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Report si e' conquistato anche la tutela legale. Ma che stress lavorare così PDF Stampa E-mail

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di Natalia Lombardo - 30 settembre 2009
Milena Gabanelli è alle prese con il montaggio della prima puntata di Report, l’11 ottobre: un’inchiesta sulla burocrazia. Solo due giorni fa ha ottenuto il mantenimento della tutela legale da parte della Rai, messa in discussione dal direttore generale, Mauro Masi.



In una lettera al Corriere della Sera di ieri, la giornalista ha segnalato quanto le cause legali siano una pressione sulla libertà d’informazione. Un intervento nel dibattito lanciato la Luigi Ferrarella sul pagamento di sanzioni a chi perde le «liti temerarie» e chiede milioni di euro di risarcimento. Gabanelli denuncia il «comportamento intimidatorio», strisciante, soprattutto per gli editori meno solidi. «Ad oggi le cause pendenti sulla mia testa sono una trentina, è facile capire come che alla fine una pressione del genere può essere ben più potente di quella dei politici, e diventare fisicamente insostenibile». Tutto ciò perché «non esiste uno strumento di tutela»: a chi ha «il portafoglio gonfio» conviene fare una causa civile chiedendo tanti soldi, perché rischia di pagare solo l’avvocato.E perché non adottare il modello anglosassone? Il giudice può dire: “Chiedi dieci milioni di risarcimento per niente? Rischi di doverne pagare 20”». «Sarebbe il primo passo verso una libertà tutelata prima di tutto dal diritto».

Difficile lavorare nell’incertezza.
«Questa eventualità ha sottratto attenzione al mio lavoro. Due giorni fa ho ricevuto dalla Rai la garanzia sulla tutela legale. Su questo la direzione di RaiTre ha fatto una battaglia, perché il giornalismo d’inchiesta è rischioso ma è un dovere del servizio pubblico. L’equivoco ruotava attorno al fatto che Report è una trasmissione che non utilizza un metodo produttivo classico».

Perché?

«Dall’inizio la scelta è stata quella di lavorare con un gruppo di giornalisti esterni che vendono il loro prodotto alla Rai. Ma la linea editoriale è condivisa e supervisionata dalla direzione di rete. È stato scelto questo metodo produttivo perché permette di avere avere costi molto bassi, fino al 40% in meno rispetto al metodo tradizionale».

Come mai quest’anno la tutela è stata messa in discussione?

«Non lo so, immagino che sia stato un equivoco, che nessuno sapesse bene che il programma è organizzato così da 13 anni, che il gruppo di lavoro è sempre lo stesso, ma nessuno è contrattualizzato, altrimenti la difesa sarebbe automatica. Ripeto, è stata una scelta conveniente perché permette di investire buona parte del budget nel prodotto».

Era preoccupata per la redazione?

«Certamente, perché io ho un contratto di esclusiva annuale che mi tutela, loro invece vendono i servizi che sono stati prima discussi con la direzione di rete e poi assegnati. L’eventualità che loro perdessero la tutela legale, dopo aver dimostrato negli anni una straordinaria scrupolosità e professionalità, mi aveva angosciato».

Qual è la media di ascolti per Report?

«Circa il 14% di share, supera di tre punti le aspettative della rete».

Tratto da: unita.it



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