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Antimafia Duemila

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Home arrow Informazione arrow Rassegna Stampa arrow Il caso Lumia 3 - 4 marzo 2008
Il caso Lumia 3 - 4 marzo 2008 PDF Stampa E-mail

 beppe-lumia-web2.jpg                          

PD: NON RICANDIDATO VICE PRESIDENTE ANTIMAFIA LUMIA
 PALERMO, 3 marzo - Il Pd non ricandida il vice presidente della Commissione antimafia, Giuseppe Lumia. Il deputato uscente aveva presentato richiesta di deroga rispetto alla regola del partito, secondo la quale non si può ricandidare chi ha tre legislature alle spalle.

Secondo ambienti del Pd, il coordinamento nazionale ha invece concesso la deroga a Enzo Bianco, che sarà candidato al secondo posto al senato in Sicilia

PD: NON RICANDIDATO VICE PRESIDENTE ANTIMAFIA LUMIA (2) PALERMO (ANSA) - PALERMO, 3 marzo - Il boss Bernardo Provenzano, secondo quanto rivelato dal collaboratore di giustizia Nino Giuffré, aveva condannato a morte Lumia incaricando lo stesso pentito di eseguire il piano. Il progetto è saltato in seguito all'arresto di Giuffré, dopo che armi e uomini da impiegare per mettere a segno il delitto erano già pronti. Il collaboratore ha spiegato che l'idea di uccidere il vice presidente della Commissione antimafia era nata dopo un incontro con Provenzano: "Lumia era molto attivo nei discorsi antimafia - afferma Giuffré - allora se ricordo bene, addirittura era il presidente dell'Antimafia nazionale e io ero uno dei suoi nemici, perché lui gravitava nella zona di Termini Imerese, ma in modo particolare nella zona di Caccamo". "Lumia - aveva aggiunto il pentito - martellava sempre in modo particolare contro di me nell'ambito politico e per questo doveva essere ucciso".(ANSA).

ELEZIONI: LO BELLO, ESCLUSIONE LUMIA INDEBOLISCE ANTIMAFIA (V. "PD: NON RICANDIDATO VICE PRESIDENTE..." DELLE 19:52) PALERMO (ANSA) - PALERMO, 3 marzo  "Non entro nel merito delle scelte di un partito politico, ma non posso non constatare come la mancata inclusione di Beppe Lumia nelle liste del Pd indebolisca oggettivamente l'azione di contrasto a Cosa nostra nel territorio siciliano, privando un prezzo della società isolana di un importante punto di riferimento istituzionale". Lo afferma Ivan Lo Bello, presidente di Confindustria Sicilia, commentando l'esclusione del vice presidente della Commissione antimafia dalle liste del Pd.(ANSA

PD: LUMIA, PER POLITICA LA MAFIA NON E' UN PROBLEMA (V. "PD: NON RICANDIDATO VICE PRESIDENTE..." DELLE 19:52) PALERMO (ANSA) - PALERMO, 3 MAR - "E' un momento delicato e importante. Come al solito nella nostra regione la lotta alla mafia viene vista dalla politica più come un problema che come una priorità e una risorsa". Lo afferma il vice presidente della Commissione antimafia, Giuseppe Lumia, escluso dalle liste del Pd. "In questo momento - aggiunge - il mio pensiero va soprattutto alla Sicilia del cambiamento che si trova oggi davanti a scelte non chiare e discutibili. A questo punto penso che sia necessaria una seria riflessione che anche io mi riservo di fare".(ANSA).

PD: CROCETTA,LASCIARE FUORI LUMIA E' SCELTA CONTRO ANTIMAFIA (V. "PD: NON RICANDIDATO VICE PRESIDENTE..." DELLE 19:52) PALERMO (ANSA) - PALERMO, 3 MAR - "La decisione del Pd di non candidare Beppe Lumia rappresenta una chiara scelta di chiusura nei confronti del movimento antimafia che viene totalmente emarginato senza rappresentati, senza riferimenti, e si lascia completamente a rischio una persona che mette in pericolo continuamente la vita e con lui quanti hanno fatto la scelta di scendere in campo in Sicilia contro la mafia". Lo afferma Rosario Crocetta, sindaco di Gela, commentando l'esclusione dalle liste del Pd di Giuseppe Lumia. "Spero che la decisione venga riconsiderata - aggiunge Crocetta - e faccio appello a tutto il movimento antimafia italiano e ai partiti del centro sinistra perché non si tolga dal Parlamento una voce così importante, una persona che ha messo in campo tutta la sua vita in una grande battaglia di legalità e sviluppo".(ANSA).

Il vicepresidente della commissione antimafia: «PER LA POLITICA LA MAFIA NON è UN PROBLEMA» Pd, liste pronte.

Esclusi Lumia e Ceccanti D'Alema capolista in Campania e in Puglia. Franceschini: «Votate all'unanimità, sono molto innovative» 

ROMA - Dentro sei prodiani con in testa il portavoce del governo Silvio Sircana. Tutti confermati i 5 teodem attualmente presenti in in Parlamento (il passaggio di Paola Binetti dal Senato alla Camera come unica novità di rilievo). E ancora, il vicesegretario nazionale del Pd, Dario Franceschini (capolista del partito di Walter Veltroni alla Camera nella circoscrizione Toscana) e il ministro Vannino Chiti (capolista al Senato). Fuori il costituzionalista Stefano Ceccanti e Giuseppe Lumia, vice presidente della Commissione antimafia. Il coordinamento nazionale del Pd ha approvato tutte le liste per le candidature alle prossime elezioni. Nessun commento ufficiale, al termine della lunga riunione, dal segretario del Pd, Walter Veltroni che, a telecamere spente, ha sorriso limitandosi a dire: «Tutto fatto» ai giornalisti che gli chiedevano se era risolta anche la questione Campania ( in atto a Caserta una sorta di «rivolta degli esclusi»). Nella Regione alla prese con la questione rifiuti il il capolista per la Camera è Massimo D'Alema, mentre al Senato è Paolo di Castro. «Le liste - evidenzia il vice segretario del Pd Dario Franceschini - sono state votate all'unanimità con una o due astensioni, sempre le stesse per motivi di metodo. Solo su una lista in Lombardia-3 c'è stato un approfondimento per l'esclusione di Burchiellaro e la lista è stata approvata a maggioranza». «Rispetto alla tradizione per cui le liste si fanno l'ultima notte utile, noi in tre giorni di lavoro con i segretari regionali abbiamo fatto delle liste che hanno molti elementi di innovazione» ha sottolineato Franceschini. «Le liste rappresentano un incrocio molto equilibrato tra rappresentanza territoriale - ha aggiunto - e personalità nazionali della società civile, in parte capilista e in parte nelle liste». GLI ESCLUSI - Vittime illustri nella compilazione delle liste del Pd il costituzionalista Stefano Ceccanti, uno dei «ghost writer» di Walter Veltroni, fino ad oggi considerato candidato sicuro in Toscana e Giuseppe Lumia, vice presidente della Commissione antimafia. «È un momento delicato e importante. Come al solito nella nostra regione la lotta alla mafia viene vista dalla politica più come un problema che come una priorità e una risorsa» ha detto l'escluso Lumia. «In questo momento - aggiunge - il mio pensiero va soprattutto alla Sicilia del cambiamento che si trova oggi davanti a scelte non chiare e discutibili. A questo punto penso che sia necessaria una seria riflessione che anche io mi riservo di fare». MARINO CAPOLISTA AL SENATO IN SICILIA - Il capolista al senato del Pd in Sicilia sarà il chirurgo Ignazio Marino. Il coordinamento nazionale del partito di Veltroni candida al secondo posto Enzo Bianco, seguito da Nino Papania, Anna Serafini, Wladimiro Crisafulli e Benedetto Adragna. In lista fra i candidati anche Nuccio Cusumano. PROTESTE - Il coordinatore del Pd della provincia di Caserta si è dimesso dalla carica in segno di protesta per la mancanza di esponenti nelle liste. Sandro De Franciscis spiega infatti che «nelle liste campane sono presenti due rappresentanti della provincia di Benevento, un numeroso gruppo da Salerno e nessuno di Caserta. È una vergogna, evidentemente il Pd non ha bisogno dei voti casertani. Io voterò democratico- aggiunge- ma non posso garantire per i miei conterranei. Tanti auguri», conclude De Franciscis. Questo è il caso che ha prolungato il coordinamento nazionale dopo che tutte le altre regioni erano state chiuse. 03 marzo 2008 corriere della sera ondine  

 

Il Pd esclude anche Lumia e Piscitello
Sollevazione dei dirigenti siracusani. Marziano: per la prima volta non abbiamo un rappresentante

PALERMO Seconda vittima illustre nel Pd che ieri ha definito le proprie liste per le Politiche, riempendo le caselle più importanti che danno già il quadro dei probabili eletti al Senato e alla Camera. Dopo l'ex rettore di Catania Ferdinando Latteri, ieri notte la cabina di regia presieduta da Veltroni e Franceschini a Roma, ha depennato anche il nome del vicepresidente della C ommissione Antimafia Giuseppe Lumia. Qualcosa c'era già nell'aria tanto da giorni si sapeva che sarebbe stata accordata una sola deroga: mentre in attesa di risposta figuravano anche due uscenti del calibro di Lumia e di Enzo Bianco, presidente del Comitato di controllo dei servizi segreti. Uno dei due, destinato quindi a rimanere fuori. Si pensava a un recupero sul filo di lana; invece, a sorpresa, è prevalso il fronte del no. Niente deroghe suppletive. Ed ecco l'amarezza di Lumia: «E' un momento delicato e importante. Come al solito nella nostra regione la lotta alla mafia viene vista dalla politica più come un problema che come una priorità e una risorsa. In questo momento il mio pensiero va soprattutto alla Sicilia del cambiamento che si trova oggi davanti a scelte non chiare e discutibili. A questo punto penso che sia necessaria una seria riflessione che anche io mi riservo di fare». Preludio ad un altro abbandono ? Dopo quello di Latteri che, legato al candidato alla presidenza della Regione Raffaele Lombardo da ultraventennale amicizia, potrebbe trovare nell'Mpa una sponda di approdo. Deluso Ivan Lo Bello, presidente di Confindustria Sicilia: «Non entro nel merito delle scelte di un partito politico, ma non posso non constatare come la mancata inclusione di Beppe Lumia nelle liste del Pd indebolisca oggettivamente l'azione di contrasto a Cosa nostra nel territorio siciliano, privando un prezzo della società isolana di un importante punto di riferimento istituzionale». Irritato anche il sindaco di gela Rosario Crocetta: «La decisione del Pd di non candidare Beppe Lumia rappresenta una chiara scelta di chiusura nei confronti del movimento antimafia che viene totalmente emarginato senza rappresentati, senza riferimenti, e si lascia completamente a rischio una persona che mette in pericolo continuamente la vita e con lui quanti hanno fatto la scelta di scendere in campo in Sicilia contro la mafia. Spero che la decisione venga riconsiderata – aggiunge Crocetta – e faccio appello a tutto il movimento antimafia italiano e ai partiti del centro sinistra perchè non si tolga dal Parlamento una voce così importante, una persona che ha messo in campo tutta la sua vita in una grande battaglia di legalità e sviluppo». A Siracusa l'esclusione dalla lista anche di Rino Piscitello ha provocato una sollevazione con richiesta di dimissioni del segretario regionale Francantonio genovese e del vice Tonino Russo. A scatenare le reazioni della dirigenza provinciale con minaccia di dimissioni di massa degli organismi dirigenti locali del partito oltre alla mancata deroga per la candidatura di Piscitello anche il fatto che nelle liste per Camera e Senato non figurino in posizione utile (grosso modo nei primi dieci posti) candidati siracusani. «Per la prima volta nella storia repubblicana - ha detto Bruno Marziano, coordinatore del Pd siracusano - la provincia di Siracusa non avrà un proprio rappresentante in Parlamento!». L'ufficio politico chiede: «una immediata modifica delle decisioni e l'inserimento di una nostra rappresentanza, in assenza di ciò preannunciamo le dimissioni del coordinatore provinciale, della segreteria provinciale, dell'ufficio politico, dei delegati all'Assemblea regionale e nazionale, dei componenti dell'assemblea provinciale e degli altri organismi dirigenti del partito». Toni concilianti nella replica di Francantonio Genovese: «Comprendo le ragioni di chi lamenta il fatto che, dopo la formulazione delle liste per le elezioni politiche, alcune province siciliane rischino di non vedere propri rappresentanti tra gli eletti. Nella Direzione nazionale, riunitasi oggi, è però prevalsa l'idea, comunque condivisibile, di andare oltre la rappresentanza del territorio, dando spazio non solo ad esponenti politici e istituzionali, ma anche a espressioni della società civile e del mondo del lavoro, ai giovani ed alle donne». . «Ciò nella logica di coniugare l'esperienza degli uscenti che saranno riconfermati – aggiunge – con l'entusiasmo e la forza innovativa di coloro che entreranno in Parlamento per la prima volta. Rivolgo, quindi, un pressante invito all'unità a tutti gli esponenti del Pd, nella convinzione che dall'esito del voto dipendano i destini non solo del partito ma soprattutto della Sicilia e dell'Italia intera. Ciò deve spingerci al massimo impegno, nella consapevolezza che il risultato politico sia più importante di quello nazionale». LA GAZZETTA DEL SUD 4 MARZO 2008 Palermo, 4 marzo 2008

CANDIDATURE PD. ESCLUSIONE LUMIA.
Dichiarazione di Rita Borsellino Ogni partito ha il diritto di scegliere i propri candidati e di decidere qual è la rappresentanza che vuole dare di se nelle istituzioni. Non tocca a me dire chi deve e chi non deve essere candidato nelle liste del Pd, sono convinta però che scelte come l’esclusione di Beppe Lumia possano dare un segnale negativo a chi ha sempre visto in lui un chiaro oppositore delle logiche e dei poteri mafiosi.

 

MARTEDÌ, 04 MARZO 2008
Pagina II - Palermo Liste Pd, terremoto e polemiche Fuori Lumia, una candidatura per la figlia di Cardinale I nomi per le politiche Fioroni apre l´elenco per la Camera, poi la Siragusa Il vice presidente dell´Antimafia: "La lotta alle cosche non interessa" L´ex ministro si fa da parte, ma ottiene il posto per la giovane
Daniela MASSIMO LORELLO

Un terremoto annunciato, atteso da settimane. Perché troppi erano i pretendenti a quei 27 posti sicuri per approdare in Parlamento. Il Partito democratico vara le sue liste siciliane scaricando dal pullman veltroniano diretto a Montecitorio Beppe Lumia. Il vicepresidente della commissione nazionale Antimafia non ha infatti ottenuto la deroga necessaria a ricandidarsi, dato che ha già accumulato tre legislature, cioè il tetto massimo previsto dal regolamento del Pd. Per avere superato il limite massimo di mandati è stato fermato pure l´ex ministro delle Comunicazioni Salvatore Cardinale il quale però, piuttosto che invocare la deroga, ha aggirato il problema candidando la figlia Daniela, 26 anni, studentessa di scienze della comunicazione. Sarà il ministro dell´Istruzione, Giuseppe Fioroni, ad aprire la lista del Pd alla Camera nel collegio della Sicilia occidentale. Al secondo posto Alessandra Siragusa, capogruppo del partito al Consiglio comunale di Palermo e dopo di lei: il viceministro per le Infrastrutture Angelo Capodicasa, il suo parigrado allo Sviluppo economico Sergio D´Antoni, Piero Martino dell´ufficio stampa nazionale del Pd, Daniela Cardinale, il teodem Enzo Carra e il vicesegretario regionale del partito, Tonino Russo. Al nono posto Loredana Ilardi, la lavoratrice del call-center Alicos di Palermo presentata la settimana scorsa da Veltroni in persona e accreditata alla vigilia come capolista. Chiude la top ten l´europarlamentare Luigi Cocilovo che però non sembra avere chance di essere eletto. Perché il Pd conta di conquistare nel collegio da 7 a 8 seggi e di certo Fioroni opterà per un altro dei collegi in cui è candidato. Stesso numero di potenziali deputati anche per la Sicilia orientale dove il capolista sarà Giuseppe Beretta, giovane consigliere comunale di Catania, seguito da Veltroni e poi dal segretario regionale Francantonio Genovese. Il quarto posto servirà a dare asilo a uno dei radicali contemplato dall´accordo nazionale fatto al loft di piazza Sant´Anastasia, così si candiderà il segretario del partito di Pannella Rita Bernardini. In quinta posizione e in "quota Prodi" il sottosegretario alla Presidenza Ricky Levi seguito da Marco Causi, assessore al Bilancio al Comune di Roma, dall´uscente Giovanni Burtone, da Marilena Samperi e da Salvo Raiti che in agosto ha lasciato Italia dei valori, partito nel quale ricopriva la carica di segretario regionale, per approdare appunto al Pd. Resta fuori dunque Rino Piscitello che ha superato i tre mandati e non ha ottenuto la deroga. Veltroni, come Fioroni a ovest opterà, una volta eletto, per un altro collegio. E la stessa cosa farà il professore Ignazio Marino, chirurgo trapiantista che guiderà la lista del Senato. Al secondo posto Enzo Bianco, l´unico politico dell´Isola ad avere ottenuto la deroga, seguito dall´uscente Antonino Papania, da Anna Serafini (dirigente nazionale, moglie di Piero Fassino) e da Vladimiro Crisafulli che alle scorse elezioni era stato eletto alla Camera. In corsa, nei gradini successivi, altri tre uscenti: Benedetto Adragna, Costantino Garraffa e Bartolo Fazio. Nono posto per Franco Piro che passa dalla Camera al Senato e decimo per Nuccio Cusumano, andato via dall´Udeur e premiato per questo con una deroga che dovrebbe consentirgli di ritornare a Palazzo Madama, nei banchi del Pd. Anna Finocchiaro, infine, lascia la Sicilia per correre al Senato da capolista in Emilia Romagna. Ufficializzate le liste, Giuseppe Lumia non ci ha messo molto a palesare il suo disappunto per l´esclusione a lui rifilata: «È un momento delicato e importante - attacca - Come al solito nella nostra regione la lotta alla mafia viene vista dalla politica più come un problema che come una priorità e una risorsa. Ma in questo momento il mio pensiero va soprattutto alla Sicilia del cambiamento che si trova oggi davanti a scelte non chiare e discutibili. A questo punto penso che sia necessaria una seria riflessione che anche io mi riservo di fare». A Lumia che incassa la solidarietà del presidente di Confindustria Sicilia Ivan Lo Bello («si indebolisce oggettivamente l´azione di contrasto a Cosa nostra nel territorio siciliano») e del sindaco di Gela Rosario Crocetta, replica a stretto giro il segretario regionale del Pd Genovese: «Sono amico personale di Beppe e comprendo il suo disappunto. Ma tranquillizzo tutti sul fatto che la lotta alla mafia resta una priorità del Pd - dice Genovese - Spero che anche fuori dal Parlamento confermi il suo impegno nel partito democratico (è presidente dell´assemblea regionale del Pd, ndr) - Nella Direzione nazionale - aggiunge Genovese - è però prevalsa l´idea, comunque condivisibile, di andare oltre la rappresentanza del territorio, dando spazio non solo ad esponenti politici e istituzionali, ma anche a espressioni della società civile e del mondo del lavoro, ai giovani ed alle donne. Rivolgo, quindi, un pressante invito all´unità a tutti gli esponenti del Pd, nella convinzione che dall´esito del voto dipendano i destini non solo del partito ma soprattutto della Sicilia e dell´Italia intera». la repubblica edizione palermo 4 marzo 2008

MARTEDÌ, 04 MARZO 2008 Pagina 11 - Interni Il leader antimafia potrebbe candidarsi con Di Pietro: "Nelle liste dimenticata la lotta ai boss" Lumia, Ceccanti e i cattolici Ds vittime eccellenti della guerra dei seggi Alla fine della riunione un brindisi alla "Marini" con l´amaro Lucano
GOFFREDO DE MARCHIS ROMA - Beppe Fioroni in assetto da battaglia, maniche di camicia e telefonino sul tavolo, impegnato a difendere con i denti le candidature cattoliche ed ex popolari. Maurizio Migliavacca imperturbabile ma spietato: su tutti i candidati di provenienza Ds il vecchio coordinatore del partito ha detto l´ultima parola. Nel bene e nel male. Dario Franceschini col portatile davanti agli occhi occupatissimo a spostare, tagliare e infilare nomi e a garantire gli accordi presi dal vertice del partito. Alla fine, alla cinque di ieri mattina, hanno anche brindato alla chiusura delle liste. È stato Migliavacca a ricordare l´antica usanza di Marini, un tempo re delle trattative sindacali prima elettorali poi, oggi sostituito da Fioroni: «Franco finiva la nottata con un bicchierino di amaro Lucano». Franceschini allora ha ordinato una bottiglia per il cin cin senza bollicine. Ai tanti esclusi, ai morti e feriti lasciati sul campo non avrà fatto piacere. È stata davvero una notte lunghissima, è stata anche l´ultima volta al Botteghino per una riunione importante. Si sono visti lì, a Via Nazionale nella sala dedicata a Willy Brandt, i segretari regionali, gli ambasciatori delle correnti (ma Rosy Bindi si è rappresentata da sola con tabelle, quote, pronta a far valere la sua percentuale alle primarie del 14 ottobre) e i candidati che non volevano essere tagliati fuori all´ultimo minuto. Decine di persone, ma erano pochissimi quelli che avevano il potere di vita o di morte sui candidati. Fra loro, oltre ai tre big, il veltroniano Goffredo Bettini, il franceschiniano Antonello Giacomelli, il dalemiano Nicola Latorre. Loro hanno lasciato il posto libero a Tiziano Treu, che in extremis ha ottenuto da Veltroni il lasciapassare, loro hanno tagliato i cattolici che ai tempi del maggioritario avevano scelto i Ds anziché il Ppi e la Margherita. Mimmo Lucà è rimasto di sasso per la collocazione al nono posto in Piemonte, casella che garantisce più la trombatura che il seggio sicuro. Si è già dimesso da coordinatore dei Cristiano sociali e stamattina il piccolo gruppo riunisce il suo organismo. Di quella pattuglia c´è però Giorgio Tonini, capolista nelle Marche, ma «lui è un cattolico veltroniano», sibila Lucà. Fratelli coltelli, questi cattolici. «Vedo che ci sono tutti gli organizzatori del convegno della scorsa settimana: Fioroni, Franceschini, i teodem. Veltroni ha scelto loro e emarginato noi», dice Lucà incavolato. Non entreranno in Parlamento, oltre al coordinatore, Marcella Lucidi e Stefano Ceccanti, il costituzionalista che lavorato gomito a gomito con Veltroni in queste settimane e che si è cercato invano di recuperare a tarda sera. In Sicilia la tagliola delle candidature ha fatto molte vittime. Loredana Ilardi, lavoratrice del call center presentata dal leader Democratico a Palermo come capolista, è scivolata al nono posto nella circoscrizione occidentale. Ma è l´esclusione di Giuseppe Lumia a fare più rumore. Il vicepresidente della commissione Antimafia non ha ottenuto la deroga. Adesso incassa la solidarietà piena della Confindustria siciliana, dei movimenti siciliani anticriminalità. Ma le sue considerazioni sono comunque amarissime. Come il liquore servito al Botteghino. «Legalità e sviluppo non sono presenti nelle liste siciliane del Pd - osserva Lumia - basta leggerle. Io vedo il nome di Crisafulli, per esempio. Insomma, la lotta alla mafia non è una priorità del Pd e il rinnovamento in Sicilia non esiste». Lumia spiega che la Sicilia è stata trattata come terra di conquista dai paracadutati di Roma, è convinto che da oggi «gli imprenditori che fanno la battaglia contro il pizzo sono più soli». A questo punto, il leader antimafia ha tutte le caratteristiche per passare con Antonio Di Pietro. Lui non lo esclude e risponde: «Vediamo». In Sicilia, Nuccio Cusumano, il senatore che ruppe con Mastella per salvare Prodi, non è tra i candidati sicuri. È uno sgarbo che, dice, «non mi fa piacere». La notte di Via Nazionale ha portato ad altre esclusione eccellenti. Il veneto Gabriele Frigato aveva la deroga garantita, ma nelle liste è scivolato oltre la soglia di sicurezza. La sottosegretaria toscana Beatrice Magnolfi, appena una legislatura e mezza nel curriculum, non è stata ricandidata: «Sono amareggiata, ma non è una tragedia. Dico solo che nella selezione il merito individuale non ha premiato». Alcuni ingressi dell´ultima ora invece sono destinati a far discutere. Salvatore Cardinale, in Sicilia, ha rinunciato la seggio, ma verrà sostituito dalla figlia Daniela, 26 anni. A sorpresa nel Lazio 2, il "regno" di Fioroni, la capolista sarà Donatella Ferranti, pm che a Viterbo diede vita a una Mani pulite locale prima dell´arresto di Mario Chiesa e che oggi è il segretario generale del Csm. E accanto agli imprenditori, il Pd schiera una fetta della Cgil: Paolo Nerozzi corre in Veneto mentre Achille Passoni, che lavorava già con Veltroni alla campagna elettorale, l´uomo che organizzò la manifestazione dei tre milioni per Sergio Cofferati, sarà eletto in Toscana. la repubblica edizione nazionale 4 marzo 2008

MARTEDÌ, 04 MARZO 2008 Pagina II - Palermo
IL CASO
Folla di parenti eccellenti tra gli aspiranti deputati. Il catanese Trantino ha indicato entrambi i rampolli Da Lauricella allo zio di Misuraca quelli del seggio che resta in famiglia Il nipote di Ignazio Marinese è l´assessore al Turismo che gli cede la sua dote di voti A Gaspare Nuccio, dirigente palermitano del Pd, viene da sorridere: «Questa storia della figlia di Cardinale mi ricorda il rinnovamento voluto dalla Dc per le amministrative dell´85: si erano fatti da parte due nomi storici come Nené Bellomare e Giuseppe Cascio e al loro posto furono candidati Rosalba Bellomare e Francesco Cascio. Sì al cambiamento, insomma, a patto che non cambino pure i cognomi». Storia di figli (e congiunti) d´arte, storia di una passione politica, e di un bagaglio di voti, da non disperdere, da tramandare per via genetica. Storia non nuova. La Sicilia, d´altronde, è la terra delle grandi dinastie: gli Alessi, i La Loggia, i Mattarella, i Martino. Lo stesso segretario regionale del Partito democratico, Francantonio Genovese, è nipote dell´ex ministro Nino Gullotti mentre, sull´altro fronte, il coordinatore regionale di Forza Italia Angelino Alfano è il primogenito di Angelo (senza il diminutivo) Alfano, già vicesindaco di Agrigento. Tutti esponenti della Dc, per inciso. E non c´è tornata elettorale, nell´Isola, che non presenti un caso di vero o presunto nepotismo. Anche l´attuale non fa eccezione. Nel giorno dell´annuncio che Daniela Cardinale correrà per la Camera in luogo dell´ex ministro Salvatore, le agenzie battono una notizia che giunge da Catania. Enrico Trantino, noto penalista e figlio dell´ex parlamentare dell´Msi e di An Enzo Trantino, aderisce alla Destra di Storace e Musumeci. Trantino, 44 anni, si candiderà probabilmente al Senato. Alle scorse elezioni politiche, Trantino senior, appena uscito di scena dopo la lunga militanza in Parlamento, fece candidare nelle liste di Alleanza Nazionale un altro membro della famiglia: la figlia Maria Novella. In corsa, ma alle regionali, ci sarà anche Giuseppe Lauricella, figlio dello storico leader socialista Salvatore (scomparso nel ‘96). Giuseppe Lauricella, professore universitario di diritto costituzionale, è approdato da qualche giorno alla corte di Lombardo, dopo essere stato candidato alle regionali del 2006 per i Ds e aver conquistato un bottino niente male: 4.500 preferenze. Il suo cammino prosegue, malgrado qualche deviazione nel percorso e sempre in nome del padre: «Prosegue l´impegno politico per la valorizzazione dello Statuto autonomistico siciliano che fu anche del padre Salvatore», scrive in una nota l´Mpa. Lauricella, d´altronde, si muove nel solco di una tradizione consolidata, che ha portato in politica, sulle orme dei genitori, nomi del calibro dello sfortunato Marzio Tricoli, di Francesco Musotto e Francesco Scoma, del già citato Cascio, dei marsalesi Massimo Grillo e di Davide Costa. Solo per fare qualche esempio. Quando Giuseppe Firrarello, allora potente assessore, nel ‘96 migrò per il Parlamento nazionale, alla Regione passò il testimone al genero Giuseppe Castiglione, che di lì cominciò una carriera che lo ha portato all´europarlamento e al ruolo di vicecoordinatore regionale di Forza Italia. Quando l´ex ministro Calogero Mannino ricevette nel 2001 il fermo veto di Berlusconi su una sua candidatura alla Camera, piazzò nella lista del Cdu per la Camera il figlio Toto. Che non centrò l´obiettivo dell´elezione. Andò meglio a Raffaele Lombardo, che nel 2006 puntò sul fratello Angelo e quest´ultimo ottenne un risultato strabiliante: 25 mila voti solo in provincia di Catania. Angelo Lombardo ci riprova quest´anno, e sarà un altro dei parenti illustri che animeranno la campagna elettorale. Il capo dell´Mpa, d´altronde, è uno che alla parentela ci tiene: fra i manager della Sanità nominati dal governo Cuffaro, precisamente all´Ausl di Enna, c´è anche il cognato Francesco Judica. Né figlio, né nipote d´arte. Ma Ignazio Marinese, uno dei più esperti dirigenti della Regione, si gioverà nel suo debutto elettorale di una parentela diversa: è lo zio dell´assessore regionale Dore Misuraca, che dovrebbe essere candidato alla Camera e ha deciso di consegnargli il pacchetto di voti di cui dispone in Sicilia. Alle porte c´è una doppia campagna elettorale: ma fra liste bloccate con gli uscenti in testa e seggi passati per linea di sangue, le istituzioni cambieranno davvero volto? e. la. la repubblica edizione palermo 4 marzo 2008 Il leader antimafia potrebbe candidarsi con Di Pietro: "Dimenticata la lotta ai boss" Alla fine della riunione un brindisi alla "Marini" con l'amaro Lucano Lumia, Ceccanti e i cattolici Ds vittime della guerra dei seggi di GOFFREDO DE MARCHIS ROMA - Beppe Fioroni in assetto da battaglia, maniche di camicia e telefonino sul tavolo, impegnato a difendere con i denti le candidature cattoliche ed ex popolari. Maurizio Migliavacca imperturbabile ma spietato: su tutti i candidati di provenienza Ds il vecchio coordinatore del partito ha detto l'ultima parola. Nel bene e nel male. Dario Franceschini col portatile davanti agli occhi occupatissimo a spostare, tagliare e infilare nomi e a garantire gli accordi presi dal vertice del partito. Alla fine, alla cinque di ieri mattina, hanno anche brindato alla chiusura delle liste. È stato Migliavacca a ricordare l'antica usanza di Marini, un tempo re delle trattative sindacali prima elettorali poi, oggi sostituito da Fioroni: "Franco finiva la nottata con un bicchierino di amaro Lucano". Franceschini allora ha ordinato una bottiglia per il cin cin senza bollicine. Ai tanti esclusi, ai morti e feriti lasciati sul campo non avrà fatto piacere. È stata davvero una notte lunghissima, è stata anche l'ultima volta al Botteghino per una riunione importante. Si sono visti lì, a Via Nazionale nella sala dedicata a Willy Brandt, i segretari regionali, gli ambasciatori delle correnti (ma Rosy Bindi si è rappresentata da sola con tabelle, quote, pronta a far valere la sua percentuale alle primarie del 14 ottobre) e i candidati che non volevano essere tagliati fuori all'ultimo minuto. Decine di persone, ma erano pochissimi quelli che avevano il potere di vita o di morte sui candidati. Fra loro, oltre ai tre big, il veltroniano Goffredo Bettini, il franceschiniano Antonello Giacomelli, il dalemiano Nicola Latorre. Loro hanno lasciato il posto libero a Tiziano Treu, che in extremis ha ottenuto da Veltroni il lasciapassare, loro hanno tagliato i cattolici che ai tempi del maggioritario avevano scelto i Ds anziché il Ppi e la Margherita. Mimmo Lucà è rimasto di sasso per la collocazione al nono posto in Piemonte, casella che garantisce più la trombatura che il seggio sicuro. Si è già dimesso da coordinatore dei Cristiano sociali e stamattina il piccolo gruppo riunisce il suo organismo. Di quella pattuglia c'è però Giorgio Tonini, capolista nelle Marche, ma "lui è un cattolico veltroniano", sibila Lucà. Fratelli coltelli, questi cattolici. "Vedo che ci sono tutti gli organizzatori del convegno della scorsa settimana: Fioroni, Franceschini, i teodem. Veltroni ha scelto loro e emarginato noi", dice Lucà incavolato. Non entreranno in Parlamento, oltre al coordinatore, Marcella Lucidi e Stefano Ceccanti, il costituzionalista che lavorato gomito a gomito con Veltroni in queste settimane e che si è cercato invano di recuperare a tarda sera. In Sicilia la tagliola delle candidature ha fatto molte vittime. Loredana Ilardi, lavoratrice del call center presentata dal leader Democratico a Palermo come capolista, è scivolata al nono posto nella circoscrizione occidentale. Ma è l'esclusione di Giuseppe Lumia a fare più rumore. Il vicepresidente della commissione Antimafia non ha ottenuto la deroga. Adesso incassa la solidarietà piena della Confindustria siciliana, dei movimenti siciliani anticriminalità. Ma le sue considerazioni sono comunque amarissime. Come il liquore servito al Botteghino. "Legalità e sviluppo non sono presenti nelle liste siciliane del Pd - osserva Lumia - basta leggerle. Io vedo il nome di Crisafulli, per esempio. Insomma, la lotta alla mafia non è una priorità del Pd e il rinnovamento in Sicilia non esiste". Lumia spiega che la Sicilia è stata trattata come terra di conquista dai paracadutati di Roma, è convinto che da oggi "gli imprenditori che fanno la battaglia contro il pizzo sono più soli". A questo punto, il leader antimafia ha tutte le caratteristiche per passare con Antonio Di Pietro. Lui non lo esclude e risponde: "Vediamo". In Sicilia, Nuccio Cusumano, il senatore che ruppe con Mastella per salvare Prodi, non è tra i candidati sicuri. È uno sgarbo che, dice, "non mi fa piacere". La notte di Via Nazionale ha portato ad altre esclusione eccellenti. Il veneto Gabriele Frigato aveva la deroga garantita, ma nelle liste è scivolato oltre la soglia di sicurezza. La sottosegretaria toscana Beatrice Magnolfi, appena una legislatura e mezza nel curriculum, non è stata ricandidata: "Sono amareggiata, ma non è una tragedia. Dico solo che nella selezione il merito individuale non ha premiato". Alcuni ingressi dell'ultima ora invece sono destinati a far discutere. Salvatore Cardinale, in Sicilia, ha rinunciato la seggio, ma verrà sostituito dalla figlia Daniela, 26 anni. A sorpresa nel Lazio 2, il "regno" di Fioroni, la capolista sarà Donatella Ferranti, pm che a Viterbo diede vita a una Mani pulite locale prima dell'arresto di Mario Chiesa e che oggi è il segretario generale del Csm. E accanto agli imprenditori, il Pd schiera una fetta della Cgil: Paolo Nerozzi corre in Veneto mentre Achille Passoni, che lavorava già con Veltroni alla campagna elettorale, l'uomo che organizzò la manifestazione dei tre milioni per Sergio Cofferati, sarà eletto in Toscana. (4 marzo 2008) LA REPUBBLICA EDIZIONE ONLINE MARTEDÌ, 04 MARZO 2008 Pagina 11 - Interni Il leader antimafia potrebbe candidarsi con Di Pietro: "Nelle liste dimenticata la lotta ai boss" Lumia, Ceccanti e i cattolici Ds vittime eccellenti della guerra dei seggi Alla fine della riunione un brindisi alla "Marini" con l´amaro Lucano GOFFREDO DE MARCHIS ROMA - Beppe Fioroni in assetto da battaglia, maniche di camicia e telefonino sul tavolo, impegnato a difendere con i denti le candidature cattoliche ed ex popolari. Maurizio Migliavacca imperturbabile ma spietato: su tutti i candidati di provenienza Ds il vecchio coordinatore del partito ha detto l´ultima parola. Nel bene e nel male. Dario Franceschini col portatile davanti agli occhi occupatissimo a spostare, tagliare e infilare nomi e a garantire gli accordi presi dal vertice del partito. Alla fine, alla cinque di ieri mattina, hanno anche brindato alla chiusura delle liste. È stato Migliavacca a ricordare l´antica usanza di Marini, un tempo re delle trattative sindacali prima elettorali poi, oggi sostituito da Fioroni: «Franco finiva la nottata con un bicchierino di amaro Lucano». Franceschini allora ha ordinato una bottiglia per il cin cin senza bollicine. Ai tanti esclusi, ai morti e feriti lasciati sul campo non avrà fatto piacere. È stata davvero una notte lunghissima, è stata anche l´ultima volta al Botteghino per una riunione importante. Si sono visti lì, a Via Nazionale nella sala dedicata a Willy Brandt, i segretari regionali, gli ambasciatori delle correnti (ma Rosy Bindi si è rappresentata da sola con tabelle, quote, pronta a far valere la sua percentuale alle primarie del 14 ottobre) e i candidati che non volevano essere tagliati fuori all´ultimo minuto. Decine di persone, ma erano pochissimi quelli che avevano il potere di vita o di morte sui candidati. Fra loro, oltre ai tre big, il veltroniano Goffredo Bettini, il franceschiniano Antonello Giacomelli, il dalemiano Nicola Latorre. Loro hanno lasciato il posto libero a Tiziano Treu, che in extremis ha ottenuto da Veltroni il lasciapassare, loro hanno tagliato i cattolici che ai tempi del maggioritario avevano scelto i Ds anziché il Ppi e la Margherita. Mimmo Lucà è rimasto di sasso per la collocazione al nono posto in Piemonte, casella che garantisce più la trombatura che il seggio sicuro. Si è già dimesso da coordinatore dei Cristiano sociali e stamattina il piccolo gruppo riunisce il suo organismo. Di quella pattuglia c´è però Giorgio Tonini, capolista nelle Marche, ma «lui è un cattolico veltroniano», sibila Lucà. Fratelli coltelli, questi cattolici. «Vedo che ci sono tutti gli organizzatori del convegno della scorsa settimana: Fioroni, Franceschini, i teodem. Veltroni ha scelto loro e emarginato noi», dice Lucà incavolato. Non entreranno in Parlamento, oltre al coordinatore, Marcella Lucidi e Stefano Ceccanti, il costituzionalista che lavorato gomito a gomito con Veltroni in queste settimane e che si è cercato invano di recuperare a tarda sera. In Sicilia la tagliola delle candidature ha fatto molte vittime. Loredana Ilardi, lavoratrice del call center presentata dal leader Democratico a Palermo come capolista, è scivolata al nono posto nella circoscrizione occidentale. Ma è l´esclusione di Giuseppe Lumia a fare più rumore. Il vicepresidente della commissione Antimafia non ha ottenuto la deroga. Adesso incassa la solidarietà piena della Confindustria siciliana, dei movimenti siciliani anticriminalità. Ma le sue considerazioni sono comunque amarissime. Come il liquore servito al Botteghino. «Legalità e sviluppo non sono presenti nelle liste siciliane del Pd - osserva Lumia - basta leggerle. Io vedo il nome di Crisafulli, per esempio. Insomma, la lotta alla mafia non è una priorità del Pd e il rinnovamento in Sicilia non esiste». Lumia spiega che la Sicilia è stata trattata come terra di conquista dai paracadutati di Roma, è convinto che da oggi «gli imprenditori che fanno la battaglia contro il pizzo sono più soli». A questo punto, il leader antimafia ha tutte le caratteristiche per passare con Antonio Di Pietro. Lui non lo esclude e risponde: «Vediamo». In Sicilia, Nuccio Cusumano, il senatore che ruppe con Mastella per salvare Prodi, non è tra i candidati sicuri. È uno sgarbo che, dice, «non mi fa piacere». La notte di Via Nazionale ha portato ad altre esclusione eccellenti. Il veneto Gabriele Frigato aveva la deroga garantita, ma nelle liste è scivolato oltre la soglia di sicurezza. La sottosegretaria toscana Beatrice Magnolfi, appena una legislatura e mezza nel curriculum, non è stata ricandidata: «Sono amareggiata, ma non è una tragedia. Dico solo che nella selezione il merito individuale non ha premiato». Alcuni ingressi dell´ultima ora invece sono destinati a far discutere. Salvatore Cardinale, in Sicilia, ha rinunciato la seggio, ma verrà sostituito dalla figlia Daniela, 26 anni. A sorpresa nel Lazio 2, il "regno" di Fioroni, la capolista sarà Donatella Ferranti, pm che a Viterbo diede vita a una Mani pulite locale prima dell´arresto di Mario Chiesa e che oggi è il segretario generale del Csm. E accanto agli imprenditori, il Pd schiera una fetta della Cgil: Paolo Nerozzi corre in Veneto mentre Achille Passoni, che lavorava già con Veltroni alla campagna elettorale, l´uomo che organizzò la manifestazione dei tre milioni per Sergio Cofferati, sarà eletto in Toscana.
la repubblica edizione nazionale 4 marzo 2008

 
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  • La Rivista
    cop59.gif In edicola dal 18 luglio 2008

    In questo numero:
    Leggi "blocca processi", leggi "salva premier", "41 bis" revocati e intercettazioni vietate. E' scontro istituzionale.
    La Procura di Salerno ribalta il "caso De Magistris". Chiesta l'archiviazione ed annunciate indagini contro chi lo ha accusato.
    Presto al via il processo Toghe Lucane. La più importante inchiesta degli ultimi cinquant'anni.
    Agenda Rossa: La procura si appella alla Cassazione.
    Trapani: Nuovi legami tra mafia politica e massoneria. Il boss Messina Denaro tradito da falsi amici e documenti pericolosi.
    Gli affari della Despar in Sicilia. Si aggrava la posizione di Scuto nel processo.
    Barlume di speranza sul caso Rostagno. Vent'anni dopo l'attentato una perizia balistica potrebbe far emergere la verità.
    Talpe Dda. Le motivazioni delle sentenze Cuffaro, Borzacchelli e Ciuro.
    Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti.
    Nu Bellu Lavuru. Sulla Ss 106 una commistione tra 'Ndrangheta e politica.
    Gli interessi di Cosa Nostra sul ponte di Messina.
    Ed altro ancora...


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  • Editoriale

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    La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino

    Il 19 luglio 1992, a cinquantasette giorni di distanza dalla strage di Capaci, veniva assassinato a Palermo, in via D’Amelio, il giudice Paolo Borsellino e con lui gli agenti della sua scorta.

    Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.

    Oggi, ancora luglio, ma 2008, ci ritroviamo per la terza volta al governo l’imprenditore Silvio Berlusconi, plurimputato in diversi processi, amico di condannati per mafia e amico di Cosa Nostra sin dai primi anni Settanta. Che inneggia, abbracciato al suo principale garante Marcello Dell’Utri, all’eroe Mangano, complice dello scioglimento nell’acido di esseri umani.


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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Dopo sei anni di prigionia è stata finalmente liberata Ingrid Betancourt.
    Giulietto Chiesa, sempre analizzando il quadro internazionale degli eventi, spiega il trattato di Lisbona, attorno al quale si è creato un vero dibattito politico.
    Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali.
    Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto.
    Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi.
    Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo.
    Intervista al pm paraguaiano Arnaldo Guizzo in lotta contro la corruzione e il narcotraffico.
    Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione.


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