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Antimafia Duemila

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Mafia: operazione Manhattan PDF Stampa E-mail

carabinieri-web.jpg25 febbraio 2008

Bari.  24 ordinanze di custodia cautelare emesse dal Gip del Tribunale di Bari, Dott. Michele Parisi, nei confronti di esponenti del clan Telegrafo.

Comando Provinciale Carabinieri Bari
Ufficio Stampa

Oltre 300 carabinieri del Comando Provinciale di Bari, supportati da elicotteri ed unità cinofile, hanno dato il via, all’alba di questa mattina, all’operazione denominata “Manhattan”, con l’esecuzione di 24 ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal Gip del Tribunale di Bari - Dott. Michele Parisi - su richiesta della Dott.ssa Desiré Digeronimo della DDA di Bari, nei confronti dell’agguerrita famiglia mafiosa, nota come il clan Telegrafo.

Quest’ultimo rappresenta uno dei più vecchi e temuti clan mafiosi di stanza nel capoluogo barese, capeggiato dal 40enne Lorenzo Valerio e del suo luogotenente 38enne Carlo Iacobbe, accusati, a vario titolo, di “associazione mafiosa”, “traffico di sostanze stupefacenti”, “detenzione di armi” ed “estorsioni”. Con l’operazione odierna, un altro durissimo colpo è stato così inferto allo storico sodalizio criminale, già severamente colpito nell’ottobre del 2003 con l’operazione “Iceberg”, a seguito della quale 46 furono le persone arrestate.

Struttura del Clan

Di particolare interesse sono state le informazioni acquisite in relazione agli assetti del sodalizio criminale, strutturato su tre posizioni dove ruoli e competenze appaiono quanto mai definiti, come pure il passaggio da un gradino all’altro della gerarchia: - “la prima” il livello piu’ basso i cd. kamikaze, pronti a fare qualunque cosa ed a sacrificarsi per il bene supremo del clan; qualche giorno … ti devo portare … ti devo portare a vedere i … i kamikaze … ragazzini di venti anni! … di venti anni … kamikaze! … ti dico kamikaze! … che non … non ci pensano - “la seconda” , gli addetti allo spaccio ed alla riscossione del pizzo; - “la terza”, i responsabili di zona – addetti alla gestione dei kamikaze e degli spacciatori, e responsabili degli introiti, a diretto contatto con Carlo Iacobbe, luogotenente, con compiti di gestione e direttamente dipendente dal boss detenuto, Lorenzo Valerio.

La scalata

I passaggi da una posizione all’altra venivano scanditi da un rigido protocollo il cui fine era valutare le capacità criminali degli affiliati che dovevano dimostrare : - capacità di massimizzare i guadagni nella vendita al dettaglio di stupefacente; - omertà in caso di arresto in flagranza; - protezione reciproca nei confronti dei Carabinieri; - massima disponibilità nei confronti del clan anche a costo di sacrificare gli affetti familiari. Queste qualità preludevano alla prova finale che sanciva il passaggio nella “terza”. Il “fatto di sangue” (a seguito della gambizzazione del sodale Angelo Abbondanza cl. 1971, avvenuta il 30.06.2004 in Bari San Pio, per mano di Antonio Piemonte e Luca Sebastiano, Carlo Iacobbe conferì a quest’ultimo il grado di “terza”) . Il conferimento della “terza” avveniva nel corso di una vera e propria cerimonia di affiliazione con giuramento di fedeltà al padrino, Carlo Iacobbe, che per suggellare l’evento, durante il banchetto di festeggiamento, faceva dono di un anello: un “solitario” di diamante come simbolo di un legame che da quel momento sarebbe dovuto divenire, di fatto, indissolubile, in analogia ad un vero e proprio “matrimonio”. In caso di contrasti con il capo, l’anello non poteva essere più indossato a simboleggiare il momentaneo allontanamento dal clan. La necessità di mantenere la disciplina andava anche oltre i vincoli familiari: il consigliere del capo Raffaele Caputo, infatti, non ha esitato ad ordinare la gambizzazione del genero (Angelo Abbondanza, allora 33enne, avvenuta il 30 giugno 2004 nel quartiere barese di San Pio), anch’egli associato, pur di farlo desistere dal consumo smodato di cocaina, cha stava mettendo in pericolo la compattezza dell’organizzazione.

Le indagini

Le indagini hanno permesso di evidenziare l’esistenza di una collaudata catena di distribuzione e spaccio degli stupefacenti, in cui, fatto inusuale per le organizzazioni marcatamente territoriali, anche i pusher non affiliati potevano vendere sostanza stupefacente sul quartiere, a condizione che la stessa fosse acquistata dal clan. Non di facile definizione è stata l’attività estorsiva attuata dal clan nei confronti di commercianti ed imprenditori edili del quartiere San Paolo nonché degli ambulanti del mercato rionale, a causa della forte componente di omertà diffusa tra le vittime. Ciò nonostante si è riusciti ad accertare che tutti, ad ogni livello, erano tenuti a versare mensilmente una somma determinata in base al volume di affari di ciascuno (fino a 1000 euro mensili), da corrispondere puntualmente il giorno 5 di ogni mese. Coloro che ritardavano il pagamento del pizzo venivano avvicinati da esponenti dell’organizzazione e minacciati, così come intercettato durante una conversazione tra il capo Carlo Iacobbe ed il suo consigliere Raffaele Caputo (che sta facendo lo scemo!....... ora passiamo … devo dirgli: “... lo lasciasti il coso? … che qua il pensiero devi mettere … che qua non stiamo a giocare … te lo dovessimo far vedere!) Ogni settimana, il venerdì, il clan corrispondeva la paga, detta in gergo “spartenza”, sia ai propri accoliti sia alle famiglie dei sodali detenuti, compresa tra un minimo di 250 ed un massimo di 1.000 euro, calcolati in relazione al “grado” ed al lavoro svolto. Le intercettazioni telefoniche che hanno evidenziato la disponibilità, da parte dell’organizzazione, di numerose armi hanno consentito il sequestro complessivo, nel corso di varie operazioni, di 9 pistole, 1 fucile a canne mozze e circa 900 proiettili di vario calibro. In particolare nelle perquisizioni effettuate il 25.11.2004 e 17.01.2005, in via Riccardo Ciusa 30 ed in via Giovanni Candura 30, nelle “due cupe” (nascondigli) vennero sequestrate: - 5 pistole ( una 357 Magnum, due automatiche cal. 9, una cal. 7,65 ed una calibro 38); - 1 fucile a canne mozze; - 589 munizioni di vario calibro, - 688 grammi cocaina; - 7 kg hascisc. Al riguardo inquietante e dimostrativo per la natura violenta dell’organizzazione è quanto emerso durante l’operazione del 25.11.2004 in via Riccardo Ciusa. Per impedire la scoperta della “cupa” i responsabili di zona, incuranti del possibile coinvolgimento di civili, progettarono di mandare i “Kamikaze” a sparare contro i militari per farli desistere dalle ricerche, ma l’agguato fu evitato solo perché i Carabinieri, che ascoltavano in tempo reale le conversazioni, anticiparono le mosse del clan bloccando i responsabili di zona che non riuscirono più ad impartire i loro ordini ed evitando la strage.

I numeri dell’indagine

­ 300 CC con elicotteri e unità cinofile ­ 24 gli arrestati ­ 61 gli indagati ­ 46 perquisizioni ­ 18 mesi di lavoro ­ 17 Kg di droga smerciati, di cui 8 sequestrati ­ 10 armi e 900 proiettili sequestrati  

 


 

 
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