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di Redazione - 22 settembre 2009
L’ennesima conferma è arrivata dal gip del tribunale di Perugia.
Il provvedimento di archiviazione delle accuse mosse contro Luigi de Magistris, Gabriella Nuzzi, Dionigio Verasani, Luigi Apicella e altri quattro magistrati di Salerno ha segnato un’altra importante tappa nella storia di un Paese ormai in declino.
 

Il provvedimento è chiaro: non ci fu alcun abuso d’ufficio, non ci fu alcuna interruzione di servizio, non ci fu nessuna “guerra tra procure”. Soltanto una procura - quella di Salerno - che legittimamente indagava su un’altra procura - quella di Catanzaro – e che nell’ambito di quell’indagine – come avviene in decine e decine di altri simili casi - aveva eseguito un decreto di perquisizione e sequestro assolutamente lecito al quale era seguito un controsequestro tanto inedito quanto illegale.
Nessuna novità. Nel silenzio complice del mainstream mediatico diverse autorità giudiziarie, prima del Gip perugino Massimo Ricciarelli, avevano già riconosciuto la correttezza dell’operato di quei giudici, la legittimità dei provvedimenti emessi, i fini di giustizia perseguiti. Ma questo non è bastato a fermare le umilianti e ingiuste sanzioni professionali e personali a cui sono stati sottoposti: il giudice de Magistris obbligato a lasciare la magistratura, i pm Nuzzi e Verasani trasferiti, il procuratore Apicella sospeso addirittura dalle funzioni e dallo stipendio.
Prosciolti da tutte le accuse, ma ugualmente puniti. Per cosa?
Perché in un Paese che partorisce il “lodo Alfano” sono rimasti fedeli al principio dell’art. 3 della Costituzione Repubblicana?
Nel chiedere al Csm le loro condanne, il 9 gennaio del 2009, proprio il ministro della giustizia Angelino Alfano, uomo chiave del governo Berlusconi, aveva parlato di “eccezionale mancanza di equilibrio”, “assoluta spregiudicatezza nell’esercizio delle funzioni”, “assenza del senso delle istituzioni e del rispetto dell’ordine giudiziario” e “interpretazione distorta, da parte dei magistrati salernitani, della funzione e del ruolo del magistrato”. Lo stesso trattamento non era stato riservato ai magistrati di Catanzaro, sospettati – loro sì - di reati gravissimi, ai quali si è lasciato fare senza che la loro posizione fosse in alcun modo compromessa.
Il prossimo 5 ottobre, per i giudici di Salerno, si celebrerà il giudizio disciplinare dinanzi alla sezione del Csm. I soggetti chiamati a giudicare sono gli stessi politici e togati che già li hanno ingiustamente distrutti e il relatore sarà l’avvocato Michele Saponara, legale, guarda il caso, di Silvio Berlusconi.
La speranza, come si dice, è l’ultima a morire, ma l’epilogo sembra scontato. E intanto l’Anm continua a tacere.




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