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Terzo Millennio
Terzo Millennio Anno VII° Numero 1 - 2008 N°57 | Terzo Millennio Anno VII° Numero 1 - 2008 N°57 |
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La Cina non è il nemico
Si va formando, lentamente ma con netta progressione, l'idea
che la Cina sia il nuovo nemico. Non l'unico ma nuovo. Si è conclusa a Bali la
conferenza mondiale sul clima, quella che ha riaperto il negoziato di Kyoto (in
scadenza nel 2012). E mi pare che la prima tappa abbia detto che siamo nei
guai. Siamo vuol dire tutti. L'Europa è andata a Bali con una proposta: contenere
l'aumento climatico entro i 2 gradi centigradi (rispetto all'inizio delle
rivoluzione industriale). Ma il consenso mondiale attorno a questa proposta non
c'è, e sarà molto difficile costruirlo. Eppure noi sappiamo già che la barriera
del “più 2 gradi centigradi” non ci salverà da immani catastrofi nel tempo
assai breve di una quindicina-ventina d'anni. Figurarsi se si andasse oltre, ai
3, 4, 5 gradi che si prevedono in caso non si rallenti drasticamente, fin da
subito, l'emissione di anidride carbonica e di altri gas di serra
nell'atmosfera. Chi è il colpevole per questo stato di cose? Molti additano
Cina e India, affermando che presto diverranno i principali emettitori di CO2.
Perché? Perché si sviluppano a tassi altissimi di crescita del loro PIL: la
Cina quest'anno oltre l'11% e l'India oltre il 7%. Vera l'una e l'altra cosa, ma niente affatto vero che i
principali responsabili del riscaldamento climatico siano e saranno loro. Yu
Qingtai, il capo negoziatore cinese a Bali, che ho incontrato a Pechino alla
vigilia dell'inizio del nuovo negoziato, ha ricordato che, anche se la Cina
continuerà a svilupparsi a questo tasso di crescita, nei prossimi venti anni
contribuirà al riscaldamento, con le sue emissioni pro capite di CO2, il 30% in
meno dei paesi industrializzati. Ed è un fatto innegabile che i circa 40 paesi
industrializzati che hanno firmato Kyoto (i più saggi della combriccola, tra
cui tutti gli europei) hanno mancato tutti gli obiettivi che si erano dati e
hanno continuato ad aumentare le loro emissioni di CO2. E ancora più innegabile
è che gli Stati Uniti non hanno neppure ratificato Kyoto e annunciano di essere
contrari a ogni accordo che li vincoli in qualche forma a una riduzione
controllata delle emissioni. Solo in extremis, a Bali, in condizioni di
isolamento totale, gli Usa hanno ammesso a denti stretti che non si tireranno
fuori dal negoziato. Ma non vuol dire niente sulle loro reali intenzioni. L'ambasciatore Yu Qingtai, con il sorriso sulle labbra,
faceva puntigliosamente il conto delle debolezze della Cina, e lo ha ripettuto
a Bali: siamo il paese più popoloso della Terra, siamo in grande sviluppo ma
siamo ancora un paese sottosviluppato, abbiamo un mix energetico in cui prevale
il carbone (alto emettitore di CO2), disponiamo di poche tecnologie avanzate.
Siamo impegnati a migliorare la situazione e a cooperare per un accordo internazionale.
Ma ciascuno guardi prima di tutto in casa propria. I principali “riscaldatori”
siete voi, paesi industrialmente avanzati, e lo sarete ancora nel prossimo e
medio futuro. |
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In edicola dal 28 maggio 2008
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Baciamo le mani E guai a chi vuol fare da guastafeste e minare il dialogo, viene linciato con la verga bipartisan. A inaugurare il nuovo metodo all’educato olio di ricino è stato Marco Travaglio. Che si è permesso ancora una volta di utilizzare la televisione come organo di informazione, cioè si è preso la briga, ad autentico sprezzo del pericolo, di dare ai cittadini una notizia. Per altro non esclusiva.
Invitato da Fabio Fazio nella trasmissione Che
tempo che fa ha osato informare i cittadini italiani che il neo-presidente del
Senato Renato Schifani ha avuto, nel procedere della sua carriera, amicizie e
frequentazioni poco raccomandabili. Con boss mafiosi per l’esattezza. |
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Inserto Terzo Millennio N. 58 In questo numero: Nell'ambito del simposio internazionale indetto a Torino lo scorso 28 e 29 marzo dal titolo “From Global Warning to global policy” Giulietto Chiesa ha parlato di recessione mondiale e crisi ambientale, energetica e finanziaria. Questioni cruciali che stanno scuotendo il mondo intero. Fame nel mondo e povertà estrema. Una realtà sempre più vicina a noi, ma di chi è la colpa? Il Kosovo come le ciliegie: un'indipendenza tira l'altra. Quali saranno le conseguenze? Dal sequestro di Ingrid Betancourt in Colombia all'elezione di Fernando Lugo in Paraguay: guerra, corruzione e speranza in America Latina. Libera l'Acqua: proseguono le iniziative delle associazioni del Cipsi per promuovere la campagna sull'oro blu. Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione. |
Di seguito pubblichiamo, in formato pdf, l'intervento del Clar (Centro Libero Analisi e Ricerche) alla conferenza “Crisi dei mutui e finanza mondiale: cosa ci riserva l'economia?”
L'incontro si è tenuto ad Ancona lo scorso 14 dicembre 2007 e tra i relatori Anna Petrozzi il caporedattore del giornale ANTIMAFIADuemila.
La relazione è la sintesi di uno studio sulla finanza internazionale condotto dallo stesso Centro (vedi www.clarissa.it) ed esposto in modo semplice e facilmente comprensibile anche ai non addetti ai lavori. Un documento prezioso corredato di schemi e tabelle che illustra in modo chiaro i meccanismi di potere sui quali è basato l'attuale modello finanziario mondiale.
Studio sulla finanza internazionale del Centro libero analisi e ricerche
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