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La guerra alle discariche tossiche | La guerra alle discariche tossiche |
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di Domenico Quirico - 21 settembre 2009 I 31 mila cittadini che hanno fatto causa ricorrendo ai tribunali inglesi, avevano chiesto 180 milioni di sterline. Il 75% per cento tra i postulanti, abitanti della capitale che hanno subito danni fisici dal disastro, hanno accettato l’offerta: è quanto basta per il diritto britannico per decifrarvi una maggioranza sufficiente e risolutiva. Stremati da una causa che sembrava interminabile, spaventati dalla possibilità di restare a mani vuote, intimiditi da un colosso economico in grado di scatenare mute di avvocati e ricorsi, hanno deciso di arrendersi e dire sì. La dichiarazione finale apparecchiata dai loro legali e dall’azienda afferma che «gli esperti indipendenti non sono stati in grado di stabilire un legame tra l’esposizione ai prodotti chimici e le morti, gli aborti, le nascite di bambini morti, le malformazioni la perdita della vista e altre malattie gravi e croniche». Strano: un rapporto Onu pubblicato appena giovedì scorso aveva stabilito un legame «solido» tra i residui tossici e le morti. Per questo il direttore di Trafigura, Erik de Turckeim, ha cantato vittoria a tutto volume: «Da tre anni ci accusano di aver causato morti e malattie gravi. Oggi queste accuse si svelano come senza fondamento». Nel febbraio di due anni fa Trafigura aveva già segnato un accordo sempre amichevole con lo Stato ivoriano: 152 milioni di euro come indennizzo, di cui solo un quarto alle vittime. Anche il governo di Abidjan, guasto e disfatto, aveva evidentemente fretta di chiudere. Per la società un lieto fine, in fondo. Hanno pagato i soliti pesci piccoli: due responsabili locali della Trafigura, condannati in Costa d’Avorio, a 20 e 5 anni di galera. Sono francesi: una condanna che serviva anche come dispetto contro l’invadente ex padrone coloniale. Ciascuno dei ricorrenti dunque riceverà 750 mila franchi CFA, la moneta del mercato comune dell’Africa francese. Non bisogna farsi ingannare dalla cifra: corrisponde a 1150 euro. Poco? Nulla? Forse bisogna ricordare che i residui tossici scaricati dalla nave hanno causato 17 morti e migliaia di intossicati secondo la giustizia ivoriana: ma questo è un Paese, come si dice, del terzo mondo. Se l’incidente fosse accaduto davanti alle coste francesi o americane, commentano amari ad Abidjan, la conclusione sarebbe stata diversa. Difficile smentirli: e a Cocody e Akouédo, quartieri ricchi e poveri dove il veleno ha distribuito il suo maleficio con eguaglianza interclassista, brusiscono: tutti in questa vicenda hanno “mangé”, ne hanno approfittato. Sì, questo amichevole indennizzo è una sconfitta: dell’Africa, del concetto di responsabilità ecologica, della giustizia. Poteva essere l’occasione di creare un precedente, dimostrare che l’Africa non è una pattumiera per il mondo ricco. C’erano tutti gli elementi di queste storie di mondializzazione sordida e criminale: una nave battente bandiera panamense affittata da una compagnia greca e in mano a un equipaggio russo. E poi l’armatore Trafigura, grosso intermediario in materie prime con indirizzo fiscale ad Amsterdam, sede sociale a Lucerna e centro operativo a Londra. Anche il cargo era famoso, tristemente famoso: «un incubo ambientale» navigante per sette mari con l’abitudine di lavare dopo ogni scarico le stive con soda caustica. Essendo i prodotti trasportati diversi il rischio di reazioni chimiche era continuo. E’ quanto è successo ad Abidjan dove si è sprigionata una sostanza tossica ad alto tenore di idrogeno solforoso. Aveva fatto il giro dei porti sempre respinto, nessuno voleva correre il rischio del lavaggio. Per questo lo spedirono ad Abidjan, perché pagando tangenti tutti facevano finta di non vedere. E poi alla pulitura provvedeva una compagnia locale, senza mezzi ed esperienza, ma che chiedeva un prezzo 21 volte inferiore a quello degli scali europei. Forse 1150 euro e due colpevoli sono troppo poco per tutto questo. Tratto da: la Stampa |
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