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Quando e' una donna a far tremare la mafia PDF Stampa E-mail

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di Maria Loi - 29 ottobre 2009
Roma.
La storia della pentita di mafia Carmela Iuculano è racchiusa nelle pagine del libro della scrittrice Carla Cerati “Storia vera di Carmela Iuculano” edito da Marsilio.




Una storia difficile quella di Carmela in cui alla fine il coraggio del riscatto ha il sopravvento sulla paura. Un coraggio che Carmela, come ha raccontato più volte, ha detto di aver trovato grazie ai suoi figli per dare loro un futuro diverso.
Donna di mafia, moglie del boss Pino Rizzo, associato al mandamento di San Mauro Castelverde (PA),  viene a conoscenza dei segreti di Cosa Nostra e assume un ruolo centrale quando il marito viene arrestato il 24 luglio 2002 e in seguito i parenti e i collaboratori più stretti. Ma la stessa sorte toccherà anche a lei in seguito alle attività di indagine scaturite dalle dichiarazioni del boss Antonino Giuffré.
Il 3 maggio 2004 nei confronti della Iuculano e di altri indagati, tra i quali il marito ed il fratello, viene emessa dal Gip di Palermo un’ordinanza di custodia cautelare per il delitto di concorso in associazione mafiosa aggravata. Secondo la ricostruzione accusatoria Carmela svolgeva un supporto fondamentale per le esigenze dell’organizzazione, è stata un collettore” di notizie tra il carcere e l’esterno.
Nell’ordinanza il Gip sottolinea: «[…] la donna, ben consapevole delle attività delittuose (in particolare estorsive) svolte dal coniuge e dai sodali appartenenti al medesimo gruppo mafioso, precedentemente al suo arresto ed in atto, e della inscrivibilità di esse nel programma associativo di Cosa Nostra, nonché del momento di crisi attraversato dal sodalizio (essendo stati arrestati il marito e Rizzo Rosolino), offriva […] un contributo tendente a far “salva” l’attività dell’associazione, contribuendo a realizzare gli scopi criminosi del sodalizio in mancanza della volontà di farli propri.
Dopo quattro giorni dall’arresto, la giovane donna ottiene i domiciliari perché ha un bimbo di appena 17 mesi da accudire. Quando torna a casa ad attenderla ci sono le figlie in lacrime che la supplicano di raccontare tutta la verità. L’indomani la donna tra mille paure manda una lettera ai magistrati raccontando della sua decisione di pentirsi.
Il 28 maggio 2004, di sua spontanea volontà, iniziava a collaborare e il 14 aprile 2005 rendeva il suo primo interrogatorio pubblico.
Dopo aver spezzato i vincoli familiari e mafiosi in cui ha vissuto per anni, rompe il silenzio passando dalla parte dello Stato. Da quel giorno la sua vita e quella dei suoi figli cambia completamente.
Sotto il programma di protezione finisce in una località protetta. E oggi dal luogo dove vive lancia un appello a tutte le donne di mafia: “Andatevene, lasciateli, riprendetevi la vostra vita, adesso siete solo schiave di un ruolo, del dovere di essere buone mogli e buone madri, ma la vera libertà è quella che ho acquistato io quella che mi ha permesso di regalare un futuro ai miei figli”.
La vicenda di Carmela Rosalia Iuculano è molto significativa e fa sperare che molte più donne legate ad ambienti mafiosi vogliano liberarsi “dall’abbraccio mortale” di Cosa Nostra, che vogliano riappropriarsi di se stesse e di un ambiente familiare sano.



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