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di Santo Della Volpe - 26 ottobre 2009
Serve un contrasto alla mafia e servono vere politiche sociali e culturali
Basta coi "papelli fatti di scelte incoerenti della politica".
Basta
coi condoni, i voti di scambio e le candidature di persone condannate
per reati gravi. Stop anche a riciclaggio e corruzione. Perche' per
contrastare la criminalita' organizzata bisogna eliminare tutte quelle
misure "che la fanno esultare" e la rendono piu' forte. E' uno dei
passi principali del “manifesto per un mondo liberato dalle mafie”,
presentato alla fine di tre giorni intensi di dibattito agli Stati
Generali di Roma. un manifesto dove si ribadiscono anche alcuni
concetti chiave come la difesa della costituzione e di quell’articolo
21 della carta costituzionale che stabilisce la liberta’ di stampa,
espressione ed opinione nel nostro paese. un manifesto che chiede
anche di ribaltare il clima di questi mesi e cominciare a parlare di
“contrattacco” ,di rottura della sindrome da accerchiamento per
“accerchiare” invece chi vuole cambiare la costituzione reale e
materiale del nostro paese, facendosi forza proprio dei principi sani
ed inalienabili della costituzione del 1948.
“Il manifesto“ di
libera e’ un documento inedito, realizzato con il contributo di 2.500
persone e 100 relatori, che suddivisi in 17 gruppi hanno scritto una
“ricetta” contro le mafie: e’ un elenco di trenta punti che scandisce
gli impegni dell'associazione e le richieste per la politica, validi
per i prossimi 3 anni, e si conclude con la richiesta di un
provvedimento legislativo che dedichi la giornata del 21 marzo di ogni
anno alla memoria di tutte le vittime della mafia. Il manifesto chiede
di approvare in tempi rapidi un testo unico della legislazione
antimafia, "per superare le attuali disfunzioni e garantire una piu'
efficace azione di contrasto; di istituire un'agenzia nazionale per la
gestione dei beni sottratti alle mafie, di rivedere il reato del voto
di scambio e della normativa sui comuni sciolti per mafia, di adottare
un codice etico che impedisca la presenza di persone condannate o
rinviate a giudizio per gravi reati ("e' opportuno che il parlamento
apra il dibattito e se necessario vari una norma vincolante", ha
sottolineato Francesco Forgione, gia' presidente della commissione
antimafia). bisogna inoltre "contrastare l'abusivismo edilizio,
eliminando il ricorso ai condoni; riformulare la legge sulla droga e
sull'anti-doping mettendo al centro la tutela della persona; istituire
un'authority indipendente per contrastare il fenomeno del riciclaggio
dei capitali di provenienza illecita, la repressione di traffici
internazionali di armi, delle zone grigie e dei paradisi fiscali dove
avvengono le triangolazioni, introducendo in particolare il reato di
intermediazione".
Gli stati generali dell'antimafia propongono
anche una legge di iniziativa popolare per l'introduzione nel codice
penale dei delitti contro l'ambiente e alle istituzioni chiedono il
sostegno ai testimoni di giustizia (anche attraverso l'istituzione di
un tutor), l'estensione del reato di corruzione tra i privati e
l'istituzione di un'authority indipendente contro questo reato. Infine,
un'attenzione particolare al mondo della cultura e dell’informazione:
Per la prima volta si è aperto un tavolo di confronto fra autori,
registi, mondo della cultura, con magistrati impegnati in prima linea
nella lotta alla criminalità organizzata e con la rete di Libera nei
territori, sul modo in cui trattare questi temi nei media nuovi e
tradizionali, a partire dalla fiction televisiva, coniando in sintesi
,lo slogan di “una fiction, una cultura attenta perché libera, libera
perché attenta”.
E di fronte alla deriva culturale che ha
raggiunto livelli tali da rendere più debole la capacità di selezione
critica degli spettatori e soprattutto dei giovani, gli Stati Generali
dell’Antimafia chiedono una svolta energica: investire nella cultura e
nella scuola, nell’informazione e nella formazione. Per quanto riguarda
poi la televisione, puntare alla difesa dell’informazione pluralista
e poi sullo sviluppo della docu-fiction all’interno dei palinsesti a
fianco della fiction tradizionale, unendo elementi di documentazione
storica e della realtà a ricostruzioni filmiche. Proporre e progettare
proposte di serate tematiche nei palinsesti TV che comprendano
fiction, brani di film, testimonianze dal vero, anche attraverso un
linguaggio innovativo. Sull’esempio del teatro di Paolini e Cavalli e
nel solco della tradizione cinematografica italiana, diversificare
contenuti e linguaggi nella rappresentazione di mafia e criminalità
(dalla commedia amara di Sordi e Manfredi al teatro civile che irride
il potere).
Molti hanno avanzato la richiesta di avere più cinema
e più fiction in TV, ma insieme più inchieste giornalistiche
all’interno di palinsesti di migliore qualità. Anche la bella
televisione, se si ha il coraggio di farla, fa ascolti e in questo
senso appare centrale il ruolo del Servizio Pubblico e in particolare
di Rai Cinema, di Rai Fiction , senza dimenticare il ruolo del polo
privato di Mediaset. Sotto questo profilo è decisiva un’attenzione al
prodotto di qualità da parte dell’industria del cinema e maggiori
finanziamenti dello Stato per la cultura, lo spettacolo e la musica,
anche attraverso una nuova legge di sistema. Infine sviluppare l’uso
del web come sistema creativo multimediale e di collegamento fra gli
stessi autori ed artisti e la rete di giovani creativi che, nel campo
della cultura, dell’arte e dello spettacolo, fanno riferimento a Libera
ed ad Articolo21. Il Manifesto di Libera chiede infine alla RAI di
"assicurare nei suoi palinsesti spazi di informazione e approfondimento
sui grandi problemi sociali del paese nel rispetto di quanto previsto
dal contratto di servizio pubblico", puntando cosi' allo sviluppo della
docu-fiction oltre che a quello della fiction tradizionale.
Il
quadro dell’informazione giornalistica emerso dal gruppo di lavoro è
sostanzialmente improntato a un grande pessimismo. Tutti gli interventi
hanno concordato, alcuni dandolo addirittura per scontato, sul
durissimo attacco che il premier Berlusconi e il governo stanno
portando all’Articolo 21 della Costituzione, come parte di un più
generale disegno di attacco alla Costituzione stessa. I contributi
delle persone provenienti dai territori,soprattutto da quelli
controllati dalle mafie, hanno ancora una volta messo in evidenza la
grande difficoltà, i rischi e la solitudine di chi vuole mantenere
accese le luci sugli angoli bui della realtà, di fronte a contiguità
fra politici, imprenditori, interessi di origine criminale,
sfruttamento di forze professionali giovanili, indifferenza o a volte
ostilità di una opinione pubblica permeata di sottocultura mafiosa.
Grande preoccupazione è stata poi espressa per le prossime battaglie
sul disegno di legge per le intercettazioni, vero banco di prova della
tenuta democratica. Grande interesse ha suscitato la comunicazione
dell’avvocato Domenico D’Amati, legale della FNSI e tra i principali
animatori e consulenti d Articolo 21, che ha parlato della necessità di
passare ad un deciso contrattacco, rispetto alle micidiali richieste di
indennizzo civile da parte di mafiosi o amici dei mafiosi che intentano
cause civili contro i giornalisti che scrivono articoli non solo sui
crimini scoperti, ma anche sulle contiguità e complicità con i
criminali.
Ci sono precedenti molto gravi, ma ci sono anche molte
possibilità di risposta, con precisi riferimenti all’azione già
intrapresa e da sviluppare a livello europeo. Il contrattacco deve
prevedere specifiche procedure da studiare nel nostro paese e la
formazione di una nuova cultura democratica per i diritti legali. Per
quanto riguarda il web, vi sono stati stimolanti interventi di giovani
attivi nei territori, mentre altri hanno denunciato la perdita di
credibilità del giornalismo rispetto a battaglie che, partendo
dall’esperienza de ‘I Siciliani’, hanno costretto poi alla chiusura di
Casablanca e alla successiva azione di rivalsa economica nei confronti
degli ex-redattori del giornale di Pippo Fava, che è stata fermata solo
da una solidarietà nazionale che non ha avuto però uguale riscontro a
Catania. Anche la vicenda di Fondi è stata discussa e Nicola Tranfaglia
ha denunciato gravi minacce da lui stesso avute sulla piazza della
cittadina laziale. Il seminario sull’informazione, gestito da Roberto
Morrione, ha fatto richieste precise ed obiettivi da sviluppare.
Stabilire nuovi rapporti con le istituzioni amministrative nei
territori e in tutta Italia: regioni, comuni, province, in assenza di
un organico e credibile impegno del governo e sulla scia di quanto
Libera Informazione sta facendo. Realizzare progressivamente reti
regionali di collegamento fra siti, blog, radio e web-radio, giornali
informatici e stampati, chiedendo a Libera di assumere questo impegno
come centrale e creando agenzie periferiche sul modello di Libera
Informazione che facciano capo a iniziative delle sedi e dei presidi
dell’associazione. Questi collegamenti devono coinvolgere riviste
specializzate quali Narcomafie e Antimafia 2000. La formazione di
data-base, archivi di materiali e documenti informatici e stampati, da
immettere in circuito facendone un patrimonio diffuso in tutti i
territori, anche d’intesa con Teche Rai. La richiesta di una
particolare ‘cultura del contrattacco’ in materia di assistenza legale
contro le richieste di indennizzo civile, insieme con forme di
equiparazione legislativa fra i diritti di chi querela e i diritti di
chi è attaccato anche sotto il profilo dell’eventuale indennizzo nei
confronti del giornalista querelato. Per quanto riguarda la situazione
del servizio pubblico radiotelevisivo, considerato il pericoloso
progetto del governo di rivedere il contratto di servizio facendone in
sostanza uno strumento di interferenza con l’autonomia di reti e
telegiornali, la richiesta ai vertici della RAI e alla presidenza della
Commissione di Vigilanza di un incontro per chiedere garanzie di
precisi spazi nei palinsesti per i grandi problemi sociali del Paese,
a partire dalla lotta alle mafie. Analoga richiesta era venuta un anno
fa da parte delle associazioni facenti capo alla Tavola della Pace.
L’appoggio all’Osservatorio per la tutela dei giornalisti a rischio
promosso dalla FNSI e dall’Ordine dei Giornalisti per diffondere a
livello nazionale un motivato appello a evitare ogni forma di
autocensura, vero nemico della buona informazione. La richiesta,
anch’essa da indirizzare insieme con la FNSI all’Ordine dei
Giornalisti, affinché siano sanzionati metodi e contenuti di campagne
di intimidazione e mortificazione dei diritti personali nei confronti
di giornalisti, magistrati e quanti si oppongono ai disegni che
colpiscono l’articolo 21, quali quelle messe ripetutamente in atto da
Il Giornale.
Il manifesto sara' consegnato al presidente della
Repubblica , ai presidenti di Camera e Senato e alle Istituzioni
Europee. "Oggi - ha detto Don Luigi Ciotti, presidente di Libera - sono
avvelenati i 'pozzi' della politica. Bisogna cambiare falda trovare
acqua pulita, acqua nuova. Una politica che sia veramente per il 'bene
comune'." "Si sente un gran parlare in questi giorni - ha proseguito
Don Luigi Ciotti - di un papello che sarebbe la prova documentata di
una trattativa tra mafia e Stato. Non vogliamo sottovalutare la
gravita' dei fatti su cui sono in corso le indagini, ma non esiste
forse oggi un papello che e' sotto gli occhi di tutti ed e' fatto di
scelte incoerenti come i provvedimento che riducono l`efficacia
dell`azioni di contrasto vedi l`uso delle intercettazioni, o quando
assistiamo a comuni che non vengono sciolti utilizzando scorciatoie che
creano pericolosi precedenti come nel caso del comune di Fondi, o il
provvedimento dello scudo fiscale e il tentativo gravissimo di limitare
l`autonomia della magistratura". "Queste sono scelte incoerenti che
fanno esultare le mafie. Non possiamo lottare contro le mafie - ha
concluso Luigi Ciotti- senza politiche sociali a tutela delle persone,
dei piu deboli, senza interventi economici mirati e tutela e diffusione
dell`area dei diritti".
Tratto da: articolo21.info
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