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Per Tarantini arresti domiciliari | Per Tarantini arresti domiciliari |
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di Pietro Orsatti su Terra - 22 settembre 2009 Il reato, ricordiamolo, è quello di spaccio di sostanze stupefacenti, anche se lo stesso procuratore Antonio Laudati aveva fatto intendere che quello della droga era solo un escamotage per trattenere Tarantini e che sono aperti ancora tutti i filoni di inchiesta. Si temeva, questa la tesi della procura, una sua fuga ed è per questo che la scorsa settimana era stato arrestato in aeroporto. Questo l’ultimissimo capitolo di una vicenda che parte dalle feste a villa Certosa e a palazzo Grazioli, passando per le trenta escort, la cocaina in cassaforte per poi arrivare a scambi di favori (e tentativi di corruzione di medici e funzionari) nel settore sanità e tentativi di accedere al business della Protezione civile. Un business, quello che fa riferimento al dipartimento, che agendo spesso in deroga alla normativa per evidenti ragioni di emergenza, ovviamente, interessava un imprenditore discusso e posto sotto l’attenzione della magistratura già da anni. La cena a palazzo Grazioli in cui compaiono contemporaneamente Fabrizio Del Noce e Guido Bertolaso, è solo un dettaglio, di quelli a cui la stampa virata al gossip (sempre più diffusa) si aggrappa per “sparare” le notizie. Ci sono ben altri riscontri dell’interesse di Tarantini per le forniture alla Protezione civile. Vi sono telefonate e testimoni che raccontano di questo interessamento. Lo stesso Bertolaso, capo della Protezione civile, ha raccontato di aver incontrato Tarantini in «due sole occasioni», durante le quali gli erano state «descritte le attività delle aziende legate al gruppo Intini», gruppo barese di cui all’epoca Tarantini era consulente. Di quella cena anche Del Noce ha memoria. «Certo che c’era – ricorda l’ex direttore di Rai Uno -. A tavola, Bertolaso era seduto accanto a me. Ricordo che cantammo tutti insieme. Che parlammo di alcuni eventi televisivi da organizzare in vista del G8 della Maddalena ». Il procuratore Laudati ha fatto emergere il proprio dissenso sul provvedimento del gip. «Noi la pensavamo in maniera diversa da come si è espresso il giudice. Innanzitutto credo che siano stati riconosciuti i gravi indizi di colpevolezza, altrimenti non sarebbe stato possibile adottare la misura», ha aggiunto. «Non conosco fino in fondo le motivazioni. Rispetto alle esigenze cautelari è probabile che abbia prevalso la valutazione delle possibilità di reiterazione». Non è l’unica crepa sul fronte della magistratura, a quanto sembra. Il procuratore capo, infatti, ha reso noto che all’udienza della convalida non ha partecipato il pm Scelsi, che coordina le indagini e aveva disposto il fermo, ma un altro sostituto, Renato Nitti. Tratto da: Orsatti.info |
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Imprenditoria Mafiosadi Giorgio Bongiovanni E così Cosa Nostra sarebbe in ginocchio. Tra arresti più o meno eccellenti e confische dei beni questo governo annuncia che passerà alla storia come quello che ha definitivamente debellato la mafia siciliana. E potrebbe anche riuscirci, complici la disinformazione e la conseguente scarsa consapevolezza culturale delle italiche genti rispetto alla questione mafiosa. Per quanto riguarda l’ottimo risultato raggiunto sul piano militare è forse riuscito a passare in qualche trasmissione televisiva o su pochi quotidiani il dato incontrovertibile, e persino banale, che le operazioni sul territorio vengono condotte da magistrati e forze dell’ordine con immensi sacrifici e che quindi il merito sia loro e non del governo. |
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