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Navi dei veleni: non abbassiamo la guardia! PDF Stampa E-mail

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di Monica Centofante - 30 ottobre 2009
Ora in tanti hanno tirato un sospiro di sollievo: il relitto scoperto in mare al largo di Cetraro, in provincia di Cosenza, in seguito alle dichiarazioni dell’ex boss Francesco Fonti non è quello della Cunsky. Così come hanno assicurato in una conferenza stampa congiunta, nella serata di ieri...



...il ministro Stefania Prestigiacomo, il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso e i procuratori di Catanzaro e Reggio Calabria.
A 500 metri di profondità, adagiata sul fondale, non ci sarebbe altro che una nave passeggeri, il Catania, costruita a Palermo nel 1906 e silurata il 16 marzo del 1917 da un sommergibile tedesco nel corso della Prima guerra mondiale. Niente contaminazioni radioattive fino a 300 metri di profondità e per un raggio di 7 chilometri, hanno spiegato magistrati e ministro, niente fusti a rischio, solo maniche a vento cilindriche. E mentre si compiace della “piena luce” fatta in tempo record Stefania Prestigiacomo sottolinea: “Abbiamo registrato un tentativo di soffiare su questa vicenda da parte di chi, amministratori e sindaci, avrebbero dovuto agire con più cautela. Abbiamo registrato ostilità a tutti i costi delle autorità regionali verso il Governo. Oggi è giusto rassicurare al più presto l’opinione pubblica e la popolazione calabrese”. Un desiderio di ritorno alla normalità che si avverte da più parti, mentre si moltiplicano polemiche, e in alcuni casi veri e propri attacchi, su chi si è battuto per il sacrosanto diritto di conoscere la verità, in un Paese che di stragi e misteri di Stato non se ne è mai fatti mancare. E quello delle cosiddette “navi a perdere” è sicuramente uno di questi, che non comincia e non finisce con le dichiarazioni di Fonti, ma – è bene ribadirlo - è caratterizzato da lunghi anni di omissioni, depistaggi, indagini chiuse spesso troppo frettolosamente e una morte sospetta: quella del capitano di corvetta Natale De Grazia.
“La notizia che la nave affondata al largo della costa di Cetraro non sia la Cunsky – ha dichiarato Sebastiano Venneri, vicepresidente di Legambiente – non può rappresentare in nessun modo un motivo di allentamento delle indagini e di abbassamento della guardia”. “Continuiamo a ritenere, come detto sin dall’inizio, che vadano rapidamente compiute tutte le ricerche per conoscere quante e quali navi cariche di scorie siano state affondate nel Mediterraneo, a cominciare dalla Rigel”. Mentre “non riusciamo a comprendere – ha concluso – come la notizia che la nave raggiunta dall’Oceano Mare non sia la Cusnky debba tranquillizzare i cittadini e mettere a tacere le richieste di chi da anni cerca la verità sui traffici illeciti dei rifiuti pericolosi nel nostro Paese. Se c’è voluto un mese e mezzo solo per capire che quella sul fondo delle acque di Cetraro non fosse la nave indicata dal collaboratore di giustizia Fonti, chissà quanto tempo ci vorrà per conoscere realmente la verità su tutte le navi cariche di veleni che sono state affondate negli anni Ottanta”.
Intanto su Francesco Fonti, le procure calabresi di Catanzaro e Reggio Calabria si sono espresse negativamente: “non è attendibile”, hanno detto, non solo per la vicenda legata al relitto di Cetraro, ma anche perché tutte e tre le navi che l’ex boss avrebbe contribuito ad affondare nel 1992, “hanno continuato a navigare” anche dopo quell’anno. Considerazione alla quale controbatte il legale di Fonti, l’Avv. Claudia Conidi che ricorda come il suo assistito “ha sempre ribadito che non ha affondato dei nomi, ma delle navi. Quei nomi di navi non erano stati da lui verificati prima dell’affondamento. E nulla osta a che proprio quell’indicazione erronea, evidentemente voluta e a lui fatta, si sia poi rivelata nel tempo idonea a renderlo inattendibile agli occhi di chi avrebbe raccolto il suo dire”. L’avvocato si chiede inoltre “cosa ci facessero dei fusti di quel genere su una nave passeggeri”, “se quel tipo di contenitore rafforzato esistesse all’epoca dell’inabissamento della Catania”, “cosa ci facessero a 400 metri di profondità, nel punto della stessa nave, i residui di metalli pesanti che fecero sì che fosse vietata la pesca con ordinanza della capitaneria di porto”. Sul tanto tempo impiegato per individuare la Catania, Claudia Conidi ha un ultimo dubbio: perché se l’imbarcazione era già segnalata? “Se non lo era fino a poco fa, attribuisco doti paranormali notevoli a Francesco Fonti che continua a ribadire di essere stato l’artefice di tre affondamenti”.
Le domande, per il momento, rimangono senza risposta e il caso potrebbe essere ancora aperto.





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