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di Antonella Randazzo
25 febbraio 2008
In seguito alla caduta del governo
Prodi, è stata aperta la campagna elettorale, a cui i telegiornali
stanno dando molto spazio. Ogni giorno ci viene offerta un'ampia
varietà del panorama elettorale: invettive, stoccate, secessioni,
accuse, o l'alterco di turno.
Molte persone credono che l'attuale
sistema sia rappresentativo, nel senso che i cittadini, tramite il
voto, eleggono alcuni delegati. In realtà ciò non avviene, poiché sono
i Partiti a scegliere i candidati e la scelta elettorale avviene
all'interno di un sistema che manipola le emozioni, le informazioni e
molti altri aspetti della realtà. Di conseguenza, la maggior parte
della popolazione crede di essere libera di scegliere, mentre di fatto
soltanto chi controlla il sistema sceglierà una certa quantità di
persone, che faranno la campagna elettorale, e che potranno avere ruoli
politici. Tutto ciò avviene senza alcuna considerazione delle reali
capacità dei candidati di risolvere i problemi del paese, poiché al
centro dell'attenzione non c'è l'interesse collettivo ma la
salvaguardia e il rafforzamento del sistema stesso.
Esistono molti
legami fra mass media e politica, e per comprendere appieno l'attuale
sistema politico occorre analizzare il sistema dei mass media. Non
soltanto perché i politici veicolano i loro messaggi attraverso i mass
media, ma anche perché gli eventi socio-culturali promossi dai media di
massa hanno sempre più importanza nel creare la realtà collettiva e
nell'orientare il consenso.
Oggi la "cultura" non è più fatta
dagli intellettuali indipendenti, ma dai gossip e da programmi
televisivi altamente involutivi. Molti non conoscono nemmeno più la
differenza fra la situazione mediatica attuale e la cultura
propriamente detta. Ciò ha un grande peso nel peggiorare la politica,
poiché l'elettore poco informato e che non coltiva la propria mente si
aspetta sempre meno competenza e coerenza, limitandosi a seguire, più o
meno passivamente, le beghe e le risse dei vari personaggi politici.
Secondo
una ricerca condotta dallo psicologo Richard Wiseman, pubblicata sulla
rivista "Nature", la televisione è più adatta degli altri mass media a
far credere alle menzogne dette dai politici. Spiega lo scrittore e
giornalista Klaus Davi: "La televisione... funzionando attraverso
immagini che rimangono impresse nella mente degli elettori, sarebbe non
tanto da sfruttare per raccontare false promesse, quanto per diffondere
false percezioni della realtà e dell'avversario... Attraverso immagini
che rimangono sedimentate nella mente degli elettori... è possibile
condizionarli su quanto sta accadendo intorno a loro... Per questo
motivo la televisione si presta perfettamente a rivestire il ruolo di
media più bugiardo... Se in passato i politici ci facevano sognare,
oggi, al contrario, ci promettono di proteggerci dai nostri incubi
peggiori con i toni pericolosamente paternalistici".(1)
I mass
media, soppiantando nella vita di molti le attività sociali e
culturali, hanno acquisito un enorme potere di condizionare le
emozioni, favorendo oltremodo la suggestione e l'illusione. Basi su cui
viene posto l'attuale potere politico.
Il sistema politico attuale
può esistere soltanto all'interno di una realtà mediatica che crea una
determinata condizione psicologica, idonea a rendere "normale" tale
sistema. I mass media (specie i telegiornali, la pubblicità e la
televisione), presentano alcune caratteristiche atte a destabilizzare
il senso di sé, a indurre l’individuo a formare una determinata
versione del mondo (materialistica, superficiale, istintuale,
egoistica, ecc.) e a sperimentare un senso di impotenza sugli eventi,
come se essi fossero difficilmente modificabili. Diversi programmi
trattano problemi come il precariato lavorativo, la povertà, la
disoccupazione o i disservizi, argomentandoli senza far comprendere le
vere cause, e dunque rendendo difficile una chiarezza circa la loro
definitiva risoluzione. Ciò produce un senso di impotenza e di disagio,
che sarà assai utile all'attuale sistema politico, basato proprio sulla
mancata soluzione dei problemi collettivi.
Tale sistema deve, per
continuare a sopravvivere, creare un assetto cognitivamente "chiuso",
in cui vigila una struttura autoritaria che non permette a nessuno di
avere reazioni che possano squarciare il muro che protegge il potere
del gruppo dominante.
La ripetizione ossessiva degli spot
pubblicitari non serve soltanto a vendere il prodotto, ma anche e
destabilizzare mentalmente le persone, facendo subire loro una
ripetitività che terrà occupata la mente su aspetti non importanti
dell'esistenza.
Per rendere il sistema più efficace, vengono creati contrasti e opposizioni.
Specie
negli ultimi decenni, il sistema di valori professato dai media è
sempre più rigidamente impostato su polarizzazioni estreme:
buono/cattivo, bene/male, noi/loro, ecc. Le guerre statunitensi vengono
raccontate come buono (occidentale) e cattivo (terrorista), nascondendo
la verità (vedi
http://www.disinformazione.it/significato_terrorismo.htm).
La
distinzione destra/sinistra, presente all'interno del sistema
partitico, poteva avere un senso fino agli anni Settanta, quando la
classe proletaria (o dei lavoratori) si riuniva nelle associazioni
politiche o sindacali, e aveva le sue pubblicazioni e iniziative
mediatiche. All'epoca i lavoratori esistevano mediaticamente e
politicamente, anche se il sistema dei partiti cercava di limitarne il
più possibile il potere. Gradualmente, il gruppo dominante ha tagliato
fuori le classi popolari dalla politica, assumendo il possesso della
quasi totalità dei mass media e il controllo di tutti i partiti
parlamentari. Oggi gli operai esistono soltanto nelle cronache
mortuarie, quando avvengono incidenti terribili, causati dai tagli alla
sicurezza e favoriti dalla sostanziale impunità di cui gode il gruppo
dominante.
I media hanno il potere di manipolare le emozioni per
garantire che il sistema, nonostante i paradossi, continui a
sopravvivere. Spiega il sociologo Italo De Sandre:
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