| L'agenda rossa sotto il cielo di Roma |
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di Redazione - 27 settembre 2009 ...proveniente da tutta Italia si è ritrovato nella Capitale con una richiesta specifica. Dove è finita l'agenda rossa di Paolo Borsellino? Chi e perché l'ha fatta sparire dalla borsa del giudice assassinato dalla mafia pochi minuti dopo lo scoppio dell'autobomba in via D'Amelio? Si tratta della seconda marcia del “popolo delle agende rosse” dopo quella del 19 luglio scorso a Palermo. "Organizzata da Salvatore Borsellino, dal sito 19luglio1992.com insieme all'associazione nazionale familiari vittime di mafia." Salvatore Borsellino è l'indomito condottiero di un vero e proprio esercito pacifico formato da quell'Italia onesta che pretende verità e giustizia. Verso le 15,30 da piazza Bocca della verità parte finalmente il corteo dietro lo striscione: “Apri gli occhi osserva non chiudere le orecchie... ascolta... solo così sentirai il fresco profumo di libertà”. In prima fila tra gli altri anche Luigi De Magistris, Nicola Tranfaglia, Sonia Alfano, Gioacchino Genchi, Pino Masciari e Benny Calasanzio. Centinaia di agende rosse spiccano verso il cielo mentre si susseguono gli slogan gridati da questo fiume di persone. “Fuori la mafia dallo Stato”, “Fuori Mancino dal Csm”, ma anche “Fuori Dell'Utri dal Senato”, “Fuori Mastella dall'Europa” e ancora “Paolo è vivo e lotta insieme a noi”.Ma è il grido di Salvatore Borsellino “Resistenzaaa!!” a infuocare gli animi. E' lui che fa da apripista con la sua agenda rossa alzata in alto.Poco prima delle 17 si arriva a Piazza Navona. Al centro è stato collocato un palco per gli interventi dei relatori. Salvatore legge la lettera di sostegno alla manifestazione scritta da sua sorella Rita impossibilitata a venire per i postumi di un'influenza. Subito dopo è il giornalista Benny Calasanzio, familiare di vittime di mafia, a prendere il microfono. Tanta rabbia e sete di giustizia nelle sue parole con l'appello finale a tenere duro e a resistere. Resistenza. Come un leit motiv echeggia in ogni angolo di questa piazza. Anche nell'intervento del giornalista pugliese Gianni Lannes quando racconta della visita di Renato Schifani alla redazione de La Stampa in merito ad un’inchiesta, da lui non gradita, condotta su una superstrada in Sicilia. L'inchiesta di fatto non è stata più pubblicata e Lannes ha fondato un proprio giornale, Terra Nostra, subendo successivamente due attentati. Subito dopo sale sul palco il testimone di giustizia Pino Masciari. “La persona che combatte il sistema viene isolata e messa da parte – esordisce Pino – ma io griderò sempre ad alta voce, io credo nelle istituzioni e nella giustizia e se tutti vogliamo questo paese può riemergere”. “Tutti insieme possiamo farcela – conclude l'imprenditore calabrese – perché combattere le mafie non significa essere schierati con un partito o con l’altro”. E in piazza non ci sono ne bandiere ne simboli di partito. L'Idv ha contribuito all'organizzazione dell'evento ma per mantenere intatta la pluralità della manifestazione è stato deciso di evitare qualunque strumentalizzazione politica. La caporedattrice di ANTIMAFIADuemila, Anna Petrozzi esordisce con un profondo ringraziamento a Salvatore Borsellino “per averci unito nel nome di Paolo Borsellino, Giovanni Falcone e tutti i martiri del nostro stato”. Il cuore del suo intervento riguarda proprio la strage di via D'Amelio e il furto dell'agenda rossa di Borsellino dietro il quale “si nasconde la chiave per capire cosa è successo veramente in quel biennio stragista”. Siamo di fronte a quegli ibridi connubi tra criminalità organizzata, centri di potere extraistituzionale, settori devianti dello stato che avrebbero messo in forse l’esercizio della democrazia nel nostro Paese. E che oggi si ripetono con gli attacchi a giudici come De Magistris, al sistema dell'informazione libera, della giustizia e della scuola. “Dobbiamo protestare e alzare la voce – conclude Anna Petrozzi – ma soprattutto dobbiamo informarci, studiare, leggere, capire il nesso tra tutte le stragi che sono state realizzate nel nostro Paese e che ne hanno cambiato la politica. Le emozioni salgono e scendono, la conoscenza crea invece quella consapevolezza che non può scemare”. Si susseguono le testimonianze toccanti di Martina Di Gianfelice e di una giovane studentessa di 14 anni, Cecilia. Entrambe sono state, più di ogni cosa, il simbolo di quella rivoluzione culturale nella quale credeva Paolo Borsellino. Parte il primo collegamento telefonico, a parlare è l'attore Giulio Cavalli, sotto scorta da diversi mesi per il suo impegno di denuncia attraverso il teatro e la satira. “Siamo stufi di vedere il brodo schifoso politica-mafia compiere adulteri – sottolinea Cavalli – a differenza della tv noi facciamo sentire l'odore marcio e allo stesso modo saremo capaci di far sentire quel fresco profumo di libertà. E' questo il lavoro di chi, come noi, ha deciso di rinnegare una vita <<normale>> come una sorta di brigantismo intellettuale”. Gli applausi della piazza continuano senza sosta mentre ci si collega telefonicamente con Marco Travaglio. “Per arrivare alla verità sulle stragi del ’92 e del ’93 – esordisce il giornalista de Il Fatto – dobbiamo tenere il fiato sul collo del potere. Noi giornalisti, ma soprattutto la società civile”. Travaglio inizia a elencare le tante “anomalie” del nostro Paese attraversato dalle dichiarazioni di Massimo Ciancimino, di Gaspare Spatuzza e dalle strane “dimenticanze” di uomini come Nicola Mancino, Luciano Violante e Giuseppe Ayala. “Dove non c’è la cittadinanza a fare da scudo umano a protezione dei suoi magistrati migliori – ha evidenziato Marco Travaglio riferendosi ai Pm che si occupano delle indagini sulle stragi – le inchieste vengono chiuse con la violenza”.
E' la volta di Emiliano Morrone ed Alex
Cimino che con la loro canzone “Resistenza” interrompono la
scaletta degli interventi riportando in musica il tema dell'incontro.
Di seguito prende la parola il giornalista del Corriere della Sera
Carlo Vulpio. Attraverso la sua esperienza di “epurato” a causa
delle sue inchieste “scomode” Vulpio ripercorre la metodologia di
un sistema di potere che dopo aver colpito Clementina Forleo, Luigi
De Magistris ed altri magistrati continua con Desirèe Digeronimo
“colpevole” di fare il suo lavoro. "Dopo la testimonianza di Lucia Castellana del Comitato 19 luglio 2009 (il comitato che ha organizzato la marcia delle agende rosse a Palermo lo scorso 19 luglio), tocca a Beppe Grillo che interviene telefonicamente..". “Questa cosa che è iniziata con
Salvatore Borsellino e portata avanti da Sonia Alfano, Luigi De
Magistris, Antonio Di Pietro e da tante altre persone di buona
volontà – grida al telefono Grillo – pretende di sapere la
verità su chi ha ucciso Paolo Borsellino”. “Noi vogliamo i nomi
- rimarca il comico genovese – perche questo è un omicidio di
Stato e non molleremo mai finché non sarà fatta luce su queste
cose”. La gente continua ad applaudire anche quando sul palco sale
Luigi de Magistris. “Il nostro programma politico è l'agenda rossa
– afferma con convinzione l'europarlamentare – è un programma
perché se noi riusciamo a far sì che i magistrati che stanno
indagando sulle stragi arrivino alla verità capiremo il perché la
mafia delle bombe sia passata al controllo delle istituzioni”.
“Dobbiamo sapere perché tutto ciò è accaduto, solo così potremo
riappropriarci della nostra libertà, da quella d'informazione, al
pluralismo, al diritto al lavoro”. Successivamente il parlamentare
europeo accenna all'incontro avuto il giorno precedente con il
Presidente della Repubblica (il 25 settembre Giorgio Napolitano ha
ricevuto i neo europarlamentari italiani eletti recentemente e in
quella occasione ha affermato che: “Il Parlamento europeo non può
essere cassa di risonanza di polemiche e conflitti che si svolgono
nei singoli Paesi e nei Parlamenti nazionali. L'Assemblea di
Strasburgo non può nemmeno diventare un'istanza d'appello rispetto a
quanto deciso nei Parlamenti o negli esecutivi nazionali” ndr).
“Di cosa dovremo parlare al Parlamento Europeo? - replica quindi
de Magistris alla piazza - in Italia non danno voce a Salvatore
Borsellino e nessuno parla di queste cose anzi cercano di occupare le
coscienze e narcotizzare sensibilità e cuori. In Europa invece ci
ascoltano e questo dà fastidio”. “Continueremo questa lotta –
conclude infine – perché lo dobbiamo a chi, come Paolo Borsellino
e Giovanni Falcone, ha sacrificato la propria vita. Lo dobbiamo ai
cittadini che non piegano la schiena e noi saremo lo strumento per
chi ha sete di giustizia”.
ARTICOLI CORRELATI: - Il video della manifestazione
- Lo speciale sulla manifestazione
Sonia Alfano e Luigi de Magistris commentano l'incontro al Quirinale con il Presidente della Repubblica
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Imprenditoria Mafiosadi Giorgio Bongiovanni E così Cosa Nostra sarebbe in ginocchio. Tra arresti più o meno eccellenti e confische dei beni questo governo annuncia che passerà alla storia come quello che ha definitivamente debellato la mafia siciliana. E potrebbe anche riuscirci, complici la disinformazione e la conseguente scarsa consapevolezza culturale delle italiche genti rispetto alla questione mafiosa. Per quanto riguarda l’ottimo risultato raggiunto sul piano militare è forse riuscito a passare in qualche trasmissione televisiva o su pochi quotidiani il dato incontrovertibile, e persino banale, che le operazioni sul territorio vengono condotte da magistrati e forze dell’ordine con immensi sacrifici e che quindi il merito sia loro e non del governo. |
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