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26 febbraio 2008 - di Attilio Bolzoni - la Repubblica
Abbiamo capito tante cose ma non avremmo potuto dimostrarle in tribunale
FIRENZE - È tutto abbandonato in uno stanzone nel cuore di Firenze, sono seicento volumi uno sopra l´altro, centinaia di migliaia di fogli, carte accatastate fino ai soffitti. È finita qui dentro quella che il procuratore Vigna aveva chiamato «l´inchiesta sui mandanti a volto coperto», è sepolta in un magazzino del bunker accanto al mercato di Sant´Ambrogio. L´indagine numero 3197/96 è chiusa, i massacri mafiosi in Continente li hanno fatti solo i boss siciliani. Soltanto loro.
Scompare in quello stanzone, a quindici anni dalle bombe, l´investigazione sui «concorrenti nelle stragi» italiane del 1993. Dieci morti, centosei feriti, l´esplosivo che ha devastato la Galleria degli Uffizi e l´Accademia dei Georgofili a Firenze, la basilica di San Giovanni in Laterano e la chiesa di San Giorgio al Velabro a Roma, un padiglione di arte contemporanea in via Palestro a Milano. L´inchiesta sulla «guerra» del 1993 è archiviata, al di fuori di Totò Riina e dei suoi Corleonesi non sono stati trovati altri ispiratori.
Nei seicento volumi è ricostruita la trama di mafia dopo Capaci e via D´Amelio, per il resto sono rimaste solo congetture, ipotesi, sospetti. «Il materiale che abbiamo raccolto è imponente ma abbiamo deciso di chiudere: non potevamo confondere quello che abbiamo capito con quello che avremmo potuto dimostrare in un dibattimento», spiega il sostituto procuratore della Repubblica Giuseppe Nicolosi, l´ultimo magistrato fiorentino che con la Superprocura ha seguito ogni piega dell´indagine.
È la fine ufficiale del tentativo giudiziario di ricostruire come sono nate le stragi «italiane», di provare a dare un nome agli ideatori delle bombe complici di quelli che stavano ricattando lo Stato «dialogando» con il tritolo, che «trattavano» con qualcuno per gli ergastoli da cancellare e il carcere duro da abolire.
Il quarto filone dell´inchiesta - il più vago, sfumato - riguardava un «contesto massonico» intrecciato a Matteo Messina Denaro e a un notaio. In ordine di tempo è stato l´ultimo a finire in archivio, appena qualche giorno fa. Prima era toccato alla parte sugli «apparati», i rapporti fra un malavitoso del giro delle opere d´arte rubate - Paolo Bellini - e alcuni mafiosi e uomini dei servizi segreti. Prima ancora era stata archiviata anche la famosa vicenda del «papello», le richieste che Totò Riina avrebbe presentato a mai identificati emissari dello Stato. Il primo filone - chiuso già nel 1998 - era quello che aveva portato le indagini a sfiorare «Autore 1» e «Autore 2», Silvio Berlusconi e Marcello Dell´Utri. C´era il pentito Salvatore Cancemi che rivelava di misteriosi accordi fra Totò Riina «e quelli di là sopra», c´era un rapporto della Dia del 1994 che ricostruiva i legami dei Siciliani con «ambienti imprenditoriali» di Milano. In quindici anni di inchiesta sui «mandanti a volto coperto» solo tre i nomi che sono stati iscritti nel registro degli indagati: «Autore 1», «Autore 2» e nella tranche sulla «trattativa» quello del senatore palermitano Vincenzo Inzerillo. Uno dopo l´altro, tutti e tre sono usciti dalle investigazioni.
«A questo punto, potremo riaprire le indagini solo se qualcuno parla», dice il procuratore aggiunto della Repubblica di Firenze Francesco Fleury. E aggiunge il suo sostituto Nicolosi: «I riscontri li abbiamo già raccolti tutti».
Risale ad almeno dieci anni fa l´ultima rivelazione sulle bombe di Firenze, Roma e Milano. È Giovanni Brusca, nel 1996, che ne ha parlato. Poi, il silenzio. È finita così l´inchiesta sulle stragi in Continente. Come quella a Caltanissetta - che però è ancora formalmente aperta - sui «mandanti esterni» dell´uccisione di Giovanni Falcone. E come quell´altra sull´uccisione di Paolo Borsellino. Ci sono «code» d´indagine su veri o presunti depistaggi, sulla provenienza dei telecomandi usati. Anche giù in Sicilia, solo la Cupola è colpevole. Ergastoli per i boss a Caltanissetta, ergastoli per i boss a Firenze. Sedici in primo grado, quindici in Appello, sempre quindici in Cassazione, il 13 febbraio del 2001. L´impianto accusatorio ha retto sino alla fine. Sempre dentro i confini di Cosa Nostra.
Eppure in quel 1993, in Italia, accaddero cose che non erano mai accadute prima. Undici attentati in pochi mesi. Quello a Maurizio Costanzo, quelli di Firenze e Roma e Milano, quell´altro fallito all´Olimpico, un misterioso blackout telefonico a Palazzo Chigi, altre bombe a Saxa Rubra e altri ordigni inesplosi in alcune città. «Una strategia della tensione che con Cosa Nostra aveva poco a che fare», ricorda il Procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso. Racconta Grasso: «Se le responsabilità di Cosa Nostra sono state pienamente accertate, c´è da approfondire ancora una parte della causale e restano soprattutto le domande: dopo quella strategia della tensione perché è finito tutto? Perché sono state arrestate le persone che l´avevano portata avanti o perché è venuta meno la causale? Alla fine del 1993, chi ha portato avanti la campagna stragista è arrivato forse alla decisione che non c´era più necessità di portarla avanti».
L´inchiesta chiusa a Firenze ha subito scatenato reazioni, proteste. «Chiederemo l´immediata riapertura delle indagini e anche la costituzione di un nucleo speciale che si concentri soltanto su quell´inchiesta», annuncia Danilo Ammannato, l´avvocato dell´ «Associazione Familiari delle vittime di via Georgofili». Parla ancora Pietro Grasso: «Io, quelle indagini, non le considero mai chiuse. Per quello che si deve alle vittime e ai loro familiari». E aggiunge il procuratore: «Per riaprirle, però, ci vogliono nuovi elementi».
la repubblica edizione nazionale 26 febbraio 2008
MAFIA: AUTOBOMBE'93;PM,ARCHIVIARE INCHIESTA MANDANTI ESTERNI
26 febbraio 2008
Firenze.La procura di Firenze ha chiesto l'archiviazione per l'ultima inchiesta, la quarta, aperta sui cosiddetti mandanti esterni per le stragi mafiose con autobombe del 1993 a Firenze, Roma e Milano. L'archiviazione, di cui ha dato notizia oggi il quotidiano La repubblica, è stata chiesta a dicembre scorso. "Per andare avanti avremmo bisogno di un input che al momento non c'é" ha detto il sostituto procuratore di Firenze Giuseppe Nicolosi che, fin dall'inizio, si è occupato delle indagini sugli attentati del 1993, che hanno portato alla condanna di esecutori e mandanti interni a Cosa nostra, fra i quali Totò Riina e Bernardo Provenzano. (ANSA)
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