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Mafia: operazione "Secret business" PDF Stampa E-mail

bernardo-provenzano-web.jpg21 febbraio 2008

Sequestrati beni per un valore complessivo di circa 150 milioni di euro riconducibili a  Bernardo Provenzano e al boss Salvatore Lo Piccolo.

 

 

 

 

 

21 febbraio 2008

Palermo. 150 milioni di euro, a tanto ammonta il valore dei beni riconducibili ai boss Provenzano e Lo Piccolo sequestrati stamani dai poliziotti della Sezione Misure di Prevenzione della Questura di Palermo. Il provvedimento è stato emesso dal Tribunale di Palermo su richiesta del procuratore aggiunto Roberto Scarpinato e del pm Gaetano Guardì che hanno coordinato l’operazione “Secret business”. I beni mobili ed immobili risultano intestati ad un  prestanome, Andrea Impastato, 60 anni, arrestato il 2 ottobre 2002, affiliato alla cosca di Cinisi e figlio di Giacomo detto “u sinnacheddù”. Sono state sequestrate cinque aziende (la M.e.c. mediterranea edil commerciale srl di Cinisi, la In.ca.s. inerti calcarei Sud srl di Montelepre, la Medi.tour srl di Palermo, la Prime iniziative srl di Carini e la Paradais srl di Montelepre), 40 terreni tra Carini e Montelepre, tre complessi industriali a Carini adibiti rispettivamente a centro commerciale, alla preparazione di inerti e conglomerati cementizi e allo stoccaggio di merci varie conto terzi, il complesso turistico residenziale “Calamancina residence” di San Vito Lo Capo, conti correnti, depositi e titoli. A margine dell’operazione scattata stamani il procuratore Roberto Scarpinato ha voluto denunciare che “da circa due mesi il ministero della Giustizia ha deciso di sospendere le password d’accesso che consentivano all’ufficio della procura, in tempo reale, di localizzare i beni di mafiosi e prestanome, i conti bancari, la disponibilità di automezzi e tutto ciò che riguarda i patrimoni sottoposti alle nostre indagini”. Ora le indagini sulle misure di prevenzione stanno subendo un forte rallentamento “perché si deve materialmente andare all’ufficio registro per consultare le documentazione relativa ai  beni immobili o al registro automobilistico per acquisire informazioni sulla proprietà di autoveicoli”.

Dora Quaranta

 
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  • La Rivista
    cop60-small_web.gif In edicola dal 23 ottobre 2008

    In questo numero:
    Il crollo delle borse mette in ginocchio l’economia mondiale e le soluzioni prospettate pesano sulle spalle dei lavoratori e aggravano le condizioni già miserabili dei più deboli.
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    Lotta al pizzo, al convegno di Palermo organizzato da Addiopizzo e Libero Futuro si traccia il bilancio. Enrico Colajanni: “Ora ognuno deve fare la sua parte!”
    Procura e difesa depositano le relative richieste d’appello per il processo talpe in cui è imputato, tra gli altri, il presidente della regione Salvatore Cuffaro. I pm chiedono che sia riconosciuta l’aggravante mafiosa. In sintesi tutta la sentenza. Al secondo grado anche il processo a Miceli.
    Inchiesta face-off: prime ammissioni per l’avvocato Trapani.
    Rapporto Dia: attenzione a Cosa Nostra, è come l’araba fenice.


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  • Editoriale

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    Gioco criminale

    di Giorgio Bongiovanni


    Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare. Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave. Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo. Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi. E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo - sotto l’energica spinta della Casa Bianca - principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.

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  • Terzo Millennio

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    In questo numero:

    Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo?
    E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa.
    Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras.
    E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora.

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