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Berlusconi ordina, Nicolo' e Angelino obbediscono | Berlusconi ordina, Nicolo' e Angelino obbediscono |
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di Pietro Orsatti su Terra - 5 novembre 2009 Il processo Mills e quello per i fondi neri a Mediaset. E poi, ancora, le conseguenze di quello in secondo grado al suo amico Marcello Dell’Utri, l’eventualità della riaperture di inchieste che lo riguardano a Caltanissetta, Palermo e Firenze. Berlusconi, dopo il respingimento del Lodo Alfano da parte della Corte costituzionale, ha di che preoccuparsi. Rimandata l’udienza del processo per i fondi neri per gli impegni al vertice Fao, Silvio Berlusconi sta cercando di forzare i tempi affidandosi al proprio avvocato Ghedini, che sta lavorando notte e giorno per trovare una soluzione (che possa essere accolta dai finiani) di prescrizione. Ci lavora eccome, Ghedini, nonostante le dichiarazioni rassicuranti del ministro della Giustizia Angelino Alfano, che ieri, pressato dalla stampa, ha dichiarato che «il governo non sta studiando alcuna norma in materia di prescrizione». Il tema del giorno, che sia una priorità o meno del Paese, è ormai al centro del dibattito politico e tutto ruota attorno a esso. «La riforma della giustizia non è uno sfizio di Berlusconi, né un capriccio della maggioranza, ma un’esigenza del Paese – ha proseguito Alfano -. Ho sempre detto che la riforma costituzionale avrebbe dovuto essere cornice e punto di approdo di tutte le altre riforme, e questa linea non è mai cambiata». Ma per Alfano la sede del dibattito su un’eventuale riforma non è rappresentata dalle commissioni e dalle aule parlamentari, ma dalla Consulta del Pdl presieduta dall’avvocato-parlamentare Nicolò Ghedini, appunto, e il ministro precisa che «è esattamente su quei testi che bisogna ragionare». Il ministro ha anche ribadito l’intenzione del governo di andare avanti anche «a fronte di un mancato accordo» con l’opposizione, motivando questa scelta perché «come ministro della Giustizia non mi sento di dire che non abbiamo fatto nulla ma abbiamo molto dialogato». Quanta fretta dopo la bocciatura del Lodo. Anche senza avere informatori nei “palazzi” è evidente che il premier sta facendo pressioni di ogni genere sui suoi e sugli alleati per uscire dalla strettoia che gli si presenta con la riapertura di processi che il premier sperava di aver evitato. Da qui una campagna durissima, con le polemiche e le censure alla magistratura e per accelerare i tempi in sede di proposta (che sia decreto, mini emendamento ad altro testo in discussione o disegno di legge non importa, basta che si faccia e si faccia in fretta). E questa “campagna d’autunno” sembra aver ottenuto un primo risultato con l’assenso da parte dell’Udc di Casini a partecipare alla Consulta Ghedini. A fargli da blocco non solo la sparuta pattuglia di parlamentari del Pd in ordine sparso (cosa faranno i teodem e i rutelliani in uscita?), ma soprattutto Fini e Giulia Bongiorno, presidente della commissione Giustizia a Montecitorio. Finora i due sono riusciti a bloccare sul nascere ogni escamotage dell’avvocato del premier di far uscire dal cappello da prestigiatore qualsiasi forma più o meno palese di prescrizione abbreviata che possa in qualche modo far saltare i processi che riguardano il presidente del Consiglio, in particolare quello Mills. E nelle procure e nei tribunali, consapevoli che il Pdl potrebbe mettere in atto in tempi brevi un colpo di mano, si stanno accelerando i tempi. Domani si deciderà a Palermo se accettare nel processo Dell’Utri la dichiarazione del pentito Gaspare Spatuzza che riaprirebbe il discorso di un coinvolgimento di Berlusconi, mentre a Firenze, sulla strage di via dei Georgofili si sarebbe già deciso positivamente. È una corsa contro il tempo, della quale tutti i protagonisti sono al corrente. Tratto da: orsatti.info ARTICOLI CORRELATI: - L'incubo di Dell'Utri è Spatuzza - di Monica Centofante |
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