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Salvatore Borsellino: Napolitano non firmi il Lodo Alfano PDF Stampa E-mail

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di Redazione - 26 settembre 2009
Roma.
“Oggi sono contento perché ho il cuore pieno di gioia.
  




Non mi è rimasta tanta voce ma so che anche se non riuscirò a gridare la mia voglia di resistenza lo farete voi”. Con queste parole ha iniziato l’ultimo intervento della manifestazione sulle Agende Rosse Salvatore Borsellino, il fratello del giudice ucciso a Palermo in via d’Amelio 17 anni fa. “Sono rimasto sette anni in silenzio perché non riuscivo più a sperare di vedere giustizia per la strage di via d’Amelio, invece adesso voi questa speranza me la ridate. E anche se io non riuscirò a vedere giustizia so che questi giovani, che non erano neanche nati quando Paolo è stato ucciso, vedranno un Paese diverso”. “Vi voglio leggere una cosa che aveva annotato Paolo nella sua agenda - ha proseguito Salvatore -  “Palermo non mi piaceva ed è per questo che ho imparto ad amarla, il vero amore consiste nell’amare ciò che non ci piace per poterlo cambiare”. A me questa Italia di oggi non piace e se penso che mio fratello è morto per questa Italia mi prende lo sconforto”. “Noi -  ha continuato Salvatore -  viviamo in un Paese in cui le leggi vengono fatte in una camera da pranzo o in una villa di Arcore o, peggio ancora, in una camera da letto di Palazzo Grazioli”. “Non possiamo sopportare tutto ciò ed è per questo che grido la mia rabbia ed incito le persone all’indignazione”.
“Domani i giornali scriveranno che qui si sarà svolta una manifestazione di partito e che Salvatore Borsellino si è fatto strumentalizzare da Antonio di Pietro, ma loro non hanno capito niente. Io sono venuto per far sì che Di Pietro faccia diventare il suo partito il partito della gente onesta, il partito della giustizia e della verità. E io dico: Antonio se tu vuoi che questi giovani ti seguano tu devi liberare il tuo partito da quelle scorie che ancora ci sono. Proseguendo Salvatore si è rivolto anche ai politici:  “Se avessero chiesto di salire sul palco come liberi cittadini li avrei fatti salire”.  “E se il presidente Napolitano non vuole venire alla festa di un partito come questo allora non sono fatti miei, lui continui a firmare i decreti.  Ma un Presidente della Repubblica che firma il Lodo Alfano non difende la costituzione. Spero che un giorno non firmi pure un decreto sul riciclaggio di Stato.  Allora io non so se riuscirò ancora a chiamarlo Presidente della Repubblica”.
“Paolo e i suoi ragazzi sono stati eliminati – ha concluso Salvatore – per mano di uno Stato deviato.  Oggi purtroppo la crimiinalistà organizzata è arrivata ai vertici di questa costituzione ed è per questo che noi dobbiamo lottare ed è per questo che noi abbiamo il nostro dovere che è solo quello di resistere”.



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