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Sicilia, i tre cavalieri del centrodestra. L'un contro l'altro armati PDF Stampa E-mail

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di Saverio Lodato - Palermo
Micciché punta i piedi. Cuffaro cerca vendetta. Lombardo detta le sue...

condizioni a Berlusconi




FORSE GLI ASCARI, come si sarebbe detto una volta, erano andati a Roma per incontri, pranzi e cene con Berlusconi, troppo presto. Ascari, ovviamente, nell’ac-
cezione buona del termine: «appartenenti a un piccolo raggruppamento politico che serve da ausiliario ai grandi partiti» (Zingarelli). Convinti di avere trovato la quadra, convinti di aver la pelle dell’orso, di avere in tasca il nome giusto da contrapporre ad Anna Finocchiaro che, detto per inciso, si è candidata con il centro sinistra per tagliare il traguardo, non per fare un giro di prova. Sembrava fatta, ma non è così.
Il centro destra siciliano, che apparentemente si era stretto compatto attorno a Raffaele Lombardo, si ritrova invischiato nel grande pasticcio siciliano. Nulla di certo, infatti, ora che Gianfranco Miccichè continua la sua personalissima resistenza. E si scatena sul suo blog come un crociato ventenne, infatuato da ideali immacolati, quasi angelico nella scelta di quel suo slogan - Rivoluzione Siciliana -, e anche un po’ spiritello «alternativo» nella sua lotta al «cuffarismo». Nulla di certo, ora che Raffaele Lombardo avverte che «il tempo è scaduto», e annuncia che domenica, ad Acireale, darà il via alla sua campagna elettorale all’insegna del «chi c’è c’è, noi andiamo avanti lo stesso». E inizia a disporre le sue pedine elettorali sul campo di battaglia nella convinzione di essere la reincarnazione siciliana di Sun Zu.
Nulla di certo, ora che Totò Cuffaro sente quotidianamente il bisogno di ribadire che con Miccichè candidato non si va da nessuna parte, perché non sarebbe capace di guidare la Regione siciliana. E Cuffaro, che tutto è meno che un crociato ventenne, ha già acceso il cerino pronto a far saltare la santabarbara.
Certo. In politica, ciò che dici oggi si può smentire domani persino negando di averlo detto. Ma ormai è sotto gli occhi di tutti che in quella che fu la Cdl, con alle spalle le ondate azzurre, i suoi trionfi del 61 a 0, le elezioni plebiscitarie di Cuffaro che dava uno stacco a Rita Borsellino di oltre 16 punti, da tempo si è infiltrato il germe di un pernicioso «fatto personale». Sospetti e veti incrociati, vendette, regolamenti di conti e agguati, sono gli ingredienti di una assai probabile notte dei lunghi coltelli.  Tutto iniziò quasi sette anni fa, il giorno in cui, Totò Cuffaro, già allora governatore di Sicilia, ricevette l’avviso di garanzia per favoreggiamento alla mafia. Commentò caustico che dietro i suoi guai giudiziari bisognava cercare «una manina». Di chi era? Cuffaro disse e non disse, affermò e smentì, ma i giornali scrissero - a lui andò benissimo- che si trattava di una «manina azzurra», anche perché qualche settimana prima l’Udc era stata a un passo, in Sicilia, dal sorpassare Forza Italia. Erano altri tempi. Claudio Scajola, per dirne una, stava dalla parte di Francesco Musotto, l’attuale presidente dimissionario della Provincia di Palermo, ora in corsa per le politiche. E Musotto, che si ritrovò in corsa a sindaco di Palermo, venne sconfitto da Diego Cammarata, espressione diretta di Miccichè. Dal che ne scaturì qualche altro «fatto personale». Marcello Dell’Utri condivise l’operazione.
Acqua passata. Ma oggi come allora, anche Dell’Utri sembra piacevolmente impressionato dall’infatuazione del giovane crociato. O, più semplicemente, non ha alcuna intenzione di regalare la Sicilia al cinese di Grammichele (lì è nato Lombardo). Raffaele Lombardo, non tutti lo sanno, è uno psichiatra, e nella testa degli psichiatri non è facilissimo entrare. Tanto è vero che ormai questo ex Dc, che calca il palcoscenico siciliano da un ventennio, si offre eternamente come possibile «ago» capace di ricucire le toppe politiche più vistose dell’alleanza che dovesse ricorrere al suo sapiente artigianato. Sia come sia, però, questo mister «vorrei ma non posso», all’ultimo momento si tira sempre indietro. Questa volta, andando a Roma da Berlusconi per chiudere l’accordo al Sud - pronube Roberto Calderoli - si sentiva le spalle coperte. È stato infatti Cuffaro il primo esponente siciliano della ex Casa delle Libertà che lo ha designato apertamente. Come andrà a finire? Solo Dio può saperlo. Il centro destra ha paura. Le donne siciliane avranno per la prima volta, in 60 anni dall’autonomia, la possibilità di votare per due donne, grandi signore, che rispondono ai nomi di Anna Finocchiaro e Rita Borsellino, che stanno dando vita a un ticket, questo sì, rivoluzionario per la Sicilia.
Insomma, forse la cosa più esatta l’ha detta quel vecchio volpone di Bossi, unico ad aver timori per le defezioni del centro destra. «I voti non sono più quelli che si sono presi nel passato, ma quelli che verranno questa volta...». I cannoli, insomma, non erano contemplati nell’Arte della guerra di Sun Zu.

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L'UNITà 22 FEBBRAIO 2008

 
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    Calcestruzzi spa. Le dichiarazioni di Siino su Pesenti.
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    Ed altro ancora...


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  • Editoriale

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    La nascita della seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino

    Il 19 luglio 1992, a cinquantasette giorni di distanza dalla strage di Capaci, veniva assassinato a Palermo, in via D’Amelio, il giudice Paolo Borsellino e con lui gli agenti della sua scorta.

    Il 20 luglio 1992 nasceva la Seconda Repubblica di questo nostro Paese, basata sulla corruzione, sulle mafie, sulla violenza, sul dominio, sulla prevaricazione, sulla ricchezza illecita, sul razzismo e sulla xenofobia.

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  • Terzo Millennio

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    Nuovi interrogativi sull'11 settembre. Troppi crolli accidentali.
    Appello contro la pedofilia e la sua ideologia. L'allarme lo lancia l'Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto.
    Libera l'Acqua: prosegue la campagna sull'oro blu da parte delle associazioni del Cipsi.
    Si torna a parlare di Nucleare. Una minaccia per il mondo.
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    Appello per un'informazione libera: un nuovo format televisivo per garantire libertà e democrazia nell'informazione.


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