La Rivista
Marco Travaglio
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Il delirio della legge Beppegrillo.it Sommario: - Dell'Utri e la lettera di Provenzano a Berlusconi - Ciancimino è attendibile o no? - Menzogne colossali - Floppone in prima pagina Dell'Utri e la lettera di Provenzano a Berlusconi Buongiorno a tutti, ci sono stati da poco i funerali dei nostri caduti nella guerra dell’Afghanistan, personalmente, per quello che può valere, mi associo al lutto. Vorrei anche associarmi al lutto di tutti gli afgani che sono stati uccisi in questi anni dalle truppe di occupazione militare americane, inglesi, italiane etc. etc., dei quali invece ci dimentichiamo sempre: non esistono morti più morti degli altri, ma sicuramente le morti più ingiustificate sono proprio quelle degli afgani che, in Afghanistan, sono a casa loro, mentre, purtroppo, noi siamo a casa di altri. Chiudo questa parentesi e vi preannuncio che tra un po’ vi farò una sorpresa: vi farò vedere la prima pagina del numero zero de Il Fatto quotidiano; so che molti di voi sono abbonati o saranno comunque lettori in edicola e quindi magari gradiranno questa sorpresa, perché ormai siamo agli sgoccioli: oggi è lunedì, mercoledì usciremo con il primo numero e, chi si è abbonato on- line, già martedì sera a mezzanotte, alle 23: 59, se tutto va bene, potrà trovare in versione PDF sul suo computer il nostro giornale, libero e senza padroni. Però partiamo subito, prima di questa primizia, da un paio di notizie della settimana che non mi pare siano state analizzate: sono state date, ma non sono state analizzate, quello che manca in Italia non è neanche il giornalismo d’inchiesta, è il giornalismo di analisi, un giornalismo che faccia capire che cosa sta succedendo, che colleghi i puntini dell’enigma, per fare venire fuori la figura completa. Le due notizie sono due decisioni prese da due organismi dello Stato, di cui uno è la Corte d’Appello di Palermo, che sta processando Marcello Dell’Utri e l’altro è l’avvocatura dello Stato; sono funzionari pubblici, sia i magistrati che gli Avvocati dello Stato, che paghiamo per fare giustizia: i magistrati debbono valutare le prove e decidere, nel caso in cui siano giudici di Corte d’Appello, se l’imputato è colpevole o innocente, gli Avvocati dello Stato - lo dice il loro stesso sito Internet- hanno il compito di difendere la Pubblica amministrazione nei processi, compresi naturalmente quei procedimenti che finiscono davanti alla Corte Costituzionale, dove la Pubblica amministrazione, ossia il Parlamento e il governo, deve andare a difendere la legittimità costituzionale delle leggi o dei decreti che approva. Quindi sono persone pagate da noi per fare giustizia per rappresentare gli interessi collettivi: lo dico perché, in realtà, le due decisioni, le due posizione prese dalla Corte d’Appello di Palermo (Presidente Dall’Acqua) e dall’Avvocato dello Stato Glauco Nori non mi pare che rappresentino i cittadini, le esigenze della giustizia e l’interesse pubblico: è una mia opinione, io non mi sento rappresentato né dalla decisione presa dalla Corte d’Appello di Palermo, né tantomeno dalla posizione assunta dall’avvocatura dello Stato. Andiamo con ordine: che cosa doveva decidere la Corte d’Appello di Palermo? La Corte d’Appello di Palermo è quella di fronte alla quale Marcello Dell’Utri è imputato per concorso esterno in associazione mafiosa, dopo che in primo grado era stato condannato, in Tribunale, a nove anni di reclusione; ha fatto ricorso lui contro la condanna, ha fatto ricorso la Procura di Palermo, sostenendo che la pena era troppo lieve, sebbene fosse abbastanza consistente, ma stiamo parlando di mafia, se l’accusa viene confermata anche in appello e quindi processo di appello. Al processo di appello si è lavorato per tre anni, dal 2006 al 2009; nel corso di questo processo d’appello la pubblica accusa ha chiesto di depositare nuovi elementi di prova e la Corte d’Appello li ha respinti quasi tutti, anche nell’ultima udienza ha respinto i nuovi elementi di prova, o indiziari, come si dice, portati dal Procuratore Generale Antonino Gatto. Che elementi erano? Erano gli elementi di cui abbiamo parlato molte volte quest’estate, ovvero le novità emerse dal fronte Ciancimino, figlio dell’ex Sindaco mafioso di Palermo Vito Ciancimino. Si chiama Massimo Ciancimino, a casa sua è stato trovato un lembo di una lettera che Provenzano ha indirizzato a Berlusconi, purtroppo l’altra parte è scomparsa e la parte, invece, che è stata trovata e che oggi possediamo è rimasta sepolta in uno scatolone della Procura di Palermo, fino a quando non è cambiato il Procuratore: è andato via il Procuratore Grasso e è arrivato il Procuratore Messineo, che ha rimesso a lavoro i magistrati che erano stati estromessi dal lavorare sulla mafia nella gestione precedente, questi magistrati hanno scoperto che mancava un pezzo, sono andati a ravanare negli scatoloni e hanno trovato il lembo della lettera di Provenzano a Berlusconi. I Carabinieri l’avevano segnalata addirittura in carattere maiuscolo, affinché nessuno se la perdesse e invece qualcuno se la era persa. A questo punto si sono precipitati , stava proprio finendo il processo d’appello Dell’Utri: i giudici, prima delle vacanze, stavano per dare la parola al Procuratore Generale per la requisitoria, quando sono arrivate queste nuove carte, dicendo “ prendete atto che c’è anche questa mezza lettera strappata”, perché? Perché intanto c’è Provenzano che scrive a Berlusconi, il capo della mafia che scrive all’attuale capo del governo, lo chiama Onorevole e quindi è una lettera che si riferisce all’impegno politico di Berlusconi, probabilmente successiva al 93 /94, è la lettera di cui sapete già tutto: Provenzano promette appoggio politico a Forza Italia, in cambio della disponibilità di una rete televisiva, Berlusconi tanto ne ha tante, ne ha ben tre, ne aveva tre all’epoca, adesso ne ha anche sei. Minacciava, in caso contrario, di dare luogo a un evento funesto, a un “ triste evento”: così lo chiama Provenzano o chi, materialmente, ha vergato questa lettera e il triste evento, secondo il figlio di Ciancimino, era il rapimento o l’assassinio del povero Piersilvio. Naturalmente tutto è andato bene, Piersilvio è più vivo che mai, non ha mai subito attentati o tentativi di sequestro, quindi dobbiamo pensare che quella lettera, in qualche modo, abbia avuto soddisfazione. Ma perché portare una lettera di Provenzano a Berlusconi in un processo dove è imputato Dell’Utri? Che c’entra Dell’Utri? Giusta domanda, per chi se la pone: Dell’Utri c’entra perché Massimo Ciancimino sostiene che, il destinatario penultimo della lettera, colui che la doveva consegnare a Berlusconi, era Dell’Utri e che quindi la trafila era - l’abbiamo già raccontato - Provenzano che la scrive, la dà a un certo Lipari, che era un suo uomo di fiducia, il quale la dà al figlio di Ciancimino, il figlio di Ciancimino la porta a suo padre che è in carcere, il padre trova il modo - avrebbe dovuto trovare il modo - di farla avere a Dell’Utri e Dell’Utri a Berlusconi. Questo è il percorso. Dice, il figlio di Ciancimino, “ quella lettera me la ricordo intera, è strato che ce ne sia soltanto più metà” e è ancora più strano, in quanto, aggiungo io, Ciancimino dice “ nella prima parte della lettera c’era proprio scritto che Dell’Utri avrebbe dovuto consegnarla a Berlusconi”, quindi Dell’Utri era un po’ il postino, secondo il figlio di Ciancimino. Naturalmente non sappiamo se è vero o meno, finché non sarà stata trovata l’altra parte della lettera questa cosa di Dell’Utri la dice Ciancimino, che è un testimone oculare, però: infatti la lettera è stata trovata a casa sua e quindi è ben possibile che se la ricordi tutta intera; semmai c’è da domandarsi chi ne ha tagliata metà e ha portato via proprio la metà nella quale c’è il nome di Dell’Utri, mentre ha lasciato la metà dove c’è il nome di Berlusconi, dell’Onorevole Berlusconi. I Carabinieri no: i Carabinieri quello che hanno trovato l’hanno messo lì, bisogna capire che cosa è successo, ma in ogni caso nei processi i giudici servono proprio a questo, a sentire il testimone e a valutare se la sua testimonianza è attendibile oppure no, per valutarla bisogna sentirlo, il testimone. Ecco perché la Procura di Palermo ha sentito Ciancimino, il quale ha detto queste cose che vi ho parafrasato e poi ha depositato il pezzo di lettera e i verbali di Ciancimino, affinché i giudici inserissero queste prove nel fascicolo del processo e ascoltassero, a loro volta, Ciancimino. |
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Imprenditoria Mafiosadi Giorgio Bongiovanni E così Cosa Nostra sarebbe in ginocchio. Tra arresti più o meno eccellenti e confische dei beni questo governo annuncia che passerà alla storia come quello che ha definitivamente debellato la mafia siciliana. E potrebbe anche riuscirci, complici la disinformazione e la conseguente scarsa consapevolezza culturale delle italiche genti rispetto alla questione mafiosa. Per quanto riguarda l’ottimo risultato raggiunto sul piano militare è forse riuscito a passare in qualche trasmissione televisiva o su pochi quotidiani il dato incontrovertibile, e persino banale, che le operazioni sul territorio vengono condotte da magistrati e forze dell’ordine con immensi sacrifici e che quindi il merito sia loro e non del governo. |
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