La Rivista
Marco Travaglio
Perche' fa paura Marco Travaglio? | Perche' fa paura Marco Travaglio? |
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Il suo contratto con la Rai non è stato, al momento, rinnovato e per questo motivo sarà presente come ospite. Motivazione data è la multa inflitta dall'Agcom (Autorità per le Telecomunicazioni) per una puntata di Che tempo che fa del maggio 2008. Sul “caso Travaglio-Annozero”, nei giorni scorsi, si è detto di tutto o quasi. Giornali, radio e tv sono state pronte a riportare gli aspetti polemici della vicenda. Dal botta e risposta tra Rai e Michele Santoro fino alla riunione mancata tra Mauro Masi, direttore generale Rai, e Corrado Calabrò, presidente Agcom. Ma la vera domanda è: da quando Marco Travaglio è diventato un caso? Perché fa così paura? E' di pochi giorni fa l'attacco di Panorama, diretto da Giorgio Mulé, volto ad infangare il giornalista-scrittore presentando l'elenco degli introiti dello stesso, come se il guadagno frutto del lavoro fosse illegale o immorale. Ha risposto adeguatamente Furio Colombo su Micromega ricordando che tali dati sono tutti pubblicati dal fisco e resi noti dall'editore. Ma non sono certo questi i motivi per cui Travaglio dà fastidio e, fino all'ultimo, tenteranno di non permettere la sua presenza sulla rete pubblica. Marco Travaglio è un nome scomodo e fa paura perché racconta i fatti, quelli che molti (a cominciare dal nostro Premier) vorrebbero oscurati e dimenticati, mettendo in pratica il vero giornalismo. La “colpa” di Travaglio è quella di non autocensurarsi e di ricordare sulla tv pubblica che il presidente del Senato, Renato Schifani “aveva avuto rapporti con persone poi condannate per mafia”. Fatti riscontrabili e comprovati. La “colpa” di Travaglio è quella di essere la punta di diamante dell'ultimo baluardo d'informazione libera che si manifesta nel nostro Paese, che non guarda ai colori di un partito. E' per questo che, assieme a Padellaro ed altre penne illustri, ha deciso di scommettere sul “Fatto quotidiano” (primo numero esaurito) e per cui stasera interverrà sul caso Tarantini, che coinvolge forze politiche di destra e di sinistra. La sensazione che la democrazia del nostro Paese sia sempre più minata da chi detiene il potere è sempre più reale. Basta vedere quel che è accaduto nei giorni scorsi. Dal programma “Report” che viene cancellato dal palinsesto, fino all'ignobile teatrino organizzato da Bruno Vespa per glorificare Silvio Berlusconi agli occhi degli italiani. Lo stesso premier che, l'altroieri, arrogantemente decideva a quali domande rispondere di fronte ai giornalisti. Ora l'ordine dato è semplice: “Travaglio non deve andare in televisione” e il parere dell'Agcom è solo un pretesto per raggiungere questo scopo. Colpire Travaglio, colpire trasmissioni come Annozero, significa colpire quella parte d'Italia che non vuole piegarsi a questo regime. E noi vogliamo ribellarci a questo attacco. Per questo AntimafiaDuemila appoggia e sostiene il coraggio di Marco Travaglio, una penna libera che rende giustizia al vero giornalismo e alla verità. Per questo apprezziamo il coraggio di Michele Santoro, che ha preso una posizione forte e determinata, sfidando il Potere. Il 26 settembre ed il 3 ottobre a Roma si terranno due manifestazioni distinte ma complementari. La prima è la marcia delle Agende Rosse in difesa di quei magistrati che, a rischio della propria vita, stanno combattendo per arrivare alla Verità sulle stragi del '92 e del '93. La seconda la manifestazione indetta dall'Fnsi per la libertà di stampa. Due presidi per la legalità, la giustizia e la difesa della nostra libertà. Marco Travaglio - "Berlusconi e il gossip" - Annozero - 24/09/2009 |
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Imprenditoria Mafiosadi Giorgio Bongiovanni E così Cosa Nostra sarebbe in ginocchio. Tra arresti più o meno eccellenti e confische dei beni questo governo annuncia che passerà alla storia come quello che ha definitivamente debellato la mafia siciliana. E potrebbe anche riuscirci, complici la disinformazione e la conseguente scarsa consapevolezza culturale delle italiche genti rispetto alla questione mafiosa. Per quanto riguarda l’ottimo risultato raggiunto sul piano militare è forse riuscito a passare in qualche trasmissione televisiva o su pochi quotidiani il dato incontrovertibile, e persino banale, che le operazioni sul territorio vengono condotte da magistrati e forze dell’ordine con immensi sacrifici e che quindi il merito sia loro e non del governo. |
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