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Rassegna Stampa
Perche' l'America non denuncia i giornali | Perche' l'America non denuncia i giornali |
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1) Colpisce, per primo, il cattivo gusto dell´azione giudiziaria: un uomo che ha usato il Parlamento per sottrarsi a tutti i suoi processi e non può essere toccato da simili querele e certamente non rinuncia a usare linguaggio spesso molto pesante parlando dei suoi "nemici" politici, non dovrebbe sporgere querele di diffamazione. Parlare di questioni di gusto quando è in ballo la libertà democratica di un paese sembra banale e forse superficiale, ma non credo che lo sia. Non è la legge negli Stati Uniti (e in altri paesi) che impedisce il massiccio conflitto d´interessi che paralizza la vita italiana da quindici anni, ma il costume. Un presidente americano non scenderebbe a denunciare per calunnia i suoi detrattori. Bill Clinton ha dovuto subire accuse stravaganti, perfino che il suicidio di un suo assistente fosse una messa in scena per coprire un omicidio, per non parlare delle storie sulla sua vita sessuale. E George Bush non ha mai querelato nessuno degli scrittori che hanno ipotizzato fosse lui il vero mandante degli attacchi delL´11 Settembre. Tutte accuse che fanno impallidire le critiche sulle frequentazioni discutibili del premier italiano. 2) Uno dei motivi per cui i presidenti non usano la legge sulla diffamazione è anche il presupposto che un uomo pubblico, soprattutto un presidente, ha tutta la possibilità di spiegare la sua versione della storia. La legge americana riconosce in pieno la differenza tra una figura pubblica - una persona che ha scelto di occupare un posto importante nel mondo - e una persona che fa una vita prevalentemente privata. La legge sulla diffamazione esiste per proteggere soprattutto le persone più deboli che non hanno il megafono in mano di un incarico pubblico e che possono essere distrutti da una campagna di stampa senza la possibilità di difendersi. Diversi sono invece gli standard per le figure pubbliche. Qui la legge cerca di incoraggiare un dibattito pubblico vivace, di non imbavagliare la stampa e tutelare l´onorabilità di personaggi pubblici entro certi parametri molto ristretti. L´idea che il primo ministro italiano debba ricorrere alla legge perché non gli è consentito lo spazio per dire la sua, è palesemente assurda. Nonostante le sue recenti affermazioni accusino la sinistra di controllare il 90 percento della stampa, basta citare le statistiche raccolte ogni anno sullo spazio dato ai principali leader politici per capire che non è così. Di chi è stata la voce che gli italiani più hanno sentito negli ultimi quindici anni? Di Berlusconi. E spesso non solo quando è stato al governo. 3) Per vincere una causa di diffamazione negli Stati Uniti una figura pubblica deve dimostrare almeno due cose. Primo, che la notizia è falsa. La verità, nel sistema americano, è un bene assoluto. E quando scrivi una cosa vera - per quanto astiosa e spiacevole possa sembrare - la legge non ti può toccare. Io non posso scrivere che il mio vicino di casa ha fatto le corna alla moglie, ma se è una figura pubblica allora posso scriverlo. Perché è previsto che una persona che vive nella sfera pubblica perde un elemento della sua privacy e che sovente il privato sconfina con il pubblico. Troppo spesso le persone che frequentano gli uomini pubblici hanno a loro volta qualcosa da guadagnare. Quando il Senatore dello stato di New Jersey, Jon Corzine, ha fatto un prestito alla sua fidanzata di oltre 300.000 euro, ha dovuto chiarire tutto in pubblico perché lei era una sindacalista il cui sindacato trattava con lo stato di New Jersey. Non c´era, almeno in apparenza, nulla di illecito o scorretto. Era un fatto privato, ma toccando un uomo pubblico era diventato legittima fonte di approfondimento giornalistico. In Italia, invece, una notizia può essere assolutamente vera ma diffamatoria. Il tono di un pezzo o di un commento, il presunto intento dell´autore, possono indurre un giudice a condannare per diffamazione. Una denuncia su una notizia accertata non passerebbe la soglia di un tribunale americano. In Italia - e lo so per esperienza vissuta con il gruppo di Berlusconi - un magistrato può decidere tranquillamente di rinviarti a giudizio. E così un autore e il suo editore possono passare anni a difendersi e spendere molti soldi per aver scritto delle cose vere. 4) Negli Stati Uniti un giornalista può anche scrivere una notizia falsa e non essere condannato. Ma come? Non esiste la legge sulla diffamazione per proteggere i cittadini contro le falsità? Sì e no. La soglia della prova negli Stati Uniti esige due cose, che una notizia sia falsa ma che il giornalista abbia pubblicato la falsità con "malizia" e "reckless disregard of the truth", "la noncuranza spericolata per la verità." Cioè, quando il giornalista non si è dato da fare per verificare l´accuratezza o meno della notizia. Questo standard piuttosto alto, che permette anche l´errore quando il giornalista lavora seriamente e in buona fede esiste proprio perché la legge riconosce che il dibattito pubblico, anche quello vivace e a volte aspro, è un bene pubblico prezioso che non va sacrificato per l´errore occasionale. Altrimenti si rischia quello che succede attualmente in Italia: che l´uomo più ricco e potente del paese tiene a sua disposizione un esercito di avvocati che setacciano tutte le cose scritte su di lui per cercare cavilli legali, refusi, piccoli errori per bastonare quelli che osano criticare il primo ministro. 5) Per di più, la persona che instaura un processo per diffamazione è costretta dalla legge americana a dare la possibilità all´imputato di difendersi. Deve subire una procedura che si chiama "discovery", cioè dare all´imputato la possibilità di scoprire se quello che ha scritto corrisponde al vero. Quindi, nel caso delle domande poste da Repubblica, (che peraltro in quanto tali non sono né false né vere) Berlusconi avrebbe dovuto rispondere a tutta una serie di quesiti sulle sue frequentazioni, e quindi di fatto rispondere proprio a quelle dieci domande che finora ha evitato accuratamente. Ecco perché i potenti negli Usa evitano di ricorrere alla legge sulla diffamazione. Tratto da: La Repubblica |
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Imprenditoria Mafiosadi Giorgio Bongiovanni E così Cosa Nostra sarebbe in ginocchio. Tra arresti più o meno eccellenti e confische dei beni questo governo annuncia che passerà alla storia come quello che ha definitivamente debellato la mafia siciliana. E potrebbe anche riuscirci, complici la disinformazione e la conseguente scarsa consapevolezza culturale delle italiche genti rispetto alla questione mafiosa. Per quanto riguarda l’ottimo risultato raggiunto sul piano militare è forse riuscito a passare in qualche trasmissione televisiva o su pochi quotidiani il dato incontrovertibile, e persino banale, che le operazioni sul territorio vengono condotte da magistrati e forze dell’ordine con immensi sacrifici e che quindi il merito sia loro e non del governo. |
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