|
Pagina 7 di 8
Acqua
merce di mercato
di Dora Quaranta
La redazione di AntimafiaDuemila appoggia le
iniziative di Funima International membro del Cipsi che ha lanciato una
campagna per dare l’acqua a 13 Paesi di Africa, Asia e America Latina. L’iniziativa
vede come testimonial il cantante Ron. Abbiamo intervistato il presidente del
Cipsi, Guido Barbera.
Quali sono i contenuti della campagna Libera l’Acqua e
quali le sue finalità?
La campagna Libera l’Acqua è una iniziativa che viene
promossa dal Cipsi, il coordinamento di iniziative popolari di solidarietà
internazionale che raggruppa 44 associazioni italiane di solidarietà da anni
impegnate nell’evidenziare il problema crescente dell’acqua a livello mondiale.
Un problema crescente innanzitutto perché questa risorsa oggi non è a
disposizione di tutti. Un miliardo e seicento milioni di persone nel mondo non
hanno accesso all’acqua potabile e questo provoca serie conseguenze per
l’impossibilità di bere e mangiare, per l’igiene, per la salute. L’acqua sta
diventando sempre più un problema politico perché senza di essa le persone non
vivono. Noi siamo fatti di acqua. A causa di questa necessità e dinanzi alla
sua scarsezza l’acqua sta diventando una merce di mercato.
Le politiche internazionali iniziano a parlare di una
necessità di privatizzazione della risorsa idrica. Noi chiediamo con forza che
l’acqua sia riconosciuta un diritto e come tale inserito nella Carta dei
Diritti Universali dell’Onu di cui quest’anno celebriamo i 60 anni. Sarebbe un segnale
forte. Non basta però riconoscere un diritto se questo rimane proprietà solo
per una parte sempre più piccola dell’umanità, la parte ricca. Chiediamo a
livello internazionale di riconoscere il diritto all’acqua per tutti. La
campagna si impegna a far crescere nell’opinione pubblica la sensibilità a
chiedere ai governanti ed ai politici di riconoscere questo diritto e di
impegnarsi a portare l’acqua. Per questo abbiamo scelto 14 progetti da
realizzare in 13 Paesi diversi nei vari continenti del mondo finalizzati a
portare l’acqua ad oltre 400 mila persone. Un impegno di oltre un milione di
euro. La campagna è impegnata a raccogliere i fondi. Al momento mancano ancora
circa 250 milioni di euro per poter completare queste opere.
Perché sono in atto processi di privatizzazione
dell’acqua?
L’acqua è uno di quei pochissimi elementi che non ha
sostituti ed è causa di tante guerre, alcune in corso. Non possiamo immaginare
di far crescere le verdure con la birra o con il vino. Non possiamo immaginare
l’esistenza della persona stessa, degli animali, dei vegetali senz’acqua.
Quindi non a caso da diversi anni si sta pensando all’acqua come all’oro blu.
Sappiamo bene che quando una materia è così importante essa diventa oggetto di
interesse economico. Per portare l’acqua poi ci sono dei costi da sostenere (la
costruzione di acquedotti, l’allaccio, ecc.) che non possono essere
completamente presi in carico dalle istituzioni. Proponiamo che ci sia un
riconoscimento del diritto anche in forma quantitativa. L’Organizzazione
Mondiale della Sanità prevede 40-50 litri d’acqua al giorno come quantità
minima indispensabile per la vita di una persona. E questi devono essere
garantiti. Poi ci possono essere dei meccanismi di partecipazione ai costi
perché dobbiamo facilitare la costruzione dei servizi che ci permettono di
portare l’acqua alle persone. Ma non è la privatizzazione delle fonti d’acqua
che risolve il problema. Abbiamo constatato che in Paesi come l’Africa o in
Paesi più industrializzati come l’Argentina la concessione delle fonti d’acqua
alle multinazionali è stata da queste rifiutata perché la gente è povera e non
può far fronte a dei costi per accedere all’acqua. Quindi non c’è un business
tale da giustificare l’investimento nelle concessioni. E’ una questione fortemente
politica. Non possiamo permettere (come sta succedendo anche in Italia) che si
chiuda la tubatura dell’acqua ad una famiglia che non paga le bollette da 15
euro. Quella è l’acqua indispensabile alla vita! E’ necessario rivedere il
concetto di gestione dell’acqua ed avere un impegno pubblico che garantisca
questo diritto a tutti i cittadini.
Perché si parla di petrolizzazione dell’acqua? Il
presidente della multinazionale Dow Chemical, Andrew Liveris, ha detto che
l’acqua è il petrolio del XXI secolo.
Perché stiamo scoprendo che l’acqua, con la
diminuzione della sua disponibilità, è non uguale ma superiore al petrolio. Il
petrolio lo si può sostituire con altre fonti di energia. L’acqua no! Oggi non
hanno accesso all’acqua un miliardo e seicento milioni di persone, ma nel 2025
si stima che saranno oltre tre miliardi. L’acqua diventerà più importante del
petrolio non tra 40-50 anni, ma tra 10-20-30 anni, per cui non possiamo
accettare posizioni politiche che dicono prendiamo provvedimenti, affrontiamo i
cambiamenti climatici tra 50 anni. No! Dobbiamo intervenire subito! E’ una
necessità urgentissima! Ci sono 5000 bambini al giorno che muoiono a causa
della mancanza d’acqua nel mondo. Di questo passo noi non lasceremo una vita
vivibile ai nostri figli tra 20-30 anni. L’acqua ha un riciclo. La quantità dell’acqua buona
purtroppo diventa sempre inferiore perché il 70% delle risorse idriche del
pianeta viene usato in agricoltura. Queste acque sono contaminate da tutti gli
elementi chimici usati per le coltivazioni. Un’altra percentuale, con punte del
25% - 30%, finisce all’industria. Anche in questo caso le acque sono
contaminate. Il recupero di queste risorse idriche allo stato puro richiede dei
cicli naturali di interi secoli. I sistemi di depurazione, di recupero delle
acque reflue sono ancora molto scarsi nel mondo industrializzato. Inoltre la
popolazione è in costante crescita per cui quella che era la disponibilità di
acqua per 2 miliardi di persone 50 anni fa oggi è divisa per oltre 6 miliardi.
Vi è una diminuzione negli ultimi 50 anni della disponibilità delle acque per
la popolazione del pianeta che raggiunge ormai il 58%. L’acqua viene utilizzata
sempre più da un sistema industriale-agricolo che non la sa riciclare per
renderla utile e molto spesso non la sa nemmeno usare. Basti pensare alle
irrigazioni a pioggia praticate in tante regioni che potrebbero essere ridotte
rispetto alla irrigazione a goccia o ad altri sistemi. Non è vero che l’acqua
c’è in certi Paesi e non c’è in altri. In base alle statistiche, ai dati in
nostro possesso, l’accesso all’acqua è in proporzione alla ricchezza. Il ricco
arriva sempre ad avere l’acqua. Il povero anche in Italia ne consuma meno. C’è
sempre un rapporto tra il livello sociale, la ricchezza pro capite e l’utilizzo
di un bene così fondamentale per la vita.
Gli Stati Uniti hanno posto una base militare
nelle vicinanze del bacino del Guaranì che è la terza riserva sotterranea di
acqua del pianeta.
Gli spostamenti militari degli ultimi anni si possono
studiare nell’ottica della gestione dell’acqua. Testimoniano ancora una volta
che l’acqua sta diventando il bene fondamentale che bisognerà tutelare non solo
per la vita, ma per l’industria, per la tecnologia. Per costruire un computer,
un cellulare, i microchip che oggi stanno gestendo tutta l’umanità occorre non
acqua normale ma acqua purissima delle falde acquifere di grandi profondità.
Per cui le grandi industrie della tecnologia, dell’elettronica mondiale hanno
bisogno di queste falde. Tutto il sistema industriale, bellico ha bisogno di
poter accedere a queste acque.
Qual è la situazione in Italia? Si dice che nel
nostro Paese vi sia un uso eccessivo delle acque minerali e si sta cercando di
spingere la cittadinanza a far uso dell’acqua del rubinetto.
In Italia vi sono regioni dove costantemente tutti i
giorni dell’anno c’è un problema di accesso all’acqua, dove l’acqua è
razionata. Ci sono crisi idriche crescenti. L’Italia è uno dei maggiori consumatori
di acqua al mondo. Questo perché abbiamo dei consumi veramente molto elevati
che vanno dalle perdite negli acquedotti agli utilizzi nell’agricoltura,
nell’industria e nelle stesse nostre abitazioni. In Italia ci avviciniamo ai
260 litri di acqua al giorno pro capite che sono delle quantità enormi. Quindi
dobbiamo rivedere la gestione dell’acqua anche nella nostra piccola realtà
quotidiana. Stiamo studiando un’iniziativa che partirà nei prossimi mesi di
educazione all’utilizzo della risorsa idrica nelle nostre case. Quando ci si fa
la doccia non è necessario tenere l’acqua aperta. E’ uno spreco enorme! Così
quando ci si fa la barba, si lavano i piatti… Sono tutti piccoli accorgimenti
che ci potrebbero aiutare a contenere il consumo idrico.
Il discorso delle acque minerali invece è un altro
aspetto estremamente importante. L’Italia ne è il maggiore consumatore al
mondo. L’acqua minerale, è risaputo, non è migliore dell’acqua potabile che è
molto più controllata a livello di igiene. Pensate solo ai tempi di
imbottigliamento, di trasporto, di deposito o di giacenza sotto il sole delle
bottiglie d’acqua minerale. Tra l’altro le acque minerali costano normalmente
dalle trecento alle mille e cinquecento volte quello che è il costo dell’acqua
normale. Quindi c’è una speculazione, un business. Inviterei i cittadini
italiani a fare delle semplici prove come stanno facendo tanti ragazzi nelle
scuole italiane. Provate a bere un bicchiere di acqua minerale naturale ed uno
di acqua del rubinetto. Nelle scuole i giovani normalmente scelgono l’acqua del
rubinetto perché è migliore come sapore e come gusto. Purtroppo le etichette ci
condizionano molto.
BOX1
Acqua: un affare da miliardi di euro l’anno
E’ crisi idrica in varie zone del nostro pianeta:
dall’Africa Subsahariana alla pianure a nord della Cina, ad alcune aree
dell’Australia, in America dal fiume Colorado al lago Lanier, in Europa alcune
regioni spagnole e la Sicilia. Per combattere la siccità si è creata una
alleanza informale tra l’Onu e un gruppo di multinazionali appartenenti
soprattutto al settore alimentare e chimico. Ma, come avverte L’Espresso
del 7 febbraio, <<Coca Cola, Pepsi Cola, Nestlè, Dow Chemical e le altre
non lo fanno per beneficenza o per sembrare più buone e generose. Per alcune
c’è anche il desiderio di rifarsi una verginità dopo scandali nei paesi del
Terzo mondo. Ma a prevalere è soprattutto l’istinto di sopravvivenza. Che fine
farebbero Coca e Pepsi senza l’acqua?>>. Basti pensare che la Nestlè per
produrre un kg dei suoi prodotti ha bisogno di più di 4 litri d’acqua. Al piano
di mobilitazione per l’acqua hanno aderito alcuni nomi illustri come Tony Blair
e Gordon Brown, Gorge Soros e Bill Gates.
In Italia l’affare acqua vale 2,7 miliardi di euro
all’anno <<da quando la legge Galli del 1994 ha permesso l’ingresso di
imprenditori e società miste nella gestione delle neonate Spa>>. Avere il
controllo dei servizi idrici consente di accaparrarsi fondi pubblici a nove
zeri. E appalti, privatizzazioni sospette sovente finiscono sotto la lente
indagatoria della giustizia. Uno scandalo ha investito i vertici della società
Acqualatina. Con l’accusa di truffa aggravata e frode sono stati arrestati
uomini del gruppo francese Veolia e del gruppo Pisante proprietari di gran
parte delle azioni della società. Ai domiciliari è stato relegato Raimondo
Besson, vicepresidente di Acqualatina e amministratore delegato di Sorical,
azienda leader dell’acqua in Calabria, consigliere d’amministrazione di Acea
Ato 2 che gestisce il servizio idrico integrato di Roma ed altri 111 comuni del
Lazio.
In Sicilia <<chi controlla l’acqua di Palermo –
si legge sempre sull’Espresso – oltre ad avere un ascendente politico
enorme pare destinato a fare soldi. Non tanto nel settore dei servizi e delle
truffe, ma soprattutto in quello degli appalti per ristrutturazioni ed impianti
nuovi di zecca>>. Lo scorso giugno ha vinto la gara per la gestione
trentennale del servizio idrico di Palermo un cartello composto da Acque
Potabili, la Mediterranea delle Acque Spa, l’imprenditore pugliese Nicola
Putignano, i Pisante, la Conscoop di Forlì. Ma l’intero svolgimento della gara
non ha convinto l’Antitrust che ha contestato: <<la commistione tra
affidamento dei servizi e l’appalto dei lavori, la restrizione della
concorrenza, l’esclusione dal bando del capoluogo che rimarrà gestito dalla
municipalizzata locale fino al 2021>>. Il presidente dell’Antitrust,
Antonio Catricalà, ha sollevato critiche anche verso Rosario Mazzola perché è
stato <<nominato da Cuffaro commissario ad acta per l’approvazione del
piano d’ambito e della convenzione della gara mentre era contemporaneamente
consigliere di amministrazione di Mediterranea>>.
Dora Quaranta
|