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Riina jr: una presenza scomoda per Corleone PDF Stampa E-mail

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di Dora Quaranta - 2 marzo 2008
Palermo.
Fa discutere la scarcerazione avvenuta giovedì scorso di Giuseppe Salvatore Riina, figlio terzogenito del noto boss corleonese, per decorrenza dei termini di custodia cautelare.


 



Sono state intanto subito applicate le misure di prevenzione di pubblica sicurezza: Riina jr ha l’obbligo di dimora nel comune di Corleone, tre volte alla settimana è obbligato alla firma presso il commissariato, non può frequentare soggetti pregiudicati e non può uscire di casa dalle 20 alle 7. I suoi legali hanno preannunciato ricorso presso la Corte Europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo a causa dell’eccessivo periodo di detenzione subita. La notizia del ritorno in libertà di Riina jr pone in risalto, secondo l’Anm, “l’assoluta urgenza di procedere alla radicale riforma del processo penale, i cui tempi sono stati progressivamente prolungati da una legislazione farraginosa, disorganica e incoerente con gli standard europei e con il principio costituzionale della ragionevole durata”. Il sindaco di Corleone Antonino Iannazzo ha parlato di “un paese imbarazzato” a causa di una “presenza scomoda” ed ha dichiarato: “Non lo vogliamo! Avremmo decisamente preferito che fosse andato ad abitare da un’altra parte, ma la magistratura gli ha imposto il soggiorno a Corleone e, quindi, ora sta anche ad all’amministrazione comunale intensificare la vigilanza sul territorio e l’azione di promozione della legalità per ribadire che il nostro paese la mafia non la vuole”. Venerdì sera il Consiglio Comunale di Corleone ha approvato all’unanimità un ordine del giorno in cui si sottolinea “il disagio della comunità” per l’arrivo del figlio del boss Riina dopo che nella cittadina “è stato intrapreso un percorso di legalità e sviluppo che ha dato speranza ai giovani e le stesse istituzioni hanno trasmesso il messaggio che il fenomeno mafioso ha portato povertà alla Sicilia e alla stessa Corleone”. I consiglieri pertanto hanno chiesto alle istituzioni “di adottare qualsiasi iniziativa possa ritornare a garantire serenità e sicurezza, sia ai cittadini sia ai rappresentanti delle istituzioni”. E’ la prima volta che in Sicilia un Consiglio Comunale prende posizione contro la presenza di un boss. Il ministro della Giustizia, Luigi Scotti, ha fatto sapere che non ricorrerà a nessun decreto legge come accaduto nel ’91 affinché tornasse in cella una trentina di boss rimessi in libertà per decorrenza dei termini.

 

 
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