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Mandanti occulti
Bruno Contrada e Tindari Baglione | Bruno Contrada e Tindari Baglione |
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Chissà perchè mi viene in mente che Paolo Borsellino che Paolo Borsellino se non fosse stato ucciso nella strage di Via D'Amelio avrebbe oggi 68 anni.
E mi viene in mente
nello stesso momento che piuttosto che pensare alla "attuale pericolosità
sociale del ricorrente" sarebbe meglio pensare alla "passata pericolosità
sociale del ricorrente" e avviare finalmente le indagini sulla sottrazione
dell'Agenda rossa di Paolo Borsellino e degli eventuali coinvolgimenti al
riguardo dello stesso Contrada.
Il Lattaio, il Giudice e il Mammasantissima
Il triangolo
di potere nella città della Parmalat.
Tra questi, un appunto su cui è scritto: «Panebianco...»; poi un paio di telegrammi inviati da Rizzone a Giuseppe Gennaro, alla procura di Catania; un altro telegramma di congratulazioni inviato il 16 marzo 2001 a Tindari Baglione, della procura di Pistoia; un biglietto di saluto inviato a Rizzone in data 11 agosto 1994 e intestato «Proc. generale della Repubblica di Messina»; un biglietto con scritto a mano «Dr. Gambino Proc. Rep. Patti, Messina»; un telegramma inviato da Rizzone al giudice Carlo Bellito, della Corte d’appello di Messina; copia della domanda di trasferimento da Nicosia ad altra sede del giudice Massimo Maione; il documento di nomina a magistrato di Cassazione del sostituto procuratore di Parma Francesco Brancaccio, con lettera di trasmissione alla Corte d’appello di Bologna firmata da Panebianco; un foglio con scritto, a mano, «Dr. Mario Persiani, Cassazione Roma»; una lettera del presidente del Tribunale di Parma Lanfranco Mossini. Nella cassaforte dell’imprenditore molto speciale c’erano anche sei fotografie, tra cui quella di Panebianco. C’erano molti biglietti con numeri di telefono, tra cui uno di «Pane».
Uno strano archivio, per un siciliano che ha fatto fortuna a Montecatini. Ma chi è davvero Antonino Rizzone? Non è un imprenditore qualsiasi. Siciliano, nasce nel 1939 a Nicosia, in provincia di Enna. Nei primi anni Settanta a Nicosia gestisce una bottega di alimentari, poi tenta di impiantare un bar. Ma nel 1975 cambia vita: si trasferisce dalla Sicilia a Montecatini Terme e diventa rapidamente un imprenditore di successo. Soldi non ne ha (è figlio d’agricoltori e a Nicosia non aveva trovato neppure i capitali per pagare la ristutturazione del bar), grandi studi non ne ha fatti (ha solo la licenza elementare), eppure deve avere delle doti nascoste, perché appena arivato in Toscana compra un alberghetto dal nome che gli ricorda casa («Pensione Trinacria») e avvia una folgorante carriera. Comincia a comprare, insieme ad alcuni soci, immobili commerciali e terreni. Certo, i suoi soci hanno nomi che per chi conosce le cose siciliane vogliono dire Cosa nostra: Paolo Francesco Alamia, Rocco Remo Morgana, i fratelli Berna Nasca...
Il gruppo di spezza negli anni Novanta: per disaccordi sugli affari, ma anche per l’uscita di scena di Morgana, arrestato per traffico di droga. Eppure l’ascesa di Rizzone non s’interrompe, anzi: si lega al gruppo Giambra, altra combriccola di personaggi in odore di mafia, definita in un’aula di giustizia «associazione per delinquere» specializzata in bancarotte e truffe alle banche. Il metodo del gruppo è collaudato: fabbrica falsi documenti a proposito di inesistenti progetti d’espansione immobiliari, li avvalora con ottime sponsorizzazioni da parte di persone importanti dentro e fuori le banche e infine li presenta alla Cassa di risparmio di Parma e Piacenza, che scuce un mucchio di soldi. La «persona importante» che sponsorizza Rizzone è davvero molto in vista: è Giovanni Panebianco, nato a Catania nel 1932, procuratore della Repubblica prima a Nicosia, poi a Massa, infine a Parma. Panebianco è ben inserito nella buona società parmense. Conosce tutta la gente che conta. Ma è soprattutto buon amico del commercialista di Tanzi, Luciano Silingardi, in quegli anni presidente della Cassa di risparmio di Parma e Piacenza. È una raccomandazione del magistrato a convincere il banchiere, in mancanza di altre garanzie, a concedere fidi miliardari all’amico Rizzone.
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Gioco criminale |
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Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |
di Alberto B. Mariantoni © - 31 gennaio 2009
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