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I tentacoli della 'Ndrangheta in Italia. | I tentacoli della 'Ndrangheta in Italia. |
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La commissione parlamentare d’inchiesta sulla mafia ha approvato la relazione sulla 'Ndrangheta: «e' come Al Qaeda».
Roma. Lo scorso 19 febbraio la commissione parlamentare d’inchiesta sulla mafia ha approvato la relazione sulla Ndrangheta. Un documento di 228 pagine dal quale si evince la capacità penetrativa dell’organizzazione criminale che allunga i suoi tentacoli in Italia e nel mondo grazie sopratutto alla sua struttura "liquida", alla sua capacità penetrativa, alla sua non eccessiva esposizione ma soprattutto grazie alla forza dei suoi capitali.
Allarme dell’Antimafia:
la ’ndrangheta a Torino
di MASSIMO NUMA
In Piemonte, e a Torino, le cosche calabresi hanno messo radici profonde. Muovono ingenti partite di cocaina; riciclano denaro in attività lecite; hanno in mano società e imprese, nel settore dell’edilizia, ma non solo. Manager soprattutto. Colletti bianchi ma anche killer: quelli che, un anno fa esatto, hanno ucciso Rocco Femia, di Gioiosa Jonica. Il cadavere fu trovato, carbonizzato, in un’auto a Gassino, nell’immediata cintura torinese. Uno dei tanti episodi criminali legato al narcotraffico.
La relazione dell’Antimafia traccia uno scenario preciso: «... La presenza della ‘Ndrangheta in Piemonte è preponderante rispetto alle altre organizzazioni mafiose... Continua ad occupare la posizione di maggior rilevanza nel nostro distretto». E ancora: «... La ‘ndrangheta risulta stabilmente insediata nel tessuto sociale e i rapporti tra le varie cosche sono regolati da rigidi criteri di suddivisione delle zone e dei settori di influenza. Non si tratta però di una criminalità che presenta le caratteristiche di pericolosità sociale e di radicamento sul territorio tipiche delle zone d’origine». Insomma, luci e ombre. Ma soprattutto ombre. Scrivono i carabinieri del Ros, maggio 2007: «... In Piemonte continua a registrarsi la pervasiva presenza di gruppi criminali, concentrati nel capoluogo e nella provincia torinese. Ogni gruppo mafioso, pur operando in autonomia, intrattiene rapporti con gli altri gruppi dislocati nella stessa area e in quelle dell’intera regione».
Interessi immobiliari
Dopo i Ros, tocca agli analisti della Direzione nazionale antimafia: «La ‘ndrangheta in Piemonte è presente nel settore del traffico internazionale di sostanze stupefacenti, nel riciclaggio, e nell’infiltrazione nel settore dell’edilizia, grazie anche ad una rete di sostegno e copertura di singole amministrazioni locali compiacenti». Passaggio chiave, questo, perché denuncia senza mezzi termini la collusione tra criminalità e la politica locale. Poi: «Il progressivo radicamento nella regione ha favorito la loro graduale infiltrazione del tessuto economico locale, mediante investimenti in attività imprenditoriali ed il tentativo di condizionamento degli apparati della pubblica amministrazione funzionali al controllo di pubblici appalti».
La Dna entra nel dettaglio: «...Il nuovo settore d’interesse, condotto attraverso attività più difficili da investigare perché riconducibili all’area apparentemente legale dell’economia, nasconde in realtà reati come il riciclaggio, la corruzione, l’estorsione, la concorrenza illecita e così via». I manager dell’ndrangheta risultano «particolarmente sensibili ai comparti commerciali, autotrasporti ed immobiliari».
Già, l’edilizia. Il vecchio pallino dei boss: «Consente, attraverso imprese operanti soprattutto in lavorazioni a bassa tecnologia, di condizionare il locale mercato degli appalti pubblici. Le aree di criticità maggiore sono quelle della Val d’Aosta, della Val di Susa e della città di Torino, come viene evidenziato dalle indagini giudiziarie in corso». L’aspetto nuovo. Il più inquietante. Dura la reazione del sindaco, Sergio Chiamparino: «In sette anni di governo, non ci sono mai stati segnalati episodi sospetti negli appalti e nei lavori pubblici. Non ci sono tracce di infiltrazioni mafiose in città. Valuteremo con attenzione le conclusioni dell’Antimafia. Ma sono tesi, queste, che respingiamo con sdegno».
Nel mirino, avevano segnalato i detective dei Ros, anche i «grandi appalti». L’Antimafia fa una sintesi: «... Si può affermare che lo storico e stabile radicamento della ‘ndrangheta sul territorio piemontese ha fatto di essa una componente, ovviamente marginale ma non trascurabile, del tessuto sociale ed economico della regione».
Seguono i nomi degli «imprenditori»: Pesce-Bellocco, i Marando-Agresta-Trimboli, che fanno parte della cosca Barbaro di Platì, gli Ursini e i Mazzaferro di Gioiosa Ionica, i Morabito-Bruzzaniti-Palamara di Africo; i Mancuso di Limbadi. Chiudono i De Fina e gli Arono di Sant’Onofrio.
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Gioco criminale |
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Le borse mondiali crollano, il fatturato delle armi vola. Chi si nasconde dietro questa crisi finanziaria che sarà pagata dai risparmiatori? Come influirà sui miliardi di poveri del mondo? E soprattutto quale sarà la prossima mossa? Tutto lascia presagire che il passo successivo sarà una guerra. Si delineano infatti gli schieramenti: la nuova Russia di Medvediev-Putini si è presentata al mondo con forza e potenza. Senza più debiti, armata di tutto punto e ricca di risorse energetiche che le garantiscono indipendenza da tutti e grandi capacità contrattuali. Ce ne parla Giulietto Chiesa. Si affaccia sugli equilibri mondiali anche il Sud America teatro di tensioni e grandi novità: il Venezuela, guidato dal controverso presidente Chavez, dialoga apertamente di armi e petrolio con Russia e Cina. Ma nemmeno la Francia disdegna. La situazione dal nostro corrispondente dall’Uruguay Jean Georges Almendras. E ancora: campagna dell’acqua, risorsa da proteggere e difendere dalle speculazioni commerciali e il via al progetto televisivo Pandora. LEGGI TUTTO... |

di
Pietro Saitta - 9 novembre 2008
Anni cinquanta: il petrolio affiora in Sicilia e le popolazioni accolgono tripudianti l’arrivo degli stabilimenti petrolchimici.
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