Informazione
Rassegna Stampa
La vedova Borsellino ai pm ''Ecco tutti i sospetti di Paolo'' | La vedova Borsellino ai pm ''Ecco tutti i sospetti di Paolo'' |
|
|
|
|
di Attilio Bolzoni e Francesco Viviano - 14 ottobre 2009 Ha parlato come non aveva fatto mai, dopo diciassette anni. Per dire tutto. Il suo interrogatorio è cominciato così: «Avevo paura, non tanto per me ma avevo paura per i miei figli e poi per i miei nipoti. Adesso però so che è arrivato il momento di riferire anche i particolari più piccoli o apparentemente insignificanti». È la vedova che ricorda gli ultimi due giorni di vita di Paolo Borsellino. È la signora Agnese che spiega ai magistrati di Caltanissetta cosa accadde nelle 48 ore precedenti alla strage di via Mariano D´Amelio. Il verbale di interrogatorio è di poco più di un mese fa, lei da una parte e i procuratori di Caltanissetta Sergio Lari e Domenico Gozzo dall´altra. Lei si è presentata spontaneamente per raccontare «quando Paolo tornò da Roma il 17 di luglio». Il 17 luglio 1992, due giorni prima dell´autobomba. Paolo Borsellino è a Roma per interrogare il boss Gaspare Mutolo, un mafioso della Piana dei Colli che aveva deciso di pentirsi dopo l´uccisione di Giovanni Falcone. È venerdì pomeriggio, Borsellino lascia il boss e gli dà appuntamento per il lunedì successivo. Quando atterra a Palermo non passa dal Tribunale ma va subito da sua moglie. «Mi chiese di stare soli, mi pregò di andare a fare una passeggiata sulla spiaggia di Villagrazia di Carini», ricorda la signora Agnese. Per la prima volta in tanti anni il procuratore Borsellino non si fa scortare e si concede una lunga camminata abbracciando la moglie. Non parlava mai con lei del suo lavoro, ma quella volta Paolo Borsellino «aveva voglia di sfogarsi». Racconta ancora la signora Agnese: «Dopo qualche minuto di silenzio, Paolo mi ha detto: "Sai Agnese, ho appena visto la mafia in faccia…"». Un paio d´ore prima aveva raccolto le confessioni di Gaspare Mutolo. Su magistrati collusi, su superpoliziotti che erano spie, su avvocati e ingegneri e medici e commercialisti che erano al servizio dei padrini di Corleone. Non dice altro Paolo Borsellino. Informa soltanto la moglie che lunedì tornerà a Roma, «per interrogare ancora Mutolo». Il sabato passa tranquillamente, la domenica mattina - il 19 luglio, il giorno della strage - il telefono di casa Borsellino squilla. È sempre Agnese che ricorda: «Quel giorno, molto presto, mio marito ricevette una telefonata dell´allora procuratore capo di Palermo Pietro Giammanco. Mi disse che lo "autorizzava" a proseguire gli interrogatori con il pentito Mutolo che, per organizzazione interna all´ufficio, dovevano essere gestiti invece dal procuratore aggiunto Vittorio Aliquò». Lo sa bene Paolo Borsellino che sta per morire. E ai procuratori di Caltanissetta Agnese l´ha ribadito un´altra volta: «Paolo aveva appreso qualche giorno prima che Cosa Nostra voleva ucciderlo». Un´informazione che arrivava da alcune intercettazioni ambientali «in un carcere dov´erano rinchiusi dei mafiosi». Una minaccia per lui e per altri due magistrati, Gioacchino Natoli e Francesco Lo Voi. Ricorda sempre la vedova: «Così un giorno Paolo chiamò i suoi due colleghi e disse loro di andare via da Palermo, di concedersi una vacanza. Li consigliò anche di andare in giro armati, con una pistola». Gioacchino Natoli e Lo Voi gli danno ascolto, ma lui - Borsellino - rimane a Palermo. Sa che è condannato a morte. E ormai sa anche della "trattativa" che alcuni apparati dello Stato portano avanti con Riina e i suoi Corleonesi. Ufficiali dei carabinieri, quelli dei Ros, il colonnello Mario Mori - "l´anima" dei reparti speciali - e il fidato capitano Giuseppe De Donno. Probabilmente, questa è l´ipotesi dei procuratori di Caltanissetta e di Palermo, Paolo Borsellino muore proprio perché contrario a quella "trattativa". Nella nuova inchiesta sulle stragi siciliane e sui patti e i ricatti con i Corleonesi, ogni giorno scivolano nuovi nomi. L´ultimo è quello del generale Antonino Subranni, al tempo comandante dei Ros e superiore diretto di Mori. Un testimone ha rivelato ai procuratori di Caltanissetta una battuta di Borsellino: «L´ha fatta a me personalmente qualche giorno prima di essere ammazzato. Mi ha detto: "Il generale Subranni è punciutu" (cioè uomo di Cosa nostra ndr)…». Un´affermazione forte ma detta nello stile di Paolo Borsellino, come battuta appunto. Cosa avesse voluto veramente dire il procuratore, lo scopriranno i magistrati di Caltanissetta. La frase è stata comunque messa a verbale. E il verbale è stato secretato. Il nome del generale Subranni è affiorato anche nelle ultime rivelazioni di Massimo Ciancimino, il figlio di don Vito. Nella sua intervista a Sandro Ruotolo per Annozero (però questa parte non è andata in onda ma è stata acquisita dalla procura di Caltanissetta), Massimo Ciancimino sosteneva: «Mio padre per la sua natura corleonese non si è mai fidato dei carabinieri. E quando il colonello Mori e il capitano De Donno cercano di instaurare questo tipo di trattativa, è chiaro che a mio padre viene il dubbio: ma come fanno questi due soggetti che di fatto non sono riusciti nemmeno a fare il mio di processo (quello sugli appalti ndr) a offrire garanzie concrete?...». E conclude Ciancimino: «In un primo momento gli viene detto che c´è il loro referente capo, il generale Subranni...». È un´altra indagine nell´indagine sui misteri delle stragi siciliane. Tratto da: la Repubblica |
| < Prec. | Pros. > |
|---|
E' uscito il nuovo numero di ANTIMAFIADuemila!
Sarà disponibile in libreria e nelle edicole della Sicilia dal 5 marzo, e a partire da adesso potete prenotare la vostra copia della rivista o acquistarla in versione Pdf sul sito ufficiale della testata. |
|
| Leggi tutto... |
Imprenditoria Mafiosadi Giorgio Bongiovanni E così Cosa Nostra sarebbe in ginocchio. Tra arresti più o meno eccellenti e confische dei beni questo governo annuncia che passerà alla storia come quello che ha definitivamente debellato la mafia siciliana. E potrebbe anche riuscirci, complici la disinformazione e la conseguente scarsa consapevolezza culturale delle italiche genti rispetto alla questione mafiosa. Per quanto riguarda l’ottimo risultato raggiunto sul piano militare è forse riuscito a passare in qualche trasmissione televisiva o su pochi quotidiani il dato incontrovertibile, e persino banale, che le operazioni sul territorio vengono condotte da magistrati e forze dell’ordine con immensi sacrifici e che quindi il merito sia loro e non del governo. |
|
| Leggi tutto... |
ENTRA NELLA SEZIONE ABBONAMENTI: CLICCA QUI!
| IL MEGLIO DELLA 10ª SETTIMANA DEL 2010 | |
| Filo diretto Palermo - Usa: il ritorno dei vecchi padrini Aaron Pettinari | |
| Medici d'onore. Il primario del Civico ''scese a patti con la mafia'' Silvia Cordella | |
|
La
''nuova regola mafiosa'' a Santa Maria di Gesù Aaron Pettinari |
|
| Tutto comincio' a Trapani Rino Giacalone | |
| Schiavi da mille euro al giorno Pino Cabras | |
| Un
nuovo studio delle onde sismiche dell'11/9: c'erano esplosivi André Rousseau |
|
| SMS solidali per Campagna ''Libera l'Acqua'' by Cipsi |