. E' questo il rischio?
“Effettivamente questo rischio c'è, vedremo nelle prossime ore cosa succederà, se ci saranno dei ripensamenti”.
Se il Pd non dovesse candidarla, sceglierà altre liste, altri partiti?
“In questo momento sono interessato al grande progetto del Pd. Veltroni è riuscito a mettere in piedi una grande innovazione che ha raggiunto e scosso le fondamenta del Paese, sia nella società che nella politica. Mi dispiace che una volta arrivati in Sicilia questo grande progetto si blocchi. E' un destino amaro: il rinnovamento si ferma sempre alla punta dello Stretto, viene frenato, storpiato. Il mio impegno di queste ore è salvare questo progetto, fare in modo che viva anche nelle candidature e che sia in grado di tenere insieme legalità e sviluppo.
Si candiderà con Di Pietro?
“Per ora sto ponendo un problema che prescinde dalla mia persona e forse anche dalla mia candidatura. In Sicilia abbiamo un sistema di potere che è entrato finalmente in crisi. Un sistema che fa perno sulle collusioni mafiose, sulle burocrazie corrotte, sul clientelismo di massa e che è in profonda difficoltà, c'è una domanda di cambiamento che mai si era vista. Mi riferisco al mondo dell'impresa e della produzione, alle università, alle associazioni. Ecco, io sto lavorando perché questa domanda di cambiamento trovi una risposta nella politica e abbia una possibilità di riversarsi nelle istituzioni”.
Nella lista al Senato del Pd c'è Vladimiro Crisafulli che nel 2001 parlava amabilmente con un boss di Enna, tale Bevilacqua. Nulla di penalmente rilevante, però...
“Questa candidatura è una cattiva novità che ho sempre combattuto secondo principi di etica politica. Non c'entra niente il dato penale, peraltro risolto con un richiesta di archiviazione da parte del magistrato, parlo delle enormi responsabilità politiche. Contesto questa candidatura, la combatto anche e soprattutto nella sua idea di fondo, nel modo di praticare la politica, nel suo rapporto con le istituzioni, nell'idea che si ha della Sicilia e del suo futuro. E continuerò a combatterla. Il Pd in Italia sta riformando la politica. Ma in Sicilia...”
In Sicilia?
“C'è questo meccanismo, l'isola la si considera un mondo a parte, spesso ci si arrende di fronte alla possibilità di promuovere una classe dirigente in grado di coniugare legalità e sviluppo. C'è una subalternità delle classi dirigenti siciliane verso Roma e i partiti centrali, i quali spesso lasciano mano libera ai vari potentati sul territorio. Tutto ciò è una palla al piede che impedisce la creazione di una classe dirigente moderna”.
Aspirazione difficilmente conciliabile col fatto che Totò Cardinale lascia il posto in Parlamento a patto che venga candidata sua figlia?
“Che dire? C'è una sfida tra innovazione e un panorama di candidature negative, contestate in Sicilia anche da quel mondo moderato che guarda con simpatia al Pd. Bisogna cambiare subito rotta”.
Onorevole, ha sentito Veltroni?
Ho fiducia in Walter, ma in Sicilia deve avere lo stesso coraggio che sta dimostrando sulle questioni del Nord, e lo stesso coraggio che ha avuto in Calabria e in Campania, insomma è necessario che anche sulla Sicilia faccia un investimento profondo e volti pagina sulle candidature”.
Lei ha fiducia che tutto ciò avvenga e che in Sicilia non vinca l'eterno gattopardo?
“La mia non è una fiducia statica, ma dinamica ed è frutto di impegno quotidiano, di lotta, di programma e di progetto. Sto lavorando perché il Pd dia risposte serie anche con le candidature a quella Sicilia del cambiamento che è frastornata ed ha bisogno di un messaggio forte”.
L´ex vice dell´Antimafia escluso dalle liste del Pd
Liste Pd, rissa sulle scelte di Veltroni
Caso Lumia, insorgono gli ex ds. La Finocchiaro: "Corra con me"
MASSIMO LORELLO
Contro l´esclusione di Giuseppe Lumia, contro la candidatura di Daniela Cardinale, contro i non siciliani da far eleggere in Sicilia. Davanti alle liste per la Camera e il Senato, appena ufficializzate, il Partito democratico si spacca e gli entusiasmi collettivi seguiti alle primarie di autunno si dissolvono nel giro di poche ore, mentre c´è chi chiede le dimissioni del segretario regionale Francantonio Genovese.
«La mia più grande paura - dice Lumia - è restare isolato. In casi come il mio, in passato, è sempre scattata la tutelate attraverso una copertura istituzionale. Nella storia della lotta alla mafia, le migliori protezioni sono arrivate con la coperture del Parlamento». Il vicepresidente dell´Antimafia che - superato il tetto massimo di mandati parlamentari non ha ottenuto la deroga - continua a raffrontare il suo siluramento con la candidatura di Vladimiro Crisafulli.
E mentre sul suo telefono cellulare piovono centinaia di messaggi di sostegno - solidarizzano con lui dallo scrittore Carlo Lucarelli ad Anna Finocchiaro che lo inviata a correre alle Regionali - da Roma Walter Veltroni prima lo attacca: «La lotta alla mafia è una pratica e non una persona», poi prova a tranquillizzarlo: «Beppe è un amico e penso che verrà a lavorare con noi». Veltroni pensa a nominarlo responsabile nazionale del Pd per la lotta alle mafie. Proposta che Lumia dovrebbe esaminare oggi nel loft di piazza Sant´Anastasia dove l´attende un incontro con i vertici del partito.
Tra le altre ipotesi restano in piedi la guida dell´Antiracket (ma appare un´operazione complessa anche perché non dipende dal solo Pd) e soprattutto il passaggio di Lumia a Italia dei valori. Eventualità per la quale i dipietristi avrebbero già valutato uno spostamento di voti a loro favore in Sicilia di oltre un punto percentuale. Lumia rassicura che non esiste alcuna trattativa allo stato: «Sono un dirigente del Pd e ho fiducia in Veltroni». Poi aggiunge: «Ma anche Italia dei valori è un progetto che appartiene al Partito democratico». Le associazioni antimafia, infine, potrebbero presentare una richiesta formale di reinserimento in lista di Lumia magari a spese di Piero Martino paracadutato in Sicilia dall´ufficio stampa nazionale del Pd.
Gli ecodem, corrente ambientalista del partito, intanto, chiedono le dimissioni del segretario regionale Genovese e del suo vice Tonino Russo. «Vaste aree del territorio - dice Mariolina Bono - non sono rappresentate, vengono sacrificate candidature importanti come Maria Falcone e appunto Lumia. Loredana Ilardo, capolista in pectore di Veltroni, passa al nono posto e viene inserita in lista per "successione" la figlia di Cardinale». Genovese e Russo, a detta loro, dunque «devono dimettersi».
Bocciati, i leader siciliani del Pd, anche dai deputati regionali Roberto De Benedictis e Giuseppe Zappulla. «Le liste sono inadeguate, in certi casi offensive, comunque sbagliate - tuona De Benedictis - È rimasto fuori Lumia per far posto a illustri sconosciuti. Per non parlare dello scandalo di Siracusa e Ragusa che sono senza rappresentanti al Parlamento. Bisogna intervenire prima della presentazione ufficiale altrimenti i vertici del Pd si assumeranno fino in fondo la responsabilità di un disastro annunciato». Aggiunge Zappulla: «Hanno presentato miscela di candidature di stampo feudale, presenze esorbitanti e stravaganti esterne alla Sicilia. La segreteria regionale deve dimettersi».
Replica Genovese che ribadisce la sua amicizia con Lumia e il rammarico per una decisone «che non ho preso io», poi aggiunge: «Le liste sono state stilate tenendo conto di precisi vincoli disposti dalla direzione nazionale entro i quali abbiamo dovuto muoverci. Tra questi, la previsione di una quota consistente di candidati (un terzo) determinata dai vertici romani. Si tratta di circostanze note da tempo, rispetto alle quali non ricordo particolari rimostranze da parte di coloro che, oggi, anche con qualche ragione protestano. Probabilmente qualcuno pensava che sarebbe toccato ad altri portarne il peso».
GIOVEDÌ, 06 MARZO 2008
Pagina II - Palermo
MASSIMO LORELLO
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In edicola dal 18 luglio 2008In questo numero: Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale. La Procura di Salerno ribalta il "caso De Magistris". Chiesta l'archiviazione ed annunciate indagini contro chi lo ha accusato. Presto al via il processo Toghe Lucane. La più importante inchiesta degli ultimi cinquant'anni. Agenda Rossa: La procura si appella alla Cassazione. Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi. Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo. Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità. Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro. Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti. Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica. Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina. Ed altro ancora... |
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La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.
Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la
terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in
diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai
primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello
Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri
umani.
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In questo numero: Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt. Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico. Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali. Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto. Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi. Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo. Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico. Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione. LEGGI TUTTO... |
Toghe Lucane: indagati, parti offese, reati
di Filippo De Lubac – Il Resto
Dall'atto di chiusura delle indagini preliminari, emergono gravissime
ipotesi di reato commessi: 1) dai magistrati nell'esercizio delle loro
funzioni apicali negli uffici della Procura Generale presso la Corte
d'Appello di Potenza, della Procura Antimafia di Potenza, della Corte
d'Appello di Potenza, della Procura della Repubblica presso il
Tribunale di Matera, del Tribunale di Matera; 2) dai comandanti
nell'esercizio delle loro funzioni apicali presso gli uffici della
Polizia Giudiziaria presso la Procura Antimafia di Potenza e presso la
Regione Carabinieri di Basilicata; 3) da politici con mandato
parlamentare ricoprenti ruoli di governo
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Articoli precedenti:
- ‘NDRANGHETA:Origini, storia, struttura
-
Il coraggio di Paolo Borsellino
-
Uno studio sulla finanza mondiale
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